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La “vetrina” di Avvenire.it: le notizie principali, gli approfondimenti, le nostre inchieste, multimediaGiubileo, la misericordia e le indulgenze

Una sorta di “vademecum” sull’Anno Santo della Misericordia che inizierà l’8 dicembre e terminerà il 30 novembre 2016, nei suoi aspetti più spirituali e che coinvolgono più da vicino i fedeli.

Lo ha inviato oggi il Papa a monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova evangelizzazione, esaminando nel dettaglio, con qualche elemento di grande respiro, come i credenti possono vivere l’esperienza della misericordia di Dio, “la quale a tutti va incontro con il volto del Padre che accoglie e perdona, dimenticando completamente il peccato commesso”.

Nella nota si ricordano le condizioni grazie alle quali i fedeli possono ottenere l’indulgenza (vedi testo qui di seguito).

Tre i punti da sottolineare:

1) I carcerati.
Il Papa sottolinea che “il Giubileo ha sempre costituito l’opportunità di una grande amnistia”; nelle cappelle delle carceri potranno ottenere l’indulgenza. La porta di ogni cella si trasformerà in Porta Santa, secondo il Papa, se i detenuti vi passeranno “rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre”.

Subito dopo la diffusione del messaggio, molti commenti hanno suggerito che il Papa abbia chiesto agli Stati una amnistia in occasione del Giubileo. Padre Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, ha però precisato che "il Papa si rivolge alla Chiesa: non mi pare che esprima un appello per un'amnistia di carattere giuridico". Il portavoce della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, chiarisce ai giornalisti il messaggio inviato a monsignor Rino Fisichella. "Se volesse, il Papa potrebbe farlo. Ma non mi pare che sia questo il senso di questa lettera: non è una richiesta di amnistia alle autorità civili".

2) Il peccato dell’aborto
Francesco concede a tutti i sacerdoti del mondo (e non solo ai vescovi e ai sacerdoti da essi delegati, come i penitenzieri di alcune basiliche e alcuni santuari) la “facoltà di assolvere da peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono”.

Quello espresso dal Papa "vuole essere un segno dell'estensione della
manifestazione della misericordia divina in termini sempre più
accessibili e disponibili da parte della Chiesa. Non vuole essere in
nessun modo - ha sottolineato padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, commentando questo specifico passaggio della lettera - una attenuazione del senso di gravità di questo peccato, bensì far comprendere la natura grave di questo crimine e la necessità di un percorso di autentica conversione".

Inoltre, ricorda ancora il portavoce del Vaticano, "per il peccato di
aborto, non vi è una estensione generale: l'assoluzione è la relativa
soltanto al tempo dell'Anno Giubilare".

3) Fraternità San Pio X
Se la condizione dei fedeli che frequentano le chiese officiate dai sacerdoti lefevriani è “pastoralmente difficile”, ciò nondimeno chi si accosta al Sacramento della riconciliazione “riceverà validamente e lecitamente” l’assoluzione dei loro peccati.

L'aver concesso per l'Anno giubilare la validità del sacramento della Confessione amministrato dai sacerdoti lefebvriani, "è un modo con cui il Papa intende dare sicurezza e serenità ai fedeli della Fraternità San Pio X, per i quali invece, in condizioni normali, la liceità del sacramento non è sicura", ha spiegato padre Lombardi. Il Papa così "vuole dare questa totale serenità e certezza dell'accesso alla misericordia di Dio, che è anche per loro", laddove di solito "c'è una situazione di disagio dei fedeli che sono in buona fede". Padre Lombardi ha posto anche l'accento sulla frase in cui il Papa, a proposito dei lefebvriani, "ribadisce il desiderio di arrivare a soluzioni".

In sostanza, è il messaggio forte del Papa, "questo Anno giubilare della misericordia none sclude nessuno".

IL TESTO DEL MESSAGGIO

La vicinanza del Giubileo Straordinario della Misericordia mi permette di focalizzare alcuni punti sui quali ritengo importante intervenire per consentire che la celebrazione dell’Anno Santo sia per tutti i credenti un vero momento di incontro con la misericordia di Dio. È mio desiderio, infatti, che il Giubileo sia esperienza viva della vicinanza del Padre, quasi a voler toccare con mano la sua tenerezza, perché la fede di ogni credente si rinvigorisca e così la testimonianza diventi sempre più efficace. Il mio pensiero va, in primo luogo, a tutti i fedeli che nelle singole Diocesi, o come pellegrini a Roma, vivranno la grazia del Giubileo.
 
Desidero che l’indulgenza giubilare giunga per ognuno come genuina esperienza della misericordia di Dio, la quale a tutti va incontro con il volto del Padre che accoglie e perdona, dimenticando completamente il peccato commesso. Per vivere e ottenere l’indulgenza i fedeli sono chiamati a compiere un breve pellegrinaggio verso la Porta Santa, aperta in ogni Cattedrale o nelle chiese stabilite dal Vescovo diocesano, e nelle quattro Basiliche Papali a Roma, come segno del desiderio profondo di vera conversione.

Ugualmente dispongo che nei Santuari dove si è aperta la Porta della Misericordia e nelle chiese che tradizionalmente sono identificate come Giubilari si possa ottenere l’indulgenza. È importante che questo momento sia unito, anzitutto, al Sacramento della Riconciliazione e alla celebrazione della santa Eucaristia con una riflessione sulla misericordia. Sarà necessario accompagnare queste celebrazioni con la professione di fede e con la preghiera per me e per le intenzioni che porto nel cuore per il bene della Chiesa e del mondo intero.

Penso, inoltre, a quanti per diversi motivi saranno impossibilitati a recarsi alla Porta Santa, in primo luogo gli ammalati e le persone anziane e sole, spesso in condizione di non poter uscire di casa. Per loro sarà di grande aiuto vivere la malattia e la sofferenza come esperienza di vicinanza al Signore che nel mistero della sua passione, morte e risurrezione indica la via maestra per dare senso al dolore e alla solitudine.
 
Vivere con fede e gioiosa speranza questo momento di prova, ricevendo la comunione o partecipando alla santa Messa e alla preghiera comunitaria, anche attraverso i vari mezzi di comunicazione, sarà per loro il modo di ottenere l’indulgenza giubilare. Il mio pensiero va anche ai carcerati, che sperimentano la limitazione della loro libertà.
 
Il Giubileo ha sempre costituito l’opportunità di una grande amnistia, destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell’ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto. A tutti costoro giunga concretamente la misericordia del Padre che vuole stare vicino a chi ha più bisogno del suo perdono. Nelle cappelle delle carceri potranno ottenere l’indulgenza, e ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta Santa, perché la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà.

Ho chiesto che la Chiesa riscopra in questo tempo giubilare la ricchezza contenuta nelle opere di misericordia corporale e spirituale. L’esperienza della misericordia, infatti, diventa visibile nella testimonianza di segni concreti come Gesù stesso ci ha insegnato. Ogni volta che un fedele vivrà una o più di queste opere in prima persona otterrà certamente l’indulgenza giubilare. Di qui l’impegno a vivere della misericordia per ottenere la grazia del perdono completo ed esaustivo per la forza dell’amore del Padre che nessuno esclude. Si tratterà pertanto di un’indulgenza giubilare piena, frutto dell’evento stesso che viene celebrato e vissuto con fede, speranza e carità.

L’indulgenza giubilare, infine, può essere ottenuta anche per quanti sono defunti. A loro siamo legati per la testimonianza di fede e carità che ci hanno lasciato. Come li ricordiamo nella celebrazione eucaristica, così possiamo, nel grande mistero della comunione dei Santi, pregare per loro, perché il volto misericordioso del Padre li liberi da ogni residuo di colpa e possa stringerli a sé nella beatitudine che non ha fine. Uno dei gravi problemi del nostro tempo è certamente il modificato rapporto con la vita. Una mentalità molto diffusa ha ormai fatto perdere la dovuta sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita. Il dramma dell’aborto è vissuto da alcuni con una consapevolezza superficiale, quasi non rendendosi conto del gravissimo male che un simile atto comporta. Molti altri, invece, pur vivendo questo momento come una sconfitta, ritengono di non avere altra strada da percorrere. Penso, in modo particolare, a tutte le donne che hanno fatto ricorso all’aborto. Conosco bene i condizionamenti che le hanno portate a questa decisione. So che è un dramma esistenziale e morale. Ho incontrato tante donne che portavano nel loro cuore la cicatrice per questa scelta sofferta e dolorosa. Ciò che è avvenuto è profondamente ingiusto; eppure, solo il comprenderlo nella sua verità può consentire di non perdere la speranza. Il perdono di Dio a chiunque è pentito non può essere negato, soprattutto quando con cuore sincero si accosta al Sacramento della Confessione per ottenere la riconciliazione con il Padre.
 
Anche per questo motivo ho deciso, nonostante qualsiasi cosa in contrario, di concedere a tutti i sacerdoti per l’Anno Giubilare la facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono. I sacerdoti si preparino a questo grande compito sapendo coniugare parole di genuina accoglienza con una riflessione che aiuti a comprendere il peccato commesso, e indicare un percorso di conversione autentica per giungere a cogliere il vero e generoso perdono del Padre che tutto rinnova con la sua presenza.

Un’ultima considerazione è rivolta a quei fedeli che per diversi motivi si sentono di frequentare le chiese officiate dai sacerdoti della Fraternità San Pio X. Questo Anno giubilare della Misericordia non esclude nessuno. Da diverse parti, alcuni confratelli Vescovi mi hanno riferito della loro buona fede e pratica sacramentale, unita però al disagio di vivere una condizione pastoralmente difficile.

Confido che nel prossimo futuro si possano trovare le soluzioni per recuperare la piena comunione con i sacerdoti e i superiori della Fraternità. Nel frattempo, mosso dall’esigenza di corrispondere al bene di questi fedeli, per mia propria disposizione stabilisco che quanti durante l’Anno Santo della Misericordia si accosteranno per celebrare il Sacramento della Riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l’assoluzione dei loro peccati. Confidando nell’intercessione della Madre della Misericordia, affido alla sua protezione la preparazione di questo Giubileo Straordinario.
Dal Vaticano, 1 settembre 2015

/Chiesa/Pagine/papa-lettera-giubileo-misericordia-.aspx01/09/2015 21.15.50La preghiera per il Creato «No alle ricchezze esagerate»​"Nessuno può servire seriamente la causa della salvaguardia del Creato se non ha il coraggio di puntare il dito contro l'accumulo di ricchezze esagerate nelle mani di pochi e contro il denaro che ne è la misura".

È uno dei passaggi dell'omelia tenuta dal predicatore pontificio della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, durante la liturgia della Parola presieduta da papa Francesco nella basilica di San Pietro in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato.
Accanto al Papa, cardinali di Curia e vescovi. Nella basilica, dopo l'invito dello stesso pontefice, sono accorsi circa duemila fedeli. Per la
liturgia è stata scelta la lettura del Vangelo di Matteo nel quale Gesù chiama a scegliere tra Dio e la ricchezza.
"La fede in un Dio creatore e nell'uomo fatto a immagine di Dio, non è una minaccia, ma piuttosto una garanzia per il Creato, e la più forte di tutte. Dice che l'uomo non è padrone assoluto delle altre creature; deve rendere conto di quello che ha ricevuto", ha spiegato ancora padre Cantalamessa. "Una riprova che non è la visione biblica a favorire la prevaricazione dell'uomo sul Creato - ha proseguito -, è che la mappa dell'inquinamento non coincide affatto con quella della diffusione della religione biblica o di altre religioni, ma coincide piuttosto con quella di una industrializzazione selvaggia, volta solo al profitto, e con quella della corruzione che chiude la bocca a tutte le proteste e resiste a tutti i poteri".

Soffermandosi poi sul Cantico delle Creature di Francesco d'Assisi, che il Papa ha "scelto come cornice spirituale per la sua enciclica", Cantalamessa ha sottolineato che "Francesco è la prova vivente dell'apporto che la fede in Dio può dare allo sforzo comune per la salvaguardia del Creato. Il suo amore per le creature è una conseguenza diretta della sua fede nella paternità universale di Dio. Non ha ancora le ragioni pratiche che abbiamo noi oggi per preoccuparci del futuro del pianeta: inquinamento atmosferico, scarsità di acqua pulita... Il suo è un ecologismo puro dagli scopi utilitaristici, per quanto legittimi, che abbiamo noi oggi".

Per il predicatore pontificio, "Francesco ci addita la strada per un cambiamento radicale nel nostro rapporto con il Creato: essa consiste nel sostituire al possesso la contemplazione. Egli ha scoperto un modo diverso di godere delle cose che è quello di contemplarle, anziché possederle. Può gioire di tutte le cose, perché ha rinunciato a possederne alcuna".

"Penso che se vivesse oggi - ha concluso Cantalamessa - egli aggiungerebbe un'altra strofa ancora al suo cantico: Laudato sii, mi Signore, per tutti quelli che lavorano per proteggere nostra sorella madre Terra, scienziati, politici, capi di tutte le religioni e uomini di buona volontà. Laudato sii, mi Signore per colui che, insieme con il mio nome, ha preso anche il mio messaggio e lo sta portando oggi a tutto il mondo!". /Chiesa/Pagine/giornata-creato-liturgia-papa-francesco.aspx01/09/2015 21.15.51Budapest, caos alla stazione. «Colpa della Ue»L'emergenza migranti ha fatto piombare nel caos la principale stazione ferroviaria di Budapest, Keleti, prima evacuata e poi riaperta dopo un'ora di chiusura, ma non ai profughi, allontanati dall'ingresso da un cordone di agenti. La tensione nella capitale dell'Ungheria, il cui premier, Viktor Orban, vedrà giovedì 4 settembre i vertici dell'Ue a Lussemburgo, prima dell'incontro in agenda il 14 settembre, è lo specchio delle pressioni sulle frontiere orientali e meridionali d'Europa, presa d'assalto da un'ondata di profughi.

Più di 350.000 migranti hanno attraversato il Mediterraneo da gennaio, secondo gli ultimi dati Oim, e almeno 2.643 sono morti in mare: oltre 118mila sono sbarcati in Italia, gli altri si sono divisi tra Spagna e l'isola di Malta.

Ma è la rotta dei Balcani che desta maggiore allarme in queste ore. Un totale di 3.650 migranti sono arrivati in treno a Vienna solo nella giornata di lunedì, mai così tanti in un solo giorno dall'inizio dell'anno. In Germania, in Baviera, che confina con l'Austria, la polizia ha registrato il numero record di arrivi di 2.200 nelle ultime 24 ore. Il numero è schizzato verso l'alto perché alcuni treni, carichi di centinaia di migranti, hanno lasciato l'Ungheria e attraversato l'Austria, diretti verso la Baviera. Successivamente le autorità ungheresi hanno impedito la partenza dei migranti: centinaia di profughi furenti hanno
allora inscenato una manifestazione di protesta davanti alla stazione ferroviaria, sventolando i biglietti, scandendo "Germania, Germania".
 
Il portavoce del governo magiaro ha motivato la chiusura con il tentativo di Budapest di applicare la normativa Ue, che richiede agli extracomunitari che vogliano muoversi all'interno dell'area Schengen di aver un passaporto e un visto. Il capo dello staff del primo ministro Lazar ha fatto sapere di ritenere colpevoli per l'escalation della crisi la Germania e la Ue, che con le sue politiche "ha fatto entrare chiunque". "La ue non ha saputo gestire la situazione", ha detto.

La situazione è così confusa che la Germania si è sentita in dovere di far presente che la normativa europea inerente il diritto di asilo e che impone ai rifugiati di presentare la richiesta di asilo politico nel primo punto di approdo, non è sospesa. "La Germania non ha sospeso (i regolamenti di) Dublino", ha sottolineato il portavoce del governo, "chiunque arrivi in Ungheria deve registrarsi lì e sottoporsi lì alla procedura di richiesta d'asilo".

In serata il governo di Budapest ha annunciato che registrerà tutti i migranti che entrano in Ungheria, ma rimanderà indietro quelli economici (che non otterranno cioè asilo) nello Stato da cui sono entrati nel Paese. 3.500 militari saranno inviati sul confine sud del Paese, in sostegno della polizia.

Intanto, la Corte europea dei diritti dell'Uomo di Strasburgo ha condannato l'Italia per la detenzione "illegale" di tre migranti tunisini nel Centro di prima accoglienza di Lampedusa. Il ricorso si riferiva a fatti avvenuti nel settembre 2011, quando i tre erano stati prima trattenuti nel Centro di prima accoglienza dell'isola e poi caricati su navi-prigione a Palermo, in attesa del rimpatrio. I tre dovranno essere risarciti con 10mila euro a testa.

Nel frattempo, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il premier spagnolo, Mariano Rajoy, nel corso di una conferenza stampa a Berlino, hanno ribadito che occorre aiutare Italia e Grecia ad aprire centri di registrazione per i migranti. /Mondo/Pagine/budapest-stazione-bloccata-gas-sui-migranti.aspx01/09/2015 21.15.51Minivan, biciclette e fucili: così si arriva in Serbia(Gevgelija, Macedonia) Il benvenuto è un presagio nero su un graffito bianco: una serie di svastiche tracciate su vagoni color ruggine. Dopo una notte di marcia - chi a piedi, chi in bici, chi con taxi pagati come limousine - la sosta in una stazione ferroviaria di uno sperduto villaggio macedone riserva una sorpresa sinistra. Qualcuno nel gruppo di 200 profughi, in prevalenza siriani, teme sia uno dei convogli ferroviari messi a disposizione dal governo per facilitare l’addio alla Macedonia.

I vagoni per deportati sono solo una stupida minaccia. Tanto basta, però, a risvegliare paure per un attimo estinte dalle buone notizie. Come quella dei 38 migranti a bordo di un barcone che si è ribaltato a Kos, in Grecia. «Ci hanno chiamati, sono tutti salvi», assicura Hassan, che su quel gommone aveva amici. Basta un telefonino collegato ai social network per tenersi in contatto. Chi è avanti indica pericoli e suggerisce percorsi e nomi.

«Ci siamo mossi due settimane fa dalla Turchia», racconta Hassan mentre con la schiena curva procede come una chiocciola che si trascina quello che resta dei propri averi: pochi vestiti, qualche monile regalato alla moglie, i giocattoli per il figlio di sei anni, i quaderni per non dimenticare l’aritmetica neanche durante l’avventuroso pellegrinaggio. A lui e agli altri cento mancano trenta chilometri, prima di raggiungere Veles, dove ad attenderlo ci saranno i bus (a pagamento) diretti al confine Nord.

«In un giorno ce la faremo. Siamo allenati, purtroppo».

La polizia ha cambiato atteggiamento. «Eseguiamo gli ordini – si schermisce uno degli ufficiali alla frontiera con la Grecia –, ma a un certo momento anche tra i miei ragazzi sono nati malumori. Non volevano più usare i manganelli. C’erano donne e bambini e anche tra di noi ci sono figli di profughi della ex Jugoslavia». Temendo un ammutinamento, da Skopje è arrivato il contrordine: «Fateli entrare e consegnategli un lasciapassare di 72 ore». Quando si è sparsa la voce, tra i rifugiati è partito un applauso. «Solo che non avevamo né computer né elettricità e dalla capitale ci hanno messo una settimana a mandarceli». Sette giorni per far fare 150 chilometri a quattro pc portatili.

Da venerdì 2mila persone al giorno si mettono in cammino cercando il modo più rapido e sicuro per compiere i 170 chilometri che separano confine greco e serbo. In pochi attraversano la Macedonia interamente a piedi. Intorno ai profughi si è sviluppata un’economia informale, fatta di biciclette usate, motocicli da buttare, vecchi minivan rimessi in sesto per un’ultima corsa.

Da alcuni giorni circolava una leggenda, quella di profughi accompagnati da uomini armati, ma in borghese. Tutto vero. All’inizio alcuni giornalisti di un’emittente locale, che per timore di ritorsioni anche governative chiedono di non essere citati, pensavano si trattasse di militari incaricati di far accelerare il passo ai profughi. «Invece, si tratta di mafiosi macedoni, bulgari, serbi e kosovari, che tengono al sicuro il "carico". A Kumanovo, al confine serbo, passano di mano ai trafficanti kosovari della valle di Prestovo. Li abbiamo visti con i nostri occhi», assicurano. Una presenza apparentemente senza ragione. Non nei Balcani: «Ci sono dissidi tra bande di contrabbandieri e ogni clan protegge i "propri" migranti».

Quando finalmente la carovana che abbiamo seguito da Gevgelija, la piccola Las Vegas macedone al confine con la Grecia, raggiunge Prestovo, in Serbia (ma sotto l’influsso delle gang di Pristina), i più si sentono sollevati. Non è il muro d’Ungheria a preoccuparli, ora che sono qui sanno che in un modo o nell’altro resteranno in Europa. «Siamo in troppi, non possono tenerci qui. È questione di tempo», osserva Aisha, 25 anni e una laurea in Legge a Damasco. «Tutti quelli che conosco si stanno muovendo. Molti lasciano i campi profughi in Turchia perché in Siria non c’è speranza di tornare».

Non fa in tempo a spiegarlo che Hassan riceve un sms da Atene. «Altri 2.500 ce l’hanno fatta e in due giorni raggiungeranno Salonicco, poi faranno il nostro percorso», riferisce. I media greci moltiplicano: 4mila persone soccorse solo ieri. Qualche giorno fa a Pristina un "mediatore" sedicente ceceno ci aveva illustrato i percorsi studiati dai trafficanti per aggirare il muro ungherese. Ieri si è appreso che Croazia e Bosnia si stanno attrezzando. Il premier croato Zoran Milanovi ha annunciato che il Paese «aspetta a braccia aperte i rifugiati». In Bosnia il dipartimento per gli Affari Esteri ha annunciato che le autorità presidiano i confini naturali, i fiumi Sava e Drina. La nuova porta d’Europa./Mondo/Pagine/scavo-reportage-come-si-arriva-in-serbia.aspx01/09/2015 21.15.51Scuola, scontro tra presidi e sindacatiAvvio non facile per il nuovo anno scolastico che vede il debutto delle novità varate con la Buona scuola. E comincia con un animoso botta e risposta tra presidi e sindacati sulla gestione della riforma. Getta acqua sul fuoco il ministro Giannini assicurando che il 15 settembre "le scuole apriranno con la regolare assegnazione degli insegnanti assunti" e mostrandosi convinta che "le polemiche verranno superate dai fatti" e che "anche i sindacati sapranno e vorranno essere protagonisti del cambiamento".

Ad aprire le danze sono stati i sindacati che hanno promosso una campagna di resistenza alla riforma inviando agli insegnanti un documento che suggerisce i comportamenti per "risparmiare alla scuola gli effetti più deleteri della legge 107".

Un'iniziativa che non è piaciuta affatto all'Anp, associazione dei presidi, che ha replicato con una dura nota. "Se c'è una cosa che alla scuola debba essere risparmiata in questa fase di avvio del nuovo anno scolastico - osservano i dirigenti scolastici - sono le tensioni inutili e le forzature pseudo-giuridiche. Chi ha titolo a farlo, espleti pure le procedure previste dalla Costituzione per impugnare la legge e attenda l'esito relativo. Fino a quel momento, essa è vigente e va attuata, in tutte le sue parti e da tutti".

E bacchettano i sindacati: "Quale esempio si pensa di dare alle giovani generazioni che nella scuola vengono formate ed educate alla cittadinanza? Che le leggi si applicano solo se assecondano le nostre opinioni o i nostri particolari interessi?". Il clima che si prepara con il documento "unitario" è - conclude l'Anp - "un clima di scontro, che sfocerà, secondo un copione già visto, in scioperi, blocchi della didattica, occupazioni e altro. Tutto ciò di cui la nostra scuola non ha alcun bisogno e che non giova a farla "buona"".

Non si è fatta attendere la controreplica dei sindacati che hanno definito "inaccettabile" la posizione dei presidi. "È vergognoso - dichiarano i segretari generali di Flc, Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Gilda e Snals - diffondere ingiustificati allarmismi sui disagi che potrebbero scaturire da paventate agitazioni sindacali: se c'è una dote che non fa difetto ai lavoratori della scuola e a chi li rappresenta è il senso di responsabilità". "Per quanto ci riguarda, abbiamo sempre rifiutato di considerare la dirigenza scolastica una controparte dei docenti e del personale Ata" proseguono i sindacalisti secondo cui la filosofia che traspare dalla nota Anp é "questa sì foriera di inutili e pericolose tensioni, che non aiutano certo a rasserenare gli animi, né la scuola a funzionare meglio".

Tra i temi che più accendono gli animi resta quello delle assunzioni. Mentre l'Anief stigmatizzando la "lotteria" della fase B segnala che "per mettere in ruolo 10 mila precari su 16 mila sono state rispolverate le 'codè illegittime", il M5S parla di "caos senza fine" e ritiene che "l'unica cosa sensata sia fermare questa legge incostituzionale, facendo ricorso alla Consulta". Ma la responsabile scuola del Pd respinge le accuse. "Nessuna novità, né alcun pasticcio" e riferendosi alla sentenza del Consiglio di Stato sull'annosa vicenda dei diplomati magistrali ribadisce che "va rispettata" ma "non ha a che fare con il piano straordinario di assunzioni per l'anno scolastico che sta per iniziare".

Infine viene dato per risolto il problema dei vice presidi. Lo conferma lo stesso ministro dell'Istruzione, che al Tg1 ha detto che i "dirigenti scolastici avranno fin dal primo momento i vicari al loro fianco. Proprio in queste ore abbiamo risulto un problema che sembrava proprio difficile da risolvere. È un altro segnale positivo", ha concluso Giannini./Cronaca/Pagine/scuola-avvio-anno-non-facile.aspx01/09/2015 21.15.51Coniugi uccisi a Palagonia: «Più di un assassino» Un cacciavite e una grossa tenaglia o una pinza potrebbero essere le 'armi' utilizzate per uccidere Vincenzo Solano, 68 anni e la moglie Mercedes Ibanez, 70 anni nella loro villetta di Palagonia. È quanto emerge dall'autopsia. Secondo ambienti investigativi, l'esame medico legale porta ad ipotizzare che sulla scena del delitto ci fosse più di una persona. Per il delitto al momento è stato fermato solo un ivoriano di 18 anni, che era ospite del Cara di Mineo.

Sospettato del duplice assassinio, al momento, è M.K., 18enne ivoriano ospite del Cara di Mineo, ma gli investigatori stanno cercando di capire se il giovane, per il quale domani è prevista l'udienza di convalida del fermo, abbia agito da solo. L'anziano è stato trovato sgozzato nel proprio letto, mentre la moglie è morta dopo essere stata scaraventata giù dal balcone dell'abitazione. Ieri all'ospedale di Caltagirone si è conclusa l'autopsia sui due corpi, e a breve si attendono i primi responsi.

Le attenzioni degli investigatori, che sembrano stringere sempre di più il cerchio intorno all'extracomunitario, sono rivolte al borsone con cui il giovane è stato bloccato all'ingresso della struttura d'accoglienza. Al suo interno, infatti, sono stati ritrovati non solo il cellulare e pc portatile della vittima, attraverso il quale le forze dell'ordine sono risalite alla scoperta del massacro, ma anche sugli abiti sporchi di sangue che M.K. a avrebbe messo al suo interno dopo avere indossato vestiti puliti della vittima.

La Procura di Caltagirone ha concesso il nulla osta per la restituzione alla famiglia delle salme di Vincenzo Solano e di Mercedes Ibanez. I funerali si terranno domani alle 17, nella Chiesa San Giuseppe, e ad officiare il rito sarà monsignor Calogero Peri, arcivescovo di Caltagirone. Il Comune di Palagonia ha offerto alla famiglia delle vittime la possibilità di allestire nella Sala azzurra del Municipio la camera ardente che sarà aperta oggi pomeriggio dalle 18 alle 22 e domani dalle 8 alle 16./Cronaca/Pagine/coppia-uccisa-palagonia-piu-di-un-assassino.aspx01/09/2015 21.15.52L'Istat rivede al rialzo le stime sul Pil Occupazione - Il tasso di disoccupazione a luglio è pari al 12,0%, in calo di 0,5 punti percentuali sul mese precedente e di 0,9 punti nei dodici mesi. Lo rileva l'Istat nelle stime. Il ribasso arriva dopo due aumenti e porta il tasso ai minimi da due anni esatti (era al 12% nel luglio 2013). Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni a luglio è pari al 40,5%, in calo di 2,5 punti percentuali sul mese precedente e di 2,6 punti su base annua. Lo rileva l'Istat nelle stime provvisorie. Si tratta del tasso più basso dal luglio del 2013. Dopo 14 trimestri di crescita e il calo nel primo periodo del 2015, nel secondo trimestre il tasso di disoccupazione si attesta al 12,1% (-0,1 punti su base annua). L'Istat sottolinea come si amplino i divari territoriali: dal 7,9% nelle regioni settentrionali, al 10,7% nel Centro fino ad arrivare al 20,2% nel Mezzogiorno. Gli occupati a luglio salgono dello 0,2% su giugno, vale a dire di 44 mila unità in più. Sul luglio 2014 il rialzo è dell'1,1%, con 235 mila persone occupate in più. E' quanto rende noto l'Istat, spiegando che il tasso di occupazione aumenta di 0,1 punti percentuali nel confronto mensile, portandosi al 56,3% e tornando ai livelli di novembre 2012.

Crescita - L'Istat vede al rialzo la crescita del Pil nel secondo trimestre, portandola a +0,3% (da +0,2%) rispetto al primo trimestre e a +0,7% su base annua (da +0,5%), l'aumento tendenziale più alto da quattro anni (secondo trimestre 2011).  La crescita acquisita del Pil per il 2015, cioè quella che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri dell'anno, risulta pari al +0,6%. Lo rileva l'Istat con i dati del secondo trimestre e rivedendo al rialzo la stima preliminare del 14 agosto (+0,4%).

Renzi. "Quello che è importante è che l'Italia è ripartita dopo che negli ultimi anni è come se avesse avuto la ruota bucata e una caduta in discesa" mentre i Paesi di testa dell'Europa crescevano. Così Matteo Renzi in un video in cui commenta i dati Istat sottolineando che "per chi è abituato a cifre e statistiche sono solo numerini ma è di più: è la donna del Sud che trova occupazione, il cinquantenne che ha una chance grazie al Jobs act". "Ciascuno ha le proprie idee politiche ma diamo insieme una mano perché l'Italia torni a crescere", ha detto ancora il premier.

Squinzi "La crescita del Pil dello 0,3% non basta, anche perché non è merito nostro ma è dovuto solo al dimezzamento del prezzo del petrolio a rafforzamento del dollaro e al Qe". Così il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. "Noi non abbiamo fatto le pulizie interne, bisogna fare le riforme, solo in questo modo possiamo far ripartire il Paese".

Camusso Il segretario generale Cgil, Susanna Camusso attacca il presidente del Consiglio, Matteo Renzi e il leader di Confindustria, Giorgio Squinzi per le dichiarazioni fatte sul calo della disoccupazione e il miglioramento del pil. ''Se tornassero coi piedi per terra e la smettessero con la propaganda - dice - il Paese potrebbe cogliere le opportunità che sembrano prospettarsi"./Economia/Pagine/Pil-e-occupazione-per-l'Italia-torna-il-segno-positivo.aspx01/09/2015 21.15.52Bimbi traumatizzati, vittime di Boko HaramGli attacchi e le violenze dei Boko Haram in tutta la regione del lago Ciad rischiano anche di distruggere psicologicamente un’intera generazione.  Lo denuncia Medici senza frontiere che ha integrato il supporto psicologico alle attività mediche.

"I bambini raccontano storie orribili attraverso i loro disegni: armi, elicotteri, persone decapitate – racconta Aurelia Morabito, psicologa Msf - . Molti fuggono da soli nella notte o si nascondono in acqua, sperando che nessuno li trovi”. Traumi molto difficili da riassorbire, anche perché il clima di terrore sembra destinato a durare ancora a lungo.

Nelle ultime settimane, infatti, gli attacchi perpetrati da Boko Haram nella regione del lago Ciad sono aumentati e, in risposta, si è estesa anche la presenza militare. Il numero di persone costrette a fuggire dalle proprie case è più che raddoppiato, portando il numero totale di sfollati nell’area a 75.000.

La paura instillata nella popolazione – composta da persone provenienti sia dal Niger e dalla Nigeria che dal Ciad – è acuita dalla violenza incessante che non mostra segni di cedimento. I bisogni in termini di cure psicologiche sono elevati e, considerato anche l’ultimo aumento di violenza, continueranno soltanto a crescere.

Dall’inizio delle sue attività in risposta alla crisi in Ciad, nel mese di marzo di quest’anno, Medici senza frontiere (MSF) ha riscontrato subito l’immediata necessità di integrare il sostegno psicologico con le altre attività mediche. Oggi, operando nel campo rifugiati di Dar Es Salam, nella regione del lago Ciad, gli psicologi di MSF ascoltano le storie di orrore e continua paura che affliggono la vita quotidiana dei sopravvissuti.

Tra i pazienti che necessitano di supporto psicologico nella clinica Msf del campo rifugiati, uno su quattro mostra sintomi di depressione. Disordini del sonno, gravi reazioni emotive o stress post-traumatico sono frequenti.

“Ho incontrato A., una ragazza di 16 anni fuggita da Baga, in Nigeria” racconta Forline Madjibeye, psicologa Msf. “Entrambi i suoi genitori sono stati uccisi, così come i suoi vicini. Ha preso per mano il piccolo fratellino e suo nipote e, con loro, i figli dei vicini ed è fuggita fino ad arrivare qui. Ho parlato con lei ieri e mi ha raccontato che non ha ancora ricevuto il suo tesserino per i rifugiati del campo e non ha accesso al cibo. I bambini piangono perché hanno fame”.

La fuga da questa situazione e le condizioni di vita estremamente difficili si aggiungono ai già persistenti effetti psicologici di un tale trauma. Secondo Forline, la responsabilità di prendersi cura di sei bambini in un campo rifugiati, in aggiunta a ciò che ha vissuto in Nigeria, ha avuto un forte impatto su A.. La ragazza continua a rivivere la paura, non riesce a dormire, è estremamente stressata e soffre di depressione a causa del suo futuro del tutto incerto.

“Vorremmo restituire ad A. il suo equilibrio psicologico, in modo che possa gestire meglio la paura e la tristezza che sta vivendo e prendersi cura di se stessa e dei bambini”, continua Forline. “Non è una situazione facile e molte altre persone purtroppo hanno vissuto situazioni simili. Così la incoraggio a condividere la sua esperienza con gli altri rifugiati e a non rimanere in casa da sola.”

Con l’aumento della violenza nella regione, l’insicurezza accompagna questi rifugiati sin dalla loro partenza. Sebbene possano aver creduto di fuggire verso la salvezza, sono invece ancora traumatizzati, non si sentono al sicuro e, quindi, continuano a rivivere il trauma. ‘Casa’ è oggi un insieme di tende all’aperto nel bel mezzo del deserto, dove restano esposti al pericolo di ulteriori attacchi.

Aurelia Morabito, una psicologa che ha lavorato per Msf nella regione del Lago Ciad negli ultimi due mesi, spiega che i sintomi che i pazienti presentano sono strettamente legati agli eventi traumatici che hanno vissuto, ma anche alle condizioni di vita e al sentimento di paura che si trovano ad affrontare all’arrivo.

“Il processo di recupero è lungo. Le persone hanno assistito a cose orribili, sono diventate rifugiati e poi sono arrivate in un campo dove la vita è triste e molto dura. Inizialmente, soffrono di stress post-traumatico, non riescono a dormire. Ma non hanno altra scelta che rimanere. Non sono solo vittime di Boko Haram, devono anche affrontare un processo per accettare la vita da rifugiato, prendersi cura di loro stessi in un luogo diverso e dover convivere con la realtà di non avere idea di ciò che succederà domani."

Dall’avvio del programma a marzo, gli psicologi di Msf hanno assistito 524 pazienti. Le équipe offrono consulti individuali, familiari o di coppia e i bambini possono prendere parte a un workshop di disegno settimanale per esprimere ciò che sentono.

“È più facile per i bambini esprimere le loro paure attraverso il disegno”, dice Aurelia. “Dopo, parliamo dei disegni con loro e i loro genitori per aiutarli a controllare le loro paure. Ad ogni sessione, i bambini raccontano storie orribili attraverso i loro disegni. Vediamo immagini di armi, elicotteri e di persone decapitate. Ascoltiamo storie di bambini che hanno lasciato la Nigeria, per poi vivere un altro attacco nel Niger, tornare in Nigeria e vedere ancora violenza. Molti di loro sono fuggiti da soli nella notte o hanno trascorso la notte nascosti in acqua, sperando che nessuno li trovasse.”

L’obiettivo dell’équipe di aiuto psicologico di Msf è di fornire supporto ai rifugiati per attenuare il peso del trauma e assicurarsi che abbiano un esperto a disposizione con cui parlare ogni volta che ne abbiano bisogno, in uno spazio sicuro e confidenziale.

“Attraverso le nostre sedute, gli psicologici di Msf ascoltano e provano a riportare alla normalità le reazioni dei rifugiati”, spiega Aurelia. “Questo aiuta e rassicura i pazienti mentre entrano in contatto con gli altri e condividono le loro esperienze. Siamo consapevoli di non poter annullare del tutto la sofferenza ma possiamo aiutarli ad affrontare meglio le loro reazioni.”/Mondo/Pagine/boko-haram-bimbi-terrore.aspx01/09/2015 21.15.52Il Papa: "Valerie, per favore, canta per me"​Grazie ad un collegamento in videoconferenza, Papa Francesco ha potuto consolare una studentessa di 17 anni, Valerie Herrera, che gli si è rivolta in lacrime spiegando di avere una rara malattia della pelle. La ragazza ha detto al Papa che spesso questa malattia le causa le prese in giro dei suoi coetanei, e di trovare conforto solo nella musica. "Posso chiederti di cantare una canzone per me?", le ha chiesto Bergoglio, che di fronte alla sorpresa e alle titubanze della giovane ha aggiunto: "Sii coraggiosa!". E Valerie ha cantato. La possibilità di dialogare con gli studenti americani in vista del suo viaggio negli Stati Uniti del prossimo settembre è stata offerta al Papa da Abc, l'emittente che ha organizzato e prodotto la videoconferenza.

/Chiesa/Pagine/Il-Papa-a-una-studentessa-Posso-chiederti-di-cantare-una-canzone-.aspx01/09/2015 21.15.52Il satellite conferma: distrutto tempio di BelSfumano anche le ultime speranze. Immagini satellitari postate in rete dall'Istituto per la formazione e la ricerca delle Nazioni unite, hanno confermato che il tempio di Bel a Palmira, in Siria, è stato completamente distrutto dai miliziani dello Stato islamico. "Siamo in grado di confermare la distruzione dell'edificio principale del tempio di Bel e di parte del colonnato circostante", ha reso noto l'Onu dopo avere confrontato le immagini satellitari del tempio prima e dopo le devastanti esplosioni.

Una ripresa del 22 maggio mostra chiaramente il tempio, una struttura rettangolare circondata di colonne la cui costruzione venne completata nel secondo secolo d.C, mentre in un'immagine scattata il 25 agosto si vedono in piedi solo alcune colonne all'estremità del sito archeologico.

Dopo la diffusione della notizia della distruzione del tempio si era sparsa una voce che smentiva lo scempio dell'antico sito archeologico, patrimonio mondiale dell'Unesco. Le immagini fornite dall'Onu hanno mandato in frantumi anche le ultime speranze.

/Mondo/Pagine/palmira-distrutto-tempio-bel.aspx01/09/2015 21.15.52«Martini, la passione per la Parola di Dio»"Dalla sua vicinanza e da questi insegnamenti traiamo conforto ed impegno per costruire la Milano metropoli, ed in essa l'appropriata fisionomia del cristiano e del cittadino di questo nuovo millennio": È quanto ha detto il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, nell'omelia durante la messa di suffragio nel terzo anniversario della morte del cardinal Carlo Maria Martini, concelebrata con il cardinale Dionigi Tettamanzi in Duomo.

Il cardinale Carlo Maria Martini, come "uomo, cristiano, Vescovo" di Milano "ci ha lasciato come eredità preziosissima la passione per la Parola di Dio" e la sua "vita e ministero" ci "dice il contenuto, il metodo e lo scopo dell'annuncio cristiano: trasmettere di generazione in generazione l'incontro con il Cristo vivo nella sua Chiesa, attraverso la testimonianza, per dilatare la comunione a tutti gli uomini. Perché fare questo rende 'piena la nostra gioia'". Ha detto ancora l'arcivescovo Scola.

"La sua straordinaria capacita' di convolgerci nella Parola - ha sottolineato Scola - era per lui visibile radice di gioia".

Prendendo spunto dal brano giovanneo ("Quello che abbiamo veduto con i nostri occhi... che le nostre mani toccarono del Verbo della vita") Scola ha sottolineato "un carattere decisivo del cristianesimo" che "ci porta immediatamente alla figura del Cardinale Carlo Maria Martini. All'uomo, al cristiano, al Vescovo che ci ha lasciato come eredità preziosissima la passione per la Parola di Dio. E lo ha fatto riformulando creativamente la 'lectio' biblica. In tal modo ha educato i fedeli, sacerdoti, religiosi, laici, alla familiarità con la sacra Scrittura, che posso toccare con mano visitando la nostra diocesi".

"La vita - ha continuato - e il ministero del compianto Cardinale, ispirandosi al passaggio della Prima Lettera di Giovanni ('Quello che era da principio... quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi') ci dice il contenuto, il metodo e lo scopo dell'annuncio cristiano: trasmettere di generazione in generazione l'incontro con il Cristo vivo nella sua Chiesa, attraverso la testimonianza, per dilatare la comunione a tutti gli uomini".

E "il ritornello del Salmo responsoriale ('Una generazione narra all'altra la bontà del Signore') sintetizza, in un certo senso, questo metodo di lettura popolare della sacra Scrittura con il dinamismo della traditio, di quella oggettiva, apostolica, anzitutto. Per questo", ha detto Scola "siamo autorizzati a sperare di speranza certa che sia assegnato 'in cielo un posto di singolare splendore a coloro che in terra hai chiamato alla guida della tua Chiesa'".

In riferimento alla parabola evangelica della moneta perduta, Scola ha ricordato che "è una delle parabole della misericordia citate anche da Papa Francesco nella Bolla di indizione (Misericordiae vultus) dell'Anno Santo ormai alle porte": una passo del Vangelo in cui "l'accento non è sulla perdita ma sulla gioia del ritrovamento. Gioia che, per sua natura, viene partecipata. Gesù non si dà pace finché ogni suo figlio 'perduto' non sia ritrovato. Non perde tempo a lamentarsi per averlo perduto, impiega tutte le sue energie in questa instancabile ricerca. Niente è più urgente di questo. Questo è il contenuto proprio della missione di Gesù. Questo deve garantire a tutti la Chiesa. Per questo la sua missione consiste nel lasciar trasparire il volto misericordioso di Cristo a favore di tutte le donne e di tutti gli uomini".

Citando le parole di papa Francesco "la gioia di Dio è perdonare: qui c'è tutto il Vangelo, c'è tutto il cristianesimo. Ma guardate che non è sentimento, non è 'buonismo'! Al contrario, la misericordia è la vera forza che può salvare l'uomo e il mondo dal 'cancro' che è il peccato, il male morale, spirituale. Solo l'amore riempie i vuoti, le voragini negative che il male apre nei cuori e nella storia".

Come già negli anni scorsi, al termine della messa, diversi fedeli sono andati a pregare sulla tomba di Martini, nella navata di sinistra del Duomo, che è diventate meta di un pellegrinaggio costante da parte di molti fedeli. /Chiesa/Pagine/martini-messa-scola-tettamanzi-2015.aspx01/09/2015 21.15.53Conte scalda Eder per battere Malta e BulgariaAntonio Conte è stato chiaro: vuole battere Malta e Bulgaria per mettere un piede e mezzo agli Europei di Francia. È questo il suo chiodo fisso, ad altro non pensa, neppure all'eventuale rinnovo contrattuale nonostante il presidente federale Carlo Tavecchio come ribadito più volte anche negli ultimi tempi sia pronto a sottoscriverglielo subito.

Il ct azzurro, che questa sera al Museo del calcio ha ricevuto il premio Nereo Rocco 2015 per la carriera sportiva, tiene i suoi tutti in corda, studio al video degli avversari e prove tecnico-tattiche, l'ultimo successo in qualificazione risale quasi ad un anno fa, ottobre 2014, proprio contro Malta: da allora sono seguiti tre pareggi e a sconfitta in amichevole di metà giugno contro il Portogallo a Ginevra.

Per vincere si sa servono i gol e non è questa Italia fin qui abbia abbondato sotto porta: così Conte scalda Eder che ha iniziato il campionato alla grande, 4 gol nelle prime due partite. Il sampdoriano, secondo quanto emerso anche dall'allenamento di questo pomeriggio, dovrebbe formare il tridente con Pellè e uno tra Candreva e Vazquez, con quest'ultimo che ha rappresentato la novità della giornata insieme a Soriano, testato a centrocampo con Pirlo e Verratti e in ballottaggio con Bertolacci.

Prima dell'allenamento il ct Conte, alla presenza anche del dg della Federcalcio Michele Uva, ha donato una maglia azzurra numero 10 a Ignazio Paternò presidente della Lidl Italia, sponsor principale della Nazionale fino al 31 dicembre 2018: l'accordo è stato presentato oggi a Coverciano alla presenza fra gli altri anche di Giancarlo Antognoni e Fiona May. /Sport/Pagine/Conte-nazionale-azzurra.aspx01/09/2015 21.15.53Suicidi in carcere, un'estate neraSi continua a morire nelle carceri italiane. Nella notte tra domenica e ieri Giorgio S., 50 anni, si è tolto la vita impiccandosi poche ore dopo essere entrato nel carcere del Bassone di Como. Non hanno potuto fare nulla gli agenti di polizia penitenziaria che hanno trovato troppo tardi il corpo dell’uomo: i disperati tentativi di rianimarlo non sono serviti. Giorgio S. era stato portato nel penitenziario solo poche ore prima, con un carico pesantissimo di accuse: sequestro di persona, violenza sessuale e tentato omicidio ai danni dell’ex convivente.

Sale così a 32 il numero dei suicidi nei penitenziari italiani dall’inizio dell’anno. L’ultima morte – forse – di questa estate particolarmente difficile nelle carceri durante la quale ben 12 persone si sono tolte la vita tra i mesi di luglio e agosto. Appena cinque giorni prima del suicidio del Bassone, era stata la volta di un ragazzo catanese di 32 anni: l’affidamento in prova ai servizi sociali non era andato bene e così Remo R. era tornato dietro le sbarre nel carcere di Gela dove si è tolto la vita, il 26 agosto scorso, impiccandosi. A Ferragosto la morte di una ragazza di 27 anni che si è tolta la vita a Pisa: aveva alle spalle appena due settimane di detenzione. Mentre nel carcere romano di Regina Coeli, tra il 19 e il 20 luglio, due persone si sono tolte la vita: un ragazzo romeno di 18 anni e Ludovico C., l’uomo arrestato meno di 24 ore prima con l’accusa di aver ucciso un gioielliere romano durante una rapina.

«L’estate è un momento particolarmente difficile per chi si trova in carcere», commenta Ornella Favero, volontaria e direttrice della rivista "Ristretti orizzonti", curata da un gruppo di detenuti del "Due Palazzi" di Padova. Sovraffollamento e caldo rendono più difficile sopportare le giornate in cella. Soprattutto quando le temperature sono elevate come negli ultimi mesi. Al caldo, agli spazi limitati e ai disagi che affliggono le celle italiane bisogna poi aggiungere il "vuoto" di attività che caratterizza la quasi totalità degli istituti di pena.

«Le attività trattamentali si interrompono da giugno a settembre. In alcuni casi fino a ottobre. E questo succede in un momento dell’anno difficile soprattutto per chi è solo e lontano dalla famiglia. Interrompere completamente le attività è una follia», dice Favero. Anche le attività di volontariato – spesso – si fermano: vuoi per un calo della presenza, vuoi per la riduzione del numero di agenti di polizia penitenziaria a causa delle ferie.

Prevenire i suicidi in carcere resta un compito difficile. Spesso non basta aumentare la sorveglianza per i più giovani e per coloro che si trovano per la prima volta a fare i conti con la detenzione. Lo stesso vale per coloro che, dopo anni di carcere, sono prossimi al fine pena: in tanti, vinti dall’ansia e dalla paura del "vuoto" che li attende fuori dalla cella, si sono tolti la vita. «Ci sono tante situazioni complesse anche durante la detenzione», spiega Ornella Favero, che torna a rivendicare con forza la battaglia di "Ristretti Orizzonti" per ampliare i momenti e gli spazi per i colloqui tra detenuti e famiglie.

«Un provvedimento che non costa nulla, ma che porterebbe grandi benefici», sottolinea. Ad esempio la possibilità – già sperimentata al "Due Palazzi" – per i detenuti che non possono fare i colloqui con le famiglie a causa della distanza, di usufruire di una video-chat via Skype. Opportunità di cui beneficiano soprattutto gli stranieri, ma anche chi ha lasciato la famiglia in Sicilia o in Calabria. A Padova, inoltre, il direttore ha concesso la possibilità per i detenuti di fare due telefonate in più rispetto alle quattro consentite dal regolamento. «La vera prevenzione consiste nel rafforzare tutto ciò che rende la vita carceraria più umana – conclude Favero –. A volte, sentire la voce di una persona cui vuoi bene in un momento difficile può fare la differenza»./Cronaca/Pagine/carceri-suicidi-estate-nera.aspx01/09/2015 21.15.53Obama cambia nome al monte più alto d'America Dopo decenni di battaglie e di promesse mancate, Barack Obama ha annunciato che la vetta più alta del Nordamerica, l'attuale Mount McKinley, tornerà alla sua denominazione originaria, quella che da secoli gli era stata data dalle popolazioni native: Denali, che significa "la grande montagna". "Mount McKinley no more": mai più quel nome, esultano in Alaska, mentre contro la Casa Bianca si è scatenata una bufera di reazioni politiche.

L'accusa di molti, anche in Congresso, è che la decisione rappresenta un insulto per lo stato dell'Ohio e la sua popolazione. Perchè dell'Ohio era William McKinley, il 25/mo presidente Usa a cui i colonizzatori dedicarono il monte nel 1896. Pazienza se da sempre quella montagna era sacra agli indigeni locali, gli Athabascan, e se McKinley - assassinato nel 1901 - in Alaska non c'e neanche mai stato. Quella decisione, presa quasi 120 anni fa, ancora oggi è una ferita aperta per i nativi dell'Alaska, che quel picco alto oltre 6.000 metri e con un'ascesa più larga e graduale del monte Everest hanno sempre continuato a chiamarlo Denali.

La decisione di tornare all'antico nome è stata annunciata da Obama alla vigilia dello storico viaggio di tre giorni nel più grande degli stati Usa: sarà il primo presidente in carica a visitare il circolo polare artico. I detrattori lo accusano di aver tirato fuori la storia del monte in maniera ipocrita, anche per placare le critiche di parte della popolazione dell'Alaska che lo accusa di aver dato alla Shell i permessi per nuove trivellazioni al largo delle coste dello stato.

Persino lo speaker della Camera John Bohener, originario dell'Ohio, è sceso in campo: "Sono molto deluso da Obama", ha detto, contestando il fatto che il presidente ancora una volta si sia comportato da "monarca" e abbia deciso d'autorità di cambiare quel nome, ricorrendo ai poteri del ministero dell'interno. "Faremo di tutto in Congresso per stoppare questa azione", ha promesso il deputato repubblicano, Bob Gibbs, che porterà il caso alla Commissione risorse naturali della Camera dei Rappresentanti.

In Ohio c'è chi pensa addirittura a manifestazioni e petizioni. Ma Obama nella tre giorni in Alaska si occuperà soprattutto dell'emergenza legata ai cambiamenti climatici, le cui conseguenze sono già ben visibili nella regione artica con lo scioglimento dei ghiacciai e l'innalzamento del livello del mare. Metterà l'accento sulla necessità di fare di più, sia in America sia a livello internazionale. "Obama può cambiare nome al McKinley ma non può fermare lo scioglimento dei suoi ghiacci", titola con un pò di ironia il Washington Post. E per rassicurare sulle trivellazioni al largo delle coste dello stato, il presidente lancerà un messaggio chiaro: "Mai più un disastro come quello della marea nera nel Golfo del Messico". Rassicurerà quindi come in Alaska i permessi dati sono limitati e vincolati ad obblighi mai così stringenti per una compagnia petrolifera. /Mondo/Pagine/alaska-obama-cambia-nome-al-monte-piu-alto-d-america-.aspx01/09/2015 21.15.54Ucraino morto per sventare rapina, «un eroe» Si vuole conferire la cittadinanza italiana e una ricompensa al valore civile ad Anatolij Korol, il muratore ucraino di 38 anni ucciso la sera di sabato scorso da due banditi in un supermercato di Castello di Cisterna (Napoli) mentre cercava di sventare una rapina. Una vicenda che ha impressionato non solo la comunità campana (che ha proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali e si è stretta intorno alla famiglia del muratore, la moglie, il figlio 14enne e la bambina di un anno e mezzo che era con lui al momento dell'omicidio), ma tutta l'opinione pubblica e il popolo della reta che gli ha dedicato uno pagina Facebook e già migliaia di commenti.

"A mani libere e piene di umanità, come quelle di Anatolij": è quanto scrive il vescovo di Nola (Napoli), Beniamino Depalma, in un messaggio alla diocesi in ricordo di Anatolij Korol. Il presule invita a "raccogliere il testimone" del gesto dell'ucraino e chiede ai responsabili del delitto "il coraggio di prendere atto del male che hanno fatto e di assumersi tutta la responsabilità del gesto che hanno compiuto: se recupereranno tale coscienza - scrive il vescovo - dimostreranno che nel loro cuore c'è ancora un seme di umanità".

Domenica sera Depalma officerà una cerimonia religiosa nella chiesa di Castello di Cisterna, per "affidare al Signore il buon Anatolij, pregare per i suoi cari, invocare la pace per la nostra terra". "Anatolij - scrive ancora monsignor Depalma - era giunto in questo nostro territorio per vivere con la sua famiglia una vita più dignitosa: vi ha trovato la morte, seppure da eroe. Dobbiamo raccogliere il suo testimone, non possiamo lasciare che il suo gesto venga dimenticato, così come non possiamo dimenticarci della sua famiglia, della giovane moglie e dei figli"./Cronaca/Pagine/muratore-ucraino-morto-per-sventare-rapina.aspx01/09/2015 21.15.54Herat: gas in una scuola femminile, 100 ricoveriAlmeno 116 studentesse e insegnanti di una scuola femminile della provincia occidentale afghana di Herat sono state ricoverate in ospedale con sintomi di avvelenamento di natura sconosciuta. Lo riferisce l'agenzia di stampa Pajhwok. Il portavoce dell'Ospedale zonale di Herat, Mohammad Shafiq Sherzai, ha detto che il fatto è avvenuto nell'area di Jabril del capoluogo provinciale, Herat City. I sanitari sono alla ricerca delle cause dell'avvelenamento, e per il momento sembra che nessuna delle persone ricoverate sia in pericolo di vita.   

Da tempo nelle scuole femminili dell'Afghanistan vengono segnalati casi di avvelenamento di massa,  45 giorni fa un episodio simile coinvolse 45 ragazze di un'altra scuola di Herat City.  Questo tipo di operazioni non vengono mai rivendicate ma secondo gli analisti sono realizzate da gruppi fondamentalisti che si oppongono all'istruzione delle giovani./Mondo/Pagine/herat-gas-a-scuola-100-studentesse-ricoverate.aspx01/09/2015 21.15.54«Basta persecuzioni contro i cristiani»​All’Angelus il Papa ha ricordato la beatificazione, ad Harissa, in Libano, del vescovo siro-cattolico Flaviano Michele Melki, martire, 100 anni fa, durante le persecuzioni avvenute sotto l’Impero Ottomano. 

È stato un evento di grande consolazione per i tanti cristiani che oggi sono umiliati e oppressi: è quanto ha detto il patriarca della Chiesa siro-cattolica Ignace Youssif III Younan, che in Libano ha presieduto la beatificazione di monsignor Melki, martirizzato il 29 agosto 1915.
“Nel contesto di una tremenda persecuzione contro i cristiani, egli fu difensore instancabile dei diritti del suo popolo, esortando tutti a rimanere saldi nella fede”.
Mons. Melki fu ucciso in odio alla fede durante “la micidiale persecuzione turca che provocò lo sterminio degli armeni e il massacro delle altre minoranze cristiane”, ha affermato il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, cardinale Angelo Amato, presente al rito. Al vescovo fu proposto di convertirsi all’islam se voleva avere salva la vita. Ma rifiutò e fu barbaramente trucidato e il suo corpo gettato nel fiume Tigri. Papa Francesco sottolinea che le violenze anti-cristiane oggi sono tutt’altro che finite: “Anche oggi, cari fratelli e sorelle, in Medio Oriente e in altre parti del mondo, i cristiani sono perseguitati. La beatificazione di questo Vescovo martire infonda in loro consolazione, coraggio e speranza”.
E conclude con un appello: “Ci sono più martiri di quelli che c’erano nei primi secoli. Ma questo sia anche di stimolo ai legislatori e ai governanti perché ovunque sia assicurata la libertà religiosa; e alla comunità internazionale chiedo di fare qualcosa perché si ponga fine alle violenze e ai soprusi”.
/Chiesa/Pagine/papa-angelus-melki.aspx01/09/2015 21.15.54Serie A, la favola del Chievo continua​RISCALDAMENTO: Se al Nazza e a noi tifosi “sani” dell’Hostaria Sparafucile avessero detto che dopo 180 minuti della Serie A 2015-2016 in vetta alla classifica - al fianco dell’Inter milionaria - ci sarebbero stati il vecchio eppur giovanissimo Torino (zeppo di Under 23), i piccolo Sassuolo confindustriale-squinziano e il Palermo dei senzaDybala beh, avremmo alzato i calici e brindato con una gran risata. E invece...


IN CAMPO: IL TORO DEL SIGNOR VENTURA
Il tecnico del Torino, il signor Ventura Giampiero, genovese 67 anni, ha confermato anche contro il Frosinone del signorino Stellone Roberto, classe 1977 (il più giovane allenatore della Serie A) di essere l’allenatore più sottovalutato del pianeta calcio. Ventura è uno che solo nell’ultimo decennio ha cresciuto talenti, vendemmiato successi in mezza Italia e fatto scorrere calcio champagne nelle botti di Pisa, Bari e Torino. Il mio amico editore Marco Castellano (GoalBook) dice con sicumera: «Ventura sulle “fasce” pratica gli schemi più efficaci del mondo». Aperto il dibattito in merito, intanto il suo Toro ha spedito in Nazionale l’umile portiere Padelli, ridonato una seconda giovinezza al bomber Quagliarella ed elevato al ruolo di monumento vivente il capitano polacco Glik (onomatopeico da osteria e grido di battaglia della Maratona). E poi occhio alla scapigliatura granata, in questo momento è il miglior prodotto editoriale del vigile Urbano, Cairo.

LA FAVOLA CHIEVO CONTINUA
L’altra capolista che fa impazzire tutti noi dell’Hostaria Sparafucile è questo Chievo favoloso. Il presidente “Harry Potter” Luca Campedelli, è davvero un maghetto del mercato e anche delle panchine. Sul primo punto, al folle bazar sempre aperto del calciomercato, spende poco (prestiti delle grandi e riciclaggio del Pepe juventino) e raccoglie molto. Per la panchina sceglie sempre “gente da cuore Chievo”, prima Eugenio Corini e ora Rolando Maran. Rolando il pacioso è uno stratega di campo che lavora con quello che ha e spesso rende oro ciò che altrove era dato per ferro arrugginito. Se a tutto questo aggiungete il tacco volante alla Ibrahimovic di Meggiorini e la doppietta d’autore di Paloschi - sempre più emulo del suo maestro Pippo Inzaghi - ecco spiegato il poker calato a una Lazio in piena crisi d'identità che (dopo il Leverkusen il suo "boia" di Champions) che si inchina dinanzi alla favola della capolista (anzi capoliste) a sorpresa./Sport/Pagine/castellani-31-agosto-2015.aspx01/09/2015 21.15.55
Aggiornato: 3 ore 58 min fa

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