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La “vetrina” di Avvenire.it: le notizie principali, gli approfondimenti, le nostre inchieste, multimediaIl Papa agli ebrei: uniti dalla sofferenza"Nel mondo ci sono ancora grandi sofferenze, prima è stato il vostro turno, adesso è il nostro turno": lo ha detto il Papa al presidente del World Jewish Congress, Ronald S. Lauder, secondo quanto riferito dallo stesso leader ebreo. Ieri sera Lauder ha incontrato il Papa a Santa Marta.

Il presidente del World Jewish Congress, Ronald S. Lauder, ha sottolineato: "Prima gli ebrei hanno sofferto selvaggi attacchi e il mondo è rimasto in silenzio. Ora sono i cristiani che vengono annientati e di nuovo il mondo dice poco. Perché - chiede Lauder - il mondo non reagisce?". Riferendo dell'incontro con Bergoglio il leader del Congresso Ebraico Mondiale ha aggiunto: "Il World Jewish Congress e il Papa sono d'accordo nel condannare i selvaggi attacchi contro i cristiani in Medio Oriente e in altre regioni del mondo".

"Il Papa ha detto che cristiani ed ebrei debbono pregare insieme per il mondo e per la pace nel mondo". Il leader ebraico ha aggiunto di avere il desiderio di visitare le migliaia di profughi, soprattutto cristiani, che da Siria e Iraq si sono spostati in Giordania. Lo ha detto al Papa il quale ha risposto: "Porti a loro le mie preghiere". 

Ronald Lauder, nella conferenza stampa a Roma, ha parlato delle persecuzioni contro i cristiani ma anche dell'antisemitismo. "In Europa è cresciuto moltissimo soprattutto dopo la guerra di Gaza. Un piccolo gruppo di agitatori ha sfruttato questi eventi per aumentare l'antisemitismo", dice il presidente del World Jewish Congress spiegando che "Israele si è difeso come avrebbe fatto qualunque Paese di fronte alle migliaia di razzi che vengono sparati dai terroristi". /Chiesa/Pagine/papa-a-ebrei-ancora-sofferenze-ora-e-nostro-turno.aspx18/09/2014 18.06.11Lavoro, via libera in commissione​La commissione Lavoro del Senato ha dato il via libera al ddl delega sul lavoro con il consenso unanime dei parlamentari Pd, tuttavia i malumori nel partito restano tanto che il presidente Matteo Orfini ha chiesto correzioni al testo e l'ex segretario Pier Luigi Bersani parla di "intenzioni surreali". I lavori della commissione sono stati rallentati dalle rimostranze dei senatori di opposizione di Sel e M5S, che hanno deciso di abbandonare la seduta durante le votazioni, mentre Forza Italia si è astenuta.

La norma che vede spaccato il partito del premier Matteo Renzi è l'emendamento all'articolo 4 che introduce per i nuovi assunti il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, aprendo la strada al superamento dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che disciplina i licenziamenti senza giusta causa. "I titoli del Jobs act sono condivisibili. Lo svolgimento meno: ne discuteremo in direzione, ma servono correzioni importanti al testo", ha tweettato Orfini al termine della segreteria del Pd di stamani. "È assolutamente indispensabile che il governo dica al Parlamento cosa intende fare nel decreto delegato sul lavoro, perché si parla di cose serie", ha detto Bersani, che difende il reintegro, previsto dall'articolo 18. "Leggo oggi sui giornali, come attribuite al governo, delle intenzioni ai miei occhi surreali... Vorrei ricordare che in tutta Europa, in Inghilterra, in Francia, in Germania, esiste, ancorché non obbligatoria, la reintegra. Quindi non ci raccontassero cose che non esistono".

Sempre questa mattina, i senatori del Pd si sono riuniti prima che la commissione Lavoro riprendesse i lavori per votare la delega, che andrà in aula tra il 23 e il 24 settembre. "Ci aggiorniamo a martedì, ci sono stati solo tre interventi, comunque [il testo] va bene", ha riferito la vice presidente del Senato Pd, Valeria Fedeli. La senatrice Pd ha però precisato che i dettagli dell'articolo 4 saranno definiti nei decreti delegati che il governo presenterà entro sei mesi dal via libera parlamentare atteso per fine anno dopo il passaggio anche alla Camera. Come dire, c'è tempo per capire se l'intenzione effettiva del premier Matteo Renzi sia quella di escludere totalmente la possibilità di reintegro per i licenziamenti senza giusta causa prevedendo un indennizzo che aumenta con l'anzianità di servizio.

Il vicesegretario del partito Lorenzo Guerini getta acqua sul fuoco: "La delega è in corso di perfezionamento ed è giusto che il Pd discuta e definisca la propria posizione. Il Partito democratico si troverà assolutamente unito, stiamo lavorando per questo". La prossima puntata è la direzione Pd del 29 settembre dedicata proprio al lavoro./Politica/Pagine/job-act-passa-in-commissione.aspx18/09/2014 18.12.36«Quel peschereccio è stato speronato»Non è stato un incidente ma una strage premeditata. Dalle indagini condotte sul naufragio verificatosi in acque internazionali una decina di giorni fa al largo di Malta, costato la vita a centinaia di persone, arrivano le prime conferme. La notizia arriva dalla procura di Catania che aveva aperto un'inchiesta subito dopo la denuncia di alcuni sopravvissuti. In mare, come Avvenire ha scritto già lo scorso 16 settembre, ci sarebbe stata una rivolta dei migranti contro gli scafisti che scortavano il barcone verso le coste siciliane.

Il peschereccio con cinquecento profughi sarebbe stata affondato dai trafficanti. Il motivo? Gli scafisti avrebbero cercato di convincere gli immigrati, partiti da Damietta in Egitto lo scorso sei settembre, su una nave più piccola e di fronte al loro rifiuto non avrebbero esitato a speronare il peschereccio. Fin qui le affermazioni di due degli undici sopravvissuti, entrambi palestinesi, rimasti in mare per due giorni. A bordo del peschereccio c'erano siriani, egiziani e sudanesi.

La versione dei due testimoni è il fulcro dell'inchiesta giudiziaria che sta cercando di individuare i responsabili. "Plurime fonti indicano che l’affondamento di un’imbarcazione con a bordo un numero elevato, ancora imprecisato e che viene indicato in oltre 400, di migranti di diversa nazionalità, sia stato volontariamente causato dallo speronamento da parte di altra, più grande imbarcazione. Tale condotta sarebbe stata determinata dal rifiuto dei migranti (e dello stesso equipaggio della nave poi affondata) di trasbordare su di un natante inadeguato a reggere il numero dei passeggeri" si legge nel comunicato diffuso in mattinata dalla Procura di Catania.

Una conferma definitiva si potrà avere solo al termine delle indagini che procedono a ritmo serrato con la collaborazione delle autorità giudiziarie e della polizia di più Stati, tra cui Egitto, Grecia e Malta. Le indagini sono volte anche a individuare il punto in cui il naufragio si è verificato e a valutare, di conseguenza, la possibilità di recupero del relitto e delle salme. La Procura fa sapere inoltre che i migranti che stanno fornendo informazioni preziose per lo sviluppo delle indagini sono stati posti sotto tutela per evitare possibili ritorsioni. /Cronaca/Pagine/immigrati-affondati.aspx18/09/2014 18.06.11Ebola, 700 nuovi casi in una settimanaNella settimana che si è conclusa il 14 settembre ci sono stati per la prima volta dall'inizio dell'epidemia più di 700 nuovi casi di Ebola in Africa. Lo afferma il quarto rapporto dell'Oms sulla 'road map' messa in campo contro il virus. Secondo i numeri del documento i casi totali sono 5335, con 2622 morti, e più di metà si sono verificati negli ultimi 21 giorni del conteggio iniziato lo scorso gennaio.

La grande maggioranza dei casi si è avuta in Liberia, Guinea e Sierra Leone, mentre in Nigeria, dove il virus è stato portato da un singolo viaggiatore liberiano, i nuovi casi negli ultimi 21 giorni sono stati 7. Ancora meglio è andata in Senegal, che anche in questo caso è stato "contagiato" da un singolo malato sfuggito al controllo in Guinea, dove invece non si è registrato nessun caso negli ultimi 21 giorni ma sono ancora monitorate 74 persone che hanno avuto contatti con il paziente.

Il rapporto mette in luce anche le carenze dei posti letto nei paesi più colpiti. "In Guinea attualmente la capacità dei centri di trattamento per Ebola è di 130 letti - spiega il documento -. In Liberia la capacità corrente di 315 letti soddisfa meno del 20% della domanda, che solo a Monrovia è di 1.210 letti. In Sierra Leone attualmente ci sono 165 letti per pazienti con Ebola, appena il 25% del fabbisogno"./Mondo/Pagine/ebola-700-casi-in-una-settimana.aspx18/09/2014 18.06.11Consulta, tredicesima fumata neraTredicesima fumata nera per l'elezione dei due giudici costituzionali da parte del Parlamento in seduta comune. Nessun candidato, nella prima votazione di oggi, ha raggiunto il quorum richiesto dei 3/5 dei componenti dell'Assemblea, pari a 570 voti. Servirà quindi una nuova votazione, la quattordicesima. I due candidati dei principali partiti, Luciano Violante per il Pd e Donato Bruno per Fi hanno incassato rispettivamente 542 e 527 voti.

Non è servito il duro monito lanciato ieri dal capo dello Stato Giorgio Napolitano che aveva parlato di rischi gravissimi legati a questa situazione di stallo. Napolitano ha invitato le forze politiche a fare presto e a non avere una visione "settaria" delle candidature perché, così facendo, si bloccano le istituzioni e si aprono "nuovi interrogativi".

"Il Presidente della Repubblica ha totalmente ragione nel merito e nel metodo: si deve andare veloci" in Parlamento per l'elezione dei membri di Consulta e Csm ha detto stamattina il premier Matteo Renzi ai giornalisti che lo interpellavano prima dell'inizio della segreteria del Pd. "Credo che il Parlamento oggi o nei prossimi giorni troverà una soluzione di alto livello". /Politica/Pagine/cosulta-renzi-veloci-per-soluzione-di-alto-livello.aspx18/09/2014 18.10.08Iraq, anche la Francia farà raid anti IsisLa Francia è pronta a prendere parte all'operazione di raid aerei sull'Iraq ma non manderà truppe di terra. Lo ha annunciato il presidente francese Francois Hollande parlando con i giornalisti. "Stamattina ho riunito il consiglio di Difesa e ho deciso di rispondere all'appello delle autorità irachene e fornire supporto aereo", ha dichiarato Hollande, precisando che l'azione della Francia "non andrà oltre: non ci saranno truppe di terra ed agiremo solo in Iraq".

Sempre giovedì il Parlamento Ue ha approvato a larga maggioranza una risoluzione comune, firmata da popolari, S&D, verdi, liberali e conservatori, sulla situazione in Iraq e Siria e sull'offensiva dell'Isis in cui si riconosce la minaccia diretta portata alla sicurezza dei paesi europei dall'espansione del Califfato e di altri gruppi estremisti in Medio Oriente. Per risolvere la situazione, chiarisce il Parlamento, è necessaria anche una soluzione politica in Siria.

Sul fronte militare, Strasburgo approva la decisione di alcuni governi di fornire materiale militare alle autorità curde, l'impegno degli Usa volto a formare una coalizione internazionale e il coinvolgimento in questo senso della Lega Araba. Su quello finanziario i deputati chiedono invece l'applicazione di sanzioni sul petrolio estratto dai pozzi in mano all'Isis e misure che impediscano al Califfato di sfruttare i paradisi fiscali. /Mondo/Pagine/francia-raid-iraq-isis.aspx18/09/2014 18.15.31L'Ucraina chiede aiuto agli Usa: lotta comune"Questa guerra che questi giovani stanno combattendo oggi non è solo una guerra ucraina. È una guerra dell'Europa, ed è anche una guerra dell'America" per un mondo libero, ha detto il presidente ucraino Petro Poroshenko parlando al Congresso Usa, aggiungendo che la libertà è "il nucleo" dell'esistenza dell'Ucraina. Poroshenko, in visita a Washington, incontrerà Barack Obama.

"Come Israele, l'Ucraina ha il diritto di difendere il suo territorio", ha detto il presidente. "L'annessione dell'Ucraina (da parte della Russia) è stato uno degli atti più cinici di tradimento della storia moderna". "Vi chiedo di non lasciare l'Ucraina da sola di fronte a questa aggressione", ha invocato Poroshenko. E ha chiesto esplicitamente sostegno militare: "Non possiamo vincere la guerra con le coperte".

Pronta la risposta di Washington, che ha ha stanziato 53 milioni di dollari in nuovi aiuti all'Ucraina: 46 milioni per la sicurezza che sosterrà l'esercito e le guardie ucraine al confine, mentre gli altri 7 milioni sono destinati alle organizzazioni che forniscono assistenza umanitaria ai cittadini colpiti dal conflitto nell'Ucraina dell'est.

Una nuova riunione del cosiddetto "gruppo di contatto" sulla crisi ucraina, con rappresentanti di Mosca, Kiev e Osce (e di solito anche dei separatisti), è stata fissata per venerdì a Minsk, in Bielorussia.

Intanto Mosca ha smentito, liquidandola come "un'altra bufala", la presunta minaccia del presidente Vladimir Putin a Poroshenko di poter far arrivare le truppe di Mosca "in due giorni non solo a Kiev, ma anche a Riga, Vilnius, Tallinn e Varsavia o Bucarest". La notizia era stata riportata dalla Suddeutsche Zeitung citando una fonte diplomatica Ue./Mondo/Pagine/guerra-ucraina-anche-di-europa-e-usa.aspx18/09/2014 18.06.11Expo, dimissioni a metà per Acerbo​​Antonio Acerbo, indagato in relazione al progetto "Vie d'Acqua" con l'accusa di corruzione e turbativa d'asta, si è dimesso dall'incarico di commissario delegato di Expo 2015, su richiesta dell'ad di Expo Giuseppe Sala. Resta in carica come responsabile unico per il procedimento di Padiglione Italia.

Lo ha annunciato l'ad di Expo Giuseppe Sala. "Ho chiesto all'ingegnere Acerbo un passo indietro come mio delegato perché in qualche modo si dovrebbe occupare delle vie d'acqua" ha spiegato Sala che ha poi sottolineato che "un avviso di garanzia non è sufficiente ad obbligarmi a far fare un passo indietro, ho fatto una valutazione di buonsenso per far sì che la sua attività non venga più a toccare neanche marginalmente le vie d'acqua". "Il mio rapporto fiduciario con Acerbo non è caduto rispetto a ciò che sappiamo" ha aggiunto.

Il presidente dell'Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone, oggi a Milano per una serie di incontri su Expo, ha definito la decisione di chiedere dimissioni parziali come una "valutazione di opportunità discrezionale basata solo su quell'attività" ossia l'appalto delle vie d'acqua. 

È in corso a Palazzo Chigi una riunione sull'Expo alla quale partecipano il sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio, il ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ed esponenti del Ministero dell'Economia e dello Sviluppo./Cronaca/Pagine/Expo-Acerbo-lascia.aspx18/09/2014 18.06.11Siria, il vaccino uccide decine di bimbiSono dozzine, forse 50, i bambini siriani morti, in un'area nordoccidentale del Paese controllata dai ribelli, in seguito alla somministrazione di vaccino contro il morbillo contaminato o mal conservato. A renderlo noto sono medici e organizzazioni mediche di volontari, che hanno così dovuto sospendere la vasta campagna vaccinale avviata dall'Onu per fermare morbillo, rosolia e polio.

Come riporta il quotidiano New York Times, alcuni dei bambini sono morti lo scorso martedì, nelle due città di Jarjanaz e Sinjar della provincia di Idlib, controllata dalle forze dei ribelli che lottano contro il presidente Bashar al-Assad. Le cifre sono però contrastanti, alcuni medici parlano di 15, altri 35 e altri ancora 50. Dozzine di altri bambini di Idlib si sono ammalati a causa del vaccino.

"La partita incriminata - spiega Abdulla Ajaj, uno dei medici che somministra i vaccini - è arrivata tre giorni prima che la usassimo. È la prima volta che abbiamo un problema del genere". La provenienza del vaccino non è chiara. Secondo Ajaj alcune dosi potrebbero non essere state conservate alla giusta temperatura, ma altri medici escludono questa possibilità perché lo stesso vaccino è stato usato anche su bambini che non sono stati male. Per altri potrebbero invece essere state introdotte tossine o sostanze contaminanti quando il vaccino, che arriva in fiale multidose, viene diluito per la singola iniezione. Secondo un altro medico siriano del gruppo Free Doctors Unione, Mohammad Hamadi, alcuni medici potrebbero aver diluito il vaccino con l'Atracurium, un rilassante muscolare usato in chirurgia, i cui flaconi sono simili a quelle del diluente. "Stiamo cercando di capire - precisa - se è stato un errore medico o un atto criminale".

La Società medica siro-americana, che organizza le missioni mediche in Siria, riporta di aver visitato almeno 65 bambini, 15 dei quali già morti all'arrivo, tutti sotto l'anno di età./Mondo/Pagine/siria-decine-di-bimbi-morti-onu-ferma-vaccinazioni.aspx18/09/2014 18.06.11Sicurezza alimentare, pioggia di controlli ​​Controlli a tappeto per la sicurezza dei cibi che portiamo a tavola: nei primi 8 mesi del 2014 in tutta Italia sono stati effettuati oltre 61 mila operazioni di controllo che hanno a sequestri per un valore di oltre 32 milioni di euro. A tracciare il primo bilancio delle attività operative dell'anno delle istituzioni collegate al ministero delle Politiche agricole, è stato oggi Maurizio Martina. "Voglio raccontare una storia di successo e quella del made in Italy agroalimentare lo è - ha detto il ministro -. Posso dimostrare con i numeri che il sistema dei controlli italiano è diffuso capillarmente, abbiamo davvero un'eccellenza di cui dobbiamo essere consapevoli".    

Il lavoro presentato è stato portato avanti dalle istituzioni deputate a garantire la qualità dei prodotti e a tutelare i consumatori del made in Italy, che sono l'Ispettorato (Icqrf), il Corpo forestale dello Stato, la Guardia Costiera e il Nucleo antifrodi Carabinieri delle Politiche agricole (Nac). Ma, "l'impegno del ministero per migliorare un sistema già di per se efficiente continua, rafforzando i controlli e snellendo la burocrazia", ha concluso Martina.

Entro la fine di settembre, ha detto  Martina, verrà presentata la bozza del decreto di attuazione del Registro Unico dei Controlli ispettivi di "Campo libero". "È uno strumento fondamentale - ha precisato il ministro - per efficientare le relazioni tra imprese e Pubblica amministrazione, con il doppio obbiettivo di rafforzare i controlli e di snellire la burocrazia"./Cronaca/Pagine/Martina-su-agroalimentare.aspx18/09/2014 18.06.11Iran: ballarono “Happy”, condannati a 91 frustate

Sei mesi di carcere e 91 frustate. È la pesante pena comminata ai sei giovani iraniani finiti in carcere a maggio per aver cantato Happy, il tormentone di Pharrell Williams, per le strade di Teheran e per aver diffuso su YouTube il video della performance, diventato subito virale con oltre 100mila visualizzazioni. Lo ha riferito l'avvocato dei giovani, Farshid Rofugaran, in un'intervista al sito Iran Wire. Un settimo imputato è stato condannato invece a un mese di carcere, ma dovrà comunque scontare le 91 frustate.



"Fortunatamente le sentenze sono state sospese", ha aggiunto il legale, precisando tuttavia che fino a quando non riceverà la notifica ufficiale della sentenza "non posso essere sicuro al 100% della situazione dei miei clienti". 

"Quando una sentenza è sospesa, la pena non è eseguita. Una pena sospesa va in prescrizione dopo un certo periodo, che per il Gruppo Happy sarà di tre anni - ha spiegato l'avvocato - Se durante questo periodo venissero compiuti reati analoghi, la pena seppur sospesa sarebbe lo stesso eseguita".



Durante la loro incarcerazione, i sette ragazzi sono stati costretti a confessare le loro colpe in diretta tv, scusandosi per l'accaduto e sostenendo di essere stati raggirati. Una versione sottotitolata del video e trasmessa dalla televisione iraniana ha reso noto che le persone arrestate sono "attori" che stavano cantando Happy per un'audizione. "Mi avevano detto che stavano facendo un film e che avevano ottenuto il permesso necessario - ha detto uno degli arrestati - Mi hanno ingannato".

Dopo la confessione i sette sono stati scarcerati su cauzione. Il Gruppo Happy potrebbe ora ricorrere in appello contro la sentenza. "Farò quello che i miei clienti mi chiedono di fare. Siamo contenti che sia la pena carceraria sia le frustate siano state sospese", ha affermato l'avvocato, aggiungendo che i sette non sono soggetti a "divieto d'espatrio".

Lo stesso Williams ha protestato per gli arresti avvenuti in Iran in relazione alla sua Happy. "È triste vedere questi ragazzi arrestati per aver tentato di diffondere la felicità", ha scritto sulla sua pagina Facebook. "L'Iran è un Paese dove essere felici è un crimine", gli ha fatto eco su Twitter il giornalista iraniano Golnaz Esfandiari. E proprio su Twitter ha iniziato a spopolare l'hashtag #freehappyiranians per fare pressione sulle autorità iraniane./Mondo/Pagine/iran-ballarono-happy-91-frustate-video.aspx18/09/2014 18.06.11«Bye bye Londra»: la Scozia oggi decideStephen non ci avrebbe creduto mai. D’altronde due anni fa, quando questa pazza storia scozzese ha avuto inizio, lui andava al liceo, aveva 17 anni appena e la politica, quella no, non gli interessava. Il padre Jon, qui a Leith, periferia portuale di Edimburgo in cui è cresciuto anche l’autore di Trainspotting Irvine Welsh, gli mostrò il giornale. «C’era la foto di Cameron e Salmond che si stringevano la mano. Solo dopo ho capito quanto fosse importante», ricorda. Ventitrè mesi dopo, Stephen è in strada, insieme a Darren, Nicholas, Amy, Louise.

Tutti convinti di poter «fare la Storia». Un banchetto per strada e un cartellone due per tre con su scritto solo «Yes». Dite sì alla Scozia libera, chiedono questi giovani che ancora l’altro giorno «la politica no« e ora ti raccontano della poll tax della Thatcher (la tassa sulle persone introdotta prima in Scozia e solo dopo nel resto del Regno Unito), del blocco sull’imposta degli immobili voluto dallo Scottish national party (Snp), della maggiore libertà a cui tutti aspirano. «C’è gente che combatte e muore per l’indipendenza, mentre noi dobbiamo solo mettere una croce su una casella. Non ci lasceremo scappare quest’occasione», continua Stephen.

Eccola la Scozia che oggi prova a prendersi la rivincita da Londra, dopo 307 anni di un’unione mai veramente condivisa da tutti. Perché dopo aver in fondo goduto in maniera sproporzionata dei frutti dell’Impero britannico, la Scozia è stata tra le regioni che maggiormente hanno patito il declino industriale del Regno Unito. Così, mentre acciaierie e cantieri navali andavano in crisi, l’antico sentimento nazionalistico cresceva.

E se in alcune aree di Edimburgo gli ultimi anni hanno visto la rinascita di vecchi quartieri operai grazie soprattutto all’Hi-tech e alla biomedica, nelle zone povere di Glasgow, Dundee, Paisley tutto si è fermato agli anni Settanta senza ripartire più. Un boomerang per Londra, che nel referendum sull’indipendenza scozzese di oggi rischia di vivere la più drammatica delle mutilazioni. Ancora un mese fa i secessionisti erano indietro di oltre venti punti. Sembrava impossibile, la rimonta. Ma i tanti Stephen non si sono fermati, continuando a far campagna porta a porta. Nel frattempo, il leader dello Snp, Alex Salmond, bastonava nei dibattiti in tv l’alfiere di Better together, Alistair Darling, ex ministro laburista sotto l’allora premier (scozzese) Gordon Brown. Così i secessionisti sono andati addirittura avanti nei sondaggi, prima che l’incertezza rendesse il tutto imprevedibile, “too close too call”, con l’ultima rilevazione a dare i no al 52% e i sì al 42.

«Non è facile fare previsioni, abbiamo assistito a spostamenti drastici dei consensi da una parte all’altra», ammette Martin Boon, a capo dell’istituto Icm Research. «Gli unionisti sentono puzza di bruciato – spiega da parte sua Jonathan Freedland, giornalista del Guardian –. Vedono cartelloni e spillette per il sì proliferare su ogni superficie possibile». Vero, per strada questo è evidente, ma altri ritengono che alla fine prevarrà la maggioranza silenziosa dei no.
Il premier conservatore David Cameron è venuto in Scozia solo quando si annunciava la catastrofe. Dicono che sarà il primo a crollare se questa secessione si farà davvero: i compagni di partito gli salterebbero al collo.

Ha promesso più devolution, ha ammesso, ancora ieri, di sentirsi «nervoso e preoccupato». Alle elezioni del 2010 i tory in Scozia hanno preso un solo collegio, giusto a cavallo del confine, ma a Londra sono loro a governare. Ecco perché non è raro qui a Edimburgo imbattersi in manifesti di questo tipo: «Sì Scozia, mai più governi tory». «I conservatori al governo hanno sbagliato tutto, senza dire perché sia davvero più conveniente restare insieme», sbotta Jon McCullan, 54 anni, titolare di una grande azienda di esportazioni e tra i pochi, su una Princes Street assediata dai secessionisti, ad ammettere il suo voto unionista.

Unionisti sono anche i boss dei grandi colossi economici, dalle banche ai gruppi petroliferi. Mentre sono soprattutto i piccoli imprenditori a sostenere la secessione, perché credono che Edimburgo sia più vicina di Londra e riesca a difendere meglio i loro interessi. «Il problema, semmai, è se il modello norvegese che gli indipendentisti stanno promettendo sia davvero sostenibile – sottolinea Philip Steinberg, 42 anni, impiegato in una banca d’affari –. Quel modello, basato su un welfare generoso, non è raggiungibile con i soli proventi petroliferi, dovranno alzare le tasse».

Non solo: Salmond – che non avrà il fisico di Braveheart/Mel Gibson, ma che in questa battaglia ci ha messo l’anima – insiste che il petrolio del Mare del Nord garantirà alla Scozia 7 miliardi di sterline l’anno, ma le attuali previsioni governative non vanno oltre i 3,3 miliardi. Una differenza non da poco e che rischia di pesare sui sogni di chi già immagina asili nido gratuiti per tutti e aumenti generalizzati degli assegni sociali e delle pensioni.

«Facciamolo – è stato ieri l’ultimo, perentorio appello del leader scozzese –. Lo spazio per le parole è quasi esaurito. Restiamo noi, la gente che vive e lavora qui. Gli unici che votano, coloro che contano». Resta tutto appeso a un filo, sotto un cielo color ghisa che davanti a mille interrogativi non lascia intravedere nessuna risposta. /Mondo/Pagine/scozia-al-voto.aspx18/09/2014 18.06.11Salari della polizia, c'è un miliardo «È andata molto bene...». Alle otto di sera il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, conferma ai cronisti le indiscrezioni sull’esito positivo della riunione mattutina a Palazzo Chigi fra il sottosegretario Luca Lotti, lo stesso Alfano e i colleghi ministri della Difesa, Roberta Pinotti, e dell’Economia, Pier Carlo Padoan, per risolvere la rovente questione del blocco degli stipendi di centinaia di migliaia di agenti e ufficiali di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e delle altre forze dell’ordine, che nei giorni scorsi avevano minacciato di entrare in sciopero, dopo l’annuncio dell’intenzione del governo di prolungare al prossimo anno il congelamento delle buste paga per tutti i dipendenti pubblici, ferme dal 2010.

Uno scontro al calor bianco (che ha fatto irritare il premier Matteo Renzi: «Non accetto ricatti»), ma che alla fine il governo ha deciso di non prolungare. «È stata confermata la decisione di risolvere la questione del tetto salariale e retributivo – fa sapere Alfano –. Il lavoro per reperire le risorse è stato avviato». Secondo altre fonti ministeriali, la soluzione «è in dirittura d’arrivo». Annunci che arrivano poco prima che i rappresentanti di alcuni sindacati di polizia e dei Cocer vengano ricevuti a Palazzo Grazioli dal leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, che li aveva invitati per manifestare il proprio appoggio.

A Palazzo Chigi i ministri avrebbero individuato 430 milioni di euro nelle pieghe dei bilanci di Interno e Difesa (anche se non si conoscono ancora i dettagli), mentre altri 500 milioni sarebbero stati assicurati dall’Economia. Un miliardo, più o meno, che dovrebbe bastare per cancellare il blocco, che secondo stime sindacali in un quadriennio ha fatto perdere a poliziotti e carabinieri tra 4 e 6mila euro netti. Prudenti i sindacati: «Attendiamo l’ufficialità – dice il segretario della Silp-Cgil, Daniele Tissone –. Noi chiediamo che lo sblocco avvenga il prima possibile, già nella legge di stabilità, e parta dal primo gennaio 2015. Lo merita tutto il personale, impegnato ogni giorno in servizi faticosi e necessari». Un comunicato congiunto delle sigle di Ps e dei Cocer ritiene la riunione di ieri «preliminare alla preannunciata convocazione da parte del premier Renzi». E il ministro Alfano lascia intendere che l’incontro possa essere vicino: «L’atteggiamento dei sindacati è un cambiamento di approccio che rende più semplice il cammino. Ritengo che, scongiurata la minaccia dello sciopero, possa esserci un incontro col presidente del Consiglio».

Nella foto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, alle prese con la messa a punto della prossima Legge di stabilità per il 2015/Politica/Pagine/Salari della polizia c un miliardo .aspx18/09/2014 18.06.11Nigeria, nel nord conversioni forzateNonostante le rassicurazioni dell'esercito, non c'è tregua per i villaggi messi a ferro e fuoco dai terroristi di Boko Haram negli Stati nord-orientali della Nigeria e i cristiani di queste zone vengono costretti a convertirsi: lo hanno denunciato alcuni deputati del posto davanti alla Camera dei Rappresentanti, in particolari gli eletti dei tre Stati di Borno, Adamawa e Yobe.

La Camera ha infatti ripreso i lavori dopo due mesi di pausa. A sentire i loro agghiaccianti racconti, gli islamisti hanno ancora il pieno controllo delle più importanti comunità e villaggi, per esempio Bama, Marte, Gwoza, Gamboru-Ngala (Borno), Michika, Madagali (Adamawa) e Gujba (Yobe). Non solo: nei casi di Michika e Madagali, due località nello Stato di Adamawa, un deputato dello Stato di Borno, Mohammed Monguno, ha raccontato ai colleghi che i cristiani, che sono la maggioranza nell'area, sono stati obbligati a convertirsi. Monguno ha aggiunto che le forze di sicurezza sul posto sono evidentemente sopraffatte dalla situazione perché "prive delle motivazioni necessaria" per combattere i miliziani jihadisti. /Mondo/Pagine/nigeria-boko-haram-converzioni-cristiani-forzate.aspx18/09/2014 18.06.11Amianto e veleni nella falda La pala meccanica scava già da alcuni giorni. Va giù, sempre più giù. Quand’è a poco meno di dodici metri, ieri mattina di buon’ora, ecco la falda acquifera. Ed ecco, proprio davanti agli occhi, la scoperta più sconcertante. C’è amianto quanto se ne vuole, ci sono rifiuti inerti e pericolosi e – soprattutto – ci sono fanghi tossici. 

Provincia di Caserta, Casal di Principe, località Villa di Briano, alle spalle del cimitero, due passi dalla strada Nola-Villa Literno. Un bel (ormai ex) campo di granturco. L’Agenzia regionale per l’ambiente della Campania (Arpac) e la stesso Corpo Forestale dello Stato immediatamente prelevano campioni di quei fanghi e se per 'classificarli' in tutto scrupolo e con ufficialità si aspettano naturalmente le analisi, solamente a vederli gli investigatori e gli esperti non mostrano (confidenzialmente) grossi dubbi sulle loro provenienze industriali e sulla loro tossicità... Nastro bianco e rosso tutt’intorno: il terreno era già stato recintato e reso off limits.

Mezzi e uomini della Forestale napoletana – su disposizione della Direzione distrettuale antimafia partenopea – scavavano infatti da qualche giorno in quest’aperta campagna, a poche centinaia di metri da un altro appezzamento dove alcuni mesi fa era stata effettuata una campagna di scavi che aveva scoperto una discarica di rifiuti pericolosi e scarti di attività edile provenienti dai vecchi lavori per la Nola-Villa Literno. Del resto uno dei giochetti terribili, e largamente praticati
dalla camorra, per far sparire rifiuti tossici, risale quanto meno alla costruzione della stessa Nola-Villa Literno: si prelevava dai terreni adiacenti materiale per dare spessore alla sede stradale, così le 'buche' aperte in questo modo venivano velocemente 'riempite'. 

Gran parte di questo era stato raccontato dal pentito Francesco Della Corte (e con lui l’altro pentito Roberto Vargas), principale 'accusatore' dell’ex- sottosegretario Nicola Cosentino e tra i pochi collaboratori di giustizia a indicare nel dettaglio i luoghi degli sversamenti illegali: «Il traffico di rifiuti tossici dal Nord alle campagne del Casertano andava avanti già dai primi anni ’90», lo gestiva «il boss Francesco Bidognetti tramite Gaetano Cerci e Cipriano Chianese, che si definiva massone e aveva contatti con Licio Gelli». Dettagli? «In particolare mercurio, fanghi e vernici provenienti dalle industrie settentrionali – era andato avanti –, venivano messi dentro bidoni di ferro» e «sotterrati almeno le prime volte in terreni agricoli, soprattutto nei Comuni del clan Bidognetti, come Cancello e Arnone, poi in discariche dismesse ». Non è finita: «Ho saputo anche come quelle sostanze siano state smaltite nel fiume Volturno e soprattutto sotto la Nola-Villa Literno». 

Ultima annotazione. Inquietante. Raffaele Addeo è dirigente medico oncologo alla Asl Napoli 2 Nord e pochi mesi fa, partecipando a un convegno a Orta di Atella, aveva raccontato che nella zona di Villa di Briano da un po’ veniva registrato un discreto aumento delle incidenze di tumori ai testicoli... /Cronaca/Pagine/Amianto e veleni nella falda .aspx18/09/2014 18.06.12Paglia: sulla famiglia unire verità e misericordia​Sarà un Sinodo dei vescovi sulla famiglia in cui «la franchezza ma anche la sapienza non mancheranno nel dibattito». E dove «i temi saranno molti, a cominciare da quelli che non stanno trovando spazio in queste settimane sui media ma che risultano ineludibili». L’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, guarda all’assemblea generale straordinaria voluta da papa Francesco con l’impegno di chi si sente coinvolto in prima persona. Alle sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione è dedicato l’appuntamento che si terrà in Vaticano dal 5 al 19 ottobre e che sta avendo già un’ampia eco.

Eccellenza, ci sono grandi aspettative sul Sinodo. Perché?
La famiglia è in cima ai pensieri e ai desideri di tutti e continua a essere considerata un porto sicuro. Nello stesso tempo – come in una situazione paradossale – vediamo moltiplicarsi le crisi, le separazioni, le ricomposizioni fino alla evaporazione della stessa idea di famiglia. Si dice: basta l’amore e qualsiasi forma può chiamarsi famiglia. È comprensibile che le aspettative siano numerose, anche se talora molto confuse. È vero che nel fondo c’è un diffuso «desiderio di famiglia». Ma bisogna evitare semplificazioni e superficialità. Anche perché stiamo sempre più precipitando in una società individualista dove l’io prevale sul noi, dove gli interessi di parte sono ben più considerati che quelli della comunità. Se dovessi leggere in profondità l’aspettativa direi che c’è un bisogno di «famiglia» incredibile.

Come si svolgeranno i lavori del Sinodo? Se guardiamo alla stampa o ad alcune pubblicazioni, come il libro di prossima uscita «Permanere nella verità di Cristo» firmato da cinque cardinali e quattro studiosi, sembra che su alcune questioni ci siano posizioni e sensibilità diverse.
È ovvio che quanto appare sulla stampa o viene scritto sia da prendere in considerazione. Il questionario stesso inviato dalla Segreteria del Sinodo voleva aiutare una riflessione ampia. Ma serve fare attenzione a non scambiare la notorietà di una questione con quel che è davvero necessario. Credo che il bisogno più radicale che dovremmo affrontare è il recupero della bellezza della famiglia, è la sottolineatura di quel plesso originario composto da matrimonio-famiglia-vita che in questo tempo, per la prima volta nella storia, viene come destrutturato e che ciascuno – come in un delirio di onnipotenza – ricostruisce a suo piacimento. È il nodo culturale, antropologico e teologico che, a mio avviso, deve occupare la scena.

Il matrimonio è il punto focale.
Non è senza rilevanza il fatto che sempre più donne e uomini tendano a rifiutare vincoli saldi. In un orizzonte individualista è più a portata di mano la convivenza rispetto al matrimonio. Ed è più semplice stare da soli che legarsi per sempre al coniuge in un progetto di vita. È il tema centrale. Seguono poi altre questioni che non occupano la ribalta mediatica ma che sono davvero cruciali. Penso alla povertà e al lavoro in relazione al matrimonio e alla famiglia; penso alla grande sfida educativa e al rapporto intergenerazionale che vediamo deteriorarsi; penso alla questione relativa agli anziani: abbiamo prolungato la vita e quindi, grazie a Dio, anche il numero degli anziani ma non c’è pensiero, né politica, né spiritualità, e si rafforza una cultura dello scarto; penso alla indispensabile ricomprensione di cos’è l’amore sganciandolo da un vacuo romanticismo per coglierne la forza edificatrice. Poi c’è anche il tema dei separati, dei divorziati e dei risposati.

Perché questa enfasi soprattutto legata al loro accesso ai sacramenti?
È ovvio che è una questione che ci sta a cuore. Già da tempo nella Chiesa c’è un nuovo atteggiamento nei loro confronti. Basti pensare alla differenza di giudizio tra il Codice di diritto canonico del 1917 che parlava di pubblici peccatori e quello attuale. Sia San Giovanni Paolo II sia Benedetto XVI hanno esortato all’accoglienza e alla cura pastorale. Personalmente sono convinto che c’è ancora bisogno di una maggiore vicinanza a queste situazioni. Non stiamo parlando di una categoria, ma di donne e di uomini, di bambini e di grandi, che vivono situazioni difficili. È indispensabile anzitutto una vicinanza quotidiana, affettuosa, partecipe. Hanno urgenza di amore ben prima che di norme. Faccio fatica a pensare che ci si possa affidare a disposizioni per dare una risposta a problemi umani bisognosi di un rapporto solidale che comporta anche sacrificio, audacia e perseveranza.

Quale stile adottare?
Direi che occorre avvicinarsi a coloro che vivono situazioni familiari difficili pensando al buon Samaritano. Lui non si è limitato a osservare e magari a invocare una nuova legislazione. Si è fermato. È sceso da cavallo e ha subito curato le ferite, senza interrogarsi né chi fosse e né perché si trovasse in quello stato. Ha portato l’uomo nell’albergo, ossia all’interno di una comunità perché tutti se ne facessero carico.

Nell’«Instrumentum laboris» si fa riferimento alla misericordia per quanto attiene alle questioni riguardanti il matrimonio e la famiglia.
Reputo che serva liberare il dibattito dai lacci ideologici. E non bisogna dimenticare che il Sinodo è anzitutto un evento ecclesiale: il confronto all’interno è sempre virtuoso perché fatto in un clima di preghiera e, anche se aspro, è guidato verso l’unità. Gesù ha garantito la sua presenza «dove sono due a tre riuniti nel mio nome». Insomma, c’è una grazia particolare quando si è insieme a dibattere. Non credo che ci saranno stravolgimenti dottrinali nel Sinodo. Il Papa chiede che i padri sinodali, nei casi delle famiglie ferite, indichino la via del Samaritano, che si trovino il vino e l’olio, che si accolgano nella locanda. La misericordia non si sgancia mai dalla verità. E sono convinto che questo evento spirituale non rinnegherà il passato ma neanche rinuncerà ad affrontare le sfide di questo tempo./Chiesa/Pagine/intervista-a-pagli-sinodo-famiglia.aspx18/09/2014 18.06.12Cannabis curativa, quanti dubbi​Che di strada spianata verso la liberalizzazione della cannabis non si tratti, il Governo ci tiene a puntualizzarlo in modo deciso ormai da mesi. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin sulla questione ha sempre parlato chiaro: «Un conto sono produzioni che vengono fatte in modo controllato, un conto è legalizzare le droghe leggere, operazione a cui sono assolutamente contraria». Il giorno tanto atteso, però, è arrivato e oggi proprio al ministero della Salute la Lorenzin siglerà con il ministro della Difesa Roberta Pinotti il protocollo per dare il via alla produzione di farmaci a base di cannabis terapeutica presso lo Stabilimento farmaceutico militare di Firenze.

Una decisione acclamata da chi – come l’associazione radicale Luca Coscioni – da sempre ritiene l’impiego di cannabinoidi una conquista di civiltà a favore di migliaia di malati e che tuttavia desta più di una perplessità tra esperti sanitari e addetti ai lavori, specie all’indomani dell’allarme lanciato dal Dipartimento delle politiche antidroga circa il boom degli spinelli tra gli adolescenti (uno su 4 ne ha fatto uso almeno una volta nel 2013).

Non si tratta di pregiudizi o visioni ideologiche di parte: «Il primo punto su cui si dovrebbe riflettere è che bisogno abbiamo di produrre cannabis a uso terapeutico quando in Europa esistono già altri farmaci a base di tetraidrocannabinolo», si domanda Silvio Garattini, direttore dell’Istituto farmacologico Mario Negri di Milano. Per adottarli basterebbe percorrere la via del “mutuo riconoscimento”, secondo cui l’Aifa – sulla base della documentazione già presentata in un altro Paese – può fare un farmaco proprio. «Ora però decidiamo di produrli questi farmaci – continua Garattini –, il che fa sorgere la domanda: è un lavoro così importante?».

Ma questioni tecniche a parte c’è un altro nodo, ben più spinoso: «Quello che andrebbe tenuto presente è che da un lato molti studi parlano chiaramente degli effetti collaterali negativi di queste sostanze sul sistema nervoso centrale, per esempio, e dall’altro che non esistono ancora studi comparativi in grado di dirci che benefici offrano rispetto a quelli già esistenti (e non a base di cannabis) per le patologie per cui vengono impiegati». Insomma, per Garattini il rischio è quello di fare un pasticcio: «E non perché stiamo parlando di cannabis. Tutti riconoscono l’importanza della morfina nonostante di per sé non si tratti di una sostanza “buona”. Qui il punto è che ci sono regole precise da seguire, quando si tratta di farmaci e della loro efficacia, e mi sembra che non vengano seguite».

Nulla in contrario alla cannabis a uso terapeutico per Riccardo Gatti, psichiatra, psicoterapeuta e direttore del Dipartimento dipendenze della Asl di Milano, «però va messa in chiaro subito una cosa: che serva a qualcosa è un conto, che diventi la panacea di tutti i mali è un altro». E l’errore – più o meno voluto – nel campo della comunicazione mediatica può causare danni enormi: «Se diciamo alle persone che in fondo fa pure bene, si diranno: perché non usarla allora?». L’ambiguità ha portato negli Stati Uniti, per esempio, a un vero e proprio business nel campo dei farmaci a base di cannabis, «col risultato che si santifica ciò che non è santificabile, dimenticandosi che dietro c’è un’enorme manovra commerciale».

E che a livello culturale il messaggio per le giovani generazioni, e non solo, può essere dirompente: si può fare.
Il tutto mentre, a proposito della situazione delle dipendenze in Italia, i dati del Dipartimento Antidroga fotografano «un clima permessivista» e di «normalizzazione culturale» che allarma le comunità di recupero, a cominciare da San Patrignano, e che fa parlare l’Associazione scientifica Gruppo Tossicologi Forensi Italiani di una «caduta politica della consapevolezza dei pericoli comportamentali correlati alla cannabis»./Cronaca/Pagine/cannabis-curativa-quanti-dibbi.aspx18/09/2014 18.06.12Licei quadriennali bocciati dal TarIl Tar del Lazio boccia le superiori di quattro anni. Accogliendo il ricorso della Cgil Scuola, la Sezione III Bis ha annullato i decreti 902 e 904 del 5 novembre 2013, con cui il ministero dell’Istruzione autorizzava un gruppo di scuole ad avviare, da quest’anno scolastico, la sperimentazione del percorso di studi quadriennale. Si tratta del Liceo Ginnasio statale “Quinto Orazio Flacco” di Bari, dell’Istituto “Ettore Maiorana” di Brindisi, dell’Istituto tecnico economico “Enrico Tosi” di Busto Arsizio (Varese) e dell’Istituto “Carlo Anti” di Verona, che dunque dovranno rinunciare alla sperimentazione.

I giudici amministrativi hanno riconosciuto la fondatezza del ricorso del sindacato sotto tre distinti profili. Innanzitutto, si legge in una nota della Cgil Scuola, «è stata riconosciuta la illegittimità formale dei provvedimenti, perché adottati senza il prescritto parere del Consiglio nazionale della Pubblica istruzione». In secondo luogo, i decreti sono stati assunti «senza motivazione in esecuzione di un atto di indirizzo relativo all’adeguamento agli standard europei, non in grado di coniugare l’autonomia delle istituzioni scolastiche e la loro modifica ordinamentale con i bisogni del territorio». Inoltre, l’adeguamento agli standard europei, scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza, depositate martedì, «appare costituire una motivazione superficiale ed insufficiente a giustificare l’abbreviazione di un anno».

In terzo luogo, i magistrati hanno ritenuto fondato il timore della Cgil circa «un’evidente disparità di trattamento con coloro che effettuano il corso di studi quinquennale, come si è verificato in occasione di altre sperimentazioni».

Contrario alla sperimentazione anche il sindacato autonomo Anief. «Sulla cancellazione di un anno della scuola superiore – dichiara il presidente Marcello Pacifico – il nostro sindacato si è sempre espresso con motivi di ferma opposizione: quello di cancellare un anno di scuola non contiene infatti nessun presupposto pedagogico e didattico, se non la palese volontà di eliminare 40mila posti di lavoro e alleggerire, di conseguenza, la spesa pubblica a danno dell’utenza scolastica».

Contro la sentenza del Tar, il Miur ha comunicato che presenterà ricorso e che gli altri percorsi quadriennali sperimentali attivati sul territorio (una decina circa tra istituti statali e paritari) andranno avanti. La sentenza, dunque, vale solo per la sperimentazione che sarebbe dovuta partire quest’anno e non per quelle già in corso, che così potranno arrivare a conclusione. Ma questi diplomi quadriennali avranno valore legale? Saranno spendibili in università e sul mercato del lavoro? Su questo punto la risposta del ministero è affermativa: il diploma conseguito al termine dei quattro anni avrà valore esattamente come quello di cinque anni./Cronaca/Pagine/licei-quadriennali-bocciati-dal-tar.aspx18/09/2014 18.06.12
Aggiornato: 1 ora 16 min fa

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