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La “vetrina” di Avvenire.it: le notizie principali, gli approfondimenti, le nostre inchieste, multimediaSbarchi, l'Italia non starà a guardare

​Si ferma dopo poco più di un anno Mare Nostrum, l'operazione avviata dal Governo dopo la strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013. Sabato parte Triton, la missione - assai più contenuta in termini di mezzi impiegati e raggio d'azione - che innalza la bandiera di Frontex, l'Agenzia europea delle frontiere.  Dall'uno novembre, dunque, non ci saranno due linee di protezione, una vicina a Libia e un'altra più vicina alle acque nazionali.

Il governo ratifica il passaggio. Proprio stamattina Il governo ha deciso il passaggio da Mare Nostrum all'operazione Triton. "Secondo quanto stabilito e convenuto assieme ai partner europei, il governo ha deciso il passaggio dalla operazione Mare Nostrum a Triton dell'Agenzia Europea Frontex. Parte, dunque, un periodo di phasing out che consenta di comunicare nel modo più vasto e corretto il cambiamento del posizionamento in mare degli assetti navali" spiega una nota di Palazzo Chigi. I dettagli riguardanti l'operazione Triton, che prenderà il via domani, e quelli relativi al passaggio da Mare Nostrum, sono stati illustrati dal ministro dell'Interno Angelino Alfano e dalla collega Roberta Pinotti, ministro della Difesa.

Alfano: Europa in campo. "L'Europa per la prima volta scende il mare e sarà a presidio delle frontiere. Questo non significa che l'Italia verrà esentata dal presidio delle frontiere, ma che per la prima volta l'Europa prende coscienza che le frontiere a 30 miglia delle coste italiane è una frontiera di tutti" ha detto Alfano sottolineando che se "non ci fosse stata Mare Nostrum non ci sarebbe stata la nuova operazione di Frontex". ll bilancio di Mare Nostrum è di 58 interventi, 100.250 persone soccorse, 728 scafisti arrestati, 6 navi sequestrate, soccorse oltre centomila persone e decine e decine di migliaia salvate. Ma "queste vite umane salvate non sono state tutte quelle che volevamo salvare" ha precisato Alfano,dando le cifre più drammatiche: "499 morti durante le operazioni, 1.446 presunti dispersi, 192 cadaveri da identificare". Il ministro ha poi garantito che l'Italia non starà certo a guardare e continuerà a rispettare le leggi del mare. "Non c'è alcuna abdicazione ai doveri di soccorso e di ricerca che possa riguardare l'Italia" ha detto. Concetto ribadito da Pinotti: "Il soccorso in mare non viene meno, è il diritto del mare a chiederlo. L'Italia non si volterà indietro".

Campi profughi in Africa
. Alfano si è poi spinto sino ad ipotizzare un cambio radicale dell'accoglienza ai richiedenti asilo. "L'Europa ha fatto una scelta, scendere in mare. Ora occorre coraggio nel fare un'altra scelta, quella di campi profughi e di zone di accoglienza e richieste di asilo in Africa. Dobbiamo cambiare strategia come Europa e chiedere che le domande di asilo siano presentate in Africa": così il ministro dell'Interno Angelino Alfano a Palazzo Chigi.

 

I mezzi di Triton. Triton schiererà ogni mese due navi d'altura, due navi di pattuglia costiera, due motovedette, due aerei ed un elicottero. L'Italia contribuisce a questa flotta con quasi la metà dei mezzi: un aereo, un pattugliatore d'altura e due pattugliatori costieri. Tra gli altri Paesi europei partecipanti ci sono anche Islanda (con una nave) e Finlandia (un aereo). Il Centro di coordinamento internazionale dell'operazione è stabilito presso il Comando aeronavale della Guardia di finanza a Pratica di mare (Roma). I mezzi Frontex partiranno da due basi: Lampedusa e Porto Empedocle. Pattuglieranno il Canale di Sicilia ed il mare davanti alle coste calabresi tenendosi nell'ambito delle 30 miglia dal litorale italiano. In caso di interventi di ricerca e soccorso (Sar) potranno comunque spingersi anche oltre.

Budget tagliato. Si tratta di un'operazione molto differente da Mare Nostrum, i cui mezzi arrivano fino a ridosso delle coste libiche per soccorrere imbarcazioni in difficoltà, secondo alcuni incentivando così le partenze dei migranti. Anche il budget è differente: 9,5 milioni di euro al mese per la missione nazionale, quasi 3 per quella Frontex. Triton, ha precisato Alfano, "non svolgerà le funzioni di Mare Nostrum. Costa un terzo e non è a carico solo dell'Italia, con enorme risparmio per noi. Farà - ha assicurato - ricerca e soccorso nei limiti del diritto internazionale della navigazione che impone a il dovere di soccorrere chi è in difficoltà in mare".   

L'appello delle Ong per l'accoglienza. Ma tra le associazioni che lavorano con i migranti c'è preoccupazione per la conclusione della missione umanitaria italiana. Unhcr, Amnesty, International, Save the children, hanno evidenziato i maggiori rischi per le traversate nel momento in cui non ci saranno più le navi italiane a prestare soccorso a ridosso delle coste libiche. Dalle associazioni arriva un appello al Governo perché non venga interrotta l'operazione Mare Nostrum. Un cartello formato da associazioni che operano nel campo dell'accoglienza ai migranti si schiera contro la decisione del Governo. Caritas, Comunità di Sant'Egidio, Save the Children italia, fra le tante altre organizzazioni, si sono date appuntamento a Roma per opporsi, in un appello, alla fine di Mare Nostrum. "Triton non fermerà né le partenze né le stragi" perché "opererà solo in prossimità delle acque territoriali, svolgerà un'azione di controllo delle frontiere ma non di soccorso" spiegano i promotori. "Chiediamo al Governo di non cedere a spinte demagogiche e xenofobe rafforzando la pressione politica su paesi perché la sostengano economicamente" recita l'appello. Fra chi ha aderito spiccano i nomi di Andrea Camilleri, Ascanio Celestini e Carlo Feltrinelli.

Il rebus dei 20 dispersi. Quasi a dar corpo a questi timori, è giunta ieri la notizia dell'ennesimo naufragio al largo della Libia: almeno venti persone risultano disperse dopo l'affondamento di un gommone, secondo quanto hanno riferito 93 superstiti tratti in salvo dalla Guardia costiera.

/Cronaca/Pagine/mare-nostrum-finisce.aspx31/10/2014 16.51.25Perché non c'è bisogno di HalloweenDei fenomeni sorprendenti bisogna chiedersi il perché. E allora perché una 'festa' che da noi non è mai esistita, com’è Halloween, ha preso piede così rapidamente e a tappeto, tanto che persino le scuole (le scuole!) la celebrano? «È iniziato come fenomeno commerciale, studiato per vendere gadget quando Halloween sembrava solo una carnevalata per bambini – spiega don Aldo Buonaiuto, responsabile del servizio anti-sette della Comunità Papa Giovanni XXIII –. Ma in una decina di anni si è trasformata nell’esaltazione dell’horror, una vera gara a chi riesce ad allestire l’idea più macabra».

Nulla più a che vedere con la festa dei bambini che, negli Usa, passavano di casa in casa a 'minacciare' con la formula 'dolcetto o scherzetto', insomma.
Le vetrine, così come l’arredo di locali e discoteche, espongono sangue e mostri, facce deformi e teste mozzate, un insulto a quanto sta accadendo nel mondo... Si va a cercare la deformazione della bellezza e della dignità del corpo, ci si ingegna per trovare l’idea più impressionante. Ora la mia domanda è: i nostri figli, ma anche noi stessi, abbiamo bisogno di questo? In tempi già difficili e vuoti di contenuti, perché questa gara per rappresentare il male? La tradizione nasce dai druidi, sacerdoti celtici che passavano di casa in casa minacciando 'benedizione o maledizione': il 31 ottobre era il giorno in cui il principe delle tenebre Samain vinceva sul dio Sole per sei mesi e i contadini, impauriti, pagavano. Questa è la matrice e non a caso il 31 ottobre è il capodanno dei satanisti, i quali nel giorno di Halloween ogni anno compiono i loro riti di profanazione. Tutto questo non riguarda le persone normali, ovviamente, né tantomeno i bambini, ma perché farli ossequiare comunque il mondo delle tenebre? Lo chiedo anche al ministro dell’Istruzione: possibile che per un mese i bimbi anche dell’asilo siano tartassati e instradati a questo? Molti genitori ci chiamano al numero verde (800228866, ndr) perché i loro piccoli la notte hanno gli incubi.

E proprio nei giorni in cui invece celebriamo la luce dei santi e la memoria dei nostri defunti...
Ormai 'l’alternativa' è diventata la festa cristiana, il ricordarsi dei santi (Halloween vorrebbe dire proprio Vigilia dei Santi), che sono persone realmente esistite, non fantasmi, grandi modelli di vita eroica. La festa dei Santi, che è la celebrazione della dignità umana, è invece costretta a lasciare il posto alla notte del buio. Poi è chiaro che ogni anno succedono fatti drammatici in tutto il mondo, la notte di Halloween: l’allestimento horror, il sangue e i mostri, l’alcol, l’esaltazione di gruppo e infine la droga diventano un cocktail micidiale. Non c’è settimana che Papa Francesco non citi l’azione del maligno, e di una festa che esclude Dio ed esalta ogni forma di male Satana non può che essere fiero. Noi della Papa Giovanni XXIII domani sera alle 21 vi invitiamo al Santuario di Loreto per la Messa di Holywin, 'i santi vincono', la vera alternativa! /Cronaca/Pagine/Unidea-macabra-Lerrore-pi-grande--Coinvolgere-i-piccoli-.aspx31/10/2014 16.44.04Caso Cucchi, imputati tutti assoltiTutti gli imputati nel processo per la morte di Stefano Cucchi sono stati assolti in Appello. Insufficienza di prove: questa la motivazione della Corte d'Appello per l'assoluzione dei sei medici, tre infermieri e tre agenti della penitenziaria imputati nel processo per la morte di Stefano Cucchi. La sentenza ai sensi dell'articolo 530 secondo comma che richiama l'insufficienza di prove.

In primo grado erano stati condannati cinque medici mentre erano stati assolti tre infermieri e tre agenti della polizia penitenziaria.

"Una sentenza assurda. Mio figlio è morto ancora una volta". Ha detto la madre di Stefano Cucchi alla lettura della sentenza d'appello. La sorella Ilaria è scoppiata in lacrime./Cronaca/Pagine/caso-cucchi-tutti-assolti-imputati.aspx31/10/2014 16.44.04Paolo Gentiloni nuovo ministro degli Esteri ​Secondo quanto si apprende da fonti di governo, la scelta del nuovo ministro degli Esteri è ricaduta su Paolo Gentiloni. Succede a Federica Mogherini, dimessasi stmattina per assumere l'incarico di Alto Commisario Esteri Ue.

LA SCHEDA. Deputato del Pd, Paolo Gentiloni fa parte della Commissione Esteri. Giornalista professionista, ha lavorato al Comune di Roma come portavoce del Sindaco e assessore al Turismo e al Giubileo negli anni '90. Eletto in Parlamento dal 2001, è stato presidente della commissione di vigilanza Rai e ministro delle Comunicazioni nel biennio 2006-2008. Eletto a Roma, è Presidente della sezione Italia-Stati Uniti dell'Unione Interparlamentare. È componente della Direzione Nazionale del Partito Democratico. Laureato in Scienze Politiche ed esperto in comunicazione, è stato coordinatore della campagna dell'Ulivo per le elezioni politiche del 2001. È stato tra i fondatori della Margherita nel 2002 e ha fatto parte del Comitato dei 45 fondatori del Pd nel 2007.

Stando a quanto si apprende da fonti parlamentari, Paolo Gentiloni terrà oggi pomeriggio il giuramento davanti al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, come nuovo ministro degli Esteri. /Politica/Pagine/gentiloni-nuovo-ministro-esteri.aspx31/10/2014 16.44.04Oltre 230mila firme per Asia Bibi​Asia Bibi è ancora in carcere. È stata condannata a morte, anche in secondo grado da un tribunale pachistano per blasfemia. Lei giovane cristiana coraggiosa, in realtà è innocente. Le accuse si sono dimostrate ridicole e infatti molti testimoni hanno ritrattato. La legge sulla blasfemia è nei fatti uno strumento formidabile per portare a termine vendette personali o politiche. Asia Bibi però non è sola in questo calvario. La sostiene la fede in Cristo. E sono tanti quelli che le sono vicini con la preghiera e con iniziative di vario tipo. Ad esempio sul sito di Change.org, una delle maggiori piattaforme di petizioni del mondo, è stata lanciata una raccolta di firme per salvare la vita ad Asia Bibi. In poco tempo ha già superato le 230.000 firme. Sulla stessa piattaforma a suo tempo era stata lanciata una petizione anche per la sudanese Meriam. Anche Avvenire e Avvenire.it hanno raccolto lettere e commenti a favore della giovane cristiana pachistana.

Per aderire alla petizione per Asia Bibi clicca qui: Petizione       Per saperne di più su Asia Bibi vai vai al dossier su Asia Bibi/Mondo/Pagine/asia-bibi-raccolta-firme.aspx31/10/2014 16.54.03Napolitano, Quirinale pubblica testimonianza Il Quirinale ha pubblicato sul sito della presidenza della Repubblica la trascrizione dei verbali dell'udienza dedicata alla testimonianza resa dal Presidente Napolitano al Quirinale, il 28 ottobre scorso. Sono 86 pagine.

D'Ambrosio "mi aveva solo trasmesso un senso di grande ansietà e anche un pò di insofferenza per quello che era accaduto con la pubblicazione delle intercettazioni di telefonate tra lui stesso e il Senatore Mancino, insofferenza che poi espresse più largamente nella lettera. Non mi preannunciò nè la lettera, nè le dimissioni". Così Giorgio Napolitano ha risposto ai giudici durante la testimonianza sul processo riguardante la presunta trattativa tra Stato e mafia. Il presidente della Repubblica ha sottolineato che con il suo consigliere c'era una stretta collaborazione, "eravamo una squadra di lavoro", ha osservato.

Per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il suo ex consigliere giuridico Loris D'Ambrosio era "animato da spirito di verità". Lo dice nella prima parte della sua deposizione al processo sulla trattativa stato mafia. Con D'Ambrosio "eravamo una squadra di lavoro", ha aggiunto Napolitano.

Ecco il testo./Politica/Pagine/quirinale-on-line-trascrizioni-deposizione-napolitano.aspx31/10/2014 16.44.05Garanzia giovani scaduta, Regioni ferme La buona notizia è che ci sono alcune migliaia di giovani che hanno ricevuto un’offerta formativa, di tirocinio o di lavoro attraverso la Garanzia giovani. Quella cattiva è che si tratta solo di eccezioni, di quelle Regioni, prevalentemente del Nord, che sono riuscite ad attivare i servizi per l’impiego a favore dei ragazzi che non studiano né lavorano. Perché, a 6 mesi dall’avvio, il bilancio della Garanzia giovani è ancora negativo, soprattutto nel Mezzogiorno e, tolta appunto qualche eccezione, le Regioni restano in ritardo sulla realizzazione del piano europeo.

I dati.
Al 23 ottobre risultano iscritti al portale nazionale e a quelli regionali 262.171 giovani (il 12% di coloro che non lavorano e non studiano), dei quali il 19% è laureato, il 57% diplomato e il 24% ha solo la terza media o un titolo inferiore. In 64.466 hanno effettuato il primo colloquio e sono stati presi in carico.

Le inadempienze.
La prima scadenza del programma prevede che un giovane che si iscrive al portale abbia diritto – ecco la garanzia appunto – di effettuare il primo colloquio (ed essere 'profilato') entro 2 mesi dall’iscrizione. Se si considera che a fine agosto (cioè due mesi fa) gli iscritti al portale erano già 169mila, si vede come i 64mila che fino ad oggi sono stati chiamati rappresentano solo poco più di un terzo di quelli che avrebbero dovuto essere presi in carico. E quindi per 105mila giovani la garanzia non è stata garantita.

Le proposte.
La seconda e decisiva scadenza prevista dal piano europeo è quella che prevede che entro 4 mesi dall’iscrizione al giovane sia prospettata un’offerta concreta formativa, di lavoro o di tirocinio oppure ancora che sia indirizzato verso il servizio civile o l’autoimprenditorialità. In questo caso l’inadempienza è quasi totale e si contano sulle dita di una mano le Regioni che, in maniera trasparente, forniscono i dati relativi alle offerte. Fra queste, significative le esperienze del Veneto e dell’Emilia Romagna che hanno dato una risposta concreta rispettivamente a 2.200 e a 3.500 giovani sui 9mila e 7.800 'profilati'. C’è da notare qui una prima questione che riguarda i giovani che si iscrivono da altre Regioni e che però spesso non si presentano poi alle chiamate per i colloqui. Nel caso delVeneto si tratta di oltre 2mila persone, in quello dell’Emilia Romagna oltre 7mila su 21mila iscritti. Per il Sud invece spiccano due esempi, richiamati pure dal sottosegretario Delrio. La Puglia – 6mila colloqui su 14mila iscritti, il 23% degli iscritti già profilato, ma che attiverà solo da metà novembre la fase di offerta – e la Calabria, dove su 12.008 Neet registrati, ne sono stati profilati 1.428 e per soli 730 si è siglato il Patto di attivazione. In generale, va meglio in Regioni come la Lombardia, il Piemonte e la Toscana dove già preesistevano politiche attive.

Il caso Trento.
La Provincia autonoma di Trento è quella che presenta i dati in maniera più trasparente e organica. Su 3.507 iscritti, i non-trentini sono 1.882. A tutti e 3.507 è stata data la possibilità già all’iscrizione di fissare il primo appuntamento con i servizi per l’impiego. I colloqui svolti sono stati 770 (solo 35 di non-trentini) mentre ben 299 giovani non si sono presentati alle chiamate. Al 24 ottobre, 345 ragazzi sono stati inseriti in un percorso di tirocinio di 6 mesi e accompagnamento al lavoro; 92 alla formazione professionalizzante e al tirocinio; 46 a un contratto di apprendistato e 102 indirizzati al servizio civile. Ben 185 persone hanno rifiutato l’offerta o hanno nel frattempo perso i requisiti per partecipare al programma. Insomma, attivare i Neet risulta ancora molto difficile, anche quando i servizi funzionano.

La programmazione delle Regioni.
Un altro punto critico riguarda la scarsa capacità di programmazione e spesa da parte delle Regioni. Per Garanzia giovani ci sono infatti 1,5 miliardi di euro ripartiti fra i vari territori. Ma Piemonte, Valle d’Aosta, Friuli V.G., Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata e Calabria non hanno ancora emanato bandi per la programmazione attuativa delle risorse. In altri casi (Emilia, Sicilia e Toscana) ciò è avvenuto per quote inferiori al 16% dei fondi a disposizione.

Le offerte di lavoro.
È uno dei punti più dolenti. Finora sono state pubblicate 27.393
opportunità di impiego (per il 70% al Nord), ma in realtà quelle attive al 23 ottobre sono appena 6.706. Veramente poche rispetto al numero degli iscritti. Per la gran parte poi sono 'normali' ricerche di personale non mirate al target dei giovani, già presenti su altri siti.

Le imprese.
Sono state strette decine di convenzioni con le associazioni datoriali, ma la partecipazione delle imprese al programma risulta scarsa. «Era sbagliato attendersi un miracolo – commenta Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato – e certo non aiutano le 20 modalità diverse di comportamento delle Regioni. C’è poi il problema che nelle piccole imprese i titolari oggi sono concentrati ad affrontare la crisi e non è facile per loro seguire l’ingresso di un giovane. Tuttavia ci stiamo impegnando per il successo del piano». Ma senza una migliore capacità delle Regioni di attivare servizi di accompagnamento e una maggiore accoglienza da parte delle imprese, per i giovani non c’è Garanzia che tenga.

Il piano europeo di Youth guarantee, Garanzia giovani, è stato finanziato dall’Unione europea con una dotazione straordinaria di 1,5 miliardi di euro per due anni. Prevede che sia offerta un’occupazione o un tirocinio o un’opportunità formativa o un’esperienza di servizio civile o ancora di indirizzare verso l’autoimprenditorialità i ragazzi tra i 15 e 29 anni che si iscrivono al portale e che firmano un patto di attivazione. Il piano. partito il 1 maggio in Italia, è rivolto ai disoccupati veri e propri entro i 29 anni (circa 700mila gli under 24) e ai 2,2 milioni di Neet (under 29) che non studiano né lavorano./Economia/Pagine/Garanzia-scaduta-Regioni-quasi-ferme-.aspx31/10/2014 16.44.05Mirabelli: nozze gay, la politica rispetti il diritto Sindaci che sbattono la porta in faccia ai prefetti. Prefetti che nominano commissari per far rispettare le loro disposizioni in materia di nozze gay. Denunce contro gli uni e gli altri da associazioni di opposto
orientamento. In mezzo c’è la gente, che stenta a capire quale sia la partita in corso. Una partita rilevante, come ci ricorda il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli: perché in gioco c’è il profilo del matrimonio nel nostro Paese.

Alcuni sindaci si rifiutano di cancellare la trascrizione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero, in nome della legge. Qual è il suo giudizio?
La tenuta dei registri di stato civile è competenza dello Stato, perciò l’intervento dei prefetti è assolutamente legittimo. Oggi c’è un ostacolo insormontabile nella nostra legislazione rispetto alla trascrizione di quegli atti, e questo a prescindere dal fatto che siano stati creati in un altro Paese secondo le sue leggi. Siamo di fronte a una contesa di carattere politico con la quale il diritto ha davvero poco a che vedere, una strategia del fatto compiuto che rende la discussione poco trasparente.

Si dice che le nozze vanno trascritte perché altrove sono ammesse...
È uno strano criterio. La sua applicazione all’elenco delle pratiche consentite in altri Paesi e non da noi ci porterebbe molto lontano. Bisogna rispettare l’identità di ciascuno Paese, invece ora si pone la questione in termini di diritto all’uguaglianza. Ho più di un dubbio sul fatto che sia un approccio corretto, anche perché all’estero le discipline in materia sono le più diverse.

Davvero c’è una discriminazione verso le coppie formate da persone dello stesso sesso?
Dipende dall’idea che si ha dell’istituto matrimoniale. Se si segue la radicata tradizione per la quale è un’unione tra un uomo e una donna si sottolinea la generatività tra i soggetti coinvolti, negata alla radice in altri casi dove ci possono essere unità affettiva e sostegno reciproco, meritevoli senz’altro di rispetto ma non generatori di un profilo matrimoniale.

Non basta allora cambiar nome all’istituzione...
Occorre verificare quali sono i diritti individuali coinvolti. Irrigidendosi in una posizione di sfondamento politico del diritto vigente si omette un ragionamento che salvaguardi la natura delle cose e insieme verifichi quel che c’è di solidaristico in una relazione tra due persone di sesso uguale e quali altri diritti individuali possono configurarsi, senza cercare una torsione dell’istituto matrimoniale per estenderlo ad altre relazioni. È in questione un nodo culturale: che tipo di protezione si vuol dare alla famiglia che la Costituzione prevede?

Cosa dovrebbero fare i sindaci?
Devono tenere i registri di stato civile così come lo Stato prescrive, perché – lo ripeto – sono registri dello Stato e non del Comune. E se il prefetto dispone la cancellazione di atti trascritti devono farlo. Si aprirà un contenzioso che potrebbe portare a qualunque indirizzo interpretativo giurisprudenziale: di orientamenti creativi ne abbiamo già visti molti... È indispensabile che in questo ambito ci sia certezza del diritto e uniformità di applicazione.

Un sindaco può resistere a un’ingiunzione del prefetto?
Lo fa, affermando che è legittimo mentre non lo è, ma l’intento è di giurisdizionalizzare il problema per ottenere sul piano giudiziario quel che non viene disciplinato sul piano normativo. Se poi venisse sollevata una questione di legittimità costituzionale, si dovrebbe fare i conti con decisioni della Consulta che hanno ritenuto l’esistenza di una formazione sociale che ha rilevanza e va disciplinata individuandone con precisione i diritti ma senza mai includerla nello schema dell’articolo 29 della Costituzione. La Cassazione dal canto suo nel 2012 ha detto con chiarezza che non c’è un diritto a veder trascritto in Italia un matrimonio tra due persone dello stesso sesso contratto all’estero.

Alcuni sindaci si sono appellati alla normativa europea in materia. È un argomento rilevante?
La giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e della Corte
di giustizia dell’Unione europea non impone affatto di uniformare le discipline nazionali, e neppure potrebbe farlo. È sempre riconosciuto un margine di discrezionalità degli Stati. C’è la tendenza a 'tirare' il diritto dalla propria parte, ma questo è tipico del gioco politico, non dell’ambito giuridico. Questo approccio però non aiuta una discussione serena su quel che è giusto e opportuno, socialmente, giuridicamente e istituzionalmente.

La vulgata corrente è: 'che male c’è?'. Come risponde?
Decidere i diritti ciascuno a modo proprio è l’espressione di una deriva individualista che rischia di portarci molto lontano. Chi può fermare la richiesta di vedere riconosciuta la poligamia, se si ritiene che basti il consenso di persone adulte e consapevoli che seguono la propria impostazione ideale e magari anche religiosa? C’è la tendenza a passare da una visione istituzionale pubblicistica del matrimonio a una puramente negoziale e privatistica. Qui si aprono riflessioni più generali: sono stati censiti 35 tipi di relazione 'familiare' incrociando ogni possibile assetto. Una sfida simile si può affrontare seriamente solo evitando forzature. /Politica/Pagine/Matrimoni-gay-trascritti-la-politica-rispetti-il-diritto-.aspx31/10/2014 16.44.05Scuola paritarie, sbloccati 195 milioni Sbloccati i fondi delle paritarie 2014, con (amara) sorpresa finale. Ieri la Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera all’erogazione di parte dei 220 milioni di euro ancora mancanti dello stanziamento complessivo per questo anno finanziario, ma all’appello mancano i 24,1 milioni di euro che erano destinati alle paritarie del Lazio. Motivo? La Regione non ha rispettato i parametri del patto di stabilità sotto il quale sono finiti questi fondi, e quindi «sono stati accantonati». L’ok all’erogazione, invece, arriva per i restanti 195,8 milioni di euro,
che andranno alle altre Regioni.

La vicenda.
I 220 milioni di euro sono la quota che nel 2014 sono stati recuperati rispetto al taglio effettuato in legge di stabilità 2014. Dopo il recupero, i fondi sono finiti per il sesto anno consecutivo, nel percorso della Conferenza Stato-Regioni. Per l’erogazione serve un accordo tra le parti che assegna poi le risorse alle Regioni con destinazione le scuole paritarie, materne comunali incluse. Ma lungo il cammino, 120 dei 220 milioni sono stati sottoposti al patto di stabilità, invece di essere subito destinati alle scuole. Ora lo sblocco, che giunge quasi in extremis. Il rischio di perderli era alla porta.

Il caso Lazio.
Una beffa amara e preoccupante per le paritarie di questa Regione: 768 scuole dell’infanzia (di cui 285 comunali), 211 elementari, 99 medie e 95 superiori. Per loro c’è il concreto rischio di perdere i 24 milioni di euro già stanziati. Un colpo durissimo al morale e soprattutto alle casse degli istituti.

Il ministero. «Siamo soddisfatti per la positiva conclusione di una vicenda che si trascinava da troppo tempo – dichiara il sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi – anche se resta la forte preoccupazione per la situazione venutasi a creare nella Regione Lazio. A rischio c’è il servizio pubblico fornito dalle paritarie laziali, comprese quelle comunali. Questo caso dimostra, ancora una volta, che, così com’è impostato, il sistema della distribuzione delle risorse alle paritarie non regge. Noi crediamo che si debba essere rigorosi nei controlli ma anche nella tempistica di distribuzione».

I rischi. Sbloccati i fondi, con il decreto interministeriale firmato dai ministri Giannini (Istruzione), Lanzetta (Affari regionali) e Padoan (Finanze), ora i 195,8 milioni di euro «sono trasferiti alle Regioni per il sostegno alle scuole paritarie». Saranno dunque le Regioni a svolgere l’attività di assegnazione, anche se «in coordinamento con gli Uffici scolastici regionali», che nel passato avevano gestito la vicenda. Un ulteriore passaggio burocratico che preoccupa non poco le organizzazioni della scuola paritaria.

In Parlamento.
La questione di fiducia posta sul decreto «SbloccaItalia» ha fatto decadere tutti gli emendamenti, tra cui quello presentato da Gian Luigi Gigli (Per l’Italia) che chiedeva di assegnare tutti i fondi per le paritarie al capitolo di spesa del ministero. Da parte sua il governo ha accolto un ordine del giorno in tal senso, ma soltanto parlando di «raccomandazione» e non di «impegno». /Cronaca/Pagine/Paritarie-sbloccati-195-milioni-.aspx31/10/2014 16.44.05Ancora orrori dell'Isis: fosse comuni in IraqNella galleria degli orrori che costella la storia dell’Is, emergono nuovi, terribili, tasselli. Una fossa comune con circa 220 cadaveri è stata ritrovata a Ramadi, a ovest di Baghdad. Si tratta di membri della tribù sunnita Albu Nimr che hanno pagato con la vita la loro strenua opposizione allo Stato islamico, culminata nell’azione della milizia anti-Califfato, denominata Sahwa (Risveglio). Secondo il racconto di alcuni testimoni, riportato dalla Reuters, gli uomini sarebbero stati freddati a distanza ravvicinati. Una vera e propria esecuzione. Peraltro ottenuta con l’inganno. Gli insorti hanno ordinato gli uomini della tribù di lasciare i loro villaggi per andare a Hit, a 130 chilometri a ovest di Baghdad, promettendo loro «un passaggio sicuro». Sono stati invece sequestrati e fucilati. Tre sceicchi dello stesso clan tribale sarebebro pois stati rapiti nei pressi di Anbar.

Un’altra drammatica denuncia arriva da Human Rights Watch. L’Isis ha ucciso almeno 600 prigionieri del carcere di Badoush lo scorso giugno a Mosul. Il massacro è stato raccontato da 15 sopravvissuti. «Ci hanno preso in 1.500 – ha raccontato uno dei sopravvissuti – ci hanno caricato sui camion e portato in mezzo al deserto, a circa 2 chilometri dalla prigione». I miliziani hanno poi separato gli sciiti dai sunniti e dai cristiani, che sono stati fatti risalire sui camion e portati via. I rimanenti prigionieri sono stati portati nei pressi di un burrone. Lì è iniziata la mattanza. Gli uomini sono stati costretti a mettersi in fila. I jihadisti li hanno costretti ad alzare la mano e gridare il proprio numero di fila. Alcuni sopravvissuti affermano di aver sentito il numero «680». «Hanno iniziato a spararci da dietro, anche con le mitragliatrici pesanti», ha raccontato un altro testimone. Le forze armate irachene hanno, da parte loro, annunciato l’uccisione di 300 miliziani dello Stato islamico a Baiji grazie al supporto dei raid aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti. L’operazione militare fa parte dei tentativi di riconquistare il controllo della città, che ospita della più grande raffineria di petrolio del Paese. I militanti dell’Is hanno arrestato 12 giornalisti a Mosul: secondo una fonte i 12 sono stati condotti verso un luogo imprecisato.

15mila combattenti stranieri nella jihad
Un numero di combattenti stranieri "senza precedenti" che si sono uniti alla jihad, da paesi che non avevano mai fornito "manodopera" al terrorismo islamico. È l'allarme lanciato dall'Onu in un rapporto di cui il quotidiano britannico Guardian ha avuto un'anticipazione. Sono "15.000" i foreign fighters partiti alla volta della Siria e dell'Iraq
per combattere accanto all'Isis o ad altri gruppi estremisti. Provengono da 80 paesi diversi, di cui l'Onu non fornisce una lista dettagliata, limitandosi a nominare solo i luoghi che mai prima di oggi erano stati  patria di futuri jihadisti: Maldive, Cile, Norvegia. "Dal 2010 a oggi
sono partiti più foreign fighters di quanti non ne siano partiti nel ventennio 1990-2010. E stanno aumentando", è scritto nel rapporto./Mondo/Pagine/isis-fosse-comune-.aspx31/10/2014 16.44.05Epifani: «Renzi rifletta, rischio tensione» Una notte per interrogarsi. Per chiedersi il perché di quella carica, di quei manganelli. Per riflettere su quelle immagini. «Sono la spia di un Paese che soffre, segnalano un malessere. Vero, profondo... Guai a sottovalutarlo». Guglielmo Epifani mette in fila pensieri. Poi, per un attimo, apre una parentesi e fissa un punto con un messaggio netto. «Bisogna spiegare quello che è successo e soprattutto farlo in fretta. Poi, chi ha sbagliato, dovrà pagare: si è trattato di un atto irresponsabile e pretendiamo verità e trasparenza». Parole nette, quasi una richiesta di un di più di chiarezza ad Alfano: «Non basta il rincrescimento, serve la verità. Insisto: il ministro dell’Interno deve chiarire e prendere dei provvedimenti perché chi ha sbagliato deve pagare. È stata la polizia che ha deciso da sola o qualcuno ha ordinato quella carica? Ripeto: subito la verità. Poi l’impegno vero, convinto, che una cosa così non accada mai più. Il Viminale deve sapere che non si può più sgarrare».

All’improvviso, però, il ragionamento di Epifani torna a spostarsi su un’Italia ancora in ginocchio per «questa crisi senza fine» e su un governo che «non può e non deve mettere il sindacato nell’angolo». Siamo al secondo piano di Palazzo Montecitorio nell’ufficio del presidente della commissione Attività Produttive. Epifani conosce bene la Cgil e il Pd. Ha guidato il sindacato di corso d’Italia dal 2002 al 2010 dopo Sergio Cofferati ed è stato segretario del Pd per sei mesi nel 2013, dopo Pier Luigi Bersani e prima di Matteo Renzi. «Non si era mai arrivati a un punto così profondo di contrapposizione», ripete a bassa voce. E chiosa: «E questo è un male. Non per il Pd, non per la Cgil. È un male per il Paese e su questo punto Renzi deve riflettere. In una stagione segnata da una crisi così profonda le forze sociali hanno un ruolo di cui non si può fare a meno. È così: senza quel ruolo il potenziale conflitto sociale si scaricherà sul governo».

Epifani, teme una stagione segnata da nuovi scontri?
Il rischio che si apra una stagione di tensione c’è, è reale. E la miscela è la sofferenza sociale che si lega a un conflitto permanente tra governo e sindacato. Un conflitto che anziché essere ricomposto, giorno dopo giorno, rischia di salire di intensità, di esasperarsi.
E questo va evitato. Leggevo una dichiarazione del Vescovo di Terni. Pensava alla vertenza, agli operai, diceva 'bisogna trovare tessitori di accordi'. Ecco il punto. Accordi per gli operai e accordi per il Paese: siamo in una fase in cui i ponti vanno gettati, non tagliati.

Renzi che farà? L’ha sentito?
Su Terni il premier si sta impegnando. So come sta seguendo queste cose, so quanto ha a cuore il destino degli operai, so quanto ha fatto per l’Electrolux... Ma non basta. Renzi deve sapere che non si governa una società complessa in un momento di crisi come questo senza un rapporto positivo con le forze sociali. Io la vedo così. Renzi è accorto, intelligente, credo se ne possa rendere conto, anzi deve rendersene conto. Può contestare il merito di una scelta dei sindacati, delle forze sociali; ma non può contestare il loro ruolo. Quello gli viene dato dal peso che hanno nella società, quello non è eludibile. E mettere all’angolo questa rappresentanza sarebbe un errore imperdonabile, un errore che rischia di far pagare un prezzo alto al Paese.

Un errore dietro cui prende forma una stagione di nuove tensioni?
Se salti il rapporto con le parti sociali e se lo consideri con sufficienza accentui l’esasperazione individuale e corporativa e rischi di accendere il radicalismo e la violenza. Ma presto capiremo come ha deciso di muoversi il presidente del Consiglio: sarà il Jobs act il primo vero banco di prova. Se il governo mette la fiducia dà un segno di chiusura sbagliato; deve accettare che nel dibattito parlamentare si affrontino nodi irrisolti. Deve farlo anche perché toccare il tema dell’articolo 18 è stata una scelta infelice, un errore grave: dopo sette anni di crisi l’Italia conta un milione di licenziati e aveva senso ora aprire una discussione sulla facilità di licenziare? Era questo il momento?

Crede che esista la possibilità di una scissione nel Pd?
È una cosa senza senso, una pura invenzione. Non esiste nulla di tutto questo, c’è solo una minoranza del Pd che chiede un altro rapporto tra il partito e il mondo del lavoro. Bisogna rendersi conto che il Paese è su una polveriera ed è il momento di ricalibrare scelte e comportamenti. Bisogna capire che questa è una crisi che accentua le differenze. C’è un pezzo del Paese che rischia di perdere tutto e va preso per mano. Se perdi un lavoro a quarant’anni, perdi tutto. Come dai risposte a questa parte del Paese? Come avvicini le condizioni di chi ce la fa con quelle di chi è rimasto indietro?

Epifani, c’è chi vede un collegamento tra la sfida alla Cgil della Leopolda e le cariche di ieri.
Non vorrei che si sopravvalutasse il dibattito della Leopolda e non vedo nessuna vera relazione. Le stupidaggini del finanziere Serra sono solo stupidaggini, non possono certo essere un messaggio per la polizia. Detto questo, si deve dire con assoluta chiarezza che la libertà di manifestare è intoccabile e che solo interrogarsi su questo è sciagurato.

L’impressione è che tutti abbiano una parte di responsabilità. Anche la Camusso quando dice che Renzi è arrivato a Palazzo Chigi grazie ai poteri forti.
La Cgil ha sulle spalle anni difficili, anni di sofferenze, anni di crisi. Ogni giorno è a contatto con chi perde il lavoro, con chi chiede risposte, con chi non sa dove sbattere la testa. C’è un’esasperazione che va compresa perché la Cgil sta perennemente in trincea, è il primo filtro. Renzi si è mai chiesto che cosa sarebbe successo senza il suo ruolo?

Insisto; la frase di Camusso sui poteri forti è stata o no infelice?
Renzi è arrivato a Palazzo Chigi con il voto delle primarie, con il sostegno larghissimo del popolo del Pd, con il sì forte della direzione del partito. Ma se c’è stata una frase inquietante è stata quella di Marchionne. 'L’abbiamo messo lì', ha detto l’Ad di Fca (il nuovo nome di Fiat, ndr). Non è così e quella è una frase arrogante e padronale. Come si permette Marchionne di dire ce l’abbiamo messo noi?

Ha sentito gli operai di Terni?
Conosco gli operai di Terni. Sono arrabbiati, ma sono gente seria, onesta, perbene. Hanno il senso della misura e non l’hanno mai superato. Ho sentito loro e ho sentito i leader sindacali che erano con gli operai delle acciaierie. Mi hanno raccontato di una manifestazione pacifica e di una carica senza motivo, senza logica. Credo che dicano la verità; anzi non ho dubbi che abbiano detto la verità. Ma il punto vero è il rapporto governo-sindacato. Renzi deve ascoltare di più; deve perdere tempo e capire che è tempo ben speso. C’è un Paese che soffre e il governo ha davanti una sfida che richiede responsabilità. 
 /Politica/Pagine/Renzi-rifletta-rischiamo-mesi-di-tensione-.aspx31/10/2014 16.44.05Cina, il «secondo figlio» non fa baby boom Nessun baby-boom. Nessuna (sperata) inversione della curva demografica. Dopo aver per oltre trent’anni “sterilizzato” la crescita, nel tentativo di governare quello che le autorità consideravano alla stregua di un mostro ingovernabile, Pechino scopre che cambiare la rotta non è così facile come si credeva. E che il ritocco alla legge del figlio unico – possono avere un secondo figlio le coppie nelle quali uno dei genitori è figlio unico – non è sufficiente.

È stato il quotidiano China Daily a dare i numeri. Su 11 milioni di coppie che ne avevano il diritto, solo 700mila hanno chiesto l’autorizzazione ad avere il secondo bambino. Di queste, soltanto 620 mila l’hanno ottenuta. Poco cosa rispetto alle aspettative: le autorità avevano previsto la nascita di almeno due milioni di bambini. Un’inversione auspicata perché necessaria alla tenuta del sistema cinese.
 
Nonostante la popolazione superi il miliardo e 360 milioni di persone, la Cina si ritrova oggi a fare i conti con 2,44 milioni di lavoratori in meno rispetto al 2013. Gli ultra 60enni sono il 14,9% del totale ed entro il 2030 rappresenteranno un quarto della popolazione totale.
Ma perché i cinesi non hanno risposto all’“appello”? Secondo Lu Jiehua, professore di demografia all’Università di Pechino interpellato dal China Daily, il fenomeno è dovuto «a un cambiamento nel modo di concepire la riproduzione, in particolare nelle aree urbane ». Sempre secondo la stampa cinese, sarebbero in molti casi motivazioni di natura economica a frenare le giovani coppie. 

Correggere gli squilibri della legge del figlio unico – imposta a forza di aborti forzati, minacce, torture – si dimostra dunque impresa non facile. Il rapporto medio tra i sessi resta sbilanciato: l’anno scorso c’erano 120 maschi ogni 100 femmine (con punte di 160 a 100 in alcune province). Nel 2013 all’appello mancavano circa 34 milioni di donne./Mondo/Pagine/Il-secondo-figlio-non-fa-baby-boom-.aspx31/10/2014 16.44.05Brittany (forse) non si ucciderà il 1° novembre​Non fa marcia indietro, Brittany Maynard, non cambia idea sull'eutanasia, da lei scelta con determinazione per sfuggire all'agonia di un cancro al cervello. Ma forse non sarà il primo novembre, come a lungo annunciato: in un nuovo video (GUARDA QUI SOTTO) diffuso da numerosi siti e registrato nel salotto di casa sua, a Portland (Oregon) la giovane lascia intendere che la sua decisione potrebbe essere rimandata. "Se il 2 novembre arriva e sono morta, spero che la mia famiglia sarà ancora orgogliosa di me e delle scelte che ho fatto", dice Brittany, alla quale in aprile i medici aveva dato sei mesi di vita. "Se invece sarò ancora viva so che andremo avanti tutti insieme come famiglia e che questa decisione verrà più avanti".

Brittany dunque non dice di aver rinunciato all'eutanasia, ma probabilmente di volere spostare più in là la data perché ancora si sente bene, è in grado di passeggiare accanto al marito, confidarsi con la madre, godere della natura e della compagnia dei suoi cari. Nei giorni scorsi la 29enne californiana, che ha traslocato al nord proprio per usufruire dell'eutanasia, legale in Oregon, era stata in visita al Gran Canyon, un viaggio documentato da numerose fotografie sui social network. 

Gli stessi social network che hanno trasformato la vicenda di Brittany in un dibattito planetario: da una parte il sito Compassion&Choice ha fatto di Brittany una bandiera per raccogliere firme in favore della "libertà di scelta" e per estendere il più possibile il concetto di "morte con dignità", dall'altra numerose sono le espressioni di vicinanza e affetto, anche da parte di malati che hanno fatto scelte radicalmente diverse dall'eutanasia. 
 
Sul sito aholyexperience, ad esempio, Kara Tippets, giovane madre di 4 bambini, malata di cancro al seno e autrice di un libro sul senso della sua sofferenza, vissuta all'insegna dell'amore, parla a cuore aperto a Brittany: "La sofferenza forse può essere il luogo in cui può essere conosciuta la vera bellezza. Scegliendo la tua morte, tu stai privando coloro che ti amano della tenerezza, dell'opportunità di incontrarti nei tuoi ultimi istanti di vita e di estendere il loro amore ai tuoi ultimi respiri (...). L'ultimo bacio, l'ultimo abbraccio, l'ultimo respiro, contano", scrive Kara.


La stessa cosa sta accadendo sulla pagina facebook aperta dalla diocesi di Boston (GUARDA LA PAGINA), "We love Brittany Maynard": non un luogo di dibattito o di polemiche, bensì una bacheca in cui lasciare preghiere, messaggi, saluti a una giovane donna che ha deciso di anticipare la data della sua morte attraverso il suicidio assistito. I post arrivati sono ormai migliaia. Tra gli ultimi, quella di Georgina, che racconta di aver perso la madre 30enne, malata di cancro allo stomaco, quando aveva appena 9 mesi di vita e di essere stata poi adottata. "Sapendo che non avrebbe mai potuto crescere me e mio fratello maggiore, ha lasciato una eredità di grande coraggio: ha documentato i suoi desideri e la sua tristezza per tutto ciò che avrebbe perso dei suoi bambini. Ho saputo della sua esistenza a 30 anni, ho conosciuto la sua famiglia, che mi ha consegnato le sue lettere. La sua morte non è stata vana e mi ha dato la forza di cui avevo bisogno. (...) Mi piace pensare che una donna forte come sei tu combatta la sua battaglia e ci mostri come si fa: Usa ogni minuto affinché esso sia significativo, abbiamo bisogno di te".

/Vita/Pagine/brittany-eutanasia-forse-rimanda-la-data-della-morte.aspx31/10/2014 16.44.05La Svezia riconosce lo Stato palestineseLa Svezia è ufficialmente il primo Paese dell'Unione Europea a riconoscere la Palestina come Stato. La decisione era stata preannunciata lo scorso 3 ottobre dal premier Stefan Lovfen, suscitando le ire di Israele e l'invito alla prudenza degli Stati Uniti che avevano definito la decisione "prematura".

Il ministro degli Esteri Margot Wallstrom ha spiegato che con questa decisione Stoccolma vuole "introdurre una nuova dinamica nel processo di pace" in stallo. Il riconoscimento dello Stato palestinese figurava nel programma del nuovo governo, una coalizione di minoranza di sinistra.

Soddisfazione da parte dell'Autorità nazionale palestinese (Anp). Il presidente Mahmoud Abbas ha commentato: "Una decisione storica per il successo dei negoziati e il raggiungimento della soluzione dei due Stati". Anche l'Egitto si è felicitato con la Svezia della decisione che ha definito "storica". Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Badr Abu Rudeina.

Netta condanna, invece, da parte di Israele. Per il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman il riconoscimento è "deplorevole" e "inopportuno". La decisione di Stoccolma, ha detto, "rafforza gli elementi estremisti e la politica del rifiuto palestinese".

L'Assemblea generale Onu riconobbe il 29 novembre 2012 alla Palestina lo status di osservatore permanente come Stato non membro (lo è anche il Vaticano). Finora solo il Parlamento britannico, con una risoluzione non vincolante e quindi pura espressione di intenti, aveva riconosciuto lo Stato palestinese./Mondo/Pagine/svezia-riconosce-stato-palestina.aspx31/10/2014 16.44.05Povertà in calo, ma non per chi ha più figli​Un italiano su quattro, precisamente il 28,4% della popolazione, è a rischio povertà o esclusione sociale. Il dato, contenuto in un report dell'Istat, è riferito al 2013 ed è derivato dalla combinazione della grave deprivazione materiale e della bassa intensità di lavoro e corrisponde alla quota di popolazione che sperimenta almeno una di queste due condizioni.
Un timido raggio di sole fa però capolino: rispetto al 2012 (quando ad essere a rischio povertà era il 29,9% degli italiani) si è registrato un miglioramento di 1,5 punti percentuali. Per l'Istat il rischio povertà è diminuito per anziani soli, coppie con un figlio o monogenitoriali ma resta assai elevato (anzi in preoccupante crescita) per le famiglie numerose  (39,8%), con tre o più figli (43,7%, quattro punti percentuale in più rispetto al 2012), soprattutto se minori (45,4%) o con un solo reddito (46,1%). Nel frattempo, si riduce il reddito medio disponibile: nel 2012, il 50% delle famiglie residenti in Italia ha percepito un reddito non superiore a 24.215 euro (2.017 euro al mese).
 
Redditi medi più elevati si osservano per le famiglie settentrionali; quelle che vivono nel Centro e nel Mezzogiorno mostrano livelli pari, rispettivamente, al 96% e al 74% di quello delle famiglie residenti al Nord. Nonostante l'erosione dei redditi e la morsa della crisi che non accenna ad allentarsi, aumenta la fiducia degli italiani sul prorio futuro, almeno secondo quanto emerge da un'indagine realizzata dall'Acri insieme a Ipsos in occasione della 90esima Giornata Mondiale del Risparmio.

Dopo un anno terribile come il 2013, emergono segnali di maggior fiducia malgrado gli italiani pensino che la crisi sia profonda (è molto grave per l'87%) e lunga, con un orizzonte temporale che sfiora il 2020. Sempre secondo il sondaggio, la metà degli italiani è soddisfatta della propria condizione economica mentre si contrae un pò il numero di famiglie colpite direttamente dalla crisi (dal 30% al 27%). Le famiglie che hanno registrato un serio peggioramento del proprio tenore di vita negli ultimi 2/3 anni sono il 23% contro il 26% del 2013; sono il 46% (sostanzialmente in linea col 47% del 2012) coloro che hanno dovuto fare attenzione per mantenere il proprio tenore di vita; mentre raggiungono il 27% (contro il 25% dello scorso anno) coloro che lo hanno mantenuto con facilità. Ma vedere la vita con ottimismo non basta.

L'indagine evidenzia anche che attualmente una famiglia su 4 (il 25%, in crescita rispetto al 2013) non riuscirebbe a far fronte a una spesa imprevista di 1.000 euro con risorse proprie. Se la spesa imprevista fosse maggiore, 10.000 euro (ossia un furto d'auto, una complessa operazione dentistica, la sistemazione di un tetto o una cartella esattoriale non attesa), potrebbe farvi fronte con le sole proprie forze poco più di 1 famiglia su 3 (il 37%, in crescita di 6 punti percentuali rispetto al 2013). 

La fotografia dell'Istat fa il paio con uno studio della Cgil secondo cui sono oltre 9,5 milioni (9.541mila) le persone in grave difficoltà per la mancanza di lavoro. Si tratta del dato semestrale più alto dal 2007 ad oggi, sottolinea il rapporto dell'osservatorio del mercato del lavoro dell'Associazione Bruno Trentin sugli effetti della crisi sul lavoro in Italia, aggiornato al primo semestre 2014. Solo negli ultimi 12 mesi, rileva la ricerca, nell'area del disagio e della sofferenza occupazionale, si è riscontrato un incremento del 5,4% (equivalente a +490 mila unità), mentre rispetto al primo semestre 2007 l'aumento è stato del 67,3% (+3 milioni e 839 persone)./Cronaca/Pagine/rapporto-istat-su-poverta.aspx31/10/2014 16.44.05Tremonti indagato. L'accusa? Corruzione La procura di Milano ha indagato l’exministro dell’Economia Giulio Tremonti con l’ipotesi di reato di corruzione nell’ambito di un’inchiesta su una presunta tangente da 2,4 milioni di euro che sarebbe stata pagata da Finmeccanica. Gli atti dell’inchiesta sono già stati inviati al Tribunale dei ministri che dovrà valutare la posizione dell’esponente politico, oggi senatore, e di due soci dello studio tributaristico fondato dallo stesso Tremonti. Fonti investigative hanno confermato l’esecuzione di perquisizioni negli uffici della 'Vitali-Romagnoli-Piccardi e associati'. La presenza dei militari riguarda però un inchiesta parallela, nella quale sono indagati i soci Enrico Vitali e Dario Romagnoli con le ipotesi di reato di riciclaggio, concorso in rivelazione di segreto d’ufficio e corruzione di pubblico ufficiale. 

L’inchiesta relativa a Vitali e Romagnoli, spiegano fonti giudiziarie, risale a vicende del 2010 ed è nata dalle dichiarazioni dell’imprenditore Paolo Viscione, che ai pm di Napoli aveva raccontato di aver fatto regalie a Marco Milanese - ex-parlamentare vicino a Tremonti - in cambio della promessa di proteggerlo da un’indagine a suo carico. Accuse sempre respinte da Milanese. Seguendo questo filo gli inquirenti sono risaliti ad una operazione ritenuta meritevole di approfondimenti. Tremonti – nelle sue funzioni di ministro dell’Economia nel 2009 – avrebbe incassato 2,4 milioni da Finmeccanica, controllata dal Tesoro, attraverso una parcella professionale, per ammorbidire la sua posizione contro l’acquisto della società statunitense Drs, fra l’altro nell’albo dei fornitori del Pentagono.
In un comunicato Giulio Tremonti – che è indagato insieme all’ex-presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini e all’ex-direttore finanziario Alessandro Pansa – ricorda di aver lasciato lo studio tributaristico «ben prima di entrare nel governo». «Ci sono rientrato solo nel 2012, un anno dopo la fine del governo, come prescrive la legge. Nel durante ho interrotto tutti i rapporti con lo studio», spiega nella nota.

«L’operazione Drs-Finmeccanica ha interessato e coinvolto - si legge nella replica - la politica industriale e militare di due Stati. Come risulta dai documenti Sec e Consob, l’operazione è iniziata nell’ottobre 2007 ed è stata conclusa lunedì 12 maggio 2008». Anche seguendo il calendario, «si può dunque verificare che, per la sua dinamica irreversibile e per la sua natura internazionale – sostiene Tremonti –, l’operazione non era da parte mia né influenzabile, né modificabile, né strumentalizzabile. In questi termini, non ho mai chiesto o sollecitato nulla ed in nessun modo da Finmeccanica. Anche per questo, come sempre, ho assoluta fiducia nella giustizia». 

Vitali e Romagnoli rispondono di riciclaggio perché, secondo l’accusa, nel 2010 avrebbero «custodito e comunque gestito denaro appartenente a Marco Milanese », proveniente dai presunti delitti di rivelazione del segreto d’ufficio e corruzione «in modo da occultarne la provenienza delittuosa e assicurare» all’ex braccio destro di Tremonti «la disponibilità in contanti, anche con la possibilità di utilizzare la copertura dello studio professionale, possibile destinatario di incarichi idonei a favorirne formale giustificazione ai trasferimenti di denaro».
Il decreto di perquisizione è stato firmato dai pm Pellicano e Polizzi, titolari di un’inchiesta che ha preso il via dalle dichiarazioni rese da Viscione. L’imprenditore irpino nel luglio 2011 aveva messo a verbale davanti agli inquirenti napoletani di aver consegnato a Milanese denaro e regali in cambio della promessa di rallentare e 'sistemare' le inchieste a suo carico e carico della sua società. Milanese ha sempre respinto queste accuse sostenendo che Viscione si sarebbe voluto così vendicare per non aver ottenuto benefici. 

Secondo il decreto di perquisizione, gli indagati «custodivano e comunque gestivano denaro e appartamenti» riconducibili «a Marco Milanese in modo da occultare la provenienza delittuosa e assicurare a Milanese la disponibilità in contanti, anche con la possibilità di utilzzare la copertura dello studio professionale, possibile destinatario di incarichi idonei a fornire formale giustificazione al trasferimento di denaro». /Cronaca/Pagine/Tremonti-indagato-Laccusa-Corruzione-.aspx31/10/2014 16.44.05La protesta nel pozzo di sette minatori ​Da questa mattina sette dei 25 dipendenti dell'Igea, la società in house della Regione e titolare delle concessioni minerarie, sono asserragliati in un pozzo a 80 metri di profondità, nella miniera di Sos Enattos a Lula (Nuoro) per richiamare l'attenzione sulla loro condizione: da cinque mesi non ricevono lo stipendio, e aumenta le preoccupazione per il futuro lavorativo e della società.

"Dopo mesi di estenuanti trattative senza risposte - dice il sindaco di Lula, Mario Calia, anch'egli dipendente dell'Igea - sette colleghi minatori sono scesi nei pozzi pronti a tutto pur di ricevere qualche risposta: stipendi che non arrivano e prospettive che non ci sono. Ci avevano assicurato che avremmo lavorato alle bonifiche del sito minerario, ma la Regione l'ultimo giorno utile del governo Cappellacci ha affidato i lavori a una società privata. Dunque noi non sappiamo di che morte dobbiamo morire".

I minatori prima di calarsi nei pozzi hanno affidato ai colleghi poche parole dicendo di essere pronti ad una protesta ad oltranza. Non usciranno Lula finché la Regione non si pronuncerà sulla vertenza. "Cosa vogliono fare i governanti? Vogliono chiudere o salvarci? - dice ancora il sindaco -. Noi crediamo ci siano le condizioni per andare avanti. Aspettiamo risposte e appena le avremo decideremo il da farsi".

Da ieri è iniziata nei vari siti minerari dell'Igea, da Iglesias a Furtei (Medio Campidano) a Lula nel nuorese, la protesta per i lavoratori che hanno proclamato lo sciopero generale. Questa mattina vi è stato anche un blitz a Iglesias negli uffici della Regione che si occupano del settore minerario. Intanto l'assessorato regionale dell'Industria ha convocato un incontro sulla vertenza per il 7 novembre./Cronaca/Pagine/lavoro-minatori-sotto-terra-.aspx31/10/2014 16.44.06Burkina Faso, rivolta contro il presidenteBurkina Faso sull'orlo della guerra civile. Dopo le manifestazioni di martedì, che hanno visto in strada centinaia di migliaia di persone, giovedì la folla inferocita ha assaltato la sede del Parlamento a Ouagadougou. Ci sarebbero almeno 5 morti. Incendiati anche alcuni uffici governativi. L'aeroporto è stato chiuso e vi sono testimonianze di soldati che si sono aggiunti ai manifestanti.

A scatenare la protesta è la prospettiva di una ennesima rielezione del presidente del presidente in carica Blaise Compaoré, al potere dal 1987.

Il Parlamento avrebbe dovuto votare giovedì l'emendamento che gli avrebbe consentito di restare al suo posto. La polizia ha cercato di fermare i manifestanti anche gas lacrimogeni, ma poi ha dovuto cedere il passo. In previsione dell'assalto, erano state bloccate con mezzi blindati le entrate che conducono al Parlamento. Presa d'assalto anche la sede della tv di Stato, che ha interrotto le trasmissioni.

Era un voto scontato, quello per la deroga a Compaorè, il cui partito Democrazia e progresso (Cdp) ha la maggioranza assoluta. Per questo l'opposizione aveva chiesto a gran voce la mobilizzazione del popolo. "Ventisette anni sono abbastanza", è lo slogan più in voga per chiedere al presidente Compaorè di desistere dal forzare la legge che ne vieterebbe la rielezione. "Facciamo questo perché Compaorè sta cercando di stare al potere troppo a lungo. Siamo stanchi di lui, vogliamo un cambiamento, se ne deve andare", ha detto Seydou Kabre, un manifestante.

Giovedì la protesta si è estesa alla seconda città del Paese, Bobo Dioulasso, dove i dimostranti hanno appiccato le fiamme al municipio e alla sede del partito di governo. Incendiata anche la casa del sindaco e quella del portavoce di governo, Alain Edouard Traore.

Non è chiaro dove si trovi ora Compaoré, che ha esortato alla calma con un messaggio su Twitter. /Mondo/Pagine/burkina-faso-verso-la-guerra-civile.aspx31/10/2014 16.44.07De Magistris torna sindaco grazie al Tar  L​a prima sezione del Tar della Campania ha sospeso il provvedimento del Prefetto di Napoli Francesco Antonio Musolino che, in ottemperanza alla legge Severino, aveva sospeso il sindaco di Napoli Luigi de Magistris dalle sue funzioni. Il ricorso dell'ex pm è stato inviato alla corte costituzionale per questioni di legittimità rispetto a due articoli. Luigi de Magistrs può tornare sindaco a tutti gli effetti.

In pratica la prima sezione del Tar, presidente Cesare Mastrocola, ha accolto il ricorso presentato da Luigi de Magistris contro il provvedimento emesso il primo ottobre scorso dal prefetto di Napoli per la sospensione da sindaco in seguito alla condanna per abuso d'ufficio. Il Tar ha deciso di inviare gli atti alla Consulta "per non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli articoli 10 e 11 del decreto legislativo 235". Con il provvedimento i giudici amministrativi sospendono l'efficacia del provvedimento del prefetto fino alla Camera di Consiglio successiva alla decisione della Consulta.

Nel frattempo Luigi de Magistris può riprendere le sue funzioni. "Sono molto emozionato, perchè dalle istituzioni mi viene riconosciuto il diritto costituzionale a fare il sindaco e sarò ancor di più sindaco di strada". Così a caldo Luigi de Magistris che subito dopo la pronuncia del Tar ha preso possesso di nuovo della sua stanza nella sede di Palazzo San Giacomo. /Cronaca/Pagine/De-magistris-sindaco.aspx31/10/2014 16.44.06Beni confiscati, presto altri mille restituitiLa celebrano come vittoria dello Stato sulla mafia, ma i problemi da superare sono ancora tanti. Perché trascorrono anni da quando un immobile viene sequestrato al momento in cui viene affidato a un ente che possa riutilizzarlo a fini sociali. E ancora troppe le imprese confiscate che non riescono a sopravvivere sul mercato, producendo altri disoccupati. Segno che bisogna fare di più.

È servita a fare il punto sulla gestione dei beni confiscati la cerimonia di assegnazione di 530 immobili strappati alla criminalità organizzata, svoltasi a Palermo in un luogo simbolo, l’hotel San Paolo confiscato anni fa al costruttore Giovanni Ienna, uomo di riferimento del clan di Brancaccio.

Appartenevano a questo imprenditore 263 immobili, tra appartamenti e posti auto in via dei Picciotti  destinati a ospitare alloggi di carabinieri e agenti della Finanza.

«Oggi centinaia di beni confiscati sono dati alle forze dell’ordine, oltre che alle coop e alle attività non lucrative che si occupano di agricoltura e servizi – sostiene il ministro dell’Interno Angelino Alfano –. Il messaggio è chiaro: coi soldi e i beni della mafia finanziamo coloro che la combattono. Ora c’è una nuova sfida, l’accelerazione dei tempi dell’attribuzione dei beni dalla metà campo dell’illegalità alla metà della legalità».

E ancora: «Occorre mantenere i livelli occupazionali delle aziende epurate dal doping mafioso per non dare argomenti alla mafia».
Successo che triplicherà in breve tempo: «Consegniamo 530 beni immobili confiscati in varie zone della Sicilia – aggiunge il prefetto Umberto Postiglione, direttore dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati – e prossimamente riuniremo il consiglio direttivo e avremo la possibilità di dare un altro migliaio di beni».

Sulle notizie di aziende confiscate che rischiano di chiudere e mettere a rischio posti di lavoro, Postiglione frena: «Bisogna ricordare che i lavoratori collegati alle imprese confiscate sono 1.200, di cui 900 in Sicilia e 300 nel resto di Italia. Quelle da salvare sono poche».
Sulla necessità di rafforzare l’Agenzia interviene il procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti: «Va istituito l’albo degli amministratori giudiziari previsto dal codice antimafia e non ancora realizzato e andrebbe anche attuata l’anagrafe dei beni confiscati. E prevedere incentivi alle aziende che favoriscano l’emersione della legalità come la facilitazione dell’accesso al credito».

E valuta con favore il ddl governativo che riorganizza l’Agenzia «nel segno di una maggiore efficienza, che distingue le competenze sulla gestione degli immobili, prevede nuovi poteri del direttore e  aumenta l’organico».

I beni consegnati sono a Palermo e provincia, nell’Agrigentino e nel Trapanese. La maggior parte dei beni nel palermitano sono stati confiscati ai costruttori Ienna, Piazza e Salvatore Sansone, ritenuto vicino a Totò Riina. A lui appartenevano i 49 immobili e magazzini assegnati al Tribunale per realizzare un archivio unico. Tra i 131 beni assegnati al sindaco Leoluca Orlando, due edifici da destinare alla Polizia municipale e 56 appartamenti che garantiscono canoni superiori ai 500 mila euro annui che il comune reinvestirà nel sociale. /Cronaca/Pagine/beni-confiscati-ai-mafiosi-altri-mille-restituiti.aspx31/10/2014 16.44.06In morte cerebrale, si tenta di salvare il figlioLa mamma è clinicamente morta. Nel grembo ha un bambino di 23 settimane che un'equipe dell'Ospedale San Raffaele di Milano sta tentando di tenere in vita. Una lotta per la sopravvivenza del feto che ha pochi precedenti al mondo.

Ci vorrà circa un mese per poter arrivare a un parto cesareo, e tentare di salvare il feto, confermano all'Ansa fonti dell'ospedale. La donna, una milanese di 36 anni, colpita da una fulminante emorragia cerebrale, è seguita dal professor Massimo Candiani, primario della ginecologia del San Raffaele, e dal professor Luigi Beretta, direttore
dell'anestesia e neurorianimazione.

Per dare al feto qualche chance, spiegano dall'ospedale, è necessario tentare di arrivare il più possibile vicini alla ventottesima settimana: al momento, quindi, si sta lavorando per tenere la donna il più possibile stabile, perché il feto non subisca conseguenze.

L'ospedale e gli esperti proteggono la famiglia dietro uno stretto riserbo; la morte cerebrale è la conseguenza di una improvvisa emorragia, avvenuta mentre la donna era in casa. Non è noto quali siano le cause che l'hanno scatenata, ma tra le ipotesi potrebbe esserci quella di un aneurisma.

Una sonda nell'intestino materno permette al feto di essere alimentato, la ventilazione artificiale fa arrivare l'ossigeno nel sangue della donna e quindi al feto. Il cuore continua a battere e finché c'è quel battito il bambino viene tenuto in vita. In un certo senso, il corpo della mamma si è trasformato in un'incubatrice per proteggere il figlio./Vita/Pagine/madre-morte-cerebrale-feto-forse-salvo.aspx31/10/2014 16.44.06Reyhaneh: «Madre, ti lascio parole infinite»Tutta una vita in un messaggio vocale. Il testamento di Reyhaneh Jabbari, 26 anni, impiccata dal regime per avere ucciso l’uomo che voleva stuprarla. Il 1 aprile, una volta saputo della sua condanna a morte, aveva registrato per la madre un audio messaggio con le sue ultime volontà. Qui sotto il testo integrale della lettera:

Cara Shole,
oggi ho appreso che e’ arrivato il mio turno di affrontare la Qisas (la legge del taglione del regime ndr). Mi sento ferita, perché non mi avevi detto che sono arrivata all’ultima pagina del libro della mia vita. Non pensi che dovrei saperlo? Non sai quanto mi vergogno per la tua tristezza. Perché non mi hai dato la possibilità di baciare la tua mano e quella di papà?

Il mondo mi ha permesso di vivere fino a 19 anni. Quella notte fatale avrei dovuto essere uccisa. Il mio corpo sarebbe stato gettato in un qualche angolo della città e, dopo qualche giorno, la polizia ti avrebbe portata all’obitorio per identificare il mio cadavere, e avresti appreso anche che ero stata stuprata. L’assassino non sarebbe mai stato trovato poiché noi non godiamo della loro ricchezza e del loro potere. E poi avresti continuato la tua vita nel dolore e nella vergogna, e un paio di anni dopo saresti morta per questa sofferenza, e sarebbe finita così.
Ma a causa di quel colpo maledetto la storia è cambiata. Il mio corpo non è stato gettato via, ma nella fossa della prigione di Evin e nelle sue celle di isolamento e ora in questo carcere-tomba di Shahr-e Ray. Ma non vacillare di fronte al destino e non ti lamentare. Sai bene che la morte non è la fine della vita.

Mi hai insegnato che veniamo al mondo per fare esperienza e per imparare una lezione, e che ogni nascita porta con sé una responsabilità. Ho imparato che a volte bisogna combattere. Mi ricordo quando mi dicesti che l’uomo che conduceva la vettura aveva protestato contro l’uomo che mi stava frustando, ma quest’ultimo ha colpito l’altro con la frusta sulla testa e sul volto, causandone alla fine la morte. Sei stata tu a insegnarmi che bisogna perseverare, anche fino alla morte, per i valori.

Ci hai insegnato andando a scuola ad essere delle signore di fronte alle liti e alle lamentele. Ti ricordi quanto hai influenzato il modo in cui ci comportiamo? La tua esperienza però è sbagliata. Quando l’incidente è avvenuto, le cose che avevo imparato non mi sono servite. Quando sono apparsa in corte, agli occhi della gente sembravo un’assassina a sangue freddo e una criminale senza scrupoli. Non ho versato lacrime, non ho supplicato nessuno.  Non ho cercato di piangere fino a perdere la testa, perché confidavo nella legge.

Ma sono stata incriminata per indifferenza di fronte ad un crimine. Vedi, non ho ucciso mai nemmeno le zanzare e gettavo fuori gli scarafaggi prendendoli per le antenne. Ora sono colpevole di omicidio premeditato. Il mio trattamento degli animali è stato interpretato come un comportamento da ragazzo e il giudice non si è nemmeno preoccupato di considerate il fatto che, al tempo dell’incidente, avevo le unghie lunghe e laccate.

Quanto ero ottimista ad aspettarmi giustizia dai giudici! Il giudice non ha mai nemmeno menzionato che le mie mani non sono dure come quelle di un atleta o un pugile. E questo paese che tu mi hai insegnata ad amare non mi ha mai voluta, e nessuno mi ha appoggiata anche sotto i colpi dell’uomo che mi interrogava e piangevo e sentivo le parole più volgari. Quando ho rimosso da me stessa l’ultimo segno di bellezza, rasandomi i capelli, sono stata premiata con 11 giorni di isolamento.

Cara Shole, non piangere per quello che senti. Il primo giorno che nell’ufficio della polizia un agente anziano e non sposato mi ha colpita per via delle mie unghie, ho capito che la bellezza non è fatta per questi tempi.  La bellezza dell’aspetto, la bellezza dei pensieri e dei desideri, la bella calligrafia, la bellezza degli occhi e di una visione, e persino la bellezza di una voce piacevole.

Mia cara madre, il mio modo di pensare è cambiato e tu non sei responsabile. Le mie parole sono senza fine e le darò a qualcuno in modo che quando sarò impiccata senza la tua presenza e senza che io lo sappia, ti verranno consegnate. Ti lascio queste parole come eredità.
Comunque, prima della mia morte, voglio qualcosa da te e ti chiedo di realizzare questa richiesta con tutte le tue forze e tutti i tuoi mezzi. Infatti, è la sola cosa che voglio dal mondo, da questo paese e da te. So che hai bisogno di tempo per questo. Per questo ti dirò questa parte del mio testamento per prima. Per favore non piangere e ascolta. Voglio che tu vada in tribunale e presenti la mia richiesta. Non posso scrivere questa lettera dall’interno della prigione con l’approvazione delle autorità, perciò ancora una volta dovrai soffrire per causa mia.  È la sola cosa per cui, anche se tu dovessi supplicarli, non mi arrabbierei – anche se ti ho detto molte volte di non supplicarli per salvarmi dalla forca.

Mia buona madre, cara Shole, più cara a me della mia stessa vita, non voglio marcire sottoterra. Non voglio che i miei occhi o il mio cuore giovane diventino polvere. Supplicali perché subito dopo la mia impiccagione, il mio cuore, i reni, gli occhi, le ossa e qualunque altra cosa possa essere trapiantata venga sottratta al mio corpo e donata a qualcuno che ne ha bisogno. Non voglio che sappiano il mio nome, che mi comprino un bouquet di fiori e nemmeno che preghino per me. Ti dico dal profondo del cuore che non voglio che ci sia una tomba dove tu andrai a piangere e soffrire.  Non voglio che tu indossi abiti scuri per me. Fai del tuo meglio per dimenticare i miei giorni difficili. Lascia che il vento mi porti via.

Il mondo non ci ama. Non voleva il mio destino. E adesso sto cedendo e sto abbracciando la morte. Perché nel tribunale di Dio incriminerò gli ispettori, l’ispettore Shamlou, il giudice, i giudici della Corte suprema che mi hanno colpita quando ero sveglia e non hanno smesso di abusare di me. Nel tribunale del creatore accuserò il dottor  Farvandi, e Qassem Shabani e tutti coloro che per ignoranza o menzogna mi hanno tradita e hanno calpestato i miei diritti.
Cara Shole dal cuore d’oro, nell’altro mondo siamo io e te gli accusatori e loro sono gli imputati. Vediamo quel che vuole Dio. Io avrei voluto abbracciarti fino alla morte. Ti voglio bene.
Reyhaneh
/Mondo/Pagine/ultima-lettera-Reyhaneh.aspx31/10/2014 16.44.06
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