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La “vetrina” di Avvenire.it: le notizie principali, gli approfondimenti, le nostre inchieste, multimediaCoppie gay, muro sul modello tedescoIl cammino delle unioni civili si complica. L’idea che la proposta del governo possa ricalcare pari pari il testo Cirinnà trova un muro fra gli alleati, e anche il riferimento di Matteo Renzi - nell’intervista ad
Avvenire - alle civil partnership sul modello tedesco incontra molti no. Per converso, nel Pd, si levano voci che non accettano un possibile allungamento dei tempi. Ieri Carlo Giovanardi, per il Ncd, ha chiesto - in commissione Giustizia del Senato - la sospensione del dibattito sul testo Cirinnà rispetto al quale «anche il viceministro Enrico Costa ha sollevato seri problemi di costituzionalità». Sospensione ritenuta «obbligata» da Giovanardi dopo l’annuncio del premier delle presentazione «in settembre di un disegno di legge sulla stessa
materia». 

Al di là di quel che farà la commissione, la decisione del governo comporta che il dibattito si apra inizialmente tra gli alleati, prima che il testo arrivi al vaglio del Parlamento. «Renzi - avverte il capogruppo al Senato del Ncd, Maurizio Sacconi - sa che in Parlamento vi è una unanime disponibilità a risolvere tutti i problemi delle convivenze. La divisione interviene nel momento in cui per ragioni ideologiche o corporative si vuole avviare un percorso che conduca alla omologazione con le famiglie naturali unite in matrimonio». Il nodo, per l’ex ministro del Welfare, è soprattutto nella sostenibilità del sistema previdenziale. Il cui «precario equilibrio» sarebbe messo in discussione «a partire dalla pensione di reversibilità che già oggi costa ogni anno oltre 40 miliardi». Col rischio di creare i «presupposti per accedere per via giurisprudenziale al matrimonio, alle relative provvidenze sociali o all’adozione da parte delle coppie dello stesso sesso». Netta anche la portavoce di Ncd Barbara Saltamartini, che giudica «irricevibile» il testo Cirinnà e chiede che sia «definitivamente accantonato». 

«Pur essendo parte della maggioranza, non potremmo approvare alcun tipo di provvedimento che pretendesse di contrabbandare un simulacro di matrimonio tra persone dello stesso sesso», afferma anche Gian Luigi Gigli, deputato del gruppo Per l’Italia. pur giudicando «positive» le aperture del premier sul fattore famiglia nella delega fiscale. «Ma - avverte - occorre passare dalle parole ai fatti». Voci contrarie anche fuori dalla maggioranza. «Sono altre le priorità», dice Maurizio Gasparri, di Forza Italia. «Mai matrimoni e adozioni gay. Oggi più di ieri - aggiunge l’ex ministro - . Il testo Cirinnà non esiste più. Si attendono nei prossimi mesi le posizioni del governo. Ma è inutile correre». 

Nel Pd però c’è un fronte che non accetta dilazioni. «No a passi indietro o altre perdite di tempo. Il disegno di legge del governo non potrà che partire dal modello tedesco», dicono i senatori dem Laura Cantini, Nadia Ginetti, Andrea Marcucci e Stefania Pezzopane: «Siamo i soli nell’Europa a 28 a restare indietro»./Politica/Pagine/Coppie gay muro sul modello tedesco.aspx29/07/2014 10.21.29Il Papa: cristiani uniti nella diversitàChiedo perdono per i fratelli cattolici» che dopo le leggi razziali fasciste «hanno perseguitato e denunciato i pentecostali». Sono parole forti quelle di papa Francesco. Soprattutto perché pronunciate davanti a fedeli pentecostali, nel loro tempio, la Chiesa evangelica della riconciliazione. È la seconda giornata casertana del Papa, dopo l’abbraccio di sabato scorso con la comunità diocesana. Giornata nata dall’invito del pastore Giovanni Traettino, suo amico fin dai tempi di Buenos Aires. Visita privata, con un colloquio a casa del pastore e poi l’incontro con 350 fedeli pentecostali, provenienti da altre regioni e anche da fuori Italia.

Proprio a loro ha indirizzato le forti parole, citando la vicenda di Giuseppe venduto come schiavo in Egitto dai fratelli maggiori. «Tra quelli che hanno perseguitato e denunciato i pentecostali, quasi come fossero dei pazzi che rovinavano la razza, c’erano anche dei cattolici. Io sono il pastore dei cattolici e vi chiedo perdono per quei fratelli e sorelle cattolici che non hanno capito e sono stati tentati dal diavolo». Parole accolte da un lunghissimo applauso e così commentate da Traettino, citando san Francesco: «Papa Francesco è profeta di riconciliazione. Sperimentiamo un modo nuovo di essere evangelici. Ci ha insegnato a esserlo in modo redentivo». Un incontro intenso, con testimonianze e canti. E anche il Papa ha cantato. Altro segno comunitario. «Papa Francesco poteva inviarci un messaggio e invece ha voluto toccarci, abbracciarci – ha detto il pastore –. Un gesto di grande coraggio, di libertà. Ha voluto aprire una porta per incontrarci. Anche per noi la sua elezione è stata opera dello Spirito Santo». Un incontro che vuol dire «cammino alla presenza del Signore, che è il primo Comandamento che ci ha dato – ha ricordato il Papa aprendo il suo discorso –. Io non capisco un cristiano fermo! Ma non si deve confondere il camminare col girare. Poi ci si ferma a chiacchierare e questo porta alla divisione». Invece in questo cammino, ha sottolineato il Papa, «lo Spirito Santo ci aiuta, facendo l’unità armonica nella diversità. Non fa uniformità. Ognuno ha la sua peculiarità, il suo carisma». E qui gli applausi sono stati fragorosi. Con molti «è vero, è vero». Papa Bergoglio ricorda che questa visita nasce dopo altre a Buenos Aires.

«La nostra vita è cercare Gesù ma il mistero più grande è che lui ci cerca prima. È il primo che fiorisce a primavera». Ma dal Papa arriva anche un chiaro invito, ricordando che «Dio ama il fratello povero, il carcerato perché sono carne di Cristo. E allora su questa strada dell’unità ci farà bene questa carne di Cristo, le periferie dove ci sono tanti bisognosi. Andare lì per dire questa verità: Gesù è il Signore che ti salva». Parole chiare come quelle di saluto. «Qualcuno sarà stupito: “È andato a trovare gli evangelici”. È andato a trovare i fratelli. Vi ringrazio tanto, pregate per me, ne ho bisogno, perché almeno non sia tanto cattivo. Grazie».

Una visita improntata a fratellanza e semplicità. Fin dall’inizio. Un abito bianco tra le donne con le buste della spesa. Così alle 10,10 compare papa Francesco in via Botticelli, abitazione del pastore Giovanni Traettino. Scende con la solita borsa nera dalla Ford Focus fatta arrivare dal Vaticano e si trova in mezzo alla gente che sta uscendo dal supermercato. Talmente normale che Patrizia, la spesa in mano, in un primo momento neanche se ne accorge ma poi si avvicina come altri e si fa benedire. «Che vergogna, davanti al Papa con le buste. Proprio non lo avevo capito. Così normale...Quando lo racconterò non ci crederanno». Attorno un discreto ma ben visibile servizio di sicurezza.

Ma il Papa si ferma per salutare la gente in mezzo alla strada. Strette di mano, carezze. Poi imbocca il vialetto in fondo al quale lo attende Traettino. Un abbraccio con l’amico e poi il colloquio privatissimo a casa. Poco più di mezzora, quindi sempre in auto fino alla chiesa evangelica per l’incontro con la comunità. Edificio ancora in costruzione, con la gru, i ponteggi e i grandi teloni al posto delle pareti. Non solo fedeli evangelici all’interno. Tra gli invitati il direttore della Caritas diocesana don
Antonello Giannotti, suor Rita Giarretta di “Casa Ruth”, impegnata nell’aiuto alle prostitute, il sindaco Pio Del Gaudio, il magistrato casertano Raffaele Piccirillo, da pochi giorni direttore dell’Ufficio affari penali del ministero di Grazie e Giustizia, incarico che fu ricoperto anche da Falcone. «Una giornata storica per la nostra comunità casertana, iniziata col Padre Nostro e finita col Padre Nostro, segno di unità e riconciliazione », commenta don Antonello. Semplicità e essenzialitità, anche nel pranzo
al quale hanno partecipato una settantina di persone, soprattutto pastori evangelici con le famiglie. Mozzarelle di bufala e pomodori, ovviamente. Poi l’unico fuori programma, l’abbraccio con quattro famiglie che abitano in quella strada, con tre bambini disabili gravi. Parole di conforto, carezze ai piccoli. E tra gli applausi di nuovo in auto fino al eliporto della Scuola dell’Aeronautica. Partenza puntuale per chiudere la seconda intensa giornata casertana. /Chiesa/Pagine/Il Papa lo Spirito Santo fa lunit nella diversit.aspx29/07/2014 10.21.29Caos eterologa, lo strappo della ToscanaC’era da aspettarselo, Avvenire lo aveva addirittura anticipato nell’edizione di domenica. E così è stato: mentre il ministro della Salute è a un passo dal proporre un decreto legge sull’applicazione della fecondazione eterologa in Italia, che garantisca tutti i soggetti coinvolti – in primis i pazienti – sulla sicurezza e l’omogeneità dei trattamenti, ecco che una Regione anticipa i tempi. È la Toscana, da sempre protagonista di iniziative discutibili nel delicatissimo ambito che intercorre tra sanità e bioetica. È accaduto per la pillola abortiva Ru486 (appena del marzo scorso la proposta di portarla nei consultori, contrariamene a quanto previsto dalle linee guida del ministero), ora accade per la provetta. 

Le Regioni, d’altronde, possono decidere autonomamente, Le autorizzazioni ai centri da lì devono arrivare. Ed ecco allora la delibera toscana, che recepisce la direttiva Ue 17/2006 nella quale si dettano le regole per poter effettuare la donazione di gameti, dai test di tipo infettivo alla tempistica con cui effettuarli. E qui un problema c’è, visto che la direttiva andrebbe recepita a livello nazionale (proprio per questo il ministero si era preso del tempo) e dal governo centrale interpretata e dettagliata, mancando in essa per esempio le indicazioni circa i test genetici da effettuare, i limiti di età, il numero di donazioni. Il rischio, altrimenti, è che ogni Regione finisca per fare la sua eterologa. Almeno fino al momento in cui non verrà approvato il decreto legge, presumibilmente settembre.

L’eterologa alla toscana, in ogni caso, si presenta così: limite di 35 anni di età per le donatrici, di 50 per i donatori, nessuna retribuzione, anonimato garantito. Regole non troppo lontane da quelle ipotizzate finora dal ministero. Di “strappo”, d’altronde, in Regione non vogliono sentir parlare. «Stiamo coadiuvando il lavoro del ministro Lorenzin che ha fatto fare le linee guida. Non è una fuga in avanti», assicura il governatore Enrico Rossi, sostenendo come «le nostre regole siano più restrittive, per certi aspetti, rispetto a quelle discusse e decise dalla commissione nazionale». Che sono, per ora, soltanto una proposta però. 

Valeva la pena, in ogni caso, anticipare i tempi di un paio di mesi? Evidentemente sì, secondo i centri privati: «Oggi è un grande giorno per i cittadini», ha commentato Elisabetta Coccia, presidente di Cecos Italia (che raggruppa le maggiori strutture italiane private e convenzionate di procreazione assistita). Loro, da oggi in avanti, faranno affari in Toscana. E poi c’è la soddisfazione di poter dire «abbiamo evitato il Far West con grande senso di responsabilità »: parola dell’assessore toscano alla Salute, Luigi Marroni. Dal ministero arriva un secco commento: «Lo schema di legge è già pronto. L’iniziativa della Regione Toscana dimostra come sia necessario intervenire con la massima urgenza con un provvedimento normativo efficace su tutto il territorio nazionale, per evitare disparità di trattamento tra i cittadini residenti nelle diverse Regioni». Disparità di cui si faranno carico, nel caso emergano problemi o pasticci, proprio le Regioni “pioniere”. /Cronaca/Pagine/Caos eterologa lo strappo della Toscana.aspx29/07/2014 10.21.30A Gaza notte di bombe: 30 mortiUn'altra notte d'inferno nella Striscia di Gaza, dove lunedì sera un'esplosione ha fatto strage di bambini al parco giochi di un campo profughi. Nelle prime ore di martedì l'esercito israeliano ha colpito almeno 70 obiettivi. Lunedì sera il primo ministro Benjamin Netanyahu aveva chiarito che il suo paese deve essere pronto a un lungo conflitto, spazzando via le speranze di una rapida fine degli scontri, in corso dall'8 luglio.

I residenti di Gaza hanno riferito di pesanti bombardamenti israeliani a Gaza City. Prima dell'alba, un aereo israeliano ha lanciato un missile contro la casa di Ismail Haniyeh, leader di Hamas, provocando danni ma non vittime, secondo quanto reso noto dal ministero dell'Interno di Gaza. "La mia casa non vale di più di qualsiasi altra casa delle nostra gente", ha detto Haniyeh secondo quanto riportato sul sito di Hamas. "La distruzione dei mattoni non infrange la nostra volontà e continueremo la nostra resistenza fino a che conquisteremo la libertà".

Almeno 30 persone sono morte negli assalti di aria, terra e mare, riferiscono i residenti. Colpita dall'aviazione anche l'unica centrale elettrica della Striscia di Gaza. I contenitori di combustibile sono in fiamme e per il momento non è possibile spegnere l'incendio. Lo affermano palestinesi che abitano nelle vicinanze, nel settore centrale della Striscia.

L'esercito israeliano ha riferito che 5 soldati sono morti negli scontri con i militanti che sono entrati in Israele attraverso un tunnel vicino alla comunità di Nahal Oz, vicino al confine con l'enclave palestinese./Mondo/Pagine/gaza-ancora-raid,-gia-26-morti.aspx29/07/2014 11.23.09Renzi ai senatori: il futuro dipende da voiQuella appena partita è una settimana cruciale per le riforme: tra stasera e domattina, dopo l'ok al decreto Cultura, riprenderà in aula al Senato l'esame del ddl su Senato e Titolo V. Mentre in Aula alla Camera arriva il decreto Madia sulla riforma della Pubblica amministrazione.   Sono previsti diversi incontri tra presidente del Consiglio ed esponenti di maggioranza e opposizione. Ma proprio il faccia a faccia tra premier e Silvio Berlusconi in programma domani è saltato. Una infezione virale con febbre, si apprende, costringe il leader di Forza Italia a restare a Milano probabilmente per tutta la settimana.   Intanto Matteo Renzi si rivolge direttamente ai senatori, caricandoli di ogni responsabilità per l'immediato futuro delle riforme. Che, per lui, corrisponde con il futuro di lungo periodo di tutto il Paese.  I giornali parlavano stamane della possibilità di una svolta nei rapporti tra il fronte del patto del Nazareno e qualche partito dissenziente. E la notizia è allora la decisione del premier di appellarsi ai singoli senatori. Inutile dire che i primo obiettivo dell'iniziativa sono i titubanti della maggioranza e i dubbiosi di Forza Italia. Non sono molti, ma nemmeno pochissimi. Forzare la mano e andare sempre e comunque alla conta su ogni singolo emendamento potrebbe nascondere più di un'insidia. Il presidente del Consiglio lo sa, e si appella alle coscienze. "I giorni che abbiamo davanti non possono essere buttati via. Non ce lo possiamo permettere noi, non se lo possono permettere gli italiani", esordisce. "È triste" vedere il Senato "costretto a perdere tempo senza poter discutere in modo civile, ma attraverso emendamenti burla". Si sappia semmai che "dalla vostra capacità di tenuta dipende molto del futuro dell'Italia". Termina, Renzi, con una mezza promessa: "La discussione del Senato consentirà di affrontare i nodi ancora aperti" sulla legge elettorale: "Preferenze, soglie, genere". Tuttavia, il primo effetto della lettera è stato quello di ricompattare i senatori che si oppongono alle riforme costituzionali, sia della maggioranza che delle opposizioni, che si sono riuniti nella sala della commissione Affari europei, quella presieduta da Vannino Chiti. Oltre all'ex ministro presenti i dissidenti del Pd, alcuni esponenti dei frondisti di Fi, Mario Mauro di Pi, e altri senatori di M5s, ex M5s e Sel. In mattinata Chiti e gli altri 15 dissidenti del Pd avevano avuto un primo incontro.

E iniziano a trapelare le reazioni infastidite dei senatori di Forza Italia. Ma come, protestano, il premier procede ad aperture importanti sulla legge elettorale, senza prima neppure avvisarci, o concordare la cosa con noi? "Per noi valgono gli accordi così come siglati con il patto del
Nazareno", sentenzia il capogruppo Paolo Romani

Rabbuiato il co-relatore della riforma, Roberto Calderoli della Lega Nord si aggira in Transatlantico. Nel frattempo nella conferenza dei capigruppo del Senato, riunita per la fiducia sul dl cultura, Lega e M5S chiedono lo slittamento della ripresa dei lavori sulla riforma: da questa sera a domani mattina. Serve tempo, dunque. Luigi Zanda si trattiene, dichiara la sua contrarietà, ma poi non si oppone allo slittamento. Calderoli fa sapere ai cronisti che nel frattempo i relatori (cioè lui e la democratica Anna Finocchiaro) stanno lavorando "seriamente". Come a dire, sono impegnati alla ricerca di nuove mediazioni. È proprio su queste che sperano i 'dissenzienti' di varia natura, a cominciare da quelli del Pd.

Mentre Beppe Grillo ha lanciato la campagna M5S: "Renzi contro democrazia - Partecipa. Scarica, stampa e diffondi questo volantino". L'ex comico lancia dal suo blog l'iniziativa del M5S contro la riforma del Senato del Governo. "Renzi impone una riforma del Senato contro la democrazia. Fermiamolo", aggiunge. "La casta si preserva, i diritti dei cittadini vengono calpestati - si legge nel volantino - Vogliono imporre i senatori imposti dalla politica. Senatori selezionati dai consigli regionali e sindaci che così dovranno svolgere un doppio incarico depotenziando entrambi i ruoli. Il 75% degli italiani chiede di votare i senatori. Renzi e Berlusconi li vogliono fare eleggere dalla casta". Nella seconda pagina i cinquestelle elencano alcuni dei punti della riforma, che a loro dire sono critici; al fianco presentano le loro controproposte. "Ma con chi dobbiamo confrontarci, con Matteo Renzi che è un fantasma di interlocutore politico?". Così Grillo, lasciando l'Hotel Forum, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano qual è la situazione del dialogo sulle riforme con la maggioranza". "Siamo in guerra, ma la nostra è una guerriglia democratica, fatta nell'ambito delle istituzioni". "Resteremo sempre - ha aggiunto il leader di M5s - nell'ambito democratico e non ci saranno da parte nostra azioni eclatanti né dimissioni di massa". I giornalisti hanno chiesto a Beppe Grillo se Luigi Di Maio minacci la sua leadership: "Di Maio - è stata la risposta - è una meraviglia. La leadership è quella del web". "Faremo delle guerriglie democratiche", ha detto Grillo entrando a Montecitorio per l'assemblea congiunta dei gruppi parlamentari di Camera e Senato del M5s rispondendo a chi gli chiedeva cosa avessero fatto in merito alle riforme.

Da parte della capogruppo Sel a Palazzo Madama, Loredana De Petris, inoltre, è arrivata la conferma che il gruppo non ritirerà i suoi emendamenti al ddl riforme: "Non è che facciamo marcia indietro perché ci hanno insultato". Entrando nel merito di uno dei punti del provvedimento De Petris osserva come le modifiche, in alcuni casi, abbiano peggiorato il testo approdato in commissione. Sull'elezione del presidente della Repubblica, per esempio "non basta allargare la platea, ad esempio agli europarlamentari, allora posso far votare anche i miei gatti", ironizza la senatrice, secondo la quale "il problema è di quorum, se un partito ha la maggioranza in Parlamento comunque avrà i tre quinti per eleggerlo".

Il premier, infine, ha incontrato nel pomeriggio a Palazzo Chigi Massimo D'Alema per circa un'ora. Precedentemente si era visto con il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi per fare il punto sull'iter della riforma del Senato alla vigilia della ripresa delle votazioni a ritmi forzati e sui contatti avuti con le opposizioni per cercare di ridurre il numero degli emendamenti./Politica/Pagine/renzi-scrive-ai-senatori-della-maggioranza.aspx29/07/2014 10.21.30Inferno di fuoco a Tripoli, Libia sull'orlo del caosI diplomatici occidentali continuano ad abbandonare la Libia che sprofonda nella spirale incontrollabile del caos mentre nell'area di Tripoli si rischia la catastrofe a causa degli incendi a catena di depositi di carburante colpiti da un razzo durante gli scontri tra fazioni rivali.

Dopo gli americani - che hanno lasciato la capitale libica due giorni fa - a ricevere l'indicazione di partire sono stati oggi i diplomatici tedeschi e austriaci. Resta invece a Tripoli l'ambasciatore italiano Giuseppe Buccino, unico tra gli occidentali. Il ministro degli Esteri Federica Mogherini chiede di "ricondurre gli sforzi internazionali in Libia ad un
coordinamento Onu per fermare le violenze", mentre il premier Matteo Renzi, in una lettera ai senatori della maggioranza, ricorda tra l'altro che la Libia "per noi italiani è il problema più prossimo" tra i tanti fronti internazionali di crisi. E in serata twitta: "I gufi, le riforme, i conti non mi
preoccupano. La Libia invece sì. Ma sembra impossibile parlare seriamente di politica estera #piccinerie". 

Barack Obama ha convocato oggi una conference call sui teatri di guerra - Ucraina, Medio Oriente e Libia - alla quale hanno partecipato Angela Merkel, Francois Hollande, David Cameron e lo stesso Renzi. È necessario un cessate il fuoco immediato tra le milizie a Tripoli hanno sottolineato i cinque leader, condannando qualsiasi uso della violenza per attaccare i civili, intimidire i funzionari, o interrompere il processo politico nel Paese. Poco dopo Renzi ha avuto un colloquio con Ban Ki-moon al quale in "linea con gli esiti della conferenze call", ha chiesto di "svolgere un ruolo attivo per  favorire la cessazione delle ostilità e l'avvio di un dialogo politico tra le diverse parti".

Dopo che ieri 100 italiani avevano lasciato la Libia, e sia Berlino sia Londra avevano invitato i propri concittadini ad andarsene, anche 3.000 tra medici e infermieri filippini abbandonano il Paese provocando la reazione del ministero della Salute, preoccupato della penuria di personale sanitario. 

Intanto nella zona attorno a Tripoli, dove le milizie combattono per il controllo dell'aeroporto, un deposito di idrocarburi ha preso fuoco e rischia di esplodere dopo che un razzo ha colpito un serbatoio. Le fiamme si sono estese a un secondo serbatoio e i vigili del fuoco, ha detto il portavoce della Compagnia nazionale di petrolio, Mohamed al-Hrari, hanno "lasciato definitivamente la zona a causa dei combattimenti"  che nelle ultime due settimane hanno fatto quasi cento morti e 400 feriti. Il governo libico avverte che si rischia una "catastrofe
umanitaria e ambientale dalle conseguenze difficili da prevedere" perché l'incendio è "fuori controllo", e invita la gente a lasciare la zona perché si rischia una "grande esplosione" nel raggio di alcuni chilometri. Nei combattimenti nella zona di Tripoli è stato ucciso un cittadino egiziano, ma dal Cairo è arrivata la smentita della morte sabato di 23 operai sempre egiziani in seguito alla caduta di un razzo sull'edificio dove alloggiavano.

E non sono in molti a sperare che il nuovo Parlamento libico uscito dalle elezioni del 25 giugno, e che dovrebbe iniziare a funzionare il 4 agosto, sia in grado di fermare la violenza. Anche perché la nuova sede è a Bengasi dove solo ieri ci sono stati 38 morti in scontri tra forze speciali libiche e gruppi armati islamici.  /Mondo/Pagine/libia-caos-fuga-stranieri.aspx29/07/2014 11.19.36Un anno dalla scomparsa, appello per Dall'Oglio ​La famiglia del padre gesuita Paolo Dall'Oglio, rapito in Siria, ha rivolto questa mattina un appello ai suoi rapitori perché facciano sapere la sua sorte, a un anno dalla scomparsa, avvenuta il 29 luglio. "Vorremmo riabbracciarlo, ma siamo anche pronti a piangerlo", affermano la madre e il fratello nell'appello, fatto arrivare all'Ansa assieme a un videomessaggio registrato su You Tube.

"È oramai passato un anno - si legge nel testo - da che non si hanno più notizie di nostro figlio e fratello Paolo, sacerdote, gesuita, italiano, scomparso in Siria il 29 luglio 2013. Tanto, troppo tempo anche per un luogo di guerra e sofferenza infinita come la Siria".

L'appello prosegue così: "Chiediamo ai responsabili della scomparsa di un uomo buono, di un uomo di fede, di un uomo di pace, di avere la dignità di farci sapere della sua sorte. Vorremo riabbracciarlo ma siamo anche pronti a piangerlo.  Domani, 29 luglio, ad un anno dalla sua scomparsa, in tanti pregheremo e saremo vicino a lui, a tutti i rapiti, agli ingiustamente imprigionati e alle tante persone che soffrono a causa di questa guerra". 

Padre Paolo, che ha vissuto decenni in Siria prima di esserne espulso nel 2012, era tornato nel nord del Paese, e precisamente a Raqqa, nelle mani dei jihadisti dello Stato islamico, per tentare una difficile mediazione per il rilascio di alcuni attivisti siriani fatti prigionieri. Ma diverse fonti affermano che un anno fa egli stesso è stato catturato dai miliziani. Da allora diverse voci che lo davano per ucciso o in buona salute si sono rincorse, ma senza mai essere sostenute da prove concrete. 

Fonti bene informate hanno detto recentemente all'Ansa che il gesuita romano sarebbe ancora tenuto prigioniero nella provincia di Raqqa./Mondo/Pagine/appello-dall-olio-un-anno-da-silenzio-rapimento.aspx29/07/2014 10.21.30Eni di Gela, in 20mila a difesa del lavoro Un lungo serpentone di 20mila persone in corteo Gela, a difesa della raffineria. Non solo lavoratori e neanche soltanto sindacati, ma tantissimi cittadini e le rappresentanze istituzionali della provincia di Caltanissetta sfilano per le strade. In piazza insieme al segretario regionale della Cisl Maurizio Bernava e alla leader nazionale della Cgil Susanna Camusso ci sono il vescovo di piazza Armerina monsignor Rosario Gisana, che nei giorni scorsi aveva inviato una lettera aperta alla diocesi chiedendo per Gela "non tagli ma investimenti". In corteo anche i sindaci del comprensorio. Quello di Gela Angelo Fasulo, il vicesindaco di Caltanissetta, i primi cittadini di Riesi, Sommatino, Niscemi. Inoltre, i vertici territoriali di Cgil Cisl Uil. Per la Cisl, Emanuele Gallo. Lungo tutto il percorso manifesti ricordano che "Il lavoro è l'unica forma di libertà dell'uomo". In mezzo alle bandiere sindacali, inoltre, si nota pure quella della sezione Marinai di Gela.

A lavoratori e sindacati è anche arrivato un messaggio dell'arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi. A chiudere il corteo i Tir del settore agroalimentare./Cronaca/Pagine/eni-gela-in-corteo-a-difesa-del-lavoro.aspx29/07/2014 10.21.30Due operai muoiono ad ApriliaDue operai sono morti in un impianto di compostaggio ad Aprilia in provincia di Latina. I cadaveri sono stati recuperati in un vasca dell'impianto dai vigili del fuoco. I due operai della Kjklos avrebbero respirato, a quanto si apprende, esalazioni letali. L'allarme era stato lanciato verso le 9.45. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e due squadre dei vigili del fuoco. Le esalazioni letali che hanno ucciso gli operai provenivano dall'autocisterna e non dall'impianto. Questo sarebbe emerso dai primi accertamenti svolti sul luogo dell'incidente. Dai sopralluoghi sarebbe dunque emerso che l'impianto è sicuro e per questo per ora l'area di pericolo è stata circoscritta all'autocisterna sulla quale lavoravano i due operai e non all'area dell'impianto. I due operai morti avevano 44 e 42 anni ed erano italiani. Secondo una prima ricostruzione i due operai stavano lavorando su un'autocisterna dalla quale sarebbe arrivate esalazioni di perclorato, una sostanza tossica.

Nell'impianto della Kyklos viene trattata la frazione organica dei rifiuti provenienti da gran parte delle discariche del Lazio. I due operai, provenienti dalla provincia di Viterbo e dipendenti di una ditta esterna che lavora per l'Acea, società che gestisce l'impianto Kyklos di Aprilia, hanno accusato immediatamente un malore. Uno dei due, che si trovava sull'autocisterna, ha perso i sensi ed è caduto da un'altezza di circa due metri, mentre l'altro è morto all'interno del camion. La dinamica esatta di quanto accaduto nell'impianto di via le Ferriere, al confine tra Aprilia e Nettuno, è ancora al vaglio dei carabinieri e della Procura. Sul posto anche il personale dell'Arpa e della Asl di Latina che sta effettuando i primi accertamenti. Al momento, secondo le prime informazioni, non ci sarebbero danni ambientali e il pericolo è stato circoscritto alla cisterna trasportata sul camion. /Cronaca/Pagine/aprilia-muoiono-due-operai.aspx29/07/2014 10.21.30Serie A, la Juventus parte contro il Chievo La Juventus campione d'Italia riparte affrontando il Chievo in trasferta, mentre già la prima giornata proporrà una sfida di cartello come Roma-Fiorentina. Esordio fuori casa anche per l'Inter che giocherà a Torino contro i granata, e partenza in salita per il Milan di Inzaghi che ospiterà la Lazio. Sono queste le gare più attese della prima giornata di Serie A 2014-2015, frutto del calendario appena sorteggiato negli studi milanesi di Sky.    Le date. Il campionato comincerà dunque, domenica 31 agosto (con due anticipi sabato 30) e si concluderà domenica 31 maggio 2015. Sono quattro i turni infrasettimanali previsti (24 settembre, 29 ottobre, 6 gennaio, 29 aprile). Quattro anche le soste per gli impegni delle nazionali (7 settembre, 12 ottobre, 16 novembre, 29 marzo), durerà invece poco più di due settimane la pausa per le festività natalizie (dal 21 dicembre al 5 gennaio). Ecco tutta la prossima Serie A giornata per giornata:    1ª giornata — Andata 30/31 agosto 2014 - Ritorno 24/25 gennaio 2015 Atalanta-Verona,
Cesena-Parma,
Chievo-Juve,
Genoa-Napoli,
Milan-Lazio,
Palermo-Sampdoria,
Roma-Fiorentina,
Sassuolo-Cagliari,
Torino-Inter,
Udinese-Empoli   2ª giornata — And.13/14 settembre 2014-Rit 31 gennaio/1 febbraio 2015 Cagliari-Atalanta
Empoli-Roma
Fiorentina-Genoa
Verona-Palermo
Inter-Sassuolo
Juve-Udinese
Lazio-Cesena
Napoli-Chievo
Parma-Milan
Sampdoria-Torino   3ª giornata — Andata 20/21 settembre 2014 - Ritorno 7/8 febbraio 2015 Atalanta-Fiorentina
Cesena-Empoli
Chievo-Parma
Genoa-Lazio
Milan-Juventus
Palermo-Inter
Roma-Cagliari
Sassuolo-Sampdoria
Torino-Verona
Udinese-Napoli   4ª giornata — And. 24 settembre 2014 (infr.) - Rit. 14/15 febbraio 2015 Cagliari-Torino
Empoli-Milan
Fiorentina-Sassuolo
Verona-Genoa
Inter-Atalanta
Juventus-Cesena
Lazio-Udinese
Napoli-Palermo
Parma-Roma
Sampdoria-Chievo   5ª giornata — And. 27/28 settembre 2014 - Rit. 21/22 febbraio 2015 Atalanta-Juventus
Cesena-Milan
Chievo-Empoli
Genoa-Sampdoria
Inter-Cagliari
Palermo-Lazio
Roma-Verona
Sassuolo-Napoli
Torino-Fiorentina
Udinese-Parma   6ª giornata — And. 4/5 ottobre 2014 - Rit. 28 febbraio/1 marzo 2015 Empoli-Palermo
Fiorentina-Inter
Verona-Cagliari
Juventus-Roma
Lazio-Sassuolo
Milan-Chievo
Napoli-Torino
Parma-Genoa
Sampdoria-Atalanta
Udinese-Cesena   7ª giornata — Andata 18/19 ottobre 2014 - Ritorno 7/8 marzo 2015 Atalanta-Parma
Cagliari-Sampdoria
Fiorentina-Lazio
Genoa-Empoli
Verona-Milan
Inter-Napoli
Palermo-Cesena
Roma-Chievo
Sassuolo-Juventus
Torino-Udinese   8ª giornata — Andata 25/26 ottobre 2014 - Ritorno 14/15 marzo 2015 Cesena-Inter
Chievo-Genoa
Empoli-Cagliari
Juve-Palermo
Lazio-Torino
Milan-Fiorentina
Napoli-Verona
Parma-Sassuolo
Sampdoria-Roma
Udinese-Atalanta   9ª giornata — And. 29 ottobre 2014 (infr.) - Rit. 21/22 marzo 2015 Atalanta-Napoli
Cagliari-Milan
Fiorentina-Udinese
Genoa-Juventus
Verona-Lazio
Inter-Sampdoria
Palermo-Chievo
Roma-Cesena
Sassuolo-Empoli
Torino-Parma   10ª giornata — Andata 1/2 novembre 2014 - Ritorno 4/5 aprile 2015 Cesena-Verona
Chievo-Sassuolo
Empoli-Juventus
Lazio-Cagliari
Milan-Palermo
Napoli-Roma
Parma-Inter
Sassuolo-Fiorentina
Torino-Atalanta
Udinese-Genoa   11ª giornata — Andata 8/9 novembre 2014 - Ritorno 11/12 aprile 2015 Cagliari-Genoa
Chievo-Cesena
Empoli-Lazio
Fiorentina-Napoli
Inter-Verona
Juventus-Parma
Palermo-Udinese
Roma-Torino
Sampdoria-Milan
Sassuolo-Atalanta   12ª giornata — Andata 22/23 novembre 2014 - Ritorno 18/19 aprile 2015 Atalanta-Roma
Cesena-Sampdoria
Genoa-Palermo
Verona-Fiorentina
Lazio-Juventus
Milan-Inter
Napoli-Cagliari
Parma-Empoli
Torino-Sassuolo
Udinese-Chievo   13ª giornata — And. 29/30 novembre 2014 - Rit. 25/26 aprile 2015 Cagliari-Fiorentina
Cesena-Genoa
Chievo-Lazio
Empoli-Atalanta
Juventus-Torino
Milan-Udinese
Palermo-Parma
Roma-Inter
Sampdoria-Napoli
Sassuolo-Verona   14ª giornata — Andata 6/7 dicembre 2014 - Ritorno 29 aprile 2015 (infr.) Atalanta-Cesena
Cagliari-Chievo
Fiorentina-Juventus
Genoa-Milan
Verona-Sampdoria
Inter-Udinese
Napoli-Empoli
Parma-Lazio
Roma-Sassuolo
Torino-Palermo   15ª giornata — Andata 13/14 dicembre 2014 - Ritorno 2/3 maggio 2015 Cesena-Fiorentina
Chievo-Inter
Empoli-Torino
Genoa-Roma
Juventus-Sampdoria
Lazio-Atalanta
Milan-Napoli
Palermo-Sassuolo
Parma-Cagliari
Udinese-Verona   16ª giornata — Andata 20/21 dicembre 2014 - Ritorno 9/10 maggio 2015 Atalanta-Palermo
Cagliari-Juventus
Fiorentina-Empoli
Verona-Chievo
Inter-Lazio
Napoli-Parma
Roma-Milan
Sampdoria-Udinese
Sassuolo-Cesena
Torino-Genoa   17ª giornata — And. 6 gennaio 2015 (infr.) - Rit. 16/17 maggio 2015 Cesena-Napoli
Chievo-Torino
Empoli-Verona
Genoa-Atalanta
Juventus-Inter
Lazio-Sampdoria
Milan-Sassuolo
Palermo-Cagliari
Parma-Fiorentina
Udinese-Roma   18ª giornata — Andata 10/11 gennaio 2015 - Ritorno 23/24 maggio 2015 Atalanta-Chievo
Cagliari-Cesena
Fiorentina-Palermo
Verona-Parma
Inter-Genoa
Napoli-Juventus
Roma-Lazio
Sampdoria-Empoli
Sassuolo-Udinese
Torino-Milan   19ª giornata — Andata 17/18 gennaio 2015 - Ritorno 31 maggio 2015 Cesena-Torino
Chievo-Fiorentina
Empoli-Inter
Genoa-Sassuolo
Juventus-Verona
Lazio-Napoli
Milan-Atalanta
Palermo-Roma
Parma-Sampdoria
Udinese-Cagliari/Sport/Pagine/Serie-A-la-Juventus-parte-contro-il-Chievo-.aspx29/07/2014 10.21.30Terra dei fuochi, più coordinati contro il crimineAncora un passo per tentare di sbarrare la strada alle organizzazioni criminali che usano il territorio come discarica abusiva per ottenere guadagni facili e illeciti, minando però la salute della popolazione e rovinando l'ambiente oltre che le attività agricole.

"Per contrastare le attività illecite nella gestione dei rifiuti nel territorio campano, è stato previsto che tutte le forze di polizia possano operare anche tramite interconnessione con il Sistema di tracciabilità dei rifiuti (Sistri), secondo modalità che saranno stabilite da un decreto del ministro dell'Ambiente". Lo ha detto il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, in occasione del Comitato interministeriale sulla terra dei fuochi che si è svolto questa mattina, nel precisare che si tratta di una misura contenuta nella sezione "Campolibero" del Decreto Competitività in approvazione alla Camera.

Sempre nello stesso decreto, Martina ha detto che "al fine di favorire l'allacciamento alla rete idrica pubblica, è stata attribuita priorità assoluta nella concessione di finanziamenti comunitari da fondi strutturali agli investimenti in infrastrutture irrigue e di bonifica, in modo da limitare il prelievo privato di acque da falde superficiali e profonde nella provincia di Napoli e Caserta e favorire l'uso collettivo della risorsa idrica"/Cronaca/Pagine/terra-dei-fuochi-forze-di-polizia-e-sistri-campania.aspx29/07/2014 10.21.30Concordia, primi lavori per lo smantellamento Concluso con successo l'ultimo viaggio, la delicata operazione di trasferimento dall'Isola del Giglio al porto di Genova, dove ora si trova al sicuro, la Costa Concordia verrà ora finalmente avviata alla demolizione. Nello stesso scalo dove era costruita e varata nel settembre 2005.

I primi lavori propedeutici allo smantellamento ed al riciclo del relitto sono cominciati ieri, subito dopo l'ormeggio nel porto di Prà e il passaggio di proprietà della nave da Costa Crociere al consorzio Saipem - San Giorgio, con la sistemazione di una prima barriera di panne per impedire la fuoriuscita di liquidi o di altri materiali inquinanti.

Una seconda barriera protettiva, costituita da una serie di grandi pannelli in pvc, verrà installata oggi intorno al perimetro della nave.

Cominceranno intanto in queste ore le prime riunioni per organizzare le ricerche all'interno del relitto della 32esima vittima del naufragio, il cameriere indiano Russel Rebello, il cui corpo non è stato ancora ritrovato.

"Il primo pensiero -ha ricordato l'ammiraglio Vincenzo Melone, comandante della Capitaneria di Porto di Genova, durante la conferenza stampa organizzata al termine delle operazioni di attracco- va chiaramente a quella persona che speriamo di poter ritrovare a bordo della nave".

/Cronaca/Pagine/la-concorida-a-genova-inizia-smatellamento.aspx29/07/2014 10.21.30Donna e due bimbi arsi vivi per foto "blasfema" Una donna e due bambini pachistani appartenenti a una piccola setta musulmana sono morti nell'incendio della loro casa appiccato da una folla inferocita per una foto considerata "blasfema" diffusa su internet.

La denuncia è stata lanciata dal canale televisivo pachistano con sede a Dubai, Geo News. L'incidente è avvenuto a Gujranwala, nella provincia centrale del Pakistan, quando un appartenente della setta degli "Ahmadi" avrebbe pubblicato una foto su Facebook, ritenuta offensiva nei confronti della religione islamica. Un gesto che ha scatenato la rabbia della comunità sunnita che ha marciato verso il quartiere degli Ahmadi per cercare il "colpevole". Nei disordini che sono seguiti, qualcuno ha appiccato il fuoco a una casa dove si erano rinchiuse diverse persone per scappare alle violenze. Sette persone sono riuscite a salvarsi e sono ora all'ospedale, ma una donna di 30 anni, un bambino di pochi mesi e un altro di 5 anni sono morti soffocati dal fumo. /Mondo/Pagine/Pakistan-donna-e-due-bimbi-arsi-vivi-per-foto-blasfema.aspx29/07/2014 10.21.30Boko Haram rapisce moglie del vicepremierS'intensifica l'attività dei terroristi Jihadisti in Africa. Boko Haram continua ad operare oltre che in Nigeria anche in Camerun dove ha portato a segno un'azione davvero clamorosa: il rapimento della moglie del vice primo ministro e del sindaco della città di Kolofata. In Nigeria invece c'è stato un nuovo attacco con morti e feriti a una chiesa e a un'università.

La moglie del vice premier del Camerun è stata rapita dal gruppo integralista islamico nigeriano Boko Haram in un attacco a Kolofata, città vicino al confine con la Nigeria. Almeno 3 persone sono rimaste uccise. E in un altro attacco, sempre nella stessa città, è stato sequestrato anche il sindaco. Il vice premier è invece riuscito a sfuggire grazie all'interevento delle guardie del corpo. La famiglia si era riunita per celebrare la fine del Ramadan. Almeno 4 le vittime in questo caso.

In Nigeria invece una bomba è esplosa durante la Messa nella chiesa di San Giorgio a Kano, nel nord della Nigeria, nel quartiere cristiano di Sabon Gari, già colpito da attentati di Boko Haram. Cinque persone sono morte e otto sono rimaste ferite. Secondo il portavoce della polizia si è trattato "senza dubbio di uno Ied, un'ordino artigianale" piazzato "dall'altro lato della strada".

E, sempre in Nigeria, una donna kamikaze si è fatta esplodere nei pressi di una università nel Nord del Paese, ferendo cinque persone. La donna, che aveva nascosto l'ordigno sotto il suo hijab, è stata bloccata dalle forze dell'ordine all'ingresso di uno degli atenei della città di Kano, nel Nord della Nigeria, riuscendo comunque a farsi esplodere. "Per via del suo comportamento insolito - è il racconto della polizia - la kamikaze è stata isolata dai poliziotti di guardia. Frugata da alcune colleghe accorse sul posto, l'attentatrice ha sganciato l'ordigno dissimulato sotto il velo uccidendosi e ferendo i cinque poliziotti presenti".

Una seconda donna kamikaze si è fatta poi saltare in aria a Kano, nel nord della Nigeria. Secondo le prime stime della polizia l'attentato ha fatto almeno 6 feriti. In precedenza una terza donna si era fatta esplodere dopo essersi inserita in una coda di donne che facevano la fila per acquistare carburante uccidendo tre persone e ferendone gravemente altre dieci.

Gli attacchi in Camerun, in particolare, così eclatanti vogliono rappresentare una vendetta dei miliziani nigeriani di Boko Haram che sono stati di recente constrastati dall'esercito del Camerun. «L’esercito ha subito mandato rinforzi nella regione», ha confermato ieri alla stampa il colonnello camerunese Felix Nji. I militanti islamici hanno preso di mira il villaggio di Bargaram, al confine con la Nigeria. Secondo altre fonti militari, 13 soldati risultano scomparsi dopo i combattimenti. Durante gli ultimi mesi, gli integralisti islamici di Boko Haram hanno più volte oltrepassato la frontiera per lanciare attentati o rapire persone. Per questo il Camerun ha recentemente spedito 1.000 uomini nelle aree più sensibili al confine con la Nigeria. Inoltre, Niger, Nigeria, Ciad e Camerun, tutti colpiti da Boko Haram, hanno deciso di organizzare una «forza armata multinazionale congiunta» per combattere il movimento qaedista: ciascun Paese fornirà 700 soldati. /Mondo/Pagine/boko-haram-terroristi-attacchi-camerun-e-nigeria-chiesa-universita-rapimenti.aspx29/07/2014 10.21.31Cina, incendio distrugge cattedrale cattolicaUna delle più antiche chiese cattoliche della Cina risalente al XIX secolo, è stata quasi completamente distrutta in un violento incendio sembrerebbe non di origine dolosa.. La cattedrale di Jiangbei, situata nel centro della città di Ningbo, nella provincia orientale di Zhejiang,  era stata edificata in stile neogotico nel 1872 da un vescovo francese ed era stata messa sotto tutela dal governo di Pechino per il suo valore "storico ed architettonico"./Mondo/Pagine/Cina-incendio-distrugge-antica-cattedrale-cattolica-di-Ningbo.aspx29/07/2014 10.21.31Nel mondo ci sono 2,2 miliardi di poveri Risultati nella lotta alla povertà non dovranno più assomigliare in futuro a castelli di sabbia esposti alle periodiche demolizioni dell’alta marea, ovvero ad ogni nuova estesa crisi alimentare, ecologica, bellica o finanziaria. A pochi mesi dal fatidico 2015 fissato dall’Onu come scadenza degli “Obiettivi del millennio”, l’annuale rapporto di Undp (il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) ha il sapore di un’autocritica su quanto non si è ancora riusciti a costruire. Cioè una strategia di ampio respiro per sradicare le «vulnerabilità strutturali» di quella parte dell’umanità che resta nella povertà. Considerando solo i redditi, le cifre relative migliorano moderatamente rispetto al passato, con 1,2 miliardi di persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno. Ma da sempre, lo sguardo di Undp sulla miseria è più largo e realistico. E in proposito, l’«indice di povertà multidimensionale» elaborato dalla stessa agenzia dell’Onu offre uno scenario più fosco. In 91 Paesi, oltre 1,4 miliardi di persone restano in una «condizione di povertà», accanto ad altri 800 milioni di individui in bilico e vulnerabili di fronte a ogni nuova crisi. In tutto, dunque, 2,2 miliardi di persone in stato di miseria reale o potenziale.

Undp invita ad aprire gli occhi su un mondo gonfio di rischi sistemici. Il 2015 dovrebbe suggerire un cambio di rotta all’insegna di programmi per lo sviluppo concentrati più che mai sulla vulnerabilità. A livello individuale e comunitario, i poveri mancano di quella capacità di resistenza e reazione ai traumi che gli psicologi chiamano «resilienza». Per questo, il nuovo rapporto di Undp s’intitola proprio «Perennizzare il progresso umano: ridurre le vulnerabilità e rafforzare la resilienza». Per il premio Nobel dell’economia Joseph Stiglitz, associato al rapporto, «occorre adottare un approccio in una larga prospettiva sistemica», puntando sulle vulnerabilità. Ma su quali pilastri poggiare il nuovo approccio? Almeno due, suggerisce il rapporto: l’estensione massima e se possibile universale dei servizi sociali di base (sanitari, educativi, assistenziali), accanto a mercati locali e nazionali del lavoro organizzati per includere un livello massimo di persone, dato che a ogni latitudine l’esclusione dalla vita attiva è il pendio più scivoloso accanto al baratro della miseria. Ma l’obiettivo della massima occupazione è finito in secondo piano fin dagli anni Settanta, soppiantato spesso dall’imperativo di massima concorrenza, nota il rapporto.

A perpetuare l’esclusione sono pure sistemi istituzionali fondati su discriminazioni ataviche in particolare verso le donne, i migranti, chi ha un handicap, i popoli autoctoni e gli anziani. Questi ultimi, in 4 casi su 5 a livello planetario, possono solo sognare una copertura previdenziale, la quale invece non dovrebbe più figurare come un lusso dei Paesi ricchi. Costruire sistemi di servizi di base per i poveri di ogni continente costerebbe appena il 2% del Pil mondiale. In India, basterebbe investire il 4% del Pil nazionale. In Africa, non si supererebbe in genere il 10%. Secondo il rapporto, l’uscita degli anziani dalla vita attiva è uno dei periodi di massima vulnerabilità, accanto ai primi 3 anni di vita e alla transizione dalla scuola al lavoro. Queste fasi della vita meriterebbero dappertutto politiche specifiche di protezione. Fra i nuovi Paesi virtuosi, figurano Corea del Sud e Costa Rica, capaci entrambi di estendere in fretta l’accesso ai servizi di base. Per il dopo 2015, auspica Undp, diventa dunque doveroso puntare sulla copertura previdenziale universale come nuovo obiettivo centrale dell’agenda internazionale./Mondo/Pagine/Nel-mondo-2,2-miliardi-di-poveri.aspx29/07/2014 10.21.31Neonato abbandonato, lo trova il parrocoUn neonato, presumibilmente di origini asiatiche è stato abbandonato, nella notte tra venerdì e sabato nella cappella dell’ospedale San Giuseppe di Milano. Lo ha trovato il parroco, don Mauro che, passando di lì per caso, verso mezzanotte, era stato richiamato da alcuni rumori simili al miagolio di un gattino.

"Quando ho capito che non era un animaletto come avevo pensato, non l'ho voluto toccare temendo di combinare qualche guaio - racconta il cappellano - così mi sono messo a correre verso il pronto soccorso e il personale mi ha detto che potevo tornare a prendere il bimbo".

Il piccolo era ben curato e ben coperto (nella notte su Milano si era abbattuto un forte temporale). Ora si trova nella nursery e ha anche un nome: i medici lo hanno chiamato Giacomo, in onore del santo di venerdì.

Il neonato ha pochi giorni di vita (forse una decina) informano i sanitari, ed è in buone condizioni generali. Pesa 2 chili. L’ospedale San Giuseppe si trova in pieno centro a Milano, poco distante dal quartiere cinese e inserito in una delle zone più ricche della città, circondato da edifici storici e di pregio. "Le autorità competenti sono state immediatamente informate", aggiungono i medici.

La cappella dell’ospedale è sorvegliata giorno e notte da un circuito fisso di telecamere. Non sarà difficile risalire al momento in cui il piccolo è stato abbandonato. Ora si cerca la madre, dai tratti asiatici. Una cosa però è certa: secondo i medici il piccolo non era stato partorito alla San Giuseppe.

A Milano, l’ultimo caso di abbandono di neonato risale a due anni anni fa: era il 7 luglio 2012 quando i medici dell’ospedale Policlinico furono avvertiti dalla sirena della “culla della vita”, una sorta di “ruota degli esposti in versione moderna, installata nel 2007 nel nosocomio milanese per contrastare l’abbandono in strada di neonati. La storia del piccolo Mario (così lo chiamarono i medici) fece clamore perché era la prima volta che la culla veniva usata. /Cronaca/Pagine/neonato-abbandonato-a-milano.aspx29/07/2014 10.21.31Ebola, il virus mortale spia della povertà d'AfricaCon un ritmo quasi incalzante, le epidemie di Ebola, più o meno ogni anno, colpiscono i Paesi dell’Africa Subsahariana.
L’ultima risale al gennaio scorso ed è, purtroppo, ancora in corso.
Interessa il versante occidentale del continente e al momento ha causato 660 morti, 28 dei quali nel corso delle ultime 48 ore. La cifra è stata resa nota ieri dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). La Guinea, focolaio dell’epidemia, non è più il Paese della regione maggiormente colpito dalla pandemia, sebbene sia quello che ha registrato più decessi (415 casi e 314 morti). Il virus si è, infatti, esteso soprattutto in Sierra Leone, con 454 casi accertati di cui 219 mortali, mentre in Liberia sono stati rilevati 214 casi, di cui 127 mortali. E proprio ieri si è saputo di un’altra vittima del virus: si tratta di un cittadino liberiano sui 40 anni, morto in Nigeria, a Lagos, una delle città più popolose dell’Africa.

Si tratta di Paesi a forte esclusione sociale, dove le ricchezze del sottosuolo (oro, bauxite, diamanti, rutilio, petrolio...) non hanno ancora consentito il riscatto dei ceti meno abbienti che rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione. Malgrado l’intervento delle autorità sanitarie internazionali, purtroppo, la diffusione del virus non accenna a fermarsi. Identificato per la prima volta nel 1976 nell’ex Zaire, Ebola è uno dei virus più contagiosi che si conoscano e anche uno dei più letali. Causa emorragie interne – e a volte anche esterne – che provocano la morte fino al 90 per cento delle persone infette. Sta di fatto che ogni volta che si manifesta, questa terribile malattia fa tornare d’attualità i tanti misteri che ancora la circondano e le difficoltà nella ricerca di una cura, anche perché le conoscenze dei ricercatori sul virus sono ancora scarsissime. Non si sa ancora per certo, ad esempio, come si sia effettivamente originato, né in quali specie si annidi tra un’epidemia e l’altra, né come curarlo efficacemente, né come si trasmetta l’infezione.

Le informazioni disponibili confermano che il virus si trasmette attraverso contatti con fluidi corporei (sangue, saliva, aerosol, liquido seminale…) di persone infette con sintomi di malattia. Vi sono poi dei fattori che aumentano il rischio di diffusione
dell’infezione, quali ad esempio, la mancanza di misure di controllo delle infezioni, a partire dal lavaggio delle mani fino all’uso appropriato di dispositivi di protezione individuale, per non parlare dell’adeguato smaltimento di rifiuti in ambito sanitario o del trattamento funerario che in molti Paesi africani sono fattori problematici. Ebola, comunque, non è mortale per i pipistrelli e ciò fa ritenere che questi mammiferi abbiano un ruolo chiave nel mantenimento dell’infezione.
L’incubazione può andare dai 2 ai 21 giorni (in media una settimana), a cui fanno seguito manifestazioni cliniche come febbre, astenia profonda, cefalea, dolori delle articolazioni e dolori muscolari,vomito e diarrea.

I fenomeni emorragici sia cutanei che viscerali, compaiono in genere al sesto-settimo giorno. Ad oggi, è bene rammentarlo, non è disponibile un vaccino efficace. La trasmissione transfrontaliera avviene attualmente per la mancanza di controlli lungo i confini terrestri dei tre Paesi colpiti dal questa orribile infezione. Naturalmente, quando si parla di Ebola, il contesto epidemiologico generale è quello della cosiddetta 'medicina tropicale', un termine che molte volte nasconde quella che invece sarebbe più corretto chiamare medicina del sottosviluppo. Infatti, le precarie condizioni di salute delle popolazioni della fascia tropicale sono sintomatiche non solo di fattori climatici o ambientali, ma anche della mancanza di risorse economiche, sociali, culturali e professionali.

Un diritto negato, dunque, quello della salute che esige maggiore corresponsabilità a livello locale, ma più in generale su scala planetaria.
Basti pensare a certi regimi i quali, pur disponendo d’investimenti stranieri e risorse finanziarie, peraltro amministrate secondo logiche nepotistiche, temono che l’incentivazione dei servizi sociali, sanità in primis, aumenti quella domanda di democrazia che potrebbe mettere a repentaglio le loro leadership. Sta di fatto che, in molti contesti, malattie in sé curabili continuano a uccidere milioni di persone, quando invece potrebbero 'semplicemente' non ammalarsi se solo fossero messi nelle condizioni di vivere dignitosamente, con un’igiene decorosa, un’alimentazione adeguata e una sanità di base, quella che, con semplici vaccinazioni e una struttura essenziale di assistenza, permetterebbe di prevenire o contenere le patologie più diffuse.

È bene rammentare che l’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo afferma che «ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari». Il dato inequivocabile è che la società civile – chiese cristiane e ong in testa – devono continuare a battersi in ogni sede per il rispetto universale di questo diritto. Forse non tutti sanno che nel 2013, secondo il recente rapporto Sipri (Stockholm International Peace Research Institute) il business mondiale delle armi è stato di 1747 miliardi di dollari. Mentre invece, quasi quarant’anni dopo la prima diagnosi, per Ebola si è ancora alla ricerca di finanziamenti per sostenere la ricerca; studi, peraltro dispendiosi essendo stati individuati in questi anni molti ceppi del virus.
Inoltre, al di là del trattamento medico, il controllo di ogni epidemia richiede il dispiegamento di personale qualificato per educare alle misure di controllo del contagio, per tracciare i casi e per allestire una rete di sorveglianza epidemiologica, promuovendo un’efficace comunicazione di salute pubblica.

A causa delle risorse umane e finanziarie limitate, molte volte i Paesi dove si registrano i focolai di Ebola sono in grande difficoltà. Ecco perché l’indifferenza è davvero il peggiore dei mali. D’altronde, uno dei fattori che hanno determinato lo scarso successo della ricerca in questo campo è la limitata portata della malattia. Ad esempio, quante vittime ha fatto Ebola negli Stati Uniti o in Europa? Nessuna. Forse, in un prossimo futuro potrebbero esservi degli sviluppi positivi dal punto di vista scientifico, non tanto perché all’Occidente interessi investire per salvare vite umane in Africa, quanto piuttosto perché in alcuni ambienti militari cresce il timore che il virus possa essere usato in attacchi di bioterrorismo. L’aumento della ricerca in questo campo, dunque per scopi di difesa, potrebbe portare allo sviluppo dell’agognato vaccino che finirebbe per aiutare, ma solo in seconda battuta, anche quei Paesi, come la Sierra Leone, colpiti da epidemie naturali. Il che dimostra quanto gli interessi geostrategici condizionino il destino dei popoli in via di sviluppo./Commenti/Pagine/Ebola il virus che spaventa spia della povert dellAfrica.aspx29/07/2014 10.21.31Meriam, dagli Usa il grazie all'ItaliaUn ringraziamento sentito all’Italia per il suo impegno nella vicenda di Meriam Ibrahim è arrivato ieri dagli Stati Uniti, Paese in cui la sudanese prima condannata a morte e poi assolta in appello per apostasia e adulterio si trasferirà con la famiglia dopo la tappa in Italia. «A nome del popolo americano, sono orgogliosa di celebrare l’arrivo di Meriam e della sua famiglia a Roma e ci auguriamo di vederla presto negli Usa», ha detto il responsabile Usa per la sicurezza nazionale Susan Rice. Prima dell’arrivo di giovedì in Italia con un volo di Stato, Meriam si era rifugiata per diversi giorni nell’ambasciata Usa a Khartum. Ora, insieme al marito Daniel ed ai figli Martin e Maya, è ospite della rappresentanza diplomatica americana a Roma.

«In aggiunta all’instancabile impegno dei miei colleghi di Khartum per garantire la sua sicurezza, voglio anche estendere il mio profondo ringraziamento al governo italiano per i suoi sforzi», ha proseguito Rice. «La libertà di Meriam serve a ricordare a tutti i Paesi, compreso il Sudan, che devono rispettare il diritto universale della libertà di religione. Gli Usa sostengono e continueranno a sostenere coloro ai quali questo diritto viene negato, traendo forza dall’esempio di Meriam», ha aggiunto. 

«Per mesi gli americani di tutte le fedi hanno tenuto Meriam nei loro pensieri e nelle loro preghiere – osserva la Rice –. Non vediamo l’ora che tutti loro, Meriam e la sua famiglia, arrivino in America». Non è ancora chiaro quando la partenza avverrà: questione di giorni, o forse addirittura di poche ore. Il marito sud sudanese di Meriam, Daniel, da tempo è residente nel New Hampshire, dove abita anche il fratello Gabriel. Meriam è stata accompagnata in Italia dal viceministro degli Esteri Lapo Pistelli e ha trovato ad accoglierla a Ciampino il premier Matteo Renzi e il ministro degli Esteri Federica Mogherini.

Nella stessa mattinata è stata poi ricevuta da papa Francesco, che l’ha ringraziata per la sua «testimonianza di fede» e la sua «costanza». «Conoscere il Papa è per me il coronamento di un percorso nella fede che non ho mai abbandonato », ha poi commentato Meriam secondo quanto riferito da Antonella Napoli, presidente dell’Ong Italians for Darfur.

«Per un Paese islamico come il Sudan sarebbe stato imbarazzante consegnare la donna agli Stati Uniti - ha spiegato una fonte della Farnesina –. Tanto è vero che quando gli americani hanno cercato di portarla fuori, sono stati bloccati. Con l’Italia questi problemi non c’erano, e abbiamo permesso loro di liberarsi di una vicenda
ingombrante».

Felice anche l’Ong Italians for Darfur. La stessa Ong aveva riferito di un caso simile in Sudan, con una donna imprigionata con l’accusa di apostasia a El Gadarif. Nel corso del procedimento, il matrimonio tra Faiza Abdalla – questo il suo nome – e il marito cristiano è stato annullato e i loro sei figli dichiarati illegittimi. «Anche a Faiza, dopo la condanna, il giudice ha chiesto se fosse disposta ad abiurare la religione cattolica per tornare all’islam – spiega l’organizzazione –. E lei lo ha fatto. Ha salvato così la sua vita ma ha rinunciato alla sua fede, ai suoi diritti. Per sempre. Davanti giudici Meriam aveva invece ribadito di considerarsi cristiana e non islamica e per questo era stata condannata.
/Mondo/Pagine/Dagli Usa grazie allItalia Pronti a ospitare Meriam.aspx29/07/2014 10.21.31Mosul, distrutto il mausoleo di San GiorgioDopo la moschea dedicata al profeta Giona, anche il mausoleo di San Giorgio, patrono di Mosul, nel nord dell'Iraq, è stato fatto saltare in aria da jihadisti dello Stato islamico (Isis). Lo affermano fonti locali, parlando di una "potente esplosione", avvenuta nella tarda serata di venerdì, che ha "devastato l'intero mausoleo".

In precedenza, sempre venerdì, i miliziani avevano distrutto la mitica tomba di Seth, che ebrei, cristiani e musulmani venerano come figlio di Adamo ed Eva. Mentre giovedì era stata fatta saltare in aria la moschea di Giona, dove la tradizione vuole che fosse sepolto questo profeta caro ai tre monoteismi. Gli jihadisti dell'Isis giudicano una pratica eretica i pellegrinaggi ai monumenti dell'islam e del cristianesimo, in particolare se compiuti insieme dagli appartenenti alle due religioni. Una pratica finora normale in una città come Mosul dove da millenni convivono più fedi./Mondo/Pagine/Mosul-Isis-distrugge-mausoleo-san-giorgio.aspx29/07/2014 10.21.31Capotosti: basta liti politiche, serve colpo d'ala«Siamo di fronte a un vasto cambiamento della seconda parte della Costituzione, il più profondo mai effettuato nella storia repubblicana. Mi sarei augurato, da parte di tutti, uno spirito costituente. Rimango invece sconcertato di fronte al muro contro muro». Piero Alberto Capotosti, presidente emerito della Corte Costituzionale, scuote la testa. E spiega: «Qui si sta litigando come se si trattasse di un provvedimento economico del governo, di una normale dialettica tra maggioranza e opposizione. Invece si tratta della Carta Costituzionale: il dibattito dovrebbe andare oltre gli schieramenti politici e le polemiche contingenti».


Che cos’è che non va professore?
Tante cose. Ma mi sembra che in generale si possa dire che sta mancando la Politica, quella con la "P" maiuscola. Stiamo modificando la Costituzione, in profondità. Non è una cosa qualsiasi. E allora rimango stupito quando sento parlare, da una parte, di ghigliottine, tagliole, contingentamento dei tempi. E ugualmente quando vedo presentare, dall’altra parte, 8000 emendamenti, chiaramente pretestuosi, con il solo fine di impantanare la riforma.

Le opposizioni si sono rivolte al capo dello Stato per protestare...
Anche qui siamo di fronte a una forzatura. Che sono andati a fare davanti al Quirinale? Il capo dello Stato non può e non deve interferire con il lavoro delle Camere. Le opposizioni, semmai, si dovevano rivolgere al presidente del Senato. Napolitano ha fatto benissimo a non riceverli.

Ma insomma dal muro contro muro come se ne esce?
Bisognerebbe recuperare da una parte e dall’altra se non uno spirito costituente almeno un filo di ragionevolezza. Io credo che una personalità forte ed autorevole, come il presidente del Senato Piero Grasso, dovrebbe utilizzare tutto il suo prestigio per far arrivare a una mediazione.

E in che cosa potrebbe consistere?
Le opposizioni dovrebbero concentrare i propri emendamenti, opportunamente sfrondati, su una decina di questioni veramente fondamentali, abbandonando l’inutile ostruzionismo. E, dall’altra parte, si dovrebbe rinunciare a qualsiasi diktat sui tempi. Non è un dramma se la riforma si approva a settembre. Ricordo che la riforma del Titolo V fu approvata a maggioranza, di corsa, alla fine della legislatura: e i risultati non furono particolarmente brillanti, tanto che oggi viene ancora modificato. Lo stesso accadde con la grande riforma costituzionale del centrodestra, votata in fretta e furia a maggioranza e bocciata poi dagli elettori nel referendum. Oggi per di più non siamo nemmeno alla fine della legislatura...

Renzi dice che comunque alla fine ci sarà il referendum confermativo, per cui decideranno gli elettori.
L’articolo 138 della Costituzione è stato concepito dai Costituenti come strumento per apportare aggiornamenti e modifiche della Carta stessa. La ratio di quell’articolo è di provare a cercare in Parlamento una maggioranza, la Carta parla di 2/3, la più ampia possibile, che vada comunque al di là della maggioranza che sostiene il governo. Se questi 2/3 non dovessero essere raggiunti, e la riforma viene approvata con almeno la maggioranza assoluta, allora un certo numero di parlamentari o cinque regioni o un certo numero di cittadini può chiedere di indire il referendum popolare di conferma. Non si tratta, come si vede, di una concessione graziosa, ma di un iter previsto dalla stessa Costituzione.

C’è stata una forte polemica sul voto segreto...
Il voto segreto è stato già regolamentato in modo radicale nel 1988. Io credo che in alcuni ambiti, come quelli delle riforme costituzionali, vada mantenuto. Del resto, anche alla Costituente alcune parti, per esempio quelle riguardanti l’indissolubilità del matrimonio, furono votate a scrutinio segreto. Credo che le decisioni di Grasso siano state giuste. Il discorso è sempre lo stesso: si sta riformando la Costituzione, non si può ridurre tutto a una lite sul regolamento. Ci sarebbe bisogno di un vero colpo d’ala e al più presto: altrimenti il rischio è di una ulteriore lacerazione del tessuto politico-istituzionale del Paese./Politica/Pagine/Capotosti-basta-liti-serve-colpo-ala.aspx29/07/2014 10.21.31
Aggiornato: 1 ora 9 min fa

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