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La “vetrina” di Avvenire.it: le notizie principali, gli approfondimenti, le nostre inchieste, multimediaIl grazie di Papa Francesco a MeriamIn mattinata Meriam, accompagnata dal marito e dai figli, è stata ricevuta a casa Santa Marta da Papa Francesco. Nel corso dell'incontro durato circa mezz'ora - ha detto il portavoce vaticano padre Federico Lombardi - il Papa, l'ha ricevuta in un clima definito di "grande serenita'" e l'ha ringraziata per la sua "testimonianza di fede" e la sua "costanza".

La giovane madre cristiana condannata a morte in Sudan per apostasia e poi liberata, era arrivata intorno alle 9.30 all'aeroporto romano di Ciampino a bordo di un volo della Presidenza del Consiglio. Con lei il marito Daniel Wani e i loro due figli, Martin, 2 anni, e Maya, 2 mesi.

Ad accoglierla il presidente del Consiglio Matteo Renzi con la moglie Agnese e il ministro degli Esteri Federica Mogherini. «Oggi è un giorno di festa» ha detto Renzi.

"Abbiamo seguito il caso sin da prima che fosse resa nota la condanna", ha aggiunto il ministro, che ha ritardato la
partenza per una missione di due giorni nei Balcani.
"Grazie al grande lavoro fatto da tanti, oggi possiamo
accogliere Meriam a Roma. Ora lei ha bisogno di tranquillità
con la sua famiglia", ha concluso Mogherini.

A bordo del volo c'era il vice ministro degli Esteri, Lapo Pistelli, che ha seguito da vicino la vicenda della sudanese. «Stanno bene e sono felici di essere qui. Avranno qualche incontro importante nei prossimi giorni e poi ripartiamo per New York», ha reso noto. Alla domanda dei giornalisti se la donna incontrerà il Papa, Pistelli ha risposto: "Il Santo Padre è stato informato dal premier Renzi della cosa ed ha manifestato il suo sentimento di gratitudine verso il Paese".

Il caso di Meriam ha mobilitato l'opinione pubblica internazionale e ha visto in prima linea l'impegno di Avvenire e dei suoi lettori. La vicenda della 27enne sudanese, che nei mesi di prigionia ha partorito in catene la secondogenita Maya, era stata citata anche dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in occasione del suo discorso di inaugurazione del semestre europeo a Strasburgo. Parlando di Meriam e delle ragazze nigeriane sequestrate dagli islamisti di Boko-Haram, Renzi aveva sottolineato: "Se non c'è una reazione europea non possiamo sentirci degni di chiamarci Europa"./Mondo/Pagine/meriam-arriva-a-Roma.aspx24/07/2014 14.06.09Avvenire da sempre al fianco di MeriamAi lettori di Avvenire la vicenda di Meriam è ben nota. Tutto è cominciato proprio sul nostro sito Avvenire.it, nel pomeriggio del 15 maggio, quando dalle agenzie di stampa è giunta in redazione la notizia della sentenza emessa da un tribunale sudanese. Condanna a morte per apostasia, più cento frustate per adulterio. È stata immediata la decisione di prenderci a cuore le sorti di questa giovane madre sudanese, cristiana ortodossa, al nono mese di gravidanza, arrestata nell’agosto del 2013 e in carcere da febbraio.

La sentenza era del 5 maggio, dieci giorni prima, ma ci sono parti del mondo da dove le notizie arrivano a rilento. L’11 maggio il giudice le aveva offerto la salvezza a patto che si convertisse all'islam. Tre giorni per pensarci. Il 14 maggio, davanti al magistrato, Meriam aveva rifiutato di rinnegare Cristo.

Immediatamente, quel 15 maggio, abbiamo lanciato un appello ai nostri lettori: gridate insieme a noi “Meriam deve vivere”, urliamolo al mondo. E subito è partita la nostra campagna via Twitter e Facebook #meriamdevevivere accompagnata dalla raccolta di adesioni direttamente sul nostro sito, tramite un guestbook, e via mail all'indirizzo dedicato meriamdevevivere@avvenire.it. Contemporaneamente anche la ong Italians for Darfur ha avviato una raccolta di firme da inviare al presidente sudanese Omar al-Bashir.

Per oltre un mese Avvenire ha tenuto alta l’attenzione sul dramma di questa madre di 27 anni, in procinto di partorire, che languiva in catene con il figlioletto di 20 mesi, condannata a morte solo perché cristiana. La generosa solidarietà dei nostri lettori si è manifestata come un torrente in piena: abbiamo ricevuto 81.000 email e raccolto oltre 8.100 adesioni sul guestbook online. Senza contare i contatti su Twitter e le condivisioni su Facebook, che hanno ampiamente superato il milione.

Finalmente, il 23 giugno, la svolta: grazie anche a una massiccia mobilitazione internazionale, la Corte d'appello sudanese ordina la liberazione di Meriam. Nel frattempo la donna ha partorito, in catene, la piccola Maya. Ed è rimasta chiusa in carcere, insieme ai suoi bambini.

Una gioia breve, la speranza si rivela illusoria: l’indomani Meriam viene nuovamente arrestata, all’aeroporto di Khartum, mentre con il marito e i figli cerca di lasciare il paese. Quel giorno scrivemmo sul sito: “Le emozioni oscillano tra ansia e speranza. Meriam non è sola. L'opinione pubblica mondiale - e i lettori di Avvenire in primo luogo - le sono stati vicino nei momenti più difficili, quando era incinta e in catene. Non la lasceranno proprio ora”.

Così è ripartita, con nuovo vigore, la nostra campagna. Di informazione, costante e puntuale, anche grazie ai contatti telefonici con i legali di Meriam, e di sensibilizzazione. I messaggi dei nostri lettori sono stati raccolti e consegnati, a Roma, nelle mani dell’ambasciatrice sudanese.

Il 26 giugno, in tarda serata, la notizia a lungo attesa: Meriam è libera, può uscire di prigione. Un video della Bbc, rilanciato dal nostro sito, la mostra mentre, con marito e bambini, viene condotta all’ambasciata degli Stati Uniti (il marito Daniel ha passaporto americano, oltre che del Sud Sudan).

Ospiti a tempo indeterminato, Meriam e i suoi vivono in una stanza in attesa del sospirato via libera ai documenti per l’espatrio. Qui avvengono l’incontro con la presidente di Italians for Darfur, Antonella Napoli, e con il viceministro degli Esteri, Lapo Pistelli. L’Italia, promette il rappresentante del governo, farà sua la battaglia di Meriam.

Infine, il lieto "blitz". Meriam è a Roma con tutta la famiglia. Stanno tutti bene. E anche noi. /Mondo/Pagine/meriam-impegno-avvenire-lettori.aspx24/07/2014 13.38.26L’oscura legge del Califfato Definirla legge della giungla sarebbe troppo clemente. Nei pochi mesi intercorsi tra la sua occupazione della provincia siriana di Raqqa quella irachena di Mosul, l’Isis di Abu Bakr al-Baghdadi ha riportato buona parte del Medio Oriente indietro nella notte dei tempi. Sopra la testa di milioni di persone che vivono nei territori del “Califfato” pende ora la spada di leggi oscurantiste che ricordano da vicino quelle imposte dai taleban afghani. Il “Codice di condotta” articolato in 16 punti e diffuso dall’Isis dopo la presa di Mosul e la cacciata delle famiglia cristiane si arricchisce ogni giorno di nuove norme che intendono, secondo gli ideologi, «riportare la società islamica alla sua purezza originale».

Il documento è stato chiamato Wathiqat al-Madina erroneamente tradotto con «Patto con la città». In verità, i jihadisti intendevano evocare il «Patto di Medina» con cui Maometto ha fissato, poco dopo la sua migrazione nel 622 in questa città, le regole della convivenza tra i diversi gruppi tribali locali, musulmani ed ebrei.

Tra i sedici punti promulgati si leggono la proibizione di ogni forma di politeismo, la pena di morte per l’apostasia dall’islam, l’obbligo per gli ex poliziotti e militari del governo iracheno di fare una pubblica dichiarazione di pentimento, il dovere per i musulmani di osservare le preghiere alle ore comandate, il divieto del consumo di alcol e tabacco. Per le donne le indicazioni sono precise: «Devono restare in casa, uscire solo se necessario, il loro ruolo è provvedere alla stabilità del focolare». Senza parlare delle restrizioni imposte a sarti, parrucchieri, cliniche e negozi di abbigliamento. A Raqqa, l’altra “capitale” del Califfato, una squadra di donne dell’Isis ha il compito di vegliare.
 
Da fonte curda si apprende di emissari del Califfo che avrebbero intimato all’Università di Mosul di mettere fine alla promiscuità tra i sessi all’interno dell’ateneo, nonché la chiusura delle facoltà di Belle Arti e di Diritto, ritenute «contrarie alla sharia». Continua intanto a fare scalpore il nuovo “decreto” che vuole imporre l’infibulazione a «tutte le donne dello Stato islamico». Il decreto è datato 21 luglio e ha le insegne dello Stato islamico ad Aleppo, nella regione di Azaz, a nord della metropoli siriana. Il testo, che presenta numerosi errori tipografici, si basa su presunti hadith (detti) attribuiti a Maometto, ma le fonti usate (e anche questo fa dubitare dell’autenticità) non sono quelle solitamente citate per sostenere la validità della tradizione islamica. Il testo, diffuso sui siti, afferma che «nel timore che il peccato e il vizio si propaghino tra gli uomini e le donne nella nostra società islamica, il nostro comandante dei credenti Abu Bakr al-Baghdadi ha deciso che in tutte le regioni dello Stato islamico le donne debbano essere cucite». Se l’Isis conferma l’editto sull’infibulazione di massa nel Califfato sarebbe una cosa «raccapricciante», ha scritto ieri su Twitter il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, parlando di «un’intollerabile violenza, come la scristianizzazione forzata».

Al di là dell’autenticità o meno di questo decreto, non manca certo la documentazione sulle sistematiche violazioni dei diritti umani da parte dell’Isis. Fanno inorridire le immagini che circolano sul Web e ritraggono decapitazioni, crocifissioni, lapidazioni (due recenti casi a Raqqa in 24 ore) e fustigazioni (l’ultima contro uno che ha aperto il ristorante in pieno Ramadan), eseguite in pubblico dai terroristi. Le accuse di shirk, bidaa o dalala (in arabo politeismo, eresia, deviazione dalla retta via) sono tra le più ricorrenti nei tribunali islamici istituiti dal Califfato, che così intendono mettere a tacere ogni contestazione da parte islamica.

Ne sa qualcosa lo sceicco Muhammad al-Badrani, un imam sufi di Mosul, al quale sono state inflitte 70 frustate. Motivo? Ha continuato – nonostante gli avvertimenti – a ripetere dal minareto della moschea al-Kawthar lodi «aggiuntive» al Profeta prima dell’appello alla preghiera. E il suo non è un caso unico. Tra le vittime dei terroristi si contano finora 16 ulema di Mosul, assassinati perché si erano opposti all’interpretazione radicale della legge islamica o all’espulsione dei cristiani. Tra questi, gli imam della Grande moschea della città e della moschea del profeta Giona. /Mondo/Pagine/a-mosul-il-califfatto-orrore.aspx24/07/2014 13.51.17«Così salviamo dall'orrore i baby scafisti» Mohammed, 14 anni, piange in continuazione, vuole la mamma. Non è un migrante ma un piccolo scafista, «vittima anche lui di gruppi criminali sempre più organizzati e crudeli». Così lo descrive Elvira Iovino, operatrice del Centro Astalli di Catania. Dall’inizio dell’anno i volontari dell’organizzazione dei Gesuiti hanno seguito nell’istituto penale minorile Bicocca una decina di questi giovani "traghettatori", tra i 14 e i 17 anni, tutti egiziani, famiglie poverissime di pescatori, con dimestichezza del mare. Un aiuto che funziona, visto che ora quasi tutti sono stati trasferiti in comunità dal giudice di sorveglianza, perché si sono comportati bene e hanno collaborato, per quel poco che sanno. «Sono, infatti, l’ultima ruota del carro, ma preziosissimi per i capi dell’organizzazione che gestisce questo traffico, perché coi minorenni si rischia molto di meno, come con la droga». Inoltre praticamente non costano nulla, perché si approfitta del loro desiderio di arrivare in Italia.

«Normalmente il passaggio sui barconi costa moltissimo, per loro è gratis. E qualche volta vengono dati anche 200 euro al padre. Ma non è questo a spingerli. Per loro la Sicilia è l’Eldorado, in fondo anche loro sono migranti verso una "terra promessa". Davvero poverissimi. Gli abbiamo dovuto portare in carcere perfino le mutande...».

L’organizzazione dei trafficanti di uomini non chiede molto a questi giovani. «Sono collaboratori degli scafisti adulti. A loro tocca guidare i gommoni o le piccole barche, imbarcazioni sgangherate sulle quali vengono stipati i migranti scesi dalla "nave madre" quando si entra nelle acque territoriali italiane. Gli adulti restano al sicuro sulla nave mentre loro, quasi tutti ormai minorenni, puntano verso terra.

Sono bravi perché lo hanno imparato in famiglia. Ma all’oscuro di quello che vanno davvero a fare. Non sanno che porteranno dei disperati, senza cibo e acqua, stipati in spazi ristrettissimi. Non si rendono conto dell’enorme portata di quello che fanno fin quando non ci sono in mezzo, ma allora è tardi». Ma alla fine se, come accade sempre più spesso, muore qualcuno, anche loro sono accusati di concorso in omicidio e in strage, soprattutto dopo la recenti decisioni più dure della magistratura sul traffico di essere umani, che prima era considerato solo favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

«Ragazzini poco scolarizzati ma che ci dicono di far sapere quello che succede davvero per evitare che altri ci caschino». Raccontano tutto, sia agli operatori del Centro Astalli che ai magistrati dei minorenni. «Collaborano ma sanno molto poco dell’organizzazione. Solo i posti di partenza, in Egitto al confine con la Libia. I nomi che riferiscono sono poco più che manovalanza, mentre i capi non li conoscono». Molto di più dicono su quello che hanno visto durante il viaggio, soprattutto a bordo della "navi madre".

«Sono racconti da film dell’orrore. Violenze, stupri, bambini gettati in mare. Acqua sporcata apposta di gasolio o benzina per farne bere poca. Vedono donne partorire ma non le possono aiutare». Ma non si ribellano? «Una volta che sono in gioco lo accettano fino in fondo. Non possono neanche fiatare. Capiscono che rischiano la vita, di essere entrati in un circuito di morte. Pensano solo di arrivare in Sicilia prima possibile».

Così guidano velocemente quei gommoni sgangherati, «stipati all’inverosimile, tutti immobili perché altrimenti si ribaltano. C’è promiscuità estrema, ci si fa i bisogni addosso». Questo vedono ma devono andare avanti, velocemente, sempre più velocemente. Però sono davvero ragazzini, e «quando arrivano sono distrutti psicologicamente. Piangono proprio come Mohammed. Sono davvero molto toccati.

Anche perché vengono da famiglie semplici, non hanno dimestichezza con questa efferatezza, come invece i nostri giovani mafiosi che trovano in carcere». Ed è l’altro problema che gli operatori del Centro Astalli e dell’istituto minorile devono affrontare. «Garantiamo un supporto psicologico soprattutto per prendere atto di quello che hanno fatto e superare il trauma. Poi svolgiamo attività di integrazione coi detenuti italiani, ragazzi dei quartieri difficili di Catania, famiglie mafiose. Insegniamo l’italiano per essere in condizione di entrare nel trattamento e nell’inserimento lavorativo».

Un percorso che per una decina di loro ora prosegue in comunità dove lavorano e imparano un mestiere (in istituto ne è rimasto uno solo ma sicuramente non per molto). Gli si è data fiducia. «Ma loro restano con quel durissimo ricordo e ci ripetono di farlo sapere a chi è rimasto. Se si sparge la notizia, dicono, altri come loro non accetteranno». Ma i trafficanti hanno già pronta la contromossa. «Convinceranno gli stessi migranti a guidare i gommoni. È già successo con alcuni tunisini. Non per soldi. Solo con le minacce. L’affare della tratta continuerà finché non sarà istituito un canale umanitario», è l’appello di Elvira./Cronaca/Pagine/piccoli-carnefici-inconsapevoli.aspx24/07/2014 13.22.29Due ore di agonia per il condannato a morte​È durata quasi due ore l'agonia di Joseph Wood, 55 anni, condannato alla pena capitale nel 1989 per l'omicidio della fidanzata e del padre di lei. Nel suo Stato Usa, l'Arizona, le esecuzioni prevedono il ricorso all'iniezione letale: Wood sarebbe dovuto spirare nel giro di pochi minuti, invece è stato legato alla brandina nella stanza della morte
alle 13,52 di ieri ora locale, ma il suo cuore ha ceduto soltanto alle 15,49. Secondo l'avvocato difensore, Dale Baich, l'uomo ha impiegato "circa un'ora e 40 minuti ansimando, boccheggiando e lottando per respirare". Il mix di farmaci utilizzato per giustiziare il condannato, a base di midazolam e idromorfone, era sperimentale essendo stato impiegato in precedenza un'unica volta: a metà dello scorso gennaio in Ohio. Anche in quel caso, peraltro, era andata male: erano occorsi tredici minuti per spirare al malcapitato cui era stata somministrato.

Secondo Baich, "l'Arizona sembra essersi unita a parecchi altri Stati
responsabioli di un orrore totalmente evitabile: un'esecuzione abborracciata. L'opinione pubblica dovrebbe chiamare le
autorità a risponderne".

Il governatore Jan Brewer, repubblicana, ha espresso rincrescimento per l'accaduto e ha ordinato alla Direzione statale dei Servizi Penitenziari di condurre un'inchiesta approfondita, ma ha comunque difeso l'operato dei funzionari che hanno seguito l'esecuzione di Wood, a suo dire perfettamente "legale". Brewer ha sostenuto che il condannato in sostanza "non ha sofferto", e che quanto ha patito "contrasta nettamente con l'orribile sofferenza da lui inflitta alle sue due vittime, e con quella che ha causato alla loro famiglia per l'intera vita"./Mondo/Pagine/Pena-morte-Arizona-condannato-agonizza-2-ore-per-mix-sperimentale.aspx24/07/2014 13.22.29Israele gela le speranze di tregua

È improbabile che Israele opti già nei prossimi giorni per a una tregua delle operazioni nella Striscia di Gaza. Lo riferisce un ministro del governo guidato da Benjamin Netanyahu. "Per i prossimi giorni non prevedo né un cessate il fuoco né un ritiro dell'esercito israeliano di difesa", dice il ministro per le Scienze Yaakov Peri, ex responsabile nel settore sicurezza, sul sito web di informazione Walla. Alle truppe israeliane, spiega il ministro, serve più tempo per portare a termine la missione di distruggere i tunnel clandestini di Hamas. "Posso dire con certezza che due o tre giorni non basteranno per finire di distruggere i tunnel", ha detto. "Pur se fosse proclamata una tregua umanitaria, noi continueremmo a colpire i tunnel».

La speranza che ci fossero spazi di trattativa per un cessate il fuoco a breve era emersa mercoledì sera, al termine della missione in Medio Oriente del segretario Usa John Kerry.

Secondo le autorità israeliane e il personale sanitario palestinese, dallo scorso 8 luglio, l'offensiva israeliana in corso nella Striscia di Gaza è costata la vita a 703 palestinesi e 35 israeliani.

Per protesta contro l'escalation il Brasile ha richiamato in patria il proprio ambasciatore in Israele. "Il governo brasiliano - recita una nota - considera inaccettabile l'escalation di violenza. Condanniamo fermamente l'uso sproporzionato della forza da parte di Israele a Gaza".

/Mondo/Pagine/gaza-spiragli-di-trattativa.aspx24/07/2014 13.22.29Italiani sul confine della pace​Il richiamo del muezzin risuona a tarda sera nella Base di Shama, sede del comando del settore Ovest di Unifil. Il tramonto interrompe il digiuno del Ramadan, anche se per i sunniti fa fede il calar del sole nello splendido orizzonte del mare, mentre per gli sciiti, in maggioranza nel Sud del Libano, occorre che cessi anche l’ultimo rossore all’orizzonte. Ma le altre sere non sono state così tranquille. Per due volte di seguito si sono uditi distintamente i sibili dei katyusha e dopo qualche minuto sono scattate le rappresaglie dell’artiglieria israeliana indirizzate con l’ausilio di razzi illuminanti verso i siti di provenienza.

In base è scattato per due volte il "rocket alarm", tutti i militari – anche i nostri del Battaglione brigata Ariete – si sono portati nei bunker per circa un’ora, anche il cappellano del contingente don Flavio Riva non si è sottratto. Ma ora sembra tornata la calma e in base, mentre chiudono anche il bar e gli uffici, l’unica porta aperta è quella della cappella "Regina Pacis", illuminata "h24", anche di notte.

Qualche razzo è finito in mare nella zona delle boe contese di confine. L’ultimo episodio due giorni fa, nella notte fra domenica e lunedì, ma nell’altro settore, a Est: il razzo però non ha neppure raggiunto il confine e la replica israeliana non è scattata. Ben più preoccupanti erano stati due episodi consecutivi, nella zona costiera, una decina di giorni fa. I razzi sono partiti da una zona – nei pressi di Tiro, principale centro del sud del Libano – a Sud del campo palestinese di Rashidieh, a una quindicina di chilometri dal confine. A Kiryat Shmona e Metulla, e in tutta i centri dell’alta Galilea sono suonate le sirene, udite distintamente nella base "1-31" posta lungo la "Blue line" di confine, e anche al nostro comando elicotteristico di Italair sulle colline che guardano sul mare. La base di Italbatt, impegnata a valle, lungo la costa, ha raddoppiato il pattugliamento insieme alla Laf, l’esercito libanese, ed è un fatto che dopo l’arresto di due palestinesi provenienti proprio dal campo di Rashidieh, martedì della scorsa settimana, gli episodi siano cessati.
Sei per la precisione le violazioni che ha censito il comando della missione Unifil: sei lanci di missili e sei repliche israeliane. Il generale Paolo Serra ieri ha guidato l’ultimo Tripartite Meeting, nella base posta lungo il Confine, unico punto di attraversamento fra i due Stati, e oggi passa il testimone a un altro italiano alla guida di Unifil, il generale Luciano Portolano: prevista la presenza del ministro della Difesa Roberta Pinotti alla cerimonia che vedrà stasera la partecipazione di tutti e 37 i Paesi della missione. In questa "straordinaria" conferma l’esplicito riconoscimento del ruolo di intermediazione quasi insostituibile svolto dal nostro Paese fra due Stati che non si parlano, neanche in questi incontri mensili al confine, se non per il tramite del Force Commander, il capo della missione Onu. Ma questo non ha impedito di andare avanti nel lavoro di tracciamento della linea armistiziale di confine.

Dei 570 blue pillar (i bidoni blu dell’Onu piantati su un pilone) previsti, per delimitare i 120 chilometri di "Blue line", Serra lascia 360 posizioni concordate, 300 sminate e 212 piloni giù montati. Più della metà del lavoro, con difficoltà che persistono nella zona est, verso il confine con la Siria, ma tutto sommato anche zone come la citta contesa di Gajar non fanno eccezione a questa situazione: se non è pace, non è nemmeno guerra. Israele non esiste, sulle cartine c’è scritto Sud Palestine, altrettanto in Israele si parla di Nord Galilea in riferimento al Sud del Libano, ma tutto sommato sono 8 anni che non si spara e ci sono ragazzi che ora vanno a scuola senza aver conosciuto la guerra.
I fragili equilibri politici in Libano reggono soprattutto grazie alla tenuta dell’esercito, frutto dell’investimento di tutte le componenti – dalle milizie sciite di Hezbollah alle vecchie falangi maronite – sulle Laf (Lebanese Armed Forces) e non è un caso che la carica di presidente della Repubblica (appannaggio dei cristiani maroniti, mentre la guida del Governo tocca ai sunniti e agli sciiti quella di speaker del Parlamento) ultimamente ci siano arrivati tutti ex capi dell’esercito.

Ci aspira Michel Aoun (in passato anche lui capo delle Laf), ma sul suo nome non c’è intesa. Aoun, cristiano maronita, di recente aveva aperto alla coalizione filo sciita e filo-siriana cosiddetta dell’"8 marzo", che ha sopravanzato l’altra, più filo araba e filo occidentale del "14 marzo" di Saad Hariri, figlio – ora in esilio – del leader assassinato in un attentato, Rafik. Ma nessuna coalizione da sola basta a raggiungere i due terzi per eleggere il presidente. Ieri, nona fumata nera in Parlamento e ciò rischia di compromettere anche i fragili equilibri del governo di unità nazionale in cui la coalizione egemonizzata da Hezbollah ha trovato una precaria intesa con l’altra. Il candidato più forte, ancora coperto, potrebbe essere proprio l’attuale capo delle Laf, lo stimato Jean Kahwagi, ma se l’intesa cadesse su di lui si aprirebbe un altro problema per la successione alla guida dell’esercito. Con il quale l’Italia, fra l’altro, nel giugno scorso, ha stipulato un accordo di cooperazione – siglato dai ministri Mogherini e Pinotti – che potrà portare in un arco di tempo «dai 5 ai 15 anni», alla completa autosufficienza militare del Libano, anche sul peacekeeping.
Ma c’è un problema in più in questo Paese stretto fra due fuochi. Dalla Siria sono arrivati negli ultimi tre anni oltre 1 milione e 200mila profughi siriani, tanti per un Paese di circa 4 milioni di abitanti. Anche nel Sud, che ospita nei campi già da oltre 60 anni 50mila profughi palestinesi, ne sono arrivati altrettanti dalla Siria. E il 50 per cento dell’attività di "medical care" operata dai nostri militari è indirizzato proprio ai siriani. Preoccupa anche la carenza d’acqua, dopo un inverno fra i meno piovosi. Ma non li chiamiamo profughi, per noi sono "rifugiati temporanei", dice Abdul Mohsen al Husseini, presidente della Regione delle Municipalità di Tiro, autentica autorità in zona, come testimoniano le foto che lo ritraggono con tutti i capi militari italiani succedutisi nel tempo e anche con Ban Ki-Moon. Per tutti qui è "lo zio".

Aderente al partito degli sciiti moderati di Hamal, 78 anni, lo "zio" è un vero e proprio custode del dialogo fra i diversi riti e saluta gli ospiti con un bacio sulla fronte, specie se cristiani. «Quello che sta accadendo contro i cristiani in Siria e Iraq, in terre in cui loro erano prima di noi, è inaccettabile e a papa Francesco diamo tutta la nostra solidarietà», ci dice. Qui a due passi c’è la terrazza di Cana, quella del miracolo delle nozze: «La fede cristiana ci è cara, il messaggio che vogliamo mandare è che qui in Libano cristiani e musulmani siamo fratelli. E abbiamo rispetto della vostra storia»./Mondo/Pagine/italiani-sul-confine-della-pace.aspx24/07/2014 14.11.53Il volontariato che fa viaggiare il Paese reale L’Italia è un Paese di volontari, dove dono e gratuità sono profondamente radicati nel modo di vivere di milioni di persone. Questo si sa. Meno diffusa è invece la consapevolezza di quanto il volontariato sia necessario, specie in tempo di crisi, per continuare a far viaggiare ogni giorno la macchina-Italia. E di quanto il valore che esso esprime sia rilevante non solo in termini relazionali e sociali, più immediatamente intuibili, ma anche economici.

Per questo risulta preziosa l’indagine "Attività gratuite a beneficio di altri" presentata ieri da Istat, Csvnet (Coordinamento nazionale dei centri servizi per il volontariato) e Fondazione Volontariato e partecipazione, prima rilevazione quantitativa sul lavoro volontario in Italia condotta secondo standard internazionali. Vale a dire quelli dell’Ilo (Organizzazione internazionale del Lavoro), che nella definizione di lavoro volontario utilizza un’accezione ampia di volontariato, che include non solo quello classico, prestato a favore di organizzazioni del Terzo settore, ma anche la partecipazione a comitati, movimenti, gruppi informali (restano esclusi gli aiuti ai familiari).

In Italia vi sono 6,63 milioni di volontari stimati operativi: 4,14 milioni sono attivi in organizzazioni (tasso di volontariato organizzato al 7,9%) e circa 3 milioni svolgono attività volontarie in modo non organizzato (tasso di volontariato individuale al 5,8%), con più di mezzo milione di persone che fanno entrambe le cose. Il che significa che circa un italiano su otto, fra quelli con 14 o più anni di età, svolge attività gratuite a beneficio di altri o comunque della comunità, insomma per contribuire alla costruzione del bene comune. Per giunta, una fetta molto ampia di volontari si impegna non episodicamente ma da tempo, come a dire che quella del volontariato è una vera e propria scelta di vita: nel volontariato organizzato, il 76,9% si dedica alla stessa attività da tre o più anni, il 37,7% addirittura da oltre dieci anni; un po’ meno nel volontariato individuale, dove quasi la metà (48,9%) opera da meno di due anni.

Per comprendere ancor meglio l’impatto del volontariato sulla vita del Paese, l’indagine ha effettuato anche una misurazione del valore occupazionale del lavoro volontario. Partendo dal fatto che viene quantificato in 19 il monte ore (calcolate su quattro settimane) che in media gli italiani dedicano al volontariato, nel complesso esso coincide con le ore complessivamente prestate da circa 875mila unità occupate a tempo pieno.

«I risultati dimostrano ancora una volta la solidità del fenomeno volontario - ha commentato Edoardo Patriarca, presidente del Centro nazionale per il Volontariato - e forniscono una motivazione strutturale in più per andare avanti con la riforma del Terzo settore lanciata dal Governo»./Cronaca/Pagine/Il-volontariato-che-fa-viaggiare-il-Paese-reale.aspx24/07/2014 13.22.29La Concordia in viaggio verso Genova "Vi comunico in maniera ufficiale che la nave è partita". Così, alle 11.30, il capo della protezione civile Franco Gabrielli ha annunciato l'inizio dell'ultimo viaggio della Costa Concordia. "È una soddisfazione che deve essere misurata e sobria, che non può prescindere dal perché siamo qua", ha aggiunto. All'Isola del Giglio il panorama è cambiato. Per la prima volta da due anni e mezzo non si vede più il relitto della Costa Concordia, che era diventato ormai di fatto parte del paesaggio quotidiano. La nave ormai è lontana.

Dopo la fase di rotazione per mettere la prua a nord, la rotta che è stata scelta per la partenza il relitto ha lasciato definitivamante le acque dell'Isola del Giglio per l'ultimo viaggio. Velocità ridotta, due nodi. Destinazione Genova, arrivo previsto per sabato sera. Una folta scorta di rimorchiari e imbarcazioni attrezzate costituiscono il mesto seppure imponente corteo alla regina azzoppata. Sull'isola toscana si vive un mix di soddisfazione e di nostalgia per questa presenza che diventata comunque familiare. Resta il dolore per i morti, 32. Il corpo di una delle vittime non è stato ancora recuperato. Lo si cercherà ancora sui fondali dell'isola e nello scafo ndella nave quando sarà demolita.

Stop al traffico marittimo. Alle 8.30 il porto del Giglio è stato chiuso e il traffico nell'area marina antistante è stata interdetta ai battelli non autorizzati. Si dovrebbe tornare alla normalità intorno alle 16. Ovviamente c'è apprensione per il viaggio, ma tutto sembra procedere secondo il programma. Nella fase di rimessa in galleggiamento sono fuoriuscite oltre 100mila tonnellate d'acqua, ma non risulta alcun allarme inquinamento. Per tutto il viaggio comunque ci sarà un continuo monitoraggio per individuare eventuali perdite inquinanti.

Tempo buono. "Il tempo è buono e le previsioni sono positive, insomma tutto ok". È quindi fiducioso Nick Sloane, il regista delle operazioni di rigalleggiamento del relitto della Costa Concordia. "Sta andando tutto secondo i piani - ha detto stamani -, è un grande giorno per il Giglio ma solo una volta che saremo a Genova potremmo rilassarci".


/Cronaca/Pagine/concordia-ultimo-viaggio.aspx24/07/2014 13.22.29Di Maio: due modifiche e l’ostruzionismo si ferma​«Il presidente del Consiglio dice che le riforme non si sbattono in faccia all’opposizione. Bene, è ora di dimostrarlo. La fine dell’ostruzionismo è nelle sue mani. Possibile che su 200 nostri emendamenti non ce ne siano uno, due, tre, quattro degni di attenzione? Su nessuno di questi si può dialogare?» Luigi Di Maio, vice-presidente della Camera ed esponente di spicco del Movimento 5 stelle, non molla l’osso. Vuole costringere il Pd e il premier a trattare. Senza alzare i toni, con quello stile da "grillino gentile" che lo caratterizza. Ma anche senza vie di mezzo: «Queste riforme, così come sono state scritte, ci fanno paura. Il combinato disposto tra senatori non eletti e deputati nominati è da brividi. Ma noi non siamo frenatori né conservatori. Siamo la seconda forza parlamentare, vogliamo migliorare le riforme ed è doveroso coinvolgerci».

Da cosa si può partire?
Iniziamo dal Senato elettivo e dall’immunità. Diano un segnale di apertura e di dibattito su questi temi e l’ostruzionismo si può fermare.

La vostra proposta è l’abolizione totale dell’immunità salvando solo l’insindacabilità delle opinioni. Non è troppo?
È una scelta razionale: questa immunità non serve più, le ultime richieste di carcerazione e di utilizzo delle intercettazioni sono state tutte accolte. Lo scudo serve solo a perdere due-tre mesi, un tempo in cui il politico coinvolto potrebbe inquinare le prove o addirittura scappare.

Su queste basi è difficile trovare un’intesa con tutti...
Noi con il Pd stiamo usando un metodo trasparente, senza veti e tabù. Facciamo una proposta, leggiamo la controproposta e poi, se possibile, cerchiamo una sintesi. Se la troviamo, la sottoponiamo on line ai nostri iscritti. Il punto è che quando c’è da mettersi a trovare un vero punto di contatto, loro rinviano. Come accaduto nel nostro secondo incontro quando noi abbiamo messo sul tavolo il tema della governabilità, e loro invece sulle preferenze sono stati vaghi e misteriosi.

Altre aperture che potrebbero sbloccare i lavori al Senato?
Mi ripeto: si favorisca senza paure la libera discussione sul Senato elettivo, poi il voto dell’Aula decide. L’altra nostra priorità è nota: riduzione del numero dei deputati e dei loro stipendi. E per l’Italicum sbarramento ai pregiudicati, doppio turno di lista per evitare nuovi Mastella che condizionino i governi, il «no» alle pluricandidature. Battano un colpo...

Sulle preferenze siete pronti ad un compromesso?
Le ho già spiegato il metodo. Sui temi che ci stanno a cuore non diciamo "prendere o lasciare". Si trova il punto di contatto, poi decide la rete.

E se le riforme andassero a sbattere?
Se questo fosse l’epilogo, noi siamo pronti al voto. Ma prima sarebbe auspicabile cambiare la legge elettorale. Noi siamo disponibili, con il Pd possiamo chiudere in pochi giorni.

In un movimento che ha regole molto particolari, lei si sta assumendo responsabilità rilevanti...
Non mi sono autonominato. Grillo e Casaleggio hanno ritenuto che la più alta carica istituzionale dovesse guidare la spedizione. È chiaro che questa scelta poteva passare nei gruppi parlamentari, ma i tempi erano serrati. Però con me ci sono sempre i capigruppo. E poi tutto si sta svolgendo nel modo più legittimo. Al primo tavolo ci siamo presentati con la legge elettorale scelta dagli iscritti. A giorni metteremo a votazione la piattaforma per continuare a parlare con il Pd. Inoltre, non andremo ad un terzo incontro senza risposte scritte. Mi riservo però, a faccenda chiusa, di scrivere una lettera agli attivisti per mettere in fila i fatti di queste settimane...

Inizi a metterli in fila ora...
Bisogna partire dal 26 maggio. Quel giorno abbiamo capito che avevamo avanti, potenzialmente, 4 anni di legislatura. E allora ci siamo dati un obiettivo. Portare qualcosa di buono in una legge elettorale pericolosa e sbagliata. Mettere i nostri voti a disposizione di cause positive per il Paese. È una linea politica condivisa, al netto di qualche "strambata" della stampa e di pochissimi dei nostri.

Viene accusato di muoversi a titolo personale...
Dimostrerò con i fatti che non ho interessi né ambizioni personali. Quanto ai pochi che si lamentano, ricordo che quando le forze politiche parlano più di sé che degli italiani, iniziano a morire.

Non ci sono state frizioni sulla linea con Grillo?
Fin quando ciascuno resta se stesso, il Movimento è salvo. Fin quando non vedo me parlare come Grillo, e Grillo parlare come me, abbiamo un futuro.

Siete pronti a dialogare anche su altro?
Noi siamo dell’idea che le riforme costituzionali non possono monopolizzare il dibattito. Ci sono 10 milioni di poveri che non troveranno pane nel nuovo Senato. C’è una pressione fiscale insopportabile. Governo e Parlamento devono occuparsi di economia. Noi siamo e restiamo opposizione, ma il Paese viene prima di tutto. Se prendessero la nostra proposta sul reddito di cittadinanza e sull’abolizione dell’Irap alle microimprese, ci assumeremmo le nostre responsabilità anche in sede di legge di stabilità. Siamo pronti anche a parlare di giustizia. A Orlando abbiamo già chiesto di rispolverare l’anticorruzione che hanno arenato. E poi riforma della magistratura, responsabilità civile, immigrazione clandestina... non ci sono tabù. Sono stato il primo a chiedere che il Movimento abbia un confronto sulla rete su questi temi./Politica/Pagine/intervista-a-di-maio.aspx24/07/2014 13.22.30Riforme, Pd e Renzi all’attacco di Grasso«Non ci sarà nessun ostacolo in grado di fermarci. Potranno rallentare, potranno far sì che si stia qui ad agosto, ma non è un male. Potranno essere in grado di rinviare di qualche tempo, potranno fare qualche scherzetto sul voto segreto, ma comunque torneremo alla Camera e correggeremo. E alla fine di questo percorso, l'Italia sarà messa nelle condizioni di tornare a correre...».

Da Fara Olivana (Bergamo), dove è intervenuto per inaugurare la A35 BreBeMi, il premier Matteo Renzi evita gli aut aut (del tipo “O le riforme o il voto anticipato”) e prova a ribadire ancora una volta la determinazione, sua e del governo, a continuare sul percorso delle riforme istituzionali: «Vorrei garantirvi che qui non molla nessuno, abbiamo la forza di milioni di italiani che dicono "non mi sei simpatico ma ti voto, paradossalmente sei l'unica speranza"...».

Per spiegare ancora una volta ai cittadini la necessità della riforma costituzionale, il presidente del Consiglio la paragona al «pin per accendere il telefonino e iniziare a fare le chiamate. Se non si fa, non si sarà mai credibili per la riforma del lavoro, o del fisco o della pubblica amministrazione». In realtà, nonostante il governo abbia più volte negli ultimi tempi annunciato imminenti passaggi decisivi nell’iter della legge di riforma del Senato, il ddl procede al rallentatore a Palazzo Madama, gravato da una enorme mole di emendamenti, circa 8mila, presentati in gran parte dalle opposizioni (soprattutto Sel, 6mila, Lega e M5S).

L’impianto originario del disegno di legge punta al superamento del bicameralismo perfetto, prevedendo fra l’altro che il nuovo Senato, svincolato dalla fiducia al governo, divenga una sorta di "Camera delle autonomie", composta non più da parlamentati eletti direttamente dai cittadini, ma da consiglieri regionali e sindaci, che si riuniscono per fornire pareri e proposte di modifica su alcuni tipi di norme (leggi costituzionali ed elettorali, trattati europei), ma anche per contribuire all’elezione del capo dello Stato. Il ministro per i Rapporti col Parlamento, Maria Elena Boschi, ostenta ottimismo, spiegando di non essere preoccupata per l'allungarsi dei tempi, anche se «speriamo che smettano di fare ostruzionismo per il bene del Paese».

Il governo punta a ottenere il primo dei quattro via libera parlamentari alla riforma prima delle vacanze parlamentari, che iniziano il 10 agosto: «Quest’estate lavoreranno in tanti – ironizza Renzi–, dai senatori in poi...». Tuttavia, anche procedendo a tappe forzate e ricorrendo ai lavori serali, l’obiettivo potrebbe non essere raggiunto nei tempi ipotizzati. Oggi, di fronte a 920 richieste di ricorrere al voto segreto su altrettanti articoli ed emendamenti, il presidente del Senato Piero Grasso ha annunciato di voler autorizzare tale modalità di voto solo per le questioni che riguardano le minoranze linguistiche e le funzioni delle Camere (articoli 1 e 33 del ddl).

Grasso ha però precisato che il voto segreto «non preclude» il ricorso al cosiddetto «canguro», ovvero «la votazione delle parti comuni degli emendamenti, con conseguente effetto preclusivo sugli emendamenti successivi in caso di reiezione». Più tardi il presidente del Senato è salito al Colle, per un colloquio col capo dello Stato Giorgio Napolitano, che ieri aveva manifestato ancora una volta la propria preoccupazione per l’iter delle riforme, sollecitando «inevitabili mediazioni» per non far naufragare il provvedimento.

Nel frattempo i lavori del Senato proseguono lentamente. Alle 18, dopo sei sedute infruttuose, l'Aula effettua il primo voto sul ddl sulle riforme, dopo sei sedute, bocciando un emendamento che intendeva abrogare le circoscrizioni Estere di Camera e Senato. Un’ora dopo, in pieno dibattito, il capogruppo del Pd, Luigi Zanda, già irritato col presidente Grasso per la decisione sul voto segreto, riporta tutti coi piedi per terra: «Faccio notare all’Aula, anche se forse tutti i colleghi lo hanno notato, che noi stiamo discutendo da un'ora e mezza e abbiamo votato un solo emendamento. Visto che sul provvedimento gravano ben 8mila emendamenti, mi sembra che ciò ci stia indicando molto sul nostro futuro...».

E c’è chi assicura che, dietro le quinte, l’opera di mediazione dei due relatori al testo, Anna Finocchiaro (Pd) e Roberto Calderoli (Lega Nord), per elaborare una proposta che consenta di superare lo stallo: fra le ipotesi, quelle di diminuire le firme per la raccolta dei referendum e di modificare le modalità per l'elezione del presidente della Repubblica, ma anche la possibilità di cambiare le competenze del Senato in materia di leggi di bilancio. Dal canto suo, il Movimento 5 Stelle intanto resta in attesa che il governo riapra il dialogo sulla delicata questione dell’immunità per i senatori. /Politica/Pagine/Riforme-due-soli-voti-in-una-giornata.aspx24/07/2014 13.22.30Brebemi, inaugurata la nuova autostrada Una nuova autostrada. È stata inaugurata oggi la Brebemi (Brescia-Bergamo-Milano). Una striscia di asfalto che taglia la Lombardia per 62,1 chilometri, con 15 svincoli di cui 6 con caselli, con una dotazione tecnologica conforme ai più elevati standard di sicurezza europei. Secondo Francesco Bettoni, presidente di Brebemi, "migliorerà la qualità della vita riducendo del 60 per cento il traffico pesante sulla viabilità locale, con 6,8 milioni di ore in meno perse in coda e minore emissioni di CO2".

"Il costo complessivo dell'opera - è stato spiegato da Bettoni - è di 1,6 miliardi di euro senza contributi a carico dello Stato. L'intero stanziamento è stato finanziato per il 21 per cento esclusivamente con i mezzi propri messi a disposizione dai soci e per il 79 per cento attraverso il ricorso al debito. Brebemi è così un progetto innovativo anche dal punto di vista finanziario, tanto da aver vinto due premi internazionali a Londra lo scorso febbraio. È la prima autostrada italiana interamente finanziata attraverso il ricorso alla finanza di progetto, nonché una delle più importanti e complesse operazioni a livello europeo".

Alla cerimonia inaugurale erano presenti il premier Matteo Renzi con i ministri Maurizio Lupi, Maurizio Martina e il presidente della Lombardia Roberto Maroni. Subito dopo l'inaugurazione, una rappresentanza delle auto della Mille Miglia, del Veteran Car Club di Milano, Bergamo, Brescia, Como e diversi autotreni sono sfilati davanti agli intervenuti e hanno proseguito il loro cammino su entrambe le direzioni della nuova autostrada./Cronaca/Pagine/brebemi-inaugurata-nuova-autostrada.aspx24/07/2014 13.22.30Si schianta aereo taiwanese: 47 mortiContrariamente a quanto annunciato inizialmente sono 47 e non 51 i morti accertati nell'incidente che ha visto un Atr-72 della compagnia taiwanese TransAsia schiantarsi al suolo al suolo in fase di atterraggio sull' isola di Penghu, investita dal tifone Matmo. I feriti sono 11.

L'aereo è un biturboleica di fabbricazione italo-francese con 14 anni di volo all'attivo ed era partito alle 17.43 (le 10.43 del mattino di oggi in italia) dall'aeroporto di Kaohsiung, nel sud del Paese, scrive la Central News Agency, la principale agenzia di notizie di Taiwan. Il volo GE 222 della compagnia aerea TransAsia ha perso il contatto con la torre di controllo, pochi minuti dopo le 19 (le 13 in Italia) a causa del maltempo, ha spiegato l'ente per l'aviazione civile di Taiwan, mentre si trovava nei pressi dell'aeroporto Magong di Penghu, e si è schiantato al suolo nei pressi del villaggio di Xixi,al secondo tentativo di atterraggio.

Taiwan è in questi giorni colpita dall'arrivo del tifone Matmo, che per ora ha provocato solo nove feriti, ma si tratta del decimo tifone ad abbattersi sull'isola quest'anno, che è stata interessata anche dall'arrivo, nei giorni scorsi del super-tifone Rammasun, proveniente dalle Filippine e che si è abbattuto venerdì scorso sulle coste sud-orientali della Cina, provocando almeno 46 vittime, con danni economici per 38,4 miliardi di yuan, circa 4,6 miliardi di euro.

Matmo, con venti al suo interno a una velocità massima di 119 chilometri orari, ha finora provocato nove feriti, cinque dei quali nella capitale, Taipei, e provocato black-out a 168mila abitazioni in otto città del Paese. Al momento sono ancora 88mila le persone ancora senza corrente elettrica. L'arrivo di Matmo ha causato la cancellazione di molti voli in partenza dagli aeroporti dell'isola. La compagnia taiwanese Transasia, secondo le autorità per la sicurezza del traffico aereo ha avuto otto incidenti dal 2002, sei dei quali occorsi ad aeromobili ATR-72. /Mondo/Pagine/aereo-twain-passeggeri-almeno-51-morti.aspx24/07/2014 13.22.30Medici di Milano al Tar contro nuovo giuramento Il Consiglio Direttivo dell'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano ha deciso all'unanimità di ricorrere al TAR del Lazio contro il tentativo della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO) di imporre a tutti gli Ordini provinciali un nuovo Giuramento e il conseguente Codice Deontologico.

"La decisione - spiega Roberto Carlo Rossi, Presidente OMCeO Milano - è di metodo e di merito. Di metodo, perché, a nostro parere, secondo Legge, la proposta di FNOMCeO, non è vincolante per i 106 Ordini Provinciali. Di merito, perché, come avevamo in precedenza fatto presente e denunciato, assieme ad altri 9 Ordini provinciali rappresentativi di circa 1/5 dei Medici italiani, non condividiamo alcune discutibili innovazioni introdotte nel nuovo testo".

Il Consiglio Direttivo ha, di conseguenza, deciso di mantenere il "vecchio" Giuramento professionale ed il "vecchio" Codice Deontologico del 2006.

In precedenza Roberto Carlo Rossi aveva definito il nuovo del Giuramento: "Inutile, dannoso e pericoloso. In particolare, pericoloso, perché con il nuovo testo, il Medico che si opponesse, agli ordini palesemente sbagliati di un Giudice o di un funzionario amministrativo sarebbe sanzionabile.

E la vicenda Stamina al riguardo sollecita ben più di semplici preoccupazioni:" Il nuovo Codice Deontologico presenta molti punti critici: ad esempio prefigura la figura di un medico che deve adeguarsi a quanto gli impongono politici e funzionari, di un medico che potrebbe essere sottoposto a procedimento disciplinare se la sua assicurazione lo disdetta, di un medico che anche se esprime un'obiezione di coscienza, poi dovrebbe fornire al paziente ogni utile chiarimento per la fruizione della "prestazione".... un assurdo logico, prima che deontologico!"./Cronaca/Pagine/MEDICI-ORDINE-MILANO-AL-TAR-CONTRO-FEDERAZIONE-.aspx24/07/2014 13.22.30Siria, missile distrugge convento francescanoTra gli obiettivi militari anche i conventi. Accade in Siria. Un missile lanciato da un aereo ha colpito il convento francescano di Yacoubieh, un villaggio poco distante dai confini con la Turchia, nella vallata del fiume Oronte, nel nord del Paese dilaniato dalla guerra.

L'edificio dei frati minori della Custodia di Terra Santa ha subito danni molto gravi, ma per fortuna non ci sono state vittime. Secondo quanto riporta Radio Vaticana, l'incidente è avvenuto la sera del 20 luglio e la notizia è stata pubblicata sulla rivista online della Custodia di Terra Sancta, terrasanta.net, accompagnata da alcune immagini di ciò che rimane del Convento.

Il Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, ha raccontato che padre Dhiya Azziz, uno dei francescani presenti nel convento, ha riportato solo qualche ferita alla testa. Ma la sua stanza è andata completamente distrutta. /Mondo/Pagine/missile-distrugge-convento-francescano-yacoubieh-siria.aspx24/07/2014 13.22.30Boldrini: misure contro le stragi di migranti«Di fronte all’ecatombe quotidiana di vite umane nel Mediterraneo, addolorarsi, scandalizzarsi è giusto e doveroso, ma è troppo poco: serve una politica internazionale di largo respiro che affronti in profondità le cause scatenanti dei conflitti, che sono alla base degli esodi forzati. E bisogna trovare anche un modo concreto per far sì che chi cerca protezione sia sottratto dalle mani rapaci e violente dei trafficanti ». Nonostante siano decenni che si occupa delle tematiche dei rifugiati, la presidente della Camera Laura Boldrini continua ad appassionarsi e a sdegnarsi «contro la miopia di chi, demagogicamente, riduce l’immensa e planetaria tragedia umanitaria a un problema di frontiere nazionali».

Presidente, siamo ancora una volta in piena emergenza
sbarchi…
Sono molto preoccupata, perché le tante crisi in corso stanno generando il più alto numero di rifugiati dalla Seconda Guerra mondiale. Inoltre, da troppo tempo ormai è in corso una vera e propria guerra tra gli uomini e il mare. Il Mediterraneo non è solo un’enorme tomba a cielo aperto, ma anche il luogo dove vengono compiute violenze indicibili e crudeltà inaudite. Dobbiamo essere fieri come italiani che la Marina, la Capitaneria di Porto, la Guardia di Finanza e altre istituzioni nazionali siano in campo per salvare vite umane. Ma questo non basta più… Servono iniziative coordinate a livello internazionale.

Per fare cosa?

Da troppo tempo stiamo cercando di curare i sintomi e non la malattia. Curare la malattia significa soprattutto incidere sulle crisi sui conflitti, che generano migliaia di rifugiati. Non è un caso che il 50 per cento dei rifugiati vengano da due Paesi, l’Eritrea e la Siria, dove la situazione è insostenibile. Del resto, tra la certezza di rimanere uccisi nel proprio Paese e una pur tenue speranza di riuscire a salvarsi attraverso il mare, le persone preferiscono giocarsi la carta della speranza, per loro e per i propri figli. Serve un impegno urgente dell’Ue, delle istituzioni internazionali, che devono prendere parte attiva nelle trattative di pace, sostenere maggiormente, anche attraverso la leva della cooperazione internazionale, le transizioni democratiche, e devono sanzionare più severamente quei governi che non rispettano i diritti umani e perseguitano i propri cittadini.

È un discorso fondamentale. Ma riguarda i tempi medi e lunghi. Nell’immediato cosa si può fare?
Dobbiamo strappare i richiedenti asilo dalle grinfie dei trafficanti. Questo è un progetto che si può realizzare in diversi modi. Alcuni esempi: si può pensare a vagliare le domande di asilo nei Paesi di transito (Egitto, Giordania, Libano, ecc.) trasferendo poi coloro che hanno bisogno di protezione verso altri Paesi, anche attraverso programmi di reinsediamento. Ossia i Paesi membri dell’Ue decidono quali persone, quali famiglie, quali comunità trasferire sul proprio territorio. Inoltre si può pensare a permessi di soggiorno temporanei, legati alla durata delle emergenze, misura prevista da una direttiva europea ancora non attuata. C’è infine il discorso del pattugliamento e del salvataggio in mare. Accanto a  Mare Nostrum dovrebbero
partire iniziative analoghe. L’ideale sarebbe che l’agenzia europea Frontex, nata per il controllo delle frontiere esterne, includesse nel suo mandato anche il salvataggio. E sarebbe un’ottima idea quella di creare una figura unica di coordinamento a livello dell’Unione Europea per le azioni di salvataggio in mare.

L’obiezione che spesso si sente muovere a questi discorsi è questa: ah, ma così invogliamo i profughi a venire in Europa…
Sono discorsi miopi, demagogici e per questo privi di senso. Siamo di fronte a un fenomeno drammatico ed enorme, che coinvolge intere aree del Pianeta. In Italia si discute se siano troppi 80 mila profughi rispetto a una popolazione di circa 60 milioni. In Libano, che ha una popolazione di 4 milioni di abitanti, c’è un milione di rifugiati. E il Libano non è dall’altra parte del mondo, è solo dall’altra parte del Mediterraneo. I numeri non si discutono: il 2013 è stato l’annus horribilis per i rifugiati, 50 milioni, la cifra più alta degli ultimi decenni. Ma è una cifra collegata direttamente all’aumento delle guerre, dei conflitti locali, delle persecuzioni. Quando si affronta questo problema bisogna mettere da parte gli interessi elettorali e guardare con una visione ampia e lungimirante. Verrebbe da sorridere, se non fosse tragico, quando si sente qualche esponente politico che ripete continuamente questo ritornello: aiutiamoli a casa loro! La verità è che spesso queste persone la casa non ce l’hanno più. Solo in Siria, le persone che hanno perso la casa sono 9 milioni. Così come quando si accusa Mare Nostrum di aumentare il numero di migranti, invogliando la gente a venire in Italia. Quello che aumenta è solo il numero delle vite salvate in mare. Quando sei disperato, quando fuggi dalla morte e dalle persecuzioni, sei pronto a tutto, anche a imbarcarti su carrette del mare, affidando le tue ultime speranze e i tuoi ultimi soldi a criminali senza scrupoli. Non deve succedere più.










/Cronaca/Pagine/Boldrini nuove misure contro le stragi.aspx24/07/2014 13.22.30Il Papa: combattere la cultura della morteDifendere la vita contro “la cultura della morte” e portare l’amore di Cristo nei luoghi dove si manifestano “nuove forme di povertà e fragilità”. Lo scrive Papa Francesco nel messaggio – a firma del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin – indirizzato ai cattolici di Regno Unito e Irlanda che il 27 luglio celebreranno l’annuale Giornata per la vita.

Non serve voltare le spalle, perché la “carne di Cristo”, quella che soffre, non sparisce. Senza tetto, tossicodipendenti, rifugiati, migranti, anziani: l’identikit della povertà ha cento facce e tutte interrogano la coscienza cristiana. Papa Francesco lo scrive a chiare lettere nella Evangelii gaudium, al numero 210, quando invita la Chiesa a essere “senza frontiere” e “madre di tutti”. Un’eco chiara di questo pensiero si trova nel Messaggio scritto dal Papa per l’imminente Giornata per la vita che domenica prossima coinvolgerà anzitutto le Chiese di Inghilterra, Irlanda, Scozia e Galles, col titolo “# livelife proteggi e ama la vita dal suo inizio alla sua fine naturale”.

Papa Francesco riprende un passaggio della sua Esortazione apostolica rivolgendosi in particolare ai giovani. La Giornata dedicata a riflettere sulla “santità del dono della vita” che viene da Dio vi ispiri, scrive, “a combattere la cultura della morte, non solo lavorando per garantire un'adeguata tutela legale per il diritto umano fondamentale alla vita, ma anche cercando di portare l'amore misericordioso di Cristo come un balsamo che dà vita a quelle preoccupanti ‘nuove forme di povertà e fragilità’, sempre più evidenti nella società contemporanea”.

I proventi della prossima Giornata per la Vita nel Regno Unito e in Irlanda saranno devoluti a sostegno delle strutture della Chiesa locale che si occupano della promozione e della difesa della vita. /Chiesa/Pagine/papa-giornata-vita-gran-bretagna-irlanda.aspx24/07/2014 13.22.30Caos eterologa. «A fine estate le linee guida»Al momento «non mi risultano gravidanze» da fecondazione eterologa, ha dichiarato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, commentando le notizie circolate sulle prime coppie in attesa. Una – lo ricordiamo – nella clinica Matris di Milano, dove ieri i Nas sono tornati per acquisire ulteriore documentazione e si sono visti opporre il segreto professionale e il rifiuto della consegna degli atti. In merito alla spinosa vicenda la Lorenzin ha ricordato, d’altronde, che «nessun centro può effettuare l’eterologa senza l’autorizzazione della Regione», sottolineando come vi sia un tavolo tecnico al lavoro per elaborare indicazioni sulle linee guida in materia.

Linee che, dopo la stesura finale ad opera del ministero, saranno consegnate il 28 luglio alla Camera. Alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, sarà invece presentata una legge, assicura il ministro, «per il recepimento della direttiva Ue». Infatti, se è vero che la fecondazione eterologa oggi non è più vietata, è meno pacifico che tutte le criticità aperte dalla sentenza della Corte Costituzionale siano state cancellate.

Le notizie di questi giorni hanno rinfocolato il dibattito e sollecitato la necessità di una regolamentazione più che mai necessaria per la tutela delle coppie e, soprattutto, dei nascituri. Si confermano irrisolte questioni cardine come lo screening dei donatori, la gratuità della donazione, il limite al numero di donazioni possibili, l’anonimato dei donatori.

Tutti punti che pongono una serie di problematiche non eludibili, al centro dell’ultima riunione del tavolo tecnico. A partire dalla questione della provenienza dei gameti (e della qualità e sicurezza degli stessi), per cui va previsto un percorso di tracciabilità e un registro. Così come è aperta la questione della previsione di forme di rimborso per i donatori. Per esempio, il prelievo degli ovociti per una donna non è agevole: dopo una massiccia stimolazione ormonale per stimolarne la produzione, gli ovociti vengono prelevati tramite agoaspirazione, eseguita a seguito di sedazione profonda. Per questo“disagio” dovrebbe essere previsto una sorta di indennizzo, la cui quantificazione è tutta da definire, dato che a norma di legge non è possibile retribuzione alcuna, anzi, il tutto va svolto all’insegna della gratuità.

Non a caso le cliniche denunciano già la carenza di donatrici, cui si cerca di ovviare proponendo il ricorso all’egg-sharing, l’utilizzo di ovociti eccedenti da donne che si sono precedentemente sottoposte a tecniche di Pma. Ma questi ultimi, crioconservati, appartengono a donne la cui età media è elevata (38 anni circa) e con problemi di fertilità. E gli anni non sono un requisito indifferente: biologicamente, al crescere dell’età anagrafica, vi è un naturale decadimento fisiologico delle cellule. Per questo, secondo alcune anticipazioni, gli esperti del ministero, sulla base della documentazione internazionale di riferimento, avrebbero fissato un preciso limite di età per donatori e donatrici: rispettivamente di 45 e 35 anni, mentre per la coppia ricevente si indica più genericamente che le donne debbano essere in età potenzialmente fertile.

Per quanto riguarda la garanzia dell’anonimato del donatore, in aperta contraddizione con il diritto del figlio a conoscere le proprie origini genetiche e la cui abolizione in altri Paesi ha visto il crollo delle donazioni, dal tavolo tecnico sarebbe emersa la previsione di “aperture” in caso di particolari esigenze di tipo sanitario e medico. E ancora: quanti figli saranno attribuibili a un singolo donatore? Questione che sta a cuore anche al ministro Lorenzin, che sul punto ha precisato: «Non è che da un donatore di sperma possano nascere mille bambini. Stessa cosa per gli ovociti»./Vita/Pagine/caos-fecondazione-eterologa-a-fine-estate-linee-guida.aspx24/07/2014 13.22.30Boeing abbattuto, le prime salme in Olanda È arrivato mercoledì a Eindhoven, nei Paesi Bassi, il primo cargo militare olandese con a bordo i resti di una quarantina di vittime del Boeing della Malaysia Airlines. Un secondo aereo dovrebbe partire in giornata, mentre si prevede che le operazioni di trasporto siano completate entro venerdì. In Olanda è lutto nazionale.

In totale dovrebbero essere circa 200 su 298 i corpi delle vittime recuperati dopo l'abbattimento dell'aereo di linea, avvenuto giovedì scorso nei cieli dell'Ucraina orientale. Altri poveri resti, stando a quanto denunciano fonti di stampa, sarebbero ancora sparsi nei campi nell'area del disastro.

Intanto le indagini muovono i primi passi. Sono state consegnate agli esperti britannici le scatole nere dell'aereo. Il registratore dei parametri di volo e il rilevatore dei suoni in cabina di pilotaggio sono stati trasferiti nel quartier generale degli esperti britannici a Farnborough, sud-ovest di Londra, nei cui laboratori si procederà allo scarico dei dati, tra cui circa due ore di conversazione registrate nella cabina di pilotaggio. Si ipotizza che il risultato delle analisi possa essere inviato agli inquirenti olandesi entro 24 ore.

Sul terreno si continua a combattere. I ribelli filorussi hanno abbattuto due caccia ucraini Sukhoi a soli 25 chilometri di distanza da dove è stato abbattuto l'aereo civile malese. Lo ha riferito all'Afp il portavoce dell'esercito di Kiev, Oleksiy Dmytrashkivsky. I due piloti sono riusciti a salvarsi grazie al paracadute./Mondo/Pagine/ucraina-aereo-prime-salme-olanda.aspx24/07/2014 13.22.31Malpensa, stop definitivo alla terza pistaLa terza pista di Malpensa non si farà, e così pure il mega polo logistico e altre opere destinate al potenziamento del traffico merci e passeggeri. A mettere definitivamente la parola fine sul Master Plan, in discussione da anni, su cui si sono arroventate polemiche a non finire, è una nota del ministero dell’Ambiente.

Nel documento si prende atto del "ritiro" del progetto da parte del soggetto proponente, cioè Enac, Ente nazionale per l’aviazione civile, per conto del gestore Sea.

"Istanza archiviata" dai Palazzi romani e fine della discussione che aveva impegnato in prima linea il Parco del Ticino, i comuni dell’area attorno allo scalo della Brughiera e i comitati di cittadini, contrari a nuove cementificazioni. Per tutti, la procedura di Valutazione di impatto ambientale non era sufficiente a mostrare il danno ambientale che si sarebbe prodotto su un’area di pregio, riconosciuta dall’Unesco come parte della rete mondiale delle Riserve della biosfera.

E oggi, con i chiaroscuri in cui si dibatte il futuro di Malpensa appare ancora meno motivato il piano di Sea. L’aeroporto, infatti, secondo le dichiarazioni dello stesso presidente Pietro Modiano, così com’è funziona solo al 35% delle sue potenzialità.

Soddisfazione per il ritiro del Master Plan è espressa dalla senatrice Pd Elena Ferrara: «Al fianco di tanti amministratori e cittadini, come sindaco di Oleggio, ho lavorato per contrastare una soluzione non condivisa dal territorio. È evidente che il piano industriale necessita di una profonda revisione». «Credo che la sentenza della Cassazione, con la condanna definitiva del ministero dei Trasporti che dovrà risarcire con 8 milioni di euro Umberto Quintavalle per disastro ambientale nell’ampia tenuta di Somma Lombardo, abbia pesato sul ritiro del Master Plan», commenta Claudio Montagnoli, sindaco di Arsago Seprio.

Sulla stessa lunghezza d’onda Cinzia Colombo, assessore all’ecologia di Gallarate:«Adesso la brughiera di Malpensa sia riconosciuta come sito di interesse Comunitario come l’assemblea dei Comuni del Parco del Ticino chiede dal 2011»./Economia/Pagine/malpensa-stop-terza-pista.aspx24/07/2014 13.22.30Riforme, da lunedì si lavora anche di notte L’ostruzionismo resta implacabile, e i nodi aumentano anziché diminuire. Al Senato va in scena la seconda giornata di battaglia tra la maggioranza che vuole riformare il bicamerlismo perfetto e l’opposizione M5S-Sel-Gal, e si conclude con il primo atto di forza del Pd sul calendario: da lunedì prossimo sedute a oltranza, dalle 9 a mezzanotte, con l’obiettivo dichiarato, dice il capogruppo Luigi Zanda, di chiudere prima di Ferragosto.

Ma anche questa scelta tutto sommato prevedibile, approvata dalla riunione dei capigruppo senza però il parere favorevole di Forza Italia, ha l’effetto paradossale di aumentare e non diminuire l’ostruzionismo. Decine di interventi per chiedere modifiche agli orari d’Aula rallentano ulteriormente i lavori. «Io devo andare a messa la domenica...», protesta qualcuno in un clima sospeso tra una goliardia un po’ stucchevole, la rassegnazione e la frustrazione.

Nei fatti i turni di notte sono solo il primo atto della guerriglia tra Renzi, presidente del Senato, opposizioni e dissidenti democratico-forzisti. L’ipotesi della ghigliottina, della tagliola secca degli emendamenti, è solo rinviata. Se ne riparla al termine della prossima settimana, nel frattempo si procede con il "canguro", l’esame "a grappolo" di emendamenti simili o collegati che quindi possono cadere tutti insieme.

I nodi tecnici si intrecciano a quelli politici. Le fibrillazioni nel centrodestra, unite alle incertezze su come sarà riscritta la legge elettorale, spingono anche Ncd a puntare i piedi su aspetti che sembrano superati. Maurizio Sacconi reintroduce il tema - indigesto a Renzi - dell’elettività di primo livello dei senatori, e chiede al premier un’«iniziativa politica», insomma un ritorno al rito delle mediazioni e dei compromessi a tavolino. Ciò che si chiede è di allargare il perimetro dell’accordo sulle riforme, trattando insieme nuovo Senato, Italicum e Giustizia.

Ma Renzi al momento non cede. Ieri mattina, firmando i 24 accordi per lo sviluppo del Sud, commentava su Facebook: «È proprio vero i politici non sono tutti uguali. Da un lato chi con l’ostruzionismo prova a bloccare l’Italia e le riforme chieste dalla maggioranza dei cittadini. Dall’altro chi si occupa di creare posti di lavoro e pensa alle famiglie. Avanti, senza paura».

Poi in serata un nuovo tweet: io lavoro mentre loro... Renzi non chiude quel messaggio, ma il j’accuse ai frondisti che "provano a bloccare l’Italia" è netto. /Politica/Pagine/Riforme-da-lunedì-si-lavora-anche-di-notte.aspx24/07/2014 13.22.30
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