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La “vetrina” di Avvenire.it: le notizie principali, gli approfondimenti, le nostre inchieste, multimedia«Impossibile nutrire dove c'è guerra» Dobbiamo fare i conti con un mondo nel quale lo sviluppo sia equilibrato con il rispetto dell'ambiente: la nostra popolazione è in aumento, e dobbiamo far fronte alla necessità di nutrire nel modo giusto". Lo ha affermato Aung San Suu Kyi, attivista birmana premio Nobel per la Pace, in un videomessaggio inviato all'Expo delle idee, a Firenze.

Suu Kyi si è augurata che Expo 2015 rappresenti "l'occasione per condividere idee e discutere i metodi e gli strumenti perchè le generazioni future seguano una corretta alimentazione". Per il Premio Nobel birmano occorre "una migliore nutrizione" e sotto questo profilo auspica un grande e innovativo impegno da parte delle nuove generazioni. "Mi auguro che un giorno loro possano aiutare altri nel mondo meno fortunati", ha aggiunto Suu Kyi.

Bisogna fare "uno sforzo enorme altrimenti le guerre future saranno per cibo e acqua". Così Romano Prodi nel suo intervento all'Expo delle idee. "Ci sono molti problemi per il futuro - avverte Prodi - ci sono tanti dati che ci dicono che c'è un problema: la domanda è superiore all'offerta" e questo "è un problema immane, abbiamo 800 milioni che hanno fame ma anche miliardi che cambiano dieta". Secondo l'ex premier infatti "il consumo di carne sta aumentando tantissimo e aumenterà ancora e di questo non vi è consapevolezza nel mondo". Il vero dilemma di oggi, conclude Prodi è "aumentare la produzione o diminuire i consumi".

"La sfida di Expo è a caratteri cubitali. E dentro a tante sfide, c'è la sfida dell'identità italiana da affermare a tutto tondo". Lo afferma il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, durante l'evento Expo delle idee in corso a Firenze in Palazzo Vecchio. "Quella dell'identità italiana -  spiega il titolare del Viminale - è una sfida fatta da 8 mila campanili, quanti sono i nostri comuni, che tutti saranno valorizzati dall'evento. Expo è una grande sfida che è bello raccontare da Firenze".

Il programma. opo la prima parte conclusasi attorno alle 13, ha preso il via a Palazzo Vecchio a Firenze, con una lettura dell'attrice Valeria Solarino, la sessione pomeridiana della seconda giornata di "Italia 2015: il Paese nell'anno dell'Expo". Al centro del programma le quattro parole chiave con cui l'Italia si preparerà ad Expo: bellezza, saper fare, innovazione e vivaio. Tra i partecipanti alla seconda plenaria di lavori il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, il ministro della Cultura Dario Franceschini, il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, il commissario del Padiglione Italia Diana Bracco. Previsti inoltre il commissario unico e ad di Expo 2015 Giuseppe Sala, il presidente del Coni Giovanni Malagò, il presidente del Comitato per la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024 Luca Cordero di Montezemolo e il giornalista e divulgatore scientifico Piero Angela. Le conclusioni dei lavori sono affidate al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella./Cronaca/Pagine/expo-delle-idee-a-firenze.aspx28/03/2015 17.08.26Salento, una Via Crucis per gli uliviIn occasione della domenica delle Palme i vescovi di cinque diocesi leggeranno un messaggio congiunto in cui, parlando delle varie criticità che affliggono il territorio, annunceranno una Via Crucis che verrà svolta lunedì 30 marzo da Gagliano del Capo al Santuario di Santa Maria di Leuca per infondere alla comunità il coraggio di affrontare la grave emergenza in atto che riguarda gli ulivi secolari della zona, colpiti dal parassita Xylella arrivato dall'America del Sud e che dovranno essere sdradicati. Una indicazione, arrivata dall'Ue, che sta sollevando forti contrarietà nel territorio.

I cinque vescovi, Domenico D’Ambrosio per la diocesi di Lecce, Donato Negro per quella di Otranto, Domenico Caliandro per la diocesi di Brindisi-Ostuni, Fernando Tarcisio Filograna per quella di Nardò-Gallipoli e Vito Angiuli per la diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca propongono importante iniziativa all'appello che con l’auspicio che i responsabili istituzionali, politici e sociali trovino le giuste risposte alla grave calamità.
 
"Il fascino del Salento - si legge nel messaggio - è reso ancora più attraente dalla presenza dei suoi ulivi secolari. Purtroppo in questi ultimi tempi un flagello mortale si è abbattuto su queste piantre con il rischio che poossa essere irrimediabilmente alterato l'intero territorio salentino con incalcolabili conseguenze sul piano economico per intere famiglie e per numerose attività produtttive e la perdita di una pianta che rappresenta la stessa identità della nostra cultura mediterranea ed è universalmente riconosciuta come simnbolo di pace e di benedizione". /Chiesa/Pagine/ulivi-via-crucis-salento.aspx28/03/2015 17.08.27«Santa Teresa, una donna eccezionale»Una “donna eccezionale” e una “maestra di preghiera”, che servì la Chiesa del 16.mo secolo con “audacia missionaria” e che ai religiosi di oggi insegna a essere, sulla sua scia, comunicatori instancabili del Vangelo. È il ritratto che Papa Francesco fa di Santa Teresa d’Avila in una lettera al preposito generale dei Carmelitani Scalzi, scritta per celebrare i 500 anni della nascita della grande mistica spagnola.

Care consorelle, non perdete tempo a trattare con Dio “interessi di poca importanza” mentre “il mondo è in fiamme”. Basterebbe una frase come questa a dare conto della statura umana e del carisma spirituale di Teresa d’Avila. E in effetti, negli anni in cui la monaca carmelitana percorre la Spagna a dorso di mulo per fondare chiostri su chiostri, dopo aver combattuto il lassismo del suo Ordine riformandolo con una nuova regola dall’interno, la Chiesa è lacerata dallo scisma di Lutero, le corone europee si danno battaglia senza fine e l’Impero ottomano allunga la sua ombra sul Vecchio continente.

Preghiera comunque
Teresa, scrive il Papa, non si limita a essere “una spettatrice” della realtà circostante, ma diventa una “comunicatrice instancabile del Vangelo”, nonostante la salute malferma, e una “maestra di preghiera” per tutte. “Quella di Teresa – scrive in proposito Francesco – non è stata una preghiera riservata unicamente ad uno spazio o ad un momento della giornata; sorgeva spontanea nelle occasioni più diverse”. “Convinta del valore della preghiera continua, benché non sempre perfetta”, la Santa, osserva il Papa, “ci chiede di essere perseveranti, fedeli, anche in mezzo all’aridità, alle difficoltà personali o alle necessità pressanti che ci chiamano”.

Umiltà non è timidezza
E maestra, Teresa di Gesù lo fu anche della vita comunitaria, che sentì il bisogno di modificare per ridare slancio al Carmelo. Perciò, nota Francesco, “il fondamento che pose nei suoi monasteri fu la fraternità”, stando “molto attenta ad ammonire le sue religiose circa il pericolo dell’autoreferenzialità nella vita fraterna”. L’antidoto la futura Santa lo individua nell'umiltà, considerata in modo tutt’altro che generico. “Non è – afferma il Papa – trascuratezza esteriore né timidezza interiore dell’anima, bensì conoscere ciascuno le proprie possibilità e ciò che Dio può fare in noi”, evitando quel “falso punto d’onore”, come lo chiama, che è “fonte di pettegolezzi, di gelosie e di critiche”. L’umiltà teresiana, sintetizza Francesco, “è fatta di accettazione di sé, di coscienza della propria dignità, di audacia missionaria, di riconoscenza e di abbandono in Dio”.

Appello alla “grande impresa”
A cinque secoli dalla nascita, Teresa di Gesù resta per il Papa una “guida sicura e un modello attraente di donazione totale a Dio”. È una “grazia provvidenziale”, riconosce, che l’anniversario cada nell’Anno della Vita Consacrata. Se l’esempio della Santa è per le “comunità teresiane” uno sprone a essere “case di comunione” e segno della “maternità della Chiesa” nel “mondo lacerato dalle divisioni e dalle guerre”, a tutti Teresa di Gesù, conclude Francesco, “apre nuovi orizzonti”: “Ci convoca per una grande impresa, per guardare il mondo con gli occhi di Cristo, per cercare ciò che Lui cerca e amare ciò che Lui ama”.

(Alessandro De Carolis, Radio Vaticana)/Chiesa/Pagine/lettera-papa-francesco-500-anni-teresa-di-gesu.aspx28/03/2015 17.08.26«EllaOne senza ricetta, si nasconde la verità»

Il provvedimento dell’Aifa che autorizza la vendita della «pillola dei cinque giorni dopo» (EllaOne) senza ricetta medica, con prescrizione medica obbligatoria solo per le minorenni, suscita «stupore e disapprovazione» nei medici cattolici che rilevano «la contraddittorietà della stessa decisione, la quale riporta nella clandestinità gli aborti precocissimi, nascondendoli nella facilità di esecuzione».

«Pretendevamo e pretendiamo una riflessione approfondita su questa materia – dichiara Filippo Maria Boscia, presidente dell’Associazione medici cattolici (Amci) – che consideriamo di eccezionale importanza per la tutela della vita sin dal suo naturale esordio. Ribadiamo che l’effetto specifico del farmaco è di impedire che l’embrione già formato trovi accoglienza nell’endometrio; che il farmaco può avere effetti antinidatori; che banalizzando l’uso del farmaco nelle persone adulte si va a riproporre una abortività spontanea precoce, che mette in gioco ogni personale libertà e ogni personale responsabilità».

Boscia sottolinea altre incongruenze di una decisione che fa discutere: «Che fine ha fatto il consenso informato? Che fine ha fatto il diritto del cittadino-utente a conoscere la verità? L’uso di un linguaggio equivoco e insicuro viola il principio del consenso informato. Non è solo un problema cattolico, ma è un principio tra i più laici e più squisitamente umani esistenti. Il pur flebile filtro di un colloquio o di un possibile intervento consultoriale è vanificato ed è sottratta ogni possibile assistenza. La società dimentica così ogni possibile difesa della vita al suo esordio».

/Vita/Pagine/EllaOne-senza-ricetta-si-nasconde-la-verita.aspx28/03/2015 17.08.26Tavecchio: «Conte non è sereno»

Dopo aver preso posizione in difesa di Conte già ieri sera, nel vivo della rovente polemica tra il ct e John Elkann, il presidente della Federcalcio Carlo Tavecchio ha avuto stamattina prima una riunione con lo staff tecnico azzurro, Conte e Castellacci in testa, per fare il punto sulla vicenda dell'infortunio a Marchisio e dei due referti divergenti, tra nazionale e club bianconero; poi ha avuto un colloquio a quattro occhi col ct apoche ore dalla partita con la Bulgaria.

"Auguri a Marchisio"
"Facciamo gli auguri a Marchisio per una pronta guarigione - ha esordito Tavecchio,parlando dal ritiro della nazionale a Radio Rai e alcune tv - ma il problema della nazionale non va messo in secondo piano. Mi pare che su un incidente fortuito si stia costruendo un castello che non ha motivo di essere. Da tanto seguo la nazionale, ho visto numerosi incidenti anche gravi, ma non ho mai visto attaccare l'allenatore come in questo caso. Non capisco questo accanimento".

Conte resta in azzurro
Tavecchio ha liquidato con un "non credo proprio" la ricorrente ipotesi di un addio anticipato del ct per le tensioni, mentre dalla federcalcio filtra una certezza: "state tranquilli, Conte farà l'Europeo". Ma il presidente federale ha parlato di un ct scosso, che si sente vilipeso. "È il meglio che potevamo prendere per la nazionale, è un bene per il nostro movimento: mi meraviglia - la sua difesa del ct - che mentre stiamo risalendo il ranking Fifa e stiamo ottenendo la qualificazione agli Europei, siamo capaci di farci del male da soli".

Conte non è sereno
"Sono stato vicino a Conte ieri sera, ho parlato con lui a lungo stamattina - ha ancora aggiunto Tavecchio - se devo dire che è sereno, no, non lo è. E questo non ci fa piacere. Tutti questi fatti hanno provocato tensioni, si sono scatenati fatti sui social, dall'altra parte, per i quali lui si sente addirittura vilipeso per una colpa che non ha".

"Elkann non ha bisogno di appelli"
Infine il rapporto con la Juve ed Elkann: "Non ho appelli da fare a Elkann, è una persona sufficientemente corretta da capire cosa vuole comunicare - la conclusione del presidente Figc - Stiamo lavorando per restituire alla federazione il prestigio che merita e questo ci basta. Noi abbiamo rispetto e considerazione della Juve, la prima squadra italiana e la più importante nel ranking europeo. E poi finisce lì: ci sono altre 19 squadre nel campionato italiano".

La diatriba medica

Due referti, due verità. E un caso che farà parlare a lungo. Ma il medico della nazionale Enrico Castellacci vuol dire chiaro e tondo "che non è in alcun modo in discussione linearità e correttezza dello staff azzurro". E comunque, in presenza di due referti completamente opposti, "un attimino di dubbio lasciatemelo coltivare".

Infortunio grave anzi no
Claudio Marchisio si è rotto, anzi no. Sette mesi di stop, ma non è così. Tra Firenze e Torino, tra la nazionale e la Juve, ieri oltre ad accuse e controrepliche durissime è nata una spaccatura profonda sulla reale entità dell'infortunio del centrocampista. Al termine di una giornata intensa, il colpo di scena della notte: il secondo esame effettuato dalla Juve esclude la lesione subtotale al legamento, dichiarata dal primo.

Tutti a chiedersi, cosa è successo? Come è possibile? Ora la 'verità' che conta è quella del club al quale appartiene il cartellino del giocatore e che deciderà come curarlo e rimetterlo in campo. Ma all'indomani del giallo, il medico della nazionale ha prima fatto il punto con Conte e Tavecchio, nel ritiro di Sofia. Poi ha voluto mettere qualche paletto. Mentre la Federcalcio decideva di rendere note le immagini dell'infortunio, attraverso Rai, Mediaset e Sky.

Castellacci: staff della nazionale corretto
"Non devo giustificare nessuno - l'esordio del professor Castellacci - perchè noi abbiamo agito con estrema correttezza e linearità". E via con i fatti: "Il giocatore si è procurato da solo, fuori allenamento con un movimento maldestro. Essendo un ginocchio già operato ed essendoci timori, era nostro compito mandare il giocatore a fare un controllo, come è avvenuto nel giro di 10'. Il referto radiologico virgolettato presso una affermatissima clinica fiorentina parlava di 'lesione subtotalè. Lo abbiamo comunicato alla Juve - prosegue Castellacci - chiedendo e ottenendo il permesso a divulgarne il contenuto ai media. È paradossale che ne nasca una polemica. E il paradosso nasce da un secondo referto diverso dal primo".

Referti divergenti
"Il referto di Torino - le parole entrando nel vivo del professore azzurro - dice il contrario di quello di Firenze: se ne discuterà, ma su etica, professionalità e linearità del nostro comportamento, nessun dubbio. Ho profonda stima dei colleghi radiologi, di quelli di Torino e di quelli di Firenze. Un attimino di dubbio consentitemi di averlo: non perchè il secondo referto dice una cosa diversa, vuol dire che il primo è del tutto sbagliato".

Quale trauma?
Una lesione solo parziale? Una lesione precedente non vista? Una traccia di vecchie lesioni? "Ci possono essere lesioni recenti o croniche, tante cose possono nascondersi dietro pareri diversi, e dico che vanno affrontati con estrema serenità. Se Marchisio soffre meno, se la lesione è inferiore al previsto o se non c'è, se ha avuto qualcosa nel passato non evidenziato finora, siamo felici...Vorrà dire che rientrerà prima, o che perlomeno si seguirà una terapia che gli consentirà di non cadere più in episodi sciocchi. Perchè lui ieri un trauma distorsivo l'ha avuto".

/Sport/Pagine/tavecchio-conferenza-stampa-caso-marchisio-juventus.aspx28/03/2015 17.11.05Meredith, assolti Amanda e RaffaeleAmanda Knox e Raffaele Sollecito assolti in via definitiva dall'accusa di aver ucciso Meredith Kercher la sera del primo novembre 2007. Si conclude così, dopo oltre dieci ore di camera di consiglio in Cassazione, il processo ai due imputati per il delitto di Perugia, del quale unico colpevole resta Rudy Guede, condannato a 16 in rito abbreviato per aver commesso l'omicidio in concorso.

La quinta sezione penale della Suprema Corte ha annullato le condanne, a 28 anni e sei mesi per Amanda e a 25 per Raffaele, inflitte l'anno scorso dalla Corte di Assise di Appello di Firenze dopo che il pg Mario Pinelli, mercoledì scorso, al termine della sua requisitoria ne aveva chiesto la conferma con una lieve riduzione di tre mesi per entrambi dovuta alla prescrizione di un reato minore.

La corte ha invece scelto la strada dell'annullamento senza rinvio "per non aver commesso il fatto". Resta solo la condanna definitiva a tre mesi per Amanda per la calunnia nei confronti di Patrick Lumumba. La quinta sezione penale, presieduta da Gennaro Marasca, ha citato nel suo dispositivo il secondo comma dell'articolo 530 del codice penale, laddove è scritto che "il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l'imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile". Si tratta in pratica di un'assoluzione per insussistenza di prove.

"Sono immensamente felice, torno a riprendermi la mia vita", ha detto Raffaele Sollecito, che dopo le arringhe dei suoi legali ieri aveva lasciato Roma, e ha atteso la sentenza nella sua casa di Bisceglie in provincia di Bari "Quella stessa magistratura che mi ha condannato ingiustamente - ha detto anche il trentunenne - mi ha restituito oggi la dignità e la libertà".

"Sono enormemente sollevata e grata per la decisione della Cassazione italiana", ha detto invece la Knox dagli Stati Uniti ai suoi avvocati Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova. "La consapevolezza della mia innocenza mi ha dato la forza nei tempi più bui di questo calvario" ha aggiunto l'americana da Seattle. "Sono sorpresa e molto scioccata", ha invece commentato Arline Kercher, la madre di Meredith. L'avvocato della famiglia Kercher, Francesco Maresca, ha parlato di una verità "difficile da digerire per la famiglia, per noi che l'abbiamo difesa e per i giudici che hanno emesso i verdetti di condanna".

Della lunga giornata di ieri resta anche l'urlo con cui l'avvocato Giulia Bongiorno ha accolto la lettura del dispositivo da parte della corte. La Bongiorno, per lunghe ore, aveva passeggiato nervosamente in disparte al secondo piano del Palazzaccio, dove davanti all'aula magna i giornalisti hanno atteso che terminasse la camera di consiglio. Terminando la sua arringa nella mattinata aveva affermato che "Raffaele Sollecito è un puro, un Forrest Gump. È stato condannato a 25 anni di carcere Forrest Gump", dopo aver battuto soprattutto sul tasto della inattendibilità - sempre sostenuta dalle difese dei due imputati - degli accertamenti compiuti sul Dna rilevato sull'arma del delitto e sul gancetto del reggiseno di Meredith.

A pagina 214 delle motivazioni al verdetto di condanna nel processo di rinvio a Firenze, aveva sottolineato la Bongiorno nell'arringa, "la sentenza ammette che non vi è prova certa del Dna nemmeno sul gancetto. E dopo aver detto che manca la certezza, propone una distinzione tra significato scientifico e giuridico della prova, dicendo che l'incertezza non esclude la capacità probatoria ridotta. Si arriva a un principio inaccettabile". "La prova genetica o è certa o va cestinata, il Dna o è di Sollecito o non lo è, non può essere forse", aveva attaccato la Bongiorno, "il mezzo Dna è una trappola".

Prima che i giudici entrassero in camera di consiglio anche l'avvocato Luca Maori, che con la Bongiorno ha difeso Sollecito, aveva affermato che "Il coltello e il gancetto sono le tessere fondamentali di questa vicenda. Se cadono queste tessere cade tutto. La Corte di Assise di Appello di Firenze, screditando la perizia fatta nel primo giudizio di secondo grado ha riesumato la consulenza genetica della polizia che rappresenterebbe un forte indizio di colpevolezza da unire ad altri anche se non costituisce una prova scientifica certa". L'avvocato Bongiorno, in un altro passaggio, aveva anche chiesto che potessero essere differenziate le posizioni di Solletico e Knox affermando che "non si può punire Raffaele per non aver accusato Amanda". "Non sono state rinvenute tracce di Amanda nella stanza di Meredith, e nemmeno di Sollecito. Se Amanda e Raffaele fossero stati nella stanza del delitto avremmo avuto una fotografia uguale a quella di Rudy, invece non troverete nella sentenza una parola su questo" aveva anche detto l'avvocato.

Amanda Knox e Raffaele Sollecito erano stati arrestati il 6 novembre del 2007, restando in custodia cautelare fino alla sentenza di assoluzione di entrambi da parte della Corte di Assise di Appello di Perugia il 4 ottobre 2011. Dopo quel verdetto, l'americana era subito tornata negli Stati Uniti mentre Sollecito, iscrittosi all'università a Verona, ha affrontato il resto del processo in Italia. Il 26 marzo 2013 la Cassazione annullò con rinvio le assoluzioni. Il processo di rinvio per competenza si è tenuto poi davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Firenze, che il 29 aprile ha condannato a 28 anni e sei mesi Amanda e a 25 Raffaele disponendo per lui anche il divieto di espatrio. Fino all'epilogo, stavolta definitivo, di ieri./Cronaca/Pagine/meredith-assoluzione-definitiva-per-amanda-e-raffaele.aspx28/03/2015 17.08.26Unioni civili, Betori: diremo la nostra​"Anche oggi ci siamo sentiti dire da qualcuno che noi dobbiamo tapparci la bocca perché dobbiamo parlare solo di cose etiche e spirituali, di peccati. Non di leggi non di diritti, perché noi dell'umano non dovremmo trattare non dovremmo dir nulla. Ma guarda caso proprio qui a Firenze verremo a parlare di come la fede è capace di illuminare l'umano come ha fatto secoli fa, ne è capace anche oggi. E nessuno ci tapperà la bocca". Lo ha detto ieri sera l'arcivescovo di Firenze e cardinale Giuseppe Betori, nell'omelia della messa pre-pasquale, in Arcivescovado, per le persone impegnate nel sociale e in politica.

"Tra l'altro - ha proseguito - in questo sono in buona compagnia: proprio oggi ho letto dalla bocca di un laico, laicissimo, grande filosofo, Habermas, il diritto delle religioni a dire pubblicamente, in pubblico, a intervenire ed essere elemento costruttivo dell'umano, nel pubblico. Non lasciatevi intimorire a far alimentare dalle radici della vostra fede una figura dell'umano da poter mettere laicamente, non imponendo nulla a nessuno, non per principio di fede ma di ragione, a disposizione del confronto. Non dobbiamo aver paura a trarre dalla nostra fede il coraggio della verità anche quando c'è questo ostacolo che vorrebbe eliminarci e ridurci solo a un fatto privato", ha concluso. /Chiesa/Pagine/unioni-civili-betori.aspx28/03/2015 17.08.26Airbus, 150 candele sull'altare per le vittime Oltre 500 persone hanno affollato stamattina la piccola cattedrale di Notre Dame du Bourg a Dignes-les-Bains, a cinquanta chilometri dal luogo dello schianto dell'A320 di Germanwings, per una messa in memoria delle vittime, celebrata dal vescovo, monsignor Jean-Philippe Nault. Davanti all'altare, 150 candele sono state accese in segno di ricordo, e diversi fedeli hanno portato mazzi di fiori. I fedeli hanno intonato diversi canti, e dal pulpito sono stati letti dei messaggi di sostegno, tra cui quello inviato da Papa Francesco nel giorno della tragedia. La cerimonia è stata seguita da un'importante schieramento di tv internazionali e decine di cronisti.

"È questa la solidarietà dei provenzali", ha spiegato a un giornalista dell'Express una signora, mentre un'altra, che lavora per il municipio di Digne, gli raccontava come nei giorni scorsi decine di persone abbiano telefonato per fornire ospitalità, offrirsi di fare da interpreti o semplicemente mettere a disposizione il loro tempo libero per aiutare. "Siamo scioccati, annichiliti da quello che è successo - dicono altri due intervenuti alla cerimonia - Si fa fatica a comprendere tutto questo. Pensiamo a chi è rimasto". /Mondo/Pagine/aereo-caduto-messa-a-digne-in-ricordo-delle-vittime.aspx28/03/2015 17.08.27L’Onu ascolta il grido dei cristiani d’IraqIl martirio dei cristiani e delle altre minoranze dell’Iraq e del Medio Oriente è approdato finalmente ieri in Consiglio di sicurezza dell’Onu su iniziativa di Parigi, dopo i vibranti appelli sottoscritti oltralpe da ex premier e intellettuali di fama. 

«C’è il rischio che le minoranze scompaiano del tutto. La comunità internazionale non può lasciare che accada», ha affermato nel corso di un “dibattito aperto" a livello ministeriale il capo della diplomazia Laurent Fabius, esponendo in quattro punti un «piano d’azione» interpretato che gli osservatori più ottimisti interpretano come la possibile anticamera di future risoluzioni. Il ministro ha denunciato il «barbaro e sistematico processo di sradicamento etnico e religioso» in corso nel Medio Oriente, davanti anche al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, pronto a sua volta ad affermare che «milioni di vite di persone di minoranze religiose sono in gioco, milioni sono in balia dell’Is». Dunque, la comunità internazionale deve «porre fine all’impunità». 

Il primo punto di Parigi riguarda il sostegno umanitario a favore innanzitutto del popolo dei rifugiati. Sul piano militare, invece, la Francia giudica indispensabile che la questione delle minoranze diventi una priorità nella strategia della Coalizione e delle altre forze locali in campo. Occorre approdare a «spazi di vita» protetti dalle violenze e pronti ad accogliere al più presto le popolazioni, perché la questione delle minoranze non può attendere la capitolazione dell’Is. Tutto politico invece il terzo punto, volto a promuovere il ripristino di uno Stato di diritto in Iraq, attraverso l’accelerazione del processo di riconciliazione fra le principali fazioni. In questo caso, la Francia chiede sforzi congiunti della comunità internazionale anche per una transizione in Siria. La quarta priorità contenuta nel piano riguarda il versante giudiziario, dato che Parigi intende avviare un procedimento presso la Corte penale internazionale, per via diretta o sostenendo il fascicolo per genocidio e crimini contro l’umanità già inviato all’Aja dal Coordinamento dei cristiani d’Oriente.

Durante la sessione, l’Italia era rappresentata dall’ambasciatore Sebastiano Cardi, che ha ricordato gli assi italiani d’intervento a favore delle minoranze regionali, «con assistenza sanitaria e sostegno psicologico, ricostruzione delle scuole, supporto per il reinserimento educativo e sociale, e protezione del patrimonio multiculturale in Iraq e nella regione». Al Palazzo di Vetro, sono risuonate ieri pure le denunce di Vian Dakhil, la parlamentare irachena della minoranza yazida all’origine, dall’agosto dell’anno scorso, di tante strazianti rivelazioni sui massacri. «Tremila ragazze sono state vendute nei mercati a 18 dollari l’una dai jihadisti dell’Is», ha martellato la deputata, soffermandosi sul vortice di violazioni sistematiche che hanno travolto anche i bambini.
Punto forte della giornata l’intervento del patriarca caldeo di Baghdad, Louis Raphael I Sako, anch’egli giunto a New York per l’occasione: ha lanciato moniti che hanno attraversato la sala come il grido di un’intera civiltà millenaria trafitta al cuore.

Occorrono «azioni legali decise e misure definitive» contro i terroristi, ha detto il patriarca, proponendo «una via pratica e concreta per uscire» dal circolo vizioso che intrappola le minoranze. Estremamente diretto soprattutto il terzo punto: «Approvare una legge che punisca nazioni e singoli individui che sostengono gruppi terroristi a livello finanziario, intellettuale o con le armi; renderli perseguibili e considerare i loro gesti come crimini contro la pace sociale». Evidenziando l’«impatto negativo», sui cristiani e non solo, di una Primavera araba rimasta a metà strada, monsignor Sako ha chiesto per l’Iraq alla comunità internazionale un «pieno sostegno al governo centrale e al governo regionale curdo».

Per Sako fra i pilastri del futuro edificio civile regionale, dovrà pure figurare una «riforma dei programmi educativi» capace d’interrompere la spirale dell’odio, così come un impegno delle gerarchie religiose a «presentare un’adeguata esegesi dei testi religiosi, secondo il principio della “tolleranza zero” nell’estrapolare i testi religiosi dai loro contesti». /Mondo/Pagine/onu-ascolta-il-grido-dei-cristiani-iraq.aspx28/03/2015 17.08.27Egitto: bomba davanti alla metro: 8 feritiUna bomba è esplosa al Cairo causando otto feriti: lo ha reso noto una fonte del ministero della Salute egiziano. L'esplosione è avvenuta "davanti alla stazione della metro" dell'Università a Giza, ha precisato una fonte della sicurezza.

Il bilancio di otto feriti viene confermato anche dall'agenzia ufficiale Mena precisando che quattro sono "ufficiali di polizia". L'attentato, uno dei molti che vengono compiuti in Egitto, è avvenuto proprio mentre a Sharm El Sheikh si è aperto il vertice della Lega araba. /Mondo/Pagine/bomba-al-cairo.aspx28/03/2015 17.08.27Mattarella: «L'Italia sta uscendo dalla crisi» Sergio Mattarella, in un'intervista esclusiva a Le Figaro si appella alla comunità internazionale per fare fronte al terrorismo contro il quale chiede "un patto di civiltà". Per il capo dello Stato l'attacco al museo del Bardo di Tunisi è "un segnale di allarme grave" del quale è necessario rendersi conto. "Questa non è una guerra di religione o di civiltà", aggiunge Mattarella, sottolineando che "molte delle vittime erano musulmani". Ricordando poi altri attacchi brutali, come quello di Parigi, il presidente della Repubblica afferma che le aggressioni contro la civiltà e la democrazia richiedono "una risposta immediata e collettiva della comunità internazionale". "Più che una risposta militare -prosegue il presidente nell'intervista a Le Figaro - serve soprattutto una risposta culturale" Per questo, occorre "lanciare un patto civiltà per contrastare le campagne di odio e di indottrinamento che si diffondono su Internet".

Con la partecipazione domenica alla marcia di Tunisi, alla quale prenderanno parte anche il presidente francese François Hollande, quello palestinese Mahmoud Abbas, la responsabile della politica estera europea Federica Mogherini e il premier italiano Matteo Renzi, per Mattarella l'Europa dimostra di essere "unita nel dolore e nella risposta a questi attacchi".

L'Italia si sente in prima linea contro la minaccia del terrorismo in Libia perché "c'è effettivamente il rischio di trovare lo Stato Islamico a un passo dall'Europa" dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Per la soluzione della crisi libica occorre inoltre, afferma il capo dello Stato, coinvolgere non solo l'Europa ma "soprattutto i Paesi arabi vicini" affinché in Libia si formi un "vero governo di unità nazionale". Una volta raggiunto questo obiettivo, conclude Mattarella, la comunità internazionale potrà aiutare il Paese ad evitare la guerra civile.

"Con tutta la prudenza necessaria, si può dire che l'Italia si appresta ad uscire dalla crisi" afferma il Presidente della Repubblica Se nell'intervista. La valutazione del Capo dello Stato arriva al termine di un ragionamento nella risposta alla domanda sulle parole di Mario Draghi sulla possibile crescita del Pil italiano. "Come ho già affermato nel mio discorso d'investitura davanti al Parlamento il 29 gennaio scorso -dice Mattarella- le riforme sono indispensabili per conferire una efficacia maggiore alle nostre istituzioni e all'economia italiana. Il discorso di Mario Draghi ai deputati italiani è molto importante. La crisi ha profondamento segnato l'Italia, con una disoccupazione molto diffusa specie tra i giovani e nel Mezzogiorno. Ha gravemente alterato il tessuto sociale del Paese e il suo apparato produttivo".

"Cercherò di utilizzare i mezzi pubblici ogni qualvolta mi sarà possibile farlo. Sono una persona normale e da Presidente cercherò, nel rispetto delle esigenze di sicurezza che circondano un Capo di Stato, di comportarmi da persona normale. Se riesco a dare questa impressione, non potrò che esserne contento. Altrimenti, reciterei un ruolo che non mi appartiene" ha detto  Mattarella.
/Politica/Pagine/mattarella-intervista-a-figaro.aspx28/03/2015 17.08.27Nosiglia: stili rinnovati per l’evangelizzazione​Il nuovo umanesimo? «Una proposta alternativa allo stile di vita comune». Lo spiega in questo colloquio l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, presidente del Comitato preparatorio del quinto Convegno ecclesiale nazionale che si svolgerà a Firenze dal 9 al 13 novembre e che, secondo gli obiettivi, prevede modalità di partecipazioni completamente nuove.

Il Convegno di Firenze sta mobilitando le diocesi, che in questo periodo danno vita a varie iniziative di riflessione. Come valuta questa fase di avvicinamento al convegno?
Il cammino verso Firenze deve diventare "cultura" nel senso più ampio e autentico del termine: cioè parola che si fa dialogo, scambio, confronto ad ogni livello. E nel fare cultura c’è già lo stile e il senso del cammino stesso, l’"umanesimo all’opera". A me pare, guardando al lavoro prodotto in questi mesi, che l’annuncio di Gesù Cristo non risulta come appiccicato alle opere educative o della carità, ma diviene fonte prima di una proposta alternativa allo stile di vita comune, aperta a quel "di più" che solo il Figlio di Dio e dell’Uomo può assicurare.

La "base" delle parrocchie sembra ancora poco coinvolta nel clima del Convegno. Come incoraggiare la partecipazione?
Nella Traccia c’è una parola, "coralità", che esprime bene questa intenzione. Non vuole dire solo stimolare la partecipazione del popolo di Dio quale soggetto principe e indispensabile di tutta l’azione di annuncio e di carità della Chiesa e nemmeno, anche, solo collaborare e mettersi in gioco in qualche servizio specifico nella comunità. Bisogna passare attraverso la vita quotidiana, la pastorale ordinaria dove l’annuncio si fa esperienza di relazioni, di accoglienza, di condivisione, di speranza. Dobbiamo però anche considerare che ci sono modalità di partecipazione completamente nuove, attraverso Internet e il sito del Convegno (che sta riscuotendo molta attenzione e successo). C’è una partecipazione diffusa e "puntiforme" che non somiglia più a quella della "base" tradizionale, che aggrega persone, comunità anche fuori dai confini tradizionali delle parrocchie, delle comunità religiose, dei movimenti.

Ostensione della Sindone, Sinodo sulla famiglia, Incontro mondiale di Philadelphia, infine l’apertura dell’Anno Santo straordinario: il Convegno di Firenze di inserisce in un’agenda ecclesiale molto intensa...
È vero che ci sono molti appuntamenti importantissimi in calendario; ma è anche vero che si tratta di occasioni, contesti, sollecitazioni diverse tra di loro per tempo, luogo, caratteristiche dei protagonisti. La continuità e il collegamento vengono non solo dal richiamo mediatico ma da un contesto culturale di "Chiesa viva", che cerca – perché ne ha bisogno – di essere presente nell’agorà dei temi che coinvolgono l’esistenza concreta delle persone, delle famiglie, della società e soprattutto dei poveri e ultimi. Il primo contributo al "nuovo umanesimo" mi pare sia proprio in questi termini: offrire la testimonianza della fede e della speranza attraverso quei linguaggi e quei canali che le persone e le comunità, cristiane e non cristiane, frequentano.

In che modo il tema del Convegno di Firenze può dare l’impulso all’attività pastorale delle parrocchie?
La "rete" è la prospettiva più evidente: mettere a confronto, nel sito del Convegno come nei dibattiti sociali, le esperienze di Chiesa significa offrire uno scenario di stimoli forti, illuminare su idee e percorsi che, sperimentati in un certo luogo del Paese, possono "trapiantarsi" in altri. Il messaggio che deve passare è che le parrocchie – ma anche le associazioni e i movimenti! – non sono "isole di Chiesa": la Chiesa è una, ed è capace di esprimersi, di diventare viva in modi articolati e, voglio dirlo, "suggestivi". Dove, cioè, l’esempio dei fratelli è conoscenza nuova, arricchimento di esperienza.
Certo, per fare questo bisogna vincere le stanchezze e non fermarsi alle abitudini. Vale per le opere di carità, per l’azione culturale, ma forse ancor più per la liturgia e l’annuncio. Non si tratta dell’innovazione fine a se stessa, ma della forza di vivere nell’attualità, nella pienezza dei tempi. Una volta si diceva, iniziando la Messa: "A Dio, che allieta la mia giovinezza"… e in chiesa c’erano tutti, non solo gli anagraficamente giovani.

Un fatto che colpisce è la quantità di iniziative dedicate ai giovani che le diocesi hanno presentato come contributo al "nuovo umanesimo". Come interpreta questa scelta?
Perché non può essere diversamente. Oggi i "segni dei tempi" ci indicano un vuoto generazionale, in Occidente e non solo, che non riguarda i numeri dei giovani partecipanti alle attività ecclesiali ma ad ogni tipo di relazione sociale e civile. Rischiamo, forse per la prima volta nella storia, di costruire destini separati; e invece le differenze tra fasce d’età non possono diventare differenze di condizioni economiche, di apprendimento culturale, di opportunità di vita… Investire sui giovani, averli come priorità è la via di cui disponiamo per provare a ricomporre un problema che è ben lontano dall’essere solo sociologico.

Cosa sta insegnando Papa Francesco alla Chiesa italiana in cammino verso Firenze?
Papa Francesco ha suscitato emozioni non superficiali, risvegliando un’attenzione che non riguarda solo la dimensione religiosa della vita. Ha richiamato con il suo Magistero, il suo stile di vita e la sua testimonianza, ogni persona a riflettere su se stessa e sul senso dell’esistenza; e  questo "messaggio" è passato tanto fra i praticanti che nel più vasto ambiente dei cosiddetti "lontani". È una realtà di cui il cammino verso Firenze ha tenuto conto fin dall’inizio. La "Traccia" di preparazione al Convegno presenta il tema del nuovo umanesimo in Gesù Cristo non solo come fattore di crescita nella fede e nella testimonianza cristiana nel mondo di oggi, ma anche come punto di convergenza attorno a cui si può unificare l’azione pastorale, lo stile dell’annuncio proprio oggi della Chiesa, la riforma che papa Francesco indica come via concreta per rinnovare il volto della comunità a partire da un equilibrato discernimento sorretto dallo Spirito e guidato dalla volontà di conversione al Vangelo. Le cinque vie che la "Traccia" assume dalla Evangelii gaudium indicano i contenuti e il metodo di un’azione pastorale nuova e feconda per innestare la carica missionaria nelle nostre parrocchie come in ogni realtà ecclesiale.

Cosa dice alla società italiana di oggi il tema scelto per Firenze?
Che la Chiesa italiana, di cui Papa Francesco vescovo di Roma è il primate, non si sottrae ad alcuna delle proprie responsabilità, ad una presenza qualificata nella società e a un confronto serio e rispettoso con le istituzioni e le culture, perché il "nuovo umanesimo" si costruisce insieme, non attraverso modelli reciprocamente alternativi. Ma proprio il "partire dal basso", lo stile della rete, le occasioni di dialogo prima e durante il Convegno sono qualcosa di più di una scelta di immagine. Se vogliamo sintetizzare in una sola frase, potrebbe essere questa: la Chiesa italiana intende camminare, con ancor maggiore speranza ed entusiasmo, lungo la strada della testimonianza. E la "testimonianza" da dare non può essere che una, quella della carità, materiale come spirituale e intellettuale. /Chiesa/Pagine/nosiglia-firenze-2015.aspx28/03/2015 17.08.27La Ferrari di Vettel torna in prima fila​Una Ferrari in prima fila non si vedeva da tempo e i tifosi possono ringraziare due cose. La pioggia, che durante la Q2 ha rovinato i piani Mercedes e un Sebastian Vettel che quando piove fa concorrenza a uno squalo (vedi prima vittoria a Monza nel 2008) per cui con una Mercedes che in assetto asciutto e un Rosberg titubante, un Hamilton imbattibile, la griglia che ne è uscita è di quelle che fan sognare i tifosi: “Azzeccato giro giusto e momento giusto – ha detto Vettel dopo le prove – se piove anche in gara ci sarà da divertirsi”. “tutto perfetto, giro perfetto” il laconico commento di Hamilton con un Rosberg contrariato perché mentre il compagno di squadra cresce giorno dopo giorno, lui sembra arrivato al massimo e quindi non riesce più a reggere il passo con Hamilton.

Ma è una F.1 dove cui casca di tutto, dall’acqua a catinelle dei monsoni alle critiche del boss Bernie Ecclestone, alle preoccupazioni delle squadre e dei gommisti, leggi Pirelli. Non piace questa F.1, poi basta un diluvio, lasciare ai piloti la libertà di fare quello che sanno fare, cioè i piloti, e la classifica che ne esce è buona per un trattato scientifico. Hamilton in pole position davanti a Vettel di un soffio, mai così in alto una Ferrari negli ultimi anni, poi Rosberg con una Mercedes che insegue e infine il baby boom di Ricciardo Kvyat e Verstappen, 17 anni, senza patente ma già buono da inserirsi al vertice della categoria: “Stupisce perché parla poco, capisce dove sbaglia e sfrutta la macchina al massimo” dicono di lui in Toro Rosso: “Sarà il prossimo campione del mondo, è meglio di Vettel”.

Di solito ci azzeccano. Ma questo è il futuro, il presente si chiama Raikkonen. 11 e fuori dai primi nella Q2 quando la pioggia ci ha messo lo zampino. La sua sarà una corsa diversa rispetto a quella di Vettel che dopo il podio in Australia fa sorridere la Ferrari portandola in prima fila. Vada come vada sarà un successo, ma dietro all’evento in pista ci sono le manovre dietro. La Pirelli, appena concluso l’accordo con la ChemChina, ribadisce la presenza nel motor sport, ma secondo il responsabile, Paul Hembery, “bisogna affrettarsi a decidere come e in che modo cambiare le regole, solo allora capiremo se resteremo in F.1 o meno a partire dal 2017, ci sono buone idee ma non si trova mai un accordo. Pirelli è presente in oltre 250 categorie sportive, lo sport è nelle nostre intenzioni, ma senza regole chiare, decise e con meno costi, non si va da nessuna parte. Per questo sarebbe il caso di fare subito chiarezza”.

Lo aveva detto anche Bernie Ecclestone e con le scuderie che chiedono sempre più soldi e con Renault che minaccia il ritiro e Honda perplessa su come vanno le cose, la vera battaglia non sarà quella in pista ma negli uffici dietro le tribune…/Sport/Pagine/PEZZO-PROVE-MALESIA.aspx28/03/2015 17.08.27Perché «contare» le api serve al futuro della TerraContare le nostre api, per proteggerle. E così salvaguardare la biodiversità, l’esistenza di numerose specie animali, la salubrità dell’alimentazione umana e il futuro delle prossime generazioni che abiteranno la Terra. La scomparsa delle api dovrebbe diventare un tema centrale dell’Expo di Milano che ha nel claim l’espressione "Feeding the Planet" (Nutrire il Pianeta): perché senza gli insetti impollinatori, dalla nostra tavola scomparirebbe un terzo del cibo che consumiamo attualmente e si estinguerebbero la maggior parte delle piante esistenti.

Una minaccia globale che coinvolge la stessa sopravvivenza dell’uomo. Per questo l’Italia è diventata una delle avanguardie planetarie nella tutela degli insetti impollinatori più nobili e diffusi istituendo a inizio anno una specifica "Anagrafe delle api", iniziativa nata in collaborazione tra il ministero della Salute e quello delle Politiche agricole. Davvero si tratta di un problema così grave ed evidente? Sì, se si considera ad esempio un episodio di vita quotidiana raccontato da Maarten Bijleveld van Lexmond, biologo olandese: «Alla fine degli anni Novanta, tornando da un viaggio in macchina mi resi conto di un fatto strano: fino a qualche anno prima, facendo lo stesso tragitto, il parabrezza della mia automobile finiva pieno di insetti. Invece, quella volta, il mio parabrezza era praticamente pulito».
Infatti, oltre alle api, stanno scomparendo diverse specie di insetti, volatili e farfalle: tra il 1990 e il 2011 la popolazione di quest’ultime si è dimezzata in Europa. Ma davvero potremmo vivere un giorno in un mondo senza api? Nel Sichuan il lavoro non manca per gli "uomini impollinatori". In questa zona sudoccidentale della Cina, per circa 9 euro al giorno, ad aprile - periodo dell’impollinazione - migliaia di persone  sostituiscono le api trasportando il polline. Infatti, dagli anni Novanta, in questa regione le api sono praticamente scomparse. Un fenomeno incredibile, che ha un’estensione globale. In Francia, negli ultimi dieci anni, si sono registrati tassi annuali di mortalità dei principali insetti impollinatori superiori al 50%. Negli Usa, oggi si contano circa 1 milione e mezzo di arnie contro i 9 milioni degli anni Venti. E secondo l’Us National Research Council, nel 2035 le api potrebbero essere totalmente estinte negli States: intanto, già oggi i tre quarti del miele americano in commercio non proviene dalle api. Peggio va nel Regno Unito, dove i ricercatori prevedono che le arnie potrebbero scomparire del tutto entro il 2020: forse per questo il padiglione britannico di Expo 2015 è stato progettato come un grosso alveare sferico che produrrà il rumore di una vera e propria colonia, posizionato tra alberi da frutto e fiori selvatici.
Perché la scomparsa delle api significherebbe perdere componenti essenziali della nostra alimentazione come, ad esempio, mele, arance, cipolle, carote, broccoli, girasoli, fragole, meloni e pesche. Stessa sorte del cotone o dei mangimi d’allevamento come la soia e gli alfalfa. Perché le api stanno scomparendo? Gli scienziati hanno dato un nome al problema: "Sindrome dello spopolamento degli alveari" (Colony Collapse Disorder) che in generale si riferisce alla scomparsa delle api adulte nelle arnie, causata da una molteplicità di cause combinate. Ma è ormai plausibile che i principali responsabili siano i pesticidi usati in agricoltura. Altre ragioni rilevanti sono la malnutrizione degli insetti causata in gran parte dall’uso agricolo di elementi chimici così come dalle coltivazioni dei campi con Ogm.

E quindi concorrono i cambiamenti climatici e, in minor parte, l’inquinamento elettromagnetico. Greenpeace ha elaborato report specifici sul problema, pubblicati sul sito www.salviamoleapi.org: «Sugli altri fattori si può lavorare poco visto che si tratta di macrotemi, mentre sui pesticidi si può e si deve intervenire», spiega ad Avvenire Federica Ferrario, responsabile della campagna agricoltura sostenibile di Greenpeace. La responsabilità dei pesticidi è stata anche avvalorata dalla Task Force on Systemic Pesticides, team indipendente di esperti affiliato all’Unione mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN), una delle principali autorità mondiali sull’ambiente.

Tra i pesticidi, i principali responsabili della scomparsa delle api contengono sostanze chimiche chiamate neonicotinoidi: per questo, la Commissione europea nel 2013 ha messo al bando per due anni i pesticidi che hanno certi principi attivi. E per una volta l’Italia è arrivata prima degli altri, sospendendo già nel 2008 questi antiparassitari per tre anni.
«Grazie a Bee Net (rete di monitoraggio istituita su iniziativa ministeriale, ndr) abbiamo raccolto dei dati che nel 2008 mostravano un picco della sparizione: in quell’anno abbiamo perso il 40% della popolazione di api», spiega ad Avvenire Diego Pagani, presidente di Conapi (Consorzio Nazionale Apicoltori italiani). C’è infatti una grande carenza di dati - a livello mondiale - sul numero di arnie. Per questo l’anagrafe delle api è una scelta decisiva: «Più informazioni abbiamo meglio è. Le api ci permettono anche un importante bio-monitoraggio, grazie al polline che mostra gli elementi di contaminazione dell’ambiente», riprende la Ferrario. «Nel 2008 - racconta Pagani - una delle cause principali della moria è stata la concia del seme del mais con neonicotinoidi.

Dopodiché l’Efsa (Autorità europea di sicurezza alimentare, ndr) ha confermato la tossicità dei neonicotinoidi. Pensiamo ad un dato importante: solo il 5% del pesticida dato alla pianta ha una reale efficacia. Il restante 95% va a finire nell’ambiente. E nelle nostre falde acquifere». Nel frattempo, aziende come la Bayer hanno tentato di sospendere il bando italiano rivolgendosi al Tar: ma hanno perso. Ora il colosso dell’agrochimica e la Syngenta hanno fatto ricorso contro il bando della Commissione europea davanti alla Corte di Giustizia UE.
In ogni caso, la scomparsa delle api è una minaccia globale. Bisogna sottolineare che questo fenomeno nei Paesi in Via di Sviluppo implicherebbe una probabile catastrofe sociale. Secondo l’Università di Harvard, se si perdessero le api in Zambia, Mozambique, Uganda e Bangladesh nel prossimo futuro la metà di queste popolazioni non avrebbe di che sfamarsi. «Se le api scomparissero dalla Terra, per l’uomo non resterebbero che 4 anni di vita»: questa frase, erroneamente attribuita ad Albert Einstein, «è in realtà di un apicoltore francese, ma resta drammaticamente plausibile – conclude Pagani – io preferisco quest’altra di Gandhi: "Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. E alla fine vinci"».

Anche per questo, il Conapi ha avviato Bee Active, campagna di sensibilizzazione per diffondere buone pratiche individuali utili a salvaguardare le api. L’Expo, se avrà il coraggio di superare gli interessi dell’industria agrochimica, potrà diventare un’opportunità per affrontare il problema: sembrerà una frase fatta, ma questa volta c’è davvero in gioco il nostro futuro. /Commenti/Pagine/perche-contare-le-api.aspx28/03/2015 17.08.27Corti: «Anche noi chiamati a custodire»​Il racconto della Passione con le parole di Gesù, «con i suoi pensieri e le sue sensazioni lungo la Via Crucis». Ma anche riflettere «sulla risonanza» che quel cammino verso il Golgota «provoca in noi». Renato Corti, vescovo emerito di Novara, ha scelto questa doppia modalità per le meditazioni che quest’anno saranno lette durante la Via Crucis al Colosseo con la partecipazione di papa Francesco il prossimo Venerdì Santo.

Lei ha scelto per le sue meditazioni come filo conduttore il tema del «custodire». Ma come si può declinare questo verbo all’interno di una Via Crucis?
Quando ho saputo di questo incarico, ho subito ripensato all’inizio del pontificato di Francesco e alla sua omelia nella Messa di inizio magistero petrino. E il termine «custodire», ricorrendo quel giorno la solennità di san Giuseppe «Redemptoris custos», è stato il primo ad essere pronunciato. Quella custodia che Dio ha nei nostri confronti con l’amore della Croce e che noi siamo chiamati ad avere verso gli altri perché siamo figli di Dio. Ecco nelle quattordici stazioni della Via Crucis cerco di offrire qualche esempio concreto di questo saper custodire l’amore in famiglia, nel creato, nei rapporti con gli altri. Senza dimenticare che vi sono purtroppo molti esempi contrari, che profanano e distruggono questa custodia. Rileggere quell’omelia mi ha portato a pensare che mai quanto oggi quel verbo è significativo.

Anche alla luce dei tanti esempi di «non custodia»?
Senza dubbio. Oggi viviamo in una situazione che offre molti esempi contrari al saper custodire, all’avere a cuore l’altro.

Insomma una Via Crucis che oggi «rivive» in fatti e persone concrete?
Meditare sul cammino di Cristo verso il Calvario, vuol dire partecipare intensamente e intimamente a quel percorso, a quella sofferenza, quasi a considerare la "carne viva di Gesù".

Termine quest’ultimo molto caro a papa Francesco.
Oggi quella «carne viva di Gesù» sono i poveri, ma anche quanti danno testimonianza della loro fede con la vita. Penso ai tanti cristiani perseguitati oggi e nel passato. Ma resto anche colpito dal racconto di alcuni di questi martirii in cui nostri fratelli e nostre sorelle sono andati incontro alla Croce con gioia. Due esempi? Un gruppo di suore rapite e uccise durante il genocidio in Ruanda che mentre venivano condotte alla morte si sono messe a cantare. O la raffigurazione dei martiri di Nagasaki che cantano mentre vanno verso il supplizio.

Come si può «vivere» ai nostri giorni la Via Crucis?
Credo che sia importante condurre il fedele alla commozione del cuore, all’empatia con il cammino di Gesù. Per questo ho scelto di dare a Lui la parola nella prima parte della meditazione di ogni stazione. E poi conta molto l’animus di chi presiede. È lui stesso che deve commuoversi e portare alla commozione. Altrimenti si rischia di restare sulla soglia, ma di non saperla più oltrepassare.

Ci sono stazioni della Via Crucis che ha commentato per il prossimo Venerdì Santo che sente maggiormente vicine alla sua sensibilità?
Nella seconda stazione (Gesù abbraccia la sua croce) riporto alcune parole pronunciate da Shahbaz Bhatti, il ministro pachistano ucciso dagli integralisti per la sua azione in favore dei cristiani e delle minoranze religiose. O alle parole che nella quarta stazione (Gesù incontra sua Madre) faccio pronunciare a Maria, ma che appartengono a Gregorio di Nazianzo, dottore e padre della Chiesa, davanti al figlio condotto in catene e in cammino verso la morte.

Come ha vissuto l’incarico ricevuto? Come si è preparato per la scrittura delle meditazioni?
Mi ha chiamato il cardinale Parolin per comunicarmi questo incarico, lasciandomi libero di scegliere il tema. Mi sono preparato dedicandomi alla lettura, prolungata e calma, dei racconti evangelici, proprio per raggiungere quella commozione del cuore di cui ho parlato prima. Un lavoro che in primo luogo è servito a me. E di questo sono grato./Chiesa/Pagine/corti-via-crucis-intervista.aspx28/03/2015 17.08.27Forum sociale, così rinasce la Tunisia ferita Il Forum dell’orgoglio tunisino. Non proprio «globale», essenzialmente maghrebino, molto di base, il Forum sociale mondiale che si conclude oggi, dopo tre giorni di workshop, incontri e manifestazioni, ha mostrato soprattutto un’anima tunisina. Un’anima ferita dall’attentato al Museo del Bardo dello scorso 18 marzo, solidale con le vittime e i loro familiari, ma anche un’anima fiera di essere riuscita a reagire e mostrare al mondo che almeno un’“altra” Tunisia è possibile. Non quella degli islamisti e dei terroristi. Ma quella di un popolo che ha voglia di guardare avanti con fiducia e senza paura.
«Très desolés! Ci dispiace molto», ripetono continuamente i tunisini che si incontrano nei viali o nelle aule del campus di El Manar, sulle colline di Tunisi, dove si svolge il Forum. «Ci dispiace – insistono – per gli stranieri morti nell’attentato, ma anche per il nostro Paese, per il nostro futuro. Ma non dobbiamo, non vogliamo avere paura. Altrimenti avrebbero vinto loro, i terroristi».

C’è voglia di “normalità” tra le migliaia di persone che hanno affollato le aule e gli auditorium di questo campus molto vasto e un po’ decadente, dove in modo totalmente autogestito, ma tutto sommato abbastanza organizzato, circa 4.300 organizzazioni hanno animato oltre mille workshop sui temi più svariati: diritti e dignità, pace e democrazia, cittadinanza e migrazioni, uguaglianza e ambiente, sviluppo sostenibile e giustizia sociale, istruzione, lavoro, salute, libertà di espressione. Settantamila i partecipanti, in rappresentanza di 120 Paesi, secondo gli organizzatori. Probabilmente parecchi meno, anche se non sono state moltissime le defezioni. Qualche workshop qua e là non si è svolto, rinunce soprattutto di stranieri, ma il grosso dei partecipanti era qui e veniva soprattutto dal Maghreb e dal Medio Oriente con gli estremi geografici – saharawi e palestinesi – particolarmente evidenti. Nel complesso il Forum rinviava l’immagine di una società giovane, parecchio al femminile, generalmente preparata e consapevole, con qualche residuo di ideologia e molte aspettative per il futuro e il desiderio di impegnarsi concretamente per costruirlo.


Fatma è una delle centinaia di interpreti volontari che assistono in particolare gli stranieri soprattutto per la traduzione dall’arabo. Ha un master in interpretariato e lei, a differenza della gran parte dei giovani tunisini, ha un lavoro abbastanza regolare. Ma al Forum sociale mondiale è venuta anche per testimoniare la sua militanza di donna e di tunisina. E, non a caso, partecipa a un workshop sulla transizione democratica nel Maghreb: «C’è un generale senso di rifiuto nei confronti di questi terroristi e per questo vogliamo dire che la Tunisia
non sono i jihadisti».


Rida Saidi, ricercatore universitario, insiste sulla necessità di «promuovere la riconciliazione nel Paese», ma sottolinea anche le ripercussioni negative del caos libico sulla Tunisia, oltre a quelle della crisi economico-finanziaria mondiale. «Siamo un piccolo Paese, senza risorse, ma dobbiamo reagire sia a livello sociale che politico per consolidare la pace e lo sviluppo ». «Bisogna avere il coraggio anche di dire apertamente che non c’è solo il bene nell’islam. Bisogna fare autocritica. Non rifugiarsi nei precetti o nascondersi dietro il buonismo»,
incalza Moez, che affronta una questione estremamente delicata e controversa: quello di una riforma e di una rilettura dell’islam. «Anche se abbiamo fatto la rivoluzione è difficile esprimersi apertamente su questo tema». Lui lo fa intervenendo in un workshop promosso dal network dei comboniani e comboniane per la giustizia, la pace e la riconciliazione, presente al Forum con una delegazione di una quarantina di persone di quattro continenti. Il tema “Religioni e culture: fattori di conflitto o di dialogo per la pace” è alquanto 'sensibile'. E il dibattito molto animato.


«Nella nostra esperienza – spiega suor Anna Maria Sgaramella, una vita tra Palestina ed Egitto – il dialogo della vita è sempre possibile. Non bisogna però concentrarsi solo sulle differenze, ma essere coscienti delle differenze per non cadere in trappole».
Ahmed invece si entusiasma, parlando dei nuovi spazi di libertà che si sono aperti in Tunisia dopo la “rivoluzione”. Lui, giovane uomo, partecipa a un incontro per la promozione della donna nella vita politica. «In poco più di tre anni sono nate più di 17mila associazione – dice –. Questo ha contribuito a vivacizzare la vita sociale, culturale e anche politica, ma al tempo stesso c’è stata una sorta di “banalizzazione” dell’associazionismo. C’è sete di libertà, ma bisogna saperla gestire». Lui stesso, cantore di questa nuova libertà, non vuole lasciare il suo cognome e preferisce non farsi fotografare. La libertà in Tunisia è ancora una materia da maneggiare con molta cura. E mentre Tunisi si prepara alla marcia di domani con i leader mondiali (tra loro Matteo Renzi, François Hollande e Abu Mazen), anche il presidente Sergio Mattarella torna sulle stragi di Parigi e del Bardo e afferma – in un’intervista a Le Figaro– che è l’ora di «lanciare un Patto di civiltà per contrastare le campagne d’odio e di indottrinamento».
/Mondo/Pagine/il-Forum-dellorgoglio-Cos-rinasce-la-Tunisia-ferita-.aspx28/03/2015 17.08.27Cei, Papa concluderà la prossima Assemblea

“Sarà Papa Francesco a concludere la prossima Assemblea generale, offrendo il dono della sua parola e della sua disponibilità ai membri della Conferenza episcopale italiana”. Lo rende noto il comunicato finale del Consiglio permanente della Cei, la cui sessione primaverile si è chiusa ieri a Roma. Nel corso dei lavori sono stati approvati il tema principale (“Verifica della recezione dell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium”) e l’ordine del giorno dell’Assemblea generale, che si svolgerà in Vaticano, nell’aula del Sinodo, da lunedì 18 a giovedì 21 maggio. Papa Francesco sarà anche a Firenze, al Convegno ecclesiale, martedì 10 novembre: alle 10, in Cattedrale, incontrerà i convegnisti e, alle 15.30, presiederà la Messa nello stadio comunale “Artemio Franchi”. I vescovi hanno inoltre espresso “gratitudine e condivisione” al Papa “per aver voluto indire un Anno Santo della Misericordia”. Tra gli altri adempimenti del Consiglio permanente, “sono state approvate le relazioni sulle attività delle dodici Commissioni episcopali”, che hanno terminato il loro mandato quinquennale, ed è stata approvata “la proposta di ripartizione dei fondi otto per mille da presentare all’Assemblea generale”. Al riguardo, “i vescovi hanno concordato sull’importanza di avviare una valutazione della situazione e delle prospettive degli Istituti diocesani di sostentamento del clero”.

 

Il dramma della disoccupazione, la “tragedia della persecuzione che colpisce soprattutto i cristiani”, l’educazione e il contrasto all’ideologia del gender.  I vescovi - riporta il comunicato finale - esprimono “apprensione solidale per le tante persone senza lavoro” e “per i cristiani perseguitati e uccisi”; per questi ultimi hanno pregato martedì, nella Giornata in memoria dei missionari martiri. Circa la teoria del gender, questa - ha detto nella prolusione il cardinale presidente Angelo Bagnasco - “si nasconde dietro a valori veri - come parità, equità, autonomia, lotta al bullismo e alla violenza, promozione, non discriminazione… - ma, in realtà, pone la scure alla radice stessa dell’umano per edificare un ‘transumano’ in cui l’uomo appare come un nomade privo di meta e a corto d’identità”. Parole che hanno avuto “piena condivisione”, “a fronte di una linea di pensiero che riduce l’identità sessuale a costrutti sociali. La preoccupazione aumenta davanti alla costatazione di come tale teoria si diffonda nelle scuole, spesso sottraendo a genitori ignari il diritto di educare i loro figli”. Tra gli argomenti dibattuti, è stato inoltre deciso “di preparare una lettera pastorale” che “impegni la prossimità della Chiesa nel momento della sofferenza e del lutto”, “prendendo spunto dalla prassi che si sta diffondendo circa le esequie in caso di cremazione”. 

Sabato 3 ottobre verrà riproposta, anche quest’anno, una veglia di preghiera in piazza San Pietro alla vigilia dell’apertura del Sinodo. Lo ha deciso il Consiglio permanente della Cei, riunito a Roma per la sua sessione primaverile. Le risposte al questionario predisposto dalla Segreteria del Sinodo “dimostrano - rileva il comunicato finale dei lavori - come il cammino sinodale abbia suscitato un notevole entusiasmo sui temi della famiglia, riconoscendo in essa non solo un ambito pastorale, ma una dimensione irrinunciabile per la vita della Chiesa e della società”. “In un contesto culturale segnato da relazioni fragili, conflittuali o di tipo consumistico, il questionario - prosegue - fa registrare un nuovo desiderio di famiglia, quale fattore di felicità che dà qualità alla vita. Nel contempo, evidenzia l’importanza di una comunità che di questa possibilità ne sia testimone e sappia porsi con un approccio accogliente e misericordioso, capace - più che di proporre facili scorciatoie - d’impegnarsi nella condivisione del cammino: si tratti di itinerari di preparazione alle nozze come di situazioni segnate dal carico della malattia o del fallimento matrimoniale”. Nelle risposte al questionario si raccomanda inoltre “che - proprio per l’importanza dell’alleanza tra sacerdoti e sposi - i candidati al ministero ordinato facciano esperienza reale di pastorale familiare”. 

/Chiesa/Pagine/cei-comunicato-finale-27-marzo-2015.aspx28/03/2015 17.08.27Riforma Rai, via libera del governo 

​E' stato approvato oggi pomeriggio dal consiglio dei ministri il disegno di legge sulla Rai. La riforma prevede di sostituire il sistema di governance con un consiglio di amministrazione di sette membri di cui quattro espressi dal parlamento, uno dall'azionista (cioè dal ministero dell'Economia) e uno che rappresenta i dipendenti. Inoltre, si contempla un amministratore delegato con pieni poteri indicato anche questo dal Tesoro. Ed è questo il punto più critico della riforma perché molti sostengono che il legame tra l'esecutivo e l'azienda Rai continuerebbe ad essere troppo diretto. Resta l'istituto della commissione di vigilanza. Quando parliamo di Rai parliamo di un patrimonio del nostro Paese che i governi pro tempore posseggono, ma che in realtà possiedono i cittadini.
 
"La Rai rappresenta un pezzo dell'identità italiana" ha detto il presidente del consiglio, Matteo Renzi, al termine del Cdm. "La Rai deve essere liberata dal dibattito frustrante tra singole forze politiche" ha aggiunto. Sulla riforma "al Parlamento non imponiamo alcun decreto ma chiediamo di discutere nei tempi più stretti possibile" ha detto ancora Renzi. Il premier ha poi affrontato la questione del canone. "Appartengo a una cultura che avrebbe voluto eliminare il canone Rai e lasciare la fiscalità generale a pagare servizio pubblico radio televisivo. Ma è molto complesso, vedremo". "Nel ddl - ha aggiunto - non c'è un impegno nell'uno o nell'altro senso, vorremmo che non ci fosse un'evasione così allucinante

"Mi auguro che il Parlamento possa rapidamente arrivare all'approvazione definitiva, per consentirci anche in occasione del rinnovo del Cda di poter già applicare la nuova disciplina". Così il ministro Maria Elena Boschi da Torino. Dure critiche da Fi. "Leggeremo il testo del disegno di legge governativo, se e quando sarà disponibile. Ma dico fin d'ora che, personalmente, resto favorevole all'ipotesi della privatizzazione della Rai, unica via per l'uscita vera dei partiti dal servizio pubblico": ha detto Daniele Capezzone, presidente della Commissione Finanze della Camera. "Se invece altri (in primo luogo, il Governo) intendono mantenere l'attuale modello di servizio pubblico - ha aggiunto - allora è impensabile l'idea di una concentrazione eccessiva di potere, in qualunque salsa, avendo come riferimento il Governo. Altrimenti, si passerà dal pessimo controllo da parte dei partiti all'ancora peggiore controllo da parte di un solo partito".

/Politica/Pagine/riforma-rai.aspx28/03/2015 17.08.27Papa Francesco visiterà Prato ​Papa Francesco visiterà Prato martedì 10 novembre, giorno nel quale parteciperà a Firenze al Convegno ecclesiale nazionale. Lo conferma ufficialmente la diocesi toscana. Intorno alle 8 il Pontefice giungerà in piazza del Duomo: qui sarà accolto dal vescovo Franco Agostinelli e dal sindaco Matteo Biffoni, venererà in cattedrale il Sacro Cingolo mariano - la reliquia simbolo religioso e civile di Prato - e poi incontrerà la comunità diocesana e tutta la cittadinanza, con una particolare attenzione al mondo del lavoro. Papa Francesco alle 9 lascerà Prato per raggiungere Firenze.

"Accogliamo con grandissima gioia - è il primo commento del vescovo Agostinelli al Servizio informazione religiosa della Cei - la notizia del Santo Padre a Prato. Tutta la nostra diocesi è in festa per questo evento che segnerà la nostra storia: davvero Pietro visiterà la nostra Chiesa e ci confermerà nella fede". A Prato è ancora vivo il ricordo della storica visita di san Giovanni Paolo II che il 19 marzo 1986, quasi trent'anni fa, incontrò la popolazione e in particolare il mondo del lavoro. /Chiesa/Pagine/Papa-visita-Prato.aspx28/03/2015 17.08.28Opg verso la chiusura, al via le prime «Rems» La Regione Basilicata inaugurerà lunedì 30, alle 10 in Via Nilde Iotti a Pisticci la prima R.E.M.S. d'Italia, una nuova struttura che darà corso al superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari. La "Residenza per l'esecuzione della misura di sicurezza" ospiterà dieci persone. La struttura è la parte residenziale di una rete regionale che sarà formata anche da nuovi centri a ciclo diurno e che sarà integrata con l'intera rete sanitaria. Nel 2012 la legge ha disposto il definitivo superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari e la realizzazione di moderne strutture di presa in carico e cura delle persone, stabilendo l'eccezionalità e, ancor più, la transitorietà del ricovero. Le Residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza hanno caratteristiche di piccole comunità. Saranno diffuse sul territorio e integrate con tutta la rete dei servizi, destinate a ricoveri e non a reclusioni, alla cura e non alla custodia, all'esecuzione, di temporanee misure di sicurezza, volte al recupero ed alla deospedalizzazione.

Con le nuove norme e con gli accordi operativi frutto delle intese tra Stato e Regioni si consegue l'obiettivo di prendersi cura di chi vive una condizione di malattia mentale o di grave disagio attraverso la presa in carico da parte dei Dipartimenti di Salute Mentale delle Regioni che potranno utilizzare a questi fini i nuovi servizi, sia a ciclo diurno che residenziale.

Anche la Sicilia, riferisce l'assessore regionale alla sanità Lucia Borsellino, è pronta con due Rems (residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria) che andranno ad ospitare i detenuti dell'ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto che oggi conta più di un centinaio di internati. "È stato definito un programma per l'attivazione di due Rems provvisorie da attivare nei comuni di Naso, in provincia di Messina, e Caltagirone nel catanese. Ciascuna ha una ricettività di 20 posti letto", ha detto Borsellino.

Mentre si avvicina la 'deadline' del 31 marzo, data in cui scadrà la proroga concessa alle Regioni per il superamento degli Opg, continua il lavoro del Tavolo di coordinamento isti­tuito al mini­stero della Salute e pre­sie­duto dal sot­to­se­gre­ta­rio Vito De Filippo. Dopo l'incontro tecnico di ieri, oggi c'è stata una nuova riunione per avere un quadro generale su come si svolgerà la fase di passaggio, in attesa che tutte le Regioni siano pronte ad accogliere i loro pazienti. E al Tavolo arrivano anche i magistrati di sorveglianza. Obiettivo: avviare un confronto finalizzato a un'applicazione uniforme della legge di riferimento sul territorio nazionale./Cronaca/Pagine/al-via-superamento-opg.aspx28/03/2015 17.08.28Due sciatori uccisi da una slavina in Valle Susa Sono due gli sciatori rimasti uccisi da una valanga in Val Susa. I due stavano sciando fuoripista a quota 3 mila metri e sono stati travolti da una slavina a Cesana Torinese. Gli sciatori si erano fatti trasportare sul monte Terra Nera, in Val di Thures, da un elicottero, in una zona lontana dalle piste battute. A nulla sono servite le attrezzature di sicurezza in dotazione alle vittime.

Il gruppo di sciatori era stato portato in quota da un elicottero di una società specializzata in escursioni di eliski

Sta bene, invece una terza persona tratta in salvo dai soccorritori del 118 e trasportata all'ospedale di Susa. Sul luogo dell'incidente ci sono anche gli uomini della Guardia di Finanza, che in in primo momento avevano parlato di tre vititime. Secondo i primi rilievi, la tragedia sarebbe stata causata dalle recenti nevicate e dalle variazioni di temperature del manto nevoso.

È una guida alpina una delle vittime della valanga staccatasi oggi in alta valle Susa. Si tratta di Luca Prochet, 53 anni, residente a Briancon (Francia), fino al 31 dicembre scorso direttore regionale della scuola tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese. Oggi l'uomo svolgeva il suo mestiere di guida alpina accompagnando un gruppo in eliski nella discesa fuoripista del monte Terra Nera. Il gruppo di sciatori era dotato di tutte le misure di sicurezza. "Tutto il soccorso alpino è sconvolto da questa disgrazia - commenta Aldo Galliano presidente regionale del Sasp - ed il pensiero va alla moglie e ai due figli". La seconda vittima sarebbe uno sciatore francese di cui non è stata resa nota l'identità.
/Cronaca/Pagine/slavina-in-val-susa-due-morti-.aspx28/03/2015 17.08.28«Renzi ci ascolti, il Pd non è una caserma» Apochi giorni dalla Direzione del Pd voluta da Renzi per blindare l’Italicum, Gianni Cuperlo, leader della Sinistra dem, non vuole neanche prendere in considerazione l’ipotesi che il testo della riforma elettorale possa rimanere quello concordato dal segretario del Pd e da Silvio Berlusconi.
Renzi considera l’Italicum non più emendabile. Lunedì la Direzione dovrà dare il via libera. Voi che farete? Se passa com’è, voterete a favore per disciplina di partito o contro, come ha detto Bersani?
Io continuo a pensare che riforma della Costituzione e legge elettorale siano come i pedali della bicicletta: per stare in equilibrio devono funzionare entrambi e così adesso non è. Nell’Italicum bisogna limitare i deputati nominati dalle segreterie di partito e quindi occorre un aumento del numero di collegi. E occorre consentire l’apparentamento in caso di ballottaggio, anche per evitare un premio spropositato con un’alterazione del principio di rappresentatività. Con questi miglioramenti avremmo l’unità del Pd.
Bersani e D’Alema dicono che Renzi è autoritario. Se vince le regionali, può sentirsi ancora più autorizzato a dettare la linea?
Che il segretario detti la linea è del tutto ragionevole. Altra cosa è cristallizzare i rapporti di forza del congresso e dire «si fa così e chi non è d’accordo guardi pure altrove ». Perché un partito non è una ditta né
una caserma, ma una comunità che discute e cerca le sintesi migliori. Non nel nome dell’unità, che pure qualcosa conta, ma nell’interesse di riforme efficaci.
Il progetto di Landini può attrarre gli elettori delusi del Pd?
Landini è un leader sindacale e giustamente lo rivendica. Poi con la sua iniziativa occupa uno spazio vuoto e un deficit di rappresentanza. L’ansia che ho io, come sinistra del Pd, è recuperare un legame con quel mondo che oggi non si sente visto e rappresentato da noi.
Le accelerazioni di Renzi servono a rottamare anni di privilegi?
Ma qui rottamazione e privilegi non c’entrano nulla. Qui si parla della qualità della nostra democrazia e di come ricostruire un rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni.
Le Grandi opere sono da 'rottamare'?
Le ultime vicende dovrebbero spingere a una riforma profonda prima di tutto nella mentalità e gestione. Dopo Tangentopoli, la risposta fu la legge Merloni che voleva chiudere con la spartizione degli appalti tra poche grandi imprese che versavano tangenti. Nel 2001 la legge Obiettivo del centrodestra ha aperto la via a un elenco di opere in deroga ai piani regionali e alle stesse gare d’appalto. Gli ultimi scandali sono figli di quelle scelte.
Il ministero a un esponente della minoranza può essere un segnale distensivo?
Ma il problema non è se il ministro sarà della maggioranza, della minoranza dem o della Sudtiroler Volkspartei. Il tema è se il governo vuole davvero cambiare verso, aggredire il nodo della rotazione degli incarichi, azzerare il sistema del massimo ribasso, ripristinare il principio per cui un appalto non viene assegnato in uno stadio immaturo dell’opera lasciando all’impresa appaltatrice margini enormi di discrezionalità.
Se il ministro fosse Speranza sarebbe un segnale o il tentativo di controllare il gruppo della Camera?
Roberto fa il capogruppo alla Camera e mi pare lo faccia bene.
Le primarie del Pd sono state un disastro?
Se guardo ad Agrigento (dove ha vinto un candidato 'vicino' a Fi,
ndr) mi chiedo se siano primarie del Pd o di altri. Metto in fila i titoli, Liguria, le polemiche sulla Campania, lo scandalo di Mafia Capitale. Penso che serva una legge di attuazione dell’articolo 49. Vorrebbe dire regole certe e trasparenti per la democrazia nei partiti e un controllo dal basso sulle scelte e attività.
Il Pd di Roma e del Lazio secondo Orfini stanno cambiando. Ma le inchieste lambiscono le giunte Marino e Zingaretti…
Marino e Zingaretti sono amministratori capaci e onesti. Sono i primi ad avere bisogno di un partito liberato da ogni opacità. Perché se hai 20 anni, non ti iscrivi a un comitato elettorale permanente o a un comitato d’affari. Guai se la sinistra non è in grado di capirlo e di risalire la china.
/Politica/Pagine/Renzi-ci-ascolti-il-Pd-non-una-caserma-.aspx28/03/2015 17.08.28Trapiantato un cuore senza battiti​È perfettamente riuscito il primo trapianto in Europa di un cuore prelevato da un cadavere. L'intervento è stato realizzato un mese fa in un ospedale del Cambridgeshire, nel Regno Unito, impiantando su un paziente sessantenne un muscolo cardiaco che era clinicamente morto e non batteva più, opportunamente riattivato. A darne notizia sono stati i media inglesi che sottolineano come il paziente sia stato dimesso appena quattro giorni dopo l'operazione. L'innovativa tecnica era stata utilizzata per la prima volta in Australia nel 2014, ma ora anche per l'Europa si apre la prospettiva di aumentare il numero di cuori disponibili per trapianti del 25%.

Solitamente il trapianto avviene utilizzando un muscolo cardiaco che presenta ancora il battito, dopo la morte cerebrale del donatore. In questo caso, invece, all'ospedale di Papworth è stato usato l'organo di un paziente il cui apparato cardiocircolatorio e respiratorio avevano smesso di funzionare. Il fortunato ricevente, un londinese, aveva avuto un devastante infarto nel 2008 e da allora era in lista d'attesa. Il cuore "morto" gli è stato riattivato dopo l'impianto attraverso una pompa che ne ha permesso il monitoraggio per un'ora, così da verificarne l'efficienza. "Ora mi sento più forte giorno dopo giorno", ha raccontato l'uomo, "e ora cammino senza problemi". La tecnica prevede che dopo la morte il cuore venga prelevato e posizionato in una speciale macchina, dove viene "nutrito" con sangue e altre sostanze alla temperatura corporea. /Cronaca/Pagine/cuore-trapianto.aspx28/03/2015 17.08.28Pensioni, in 4 anni persi 1800 euro a testa Una vera e propria tagliola si è abbattuta negli ultimi quattro anni su 5,5 milioni di pensionati a cui sono stati sottratti 9,7 miliardi di euro, pari ad una perdita media pro-capite di 1.779 euro. È l'effetto, calcolato e reso noto oggi dallo Spi-Cgil, del blocco della rivalutazione delle pensioni in vigore negli anni 2012-2013 e delle modifiche apportate allo stesso meccanismo negli anni seguenti.

Nel biennio 2012-2013, infatti, l'adeguamento delle pensioni è stato bloccato per importi superiori a tre volte il trattamento minimo, ovvero circa 1.400 euro lordi. Nel biennio 2014-2015 invece l'adeguamento è stato sull'intero importo della pensione con una percentuale del 100% solo per tutti quelli che hanno un assegno fino a tre volte il trattamento minimo mentre decresce per le altre categorie d'importo dallo 0,95% fino allo 0,40%.

Nel dettaglio, per importi fra 1.500,00 - 1.749,99 la perdita è di 1.138 euro; fra 1.750,00 - 1.999,99 si perdono 1.309 euro; fra 2.000 - 2.249,99 sono 1.479 euro, fra 2.250 - 2.499,9 la perdita è 1.725 euro, fra 2.500 - 2.999,99 è 2.037 euro; e oltre 3.000 la perdita è 3.567 euro. Uno scenario, sottolinea Spi-Cgil, che è destinato a peggiorare con un tasso di inflazione annuo al 2%, come da obiettivo della Bce. Secondo gli attuali meccanismi di calcolo della rivalutazione, infatti, ai pensionati sarebbero sottratti ulteriori 3,6 miliardi di euro. /Economia/Pagine/pensioni-in-4-anni-persi-1779-euro-a-testa.aspx28/03/2015 17.08.28
Aggiornato: 2 ore 17 min fa

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