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La “vetrina” di Avvenire.it: le notizie principali, gli approfondimenti, le nostre inchieste, multimediaIl Papa in Turchia tra ecumenismo e islam È una Turchia nervosa e carica di tensioni quella che si prepara ad accogliere Papa Francesco da venerdì a domenica. Ad Ankara incontrerà il neo-eletto presidente della Repubblica, Recep Tayyip Erdogan, il premier Ahmet Davutoglu e altre importanti personalità politiche. A Istanbul vedrà il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I. Era stato proprio il capo della Chiesa ortodossa, in marzo, a invitare Papa Bergoglio nel Paese della Mezzaluna. Erdogan, poche settimane dopo la sua elezione a capo dello Stato avvenuta lo scorso agosto, ha dato seguito all’invito ufficiale.

Sarà un viaggio importante e impegnativo per il Pontefice. La Turchia ospita circa 53mila cattolici, garantendo loro la libertà di culto, sulla quale però pesa il divieto di proselitismo e soprattutto il mancato riconoscimento giuridico che distingue i cattolici da altre minoranze religiose, come gli armeni e gli ortodossi, che rientrano nel Trattato di Losanna. La vita quotidiana dei cristiani in Turchia scorre serenamente, anche se preoccupano le notizie che arrivano dal Vicino Oriente, con l’Is ormai sul confine con la Mezzaluna, e non si è spento il ricordo dei brutali omicidi di don Andrea Santoro, assassinato a Trebisonda nel 2006, e del Vicario apostolico dell’Anatolia, Luigi Padovese, barbaramente ucciso a Iskenderun, nell’est del Paese, nel giugno 2010. Atti di fanatismo, di cui sono stati puniti gli esecutori materiali ma mai trovati i mandanti.

Sono mesi difficili per la Turchia, sia per quanto riguarda la politica estera, sia per la situazione interna. Da anni Ankara ha iniziato a gestire la sua presenza sullo scacchiere internazionale in modo sempre più autonomo. Dal 2009, quando l’attuale premier, Ahmet Davutoglu, è diventato ministro degli Esteri, l’agenda è cambiata progressivamente, dando sempre più importanza alle relazioni diplomatiche con i Paesi del Golfo e del Nordafrica. Una politica di stampo “neo-ottomano”, come l’ha definita lo stesso Davutoglu, volta a ripristinare l’influenza sulla stessa area su cui si estendeva il vecchio impero e a incamerare nuove opportunità.

Una strategia che, se sulle prime sembrava vincente, nel lungo termine si è rivelata la causa di tutti i problemi del Paese. La crisi libica e soprattutto quella siriana hanno fatto emergere la volontà crescente dell’esecutivo, allora guidato dall’attuale presidente della Repubblica Recep Tayyip Erdogan, di gestire le situazioni internazionali in autonomia pressoché totale, staccate non solo dagli Stati Uniti, ma sempre più spesso anche dall’Unione Europea, che pure dovrebbe rappresentare il primo interlocutore per Ankara, visto che nel 2005 ha intrapreso un lungo e sempre più difficile cammino verso Bruxelles. Con l’avvento delle cosiddette primavere arabe, il Paese ha iniziato a manifestare la volontà di avere un peso sempre più rilevante nella regione, pensando di poter scalzare l’Egitto da suo ruolo di “player” mediorientale. La situazione siriana, in particolare, è quella su cui la Turchia ha osato di più, suscitando scetticismo e talora palese contrarietà, da parte della comunità internazionale.

Il principale obiettivo, in questo momento, è la caduta del presidente alauita Bashar al-Assad. Un astio quasi personale, quello del presidente Erdogan, motivato ufficialmente da questioni umanitarie e di pace nell’area, ma che secondo molti analisti porta in sé una spiegazione ben diversa: la Turchia, Paese musulmano ma a forte impronta laica, sarebbe entrata a pieno titolo e con conseguenze devastanti nella lotta fra l’islam sunnita e quello sciita. Questo spiegherebbe il sostanziale patto di non belligeranza con lo Stato islamico, che sta tenendo sotto assedio da ormai due mesi la cittadina curda di Kobane, in territorio siriano e a poche centinaia di metri dal confine, senza che Ankara intervenga con l’esercito. Il Califfato rappresenta la maggiore minaccia per Assad, che Erdogan vorrebbe vedere deposto al più presto.

Un atteggiamento, quello turco, che sta irritando sempre di più gli Stati Uniti, di cui la Turchia è sempre stata alleato importante, e che devono anche fare i conti con la frattura, non ancora sanata, fra la Mezzaluna e Israele. L’Unione Europea, anche a causa della questione mai risolta dell’isola di Cipro – divisa in due in seguito all’invasione dell’esercito turco nel 1974 – allunga i tempi del già problematico accesso del Paese nel club di Bruxelles.

Come si vede, è una situazione gravida di tensioni, che si riflettono anche sulla tenuta interna. In agosto Recep Tayyip Erdogan è diventato il dodicesimo presidente della Repubblica, il primo scelto con elezione diretta. La sua vittoria è arrivata dopo oltre un anno di scontri nel Paese. Prima le proteste di Gezi Parki contro la sua virata autoritaria, poi gli scandali sulla corruzione in cui i figli di Erdogan e i suoi più fedeli collaboratori sono rimasti coinvolti. Per mesi la Turchia è stata interessata da una vera e propria lotta interna fra le due ali della destra turca.

La prima rappresentata da Erdogan e la seconda, uscita ormai ufficialmente sconfitta, moralmente capitanata da Fetullah Gulen, il filofoso islamico che vive in autoesilio negli Stati Uniti ed è accusato di controllare buona parte della polizia e della magistratura. Il timore dell’opposizione è una deriva autoritaria che pesi sulla vita privata dei turchi e alcune dichiarazioni del presidente sulla parità fra uomo e donna fanno preoccupare la componente più laica del Paese.

C’è poi il nodo irrisolto della minoranza curda, che conta circa 15 milioni nel Paese e con la quale Erdogan dal 2009 sta portando avanti negoziati coraggiosi che però non hanno ancora prodotto i risultati sperati. La situazione è in stallo da parecchi mesi e il Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, ha più volte minacciato la ripresa della lotta armata se non verrà trovata una soluzione.

La Turchia ha già sperimentato le possibili conseguenze di questa eventualità il mese scorso, durante le prime fasi dell’assedio di Kobane. Migliaia di persone sono scese in piazza nell’est del Paese per manifestare contro le politiche del governo, il mancato aiuto ai curdi siriani, il lento stato di avanzamento del negoziato e in genere la condizione dei diritti della minoranza. Il bilancio è stato di 40 vittime e centinaia di feriti, provocati non dagli scontri con la polizia, ma da una pericolosa guerra fra bande che vede da una parte i curdi e dall’altra movimenti islamici o ultranazionalisti.

È un Paese dove si agitano tensioni stiscianti, ben dissimulate da un sistema di potere forte e da un benessere economico che per il momento tiene, nonostante la crisi. Ma che vede anche crescere le preoccupazioni sulla libertà di espressione e sulla deriva conservatrice. In questa Turchia, domani, arriva Papa Francesco./Chiesa/Pagine/il-papa-nella-turchia-che-non-guarda-ue.aspx27/11/2014 21.23.57Morti sospette, stop a vaccino antinfluenzaleÈ allarme per tre morti sospette, due in Sicilia e una in Molise, dopo la vaccinazione antinfluenzale. L'Agenzia del Farmaco ha bloccato a scopo precauzionale due lotti del vaccino antinfluenzale Fluad dopo quattro gravi "eventi avversi", di cui, appunto, tre decessi che hanno riguardato persone anziane tra i 70 e gli 80 anni. Un'altra persona risulta in gravi condizioni. La decisione è stata presa, come si legge in una nota, a seguito delle 4 segnalazioni che si sono verificate in concomitanza temporale con la somministrazione di dosi provenienti dai due lotti 142701 e 143301 del vaccino antinfluenzale Fluad della Novartis Vaccines and Diagnostics s.r.l.. In attesa di disporre degli elementi necessari, tra i quali l'esito degli accertamenti sui campioni già prelevati, per valutare un eventuale nesso di causalità con la somministrazione delle dosi dei due lotti del vaccino, l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha disposto, a titolo esclusivamente cautelativo, il divieto di utilizzo di tali lotti. L'Aifa specifica inoltre che i tre eventi ad esito fatale hanno avuto esordio entro le 48 ore dalla somministrazione delle dosi dei due lotti del vaccino.

Le persone che abbiano in casa confezioni del vaccino Fluad sono invitate a verificare sulla confezione il numero di lotto e, se corrispondente a uno di quelli per i quali è stato disposto il divieto di utilizzo, a contattare il proprio medico per la valutazione di un'alternativa vaccinale.

Il vaccino antinfluenzale Fluad "è tra i più usati, certo non ci voleva per la campagna vaccinale in corso che, se si diffonde la paura, rischia di bloccarsi", spiega il segretario nazionale della federazione dei medici di famiglia Fimmg, Giacomo Milillo. "Bisognerà verificare il nesso di causalità", spiega Milillo, che si dice preoccupato perchè questo fatto "di sicuro amplificherà i pregiudizi sui vaccini, in una campagna di vaccinazione antinfluenzale che fino a oggi stava andando abbastanza bene". In ogni caso, puntualizza Milillo, "mi sento di tranquillizzare la popolazione, ci sono stati casi di lotti interi bloccati per mesi per un evento avverso e poi liberati perchè non c'era correlazione. Dobbiamo dire che i vaccini salvano vite e sono sicuri".

La Novartis, azienda produttrice del vaccino fa sapere di avere "piena fiducia nella sicurezza ed efficacia dei propri vaccini anti-influenzali" e di essersi "immediatamente adoperata in una revisione preliminare dei lotti di vaccino interessati. L'esito di tale revisione ha già riconfermato la qualità e la conformità del vaccino Fluad".

Intanto la Regione Liguria ha sospeso, in via precauzionale, le vaccinazioni antinfluenzali. Lo ha annunciato l'assessore regionale alla Sanità, Claudio Montaldo. La decisione è stata presa in attesa che tutte le strutture di igiene, le farmacie, le Asl abbiano controllato se qualche partita del vaccino "bloccato" sia nello loro disponibilità. L'attività di verifica è già partita.

Con un comunicato l’Agenzia italiana del farmaco ricorda "che i vaccini sono una risorsa preziosa e insostituibile per la prevenzione dell'influenza stagionale e delle sue complicanze, che possono dare luogo a casi di intensità severa e colpiscono con frequenza maggiore in particolare gli ultrasessantacinquenni e i pazienti affetti da condizioni croniche preesistenti". Inoltre ricorda che "il provvedimento emanato oggi, che dispone il divieto di utilizzo di due lotti del medicinale Fluad, è stato assunto a scopo esclusivamente cautelativo, a seguito di segnalazioni pervenute all'Agenzia dalla Rete nazionale di farmacovigilanza". Nei casi in questione sono state riportate reazioni avverse, successivamente alla somministrazione del vaccino e in tre casi si sono verificati dei decessi, ma "al momento non è certo se si tratti di una casualità oppure se vi sia un nesso con la vaccinazione. Un quadro completo potrà essere fornito solo dopo aver analizzato tutti gli elementi di contesto, tra i quali, ad esempio, lo stato di salute dei pazienti, la loro età ed eventuali patologie da cui erano affetti". /Cronaca/Pagine/vaccino-antinfluenzale-bloccato-dopo-3-morti.aspx27/11/2014 21.07.42Francesco: cerchiamo Dio nelle nostre città​Una Chiesa in uscita, samaritana, per incontrare Dio che abita nella città e nei poveri. Questa l’immagine tracciata dal Papa, ricevendo i partecipanti al Congresso internazionale della pastorale delle grandi città, tenutosi nei giorni scorsi a Barcellona. Per l’occasione, il Pontefice aveva già inviato un messaggio, indirizzato all’arcivescovo della città spagnola, il cardinale Lluis Martinez Sistach. Ai 25 porporati e arcivescovi che hanno preso parte alla seconda fase dell’evento - alla prima in maggio avevano partecipato esperti di sociologia, pastorale e teologia - il Pontefice ha parlato in base all’esperienza da “pastore di una città popolosa e multiculturale com’è Buenos Aires” e agli incontri tenuti negli anni con i vescovi argentini, riflettendo pure sulla Evangelii gaudium.

Un cambiamento di mentalità pastorale, per “aumentare la nostra capacità di dialogare con le diverse culture”, “valorizzare” la religiosità dei popoli, condividendo pane e Vangelo con i più poveri. È l’esortazione di Papa Francesco ai partecipanti al Congresso internazionale della pastorale delle grandi città. Fotografando gli agglomerati urbani di oggi, il Pontefice ha notato come ci sia bisogno di “riposizionare i nostri pensieri e i nostri atteggiamenti”, in modo da non “rimanere disorientati”, confondendo poi anche “il popolo di Dio”. La proposta del Papa allora è “una vera trasformazione ecclesiale”, in chiave di missione: “Un cambiamento di mentalità: dal ricevere all’uscire, dall’aspettare che vengano all’andare a cercarli. Per me questa è la chiave! Uscire per incontrare Dio che abita nella città e nei poveri. Uscire per incontrarsi, per ascoltare, per benedire, per camminare con la gente. E facilitare l’incontro con il Signore. Rendere accessibile il sacramento del Battesimo. Chiese aperte. Segreterie con orari per le persone che lavorano. Catechesi adatte nei contenuti e negli orari della città”.

La Chiesa, ha ricordato, viene “da una pratica pastorale secolare”, in cui “era l’unico referente della cultura”: quindi, ha aggiunto, “ha sentito la responsabilità di delineare, e di imporre, non solo le forme culturali, ma anche i valori”. Ma, ha constatato, non siamo più in quell’epoca:
“È passata. Non siamo nella cristianità. Non più. Oggi non siamo più gli unici che producono cultura, né i primi, né i più ascoltati. Abbiamo pertanto bisogno di un cambiamento di mentalità pastorale, ma non di una ‘pastorale relativista’, che per voler esser presente nella ‘cucina culturale’ perde l’orizzonte evangelico, lasciando l’uomo affidato a sé stesso ed emancipato dalla mano di Dio”.

Così facendo, ha detto, non si avrebbe “vero interesse per l’uomo”; gli si nasconderebbe “Gesù e la verità sull’uomo stesso”: “Occorre avere il coraggio di fare una pastorale evangelizzatrice audace e senza timori, perché l’uomo, la donna, le famiglie e i vari gruppi che abitano la città aspettano da noi, e ne hanno bisogno per la loro vita, la Buona Notizia che è Gesù e il suo Vangelo. Tante volte sento dire che si prova vergogna ad esporsi. Dobbiamo lavorare per non avere vergogna o ritrosia nell’annunciare Gesù Cristo”.

Un dialogo pastorale senza relativismi, ha quindi spiegato, è quello che “non negozia la propria identità cristiana, ma che vuole raggiungere il cuore dell’altro, degli altri diversi da noi, e lì seminare il Vangelo”. Quindi, senza rifiutare “l’apporto delle diverse scienze per conoscere il fenomeno urbano”, bisogna scoprire “il fondamento delle culture, nel profondo “assetate di Dio”, conoscendo “gli immaginari e le città invisibili, cioè i gruppi o i territori umani che si identificano nei loro simboli, linguaggi, riti e forme per raccontare la vita”. D’altro canto, ha ricordato il Papa, “Dio abita nella città”: bisogna andare a cercarlo e fermarsi “là dove Lui sta operando”.

L’invito è a “scoprire, nella religiosità dei nostri popoli, l’autentico substrato religioso, che in molti casi è cristiano e cattolico”: “Andare lì, al nucleo. Non possiamo misconoscere né disprezzare tale esperienza di Dio che, pur essendo a volte dispersa o mescolata, chiede di essere scoperta e non costruita. Lì ci sono i semina Verbi seminati dallo Spirito del Signore”.

Anche nelle espressioni di “religiosità naturale”, quindi, è possibile cominciare “il dialogo evangelizzatore”, com’è già successo nella Chiesa in America Latina e nei Caraibi, che da alcuni decenni “si è resa conto di questa forza religiosa, che viene soprattutto dalle maggioranze povere”: “Dio continua a parlarci oggi, come ha sempre fatto, per mezzo dei poveri, del 'resto'. In generale, le grandi città oggi sono abitate da numerosi migranti e poveri, che provengono dalle zone rurali, o da altri continenti, con altre culture”.

Il Papa, che li vede anche a Roma, li definisce “pellegrini della vita” in cerca di ‘salvezza’, che molte volte hanno la capacità di andare avanti traendo forza solo da “un’esperienza semplice e profonda di fede in Dio”. La sfida, secondo il Pontefice, è duplice: “Essere ospitali verso i poveri e i migranti – la città in genere non lo è, respinge – e valorizzare la loro fede. E’ molto probabile che questa fede sia mescolata con elementi del pensiero magico e immanentista, ma dobbiamo cercarla, riconoscerla, interpretarla e sicuramente anche evangelizzarla. Ma non ho dubbi che nella fede di questi uomini e donne c’è un potenziale enorme per l’evangelizzazione delle aree urbane”.

La realtà della città da cui non si può prescindere dunque è quella dei poveri, degli esclusi, degli scartati: “La Chiesa non può ignorare il loro grido, né entrare nel gioco dei sistemi ingiusti, meschini e interessati che cercano di renderli invisibili. Tanti poveri, vittime di antiche e nuove povertà. Ci sono le nuove povertà! Povertà strutturali e endemiche che stanno escludendo generazioni di famiglie. Povertà economiche, sociali, morali e spirituali. Povertà che emarginano e scartano persone, figli di Dio. Nella città, il futuro dei poveri è più povertà”.

L’invito - rifacendosi agli insegnamenti di Benedetto XVI - è a “imparare a suscitare la fede”, attraverso le catechesi e non solo, risvegliando “la curiosità e l’interesse per Gesù Cristo”, mediante una Chiesa samaritana: nella pastorale urbana, la qualità sarà data dalla capacità di testimonianza che essa saprà dare, assieme a ogni cristiano:
“Con la testimonianza possiamo incidere nei nuclei più profondi, là dove nasce la cultura. Attraverso la testimonianza la Chiesa semina il granello di senape, ma lo fa nel cuore stesso delle culture che si stanno generando nelle città”.

Una testimonianza concreta di misericordia e tenerezza, “che cerca di essere presente nelle periferie esistenziali e povere”, potrà aiutare i cristiani nel “costruire una città nella giustizia, nella solidarietà e nella pace”: oltre che attraverso una collaborazione coi “fratelli di altre Chiese e comunità ecclesiali” alla pastorale ecumenica caritativa, anche mediante l’impegno delle Caritas e delle altre organizzazioni sociali della Chiesa, degli stessi poveri e dei laici: “Anche la libertà del laico. Perché quello che ci imprigiona, che non fa spalancare le porte, è la ‘malattia’ del clericalismo”./Chiesa/Pagine/papa-congresso-internazionale-della-pastorale-delle-grandi-citta.aspx27/11/2014 21.20.42Istat: le culle sono sempre più vuoteSempre più culle vuote. Prosegue il calo delle nascite in Italia: nel 2013 sono stati registrati all'anagrafe 514.308 nuovi nati, 20mila in meno rispetto all'anno precedente. In 5 anni in Italia sono nati 62mila bambini in meno e anche gli stranieri residenti nel Paese, che negli precedenti avevano in qualche modo sostenuto il dato demografico, cominciano a fare meno figli.

È l'Istat a fare il bilancio con tutti i dati statistici relativi al 2013 che era stato già indicato, nelle stime già diffuse nei mesi scorsi dallo stesso istituto di statistica, l'"anno nero" delle nascite nel quale è stato infatti infatti toccato il minimo storico. Nei dati Istat anche una nota di colore: sui nomi scelti per i piccoli c'è un 'effetto Bergogliò e Francesco infatti risulta il più gettonato.

I numeri
514.308 nuovi nati, in 5 anni - 62mila. I dati confermano nel 2013 il minimo storico delle nascite. La tendenza alla forte diminuzione delle nascite avviatasi a partire dal 2009 interessa tutte le aree del Paese, anche le regioni del Nord e del Centro che nel periodo precedente avevano sperimentato una fase di aumento della natalità e della fecondità riconducibile in primo luogo alla progressiva diffusione delle nascite con almeno un genitore straniero.

Effetto Papa Francesco per i nomi
Francesco è il nome più gettonato tra i nuovi nati e "si segnala un aumento a partire dal mese di marzo 2013, a seguito della elezione del Sommo Pontefice", riferisce l'Istat aggiungendo che invece per le bambine i nomi più scelti sono Sofia e Giulia. Tra i figli di stranieri residenti in Italia il nome maggiormente diffuso per i maschi è Adam, per le femmine Sara.

Sotto quota 400.000 i nati all'interno del matrimonio
Si avvertono nei dati demografici le conseguenze del forte calo della nuzialità registrato nel quinquennio (circa 53mila nozze in meno). I nati all'interno del matrimonio, infatti, scendono per la prima volta sotto quota 400 mila: nel 2013 sono appena 380.863, quasi 83 mila in meno in 5 anni.

Meno figli anche per gli immigrati
In lieve diminuzione per la prima volta anche i nati con almeno un genitore straniero (3.239 in meno rispetto al 2012), che ammontano a poco più di 104 mila nel 2013, pari al 20,2% del totale dei nati a livello medio nazionale (il 28% nel Nord e solo l'8% nel Mezzogiorno). Diminuiscono in particolare i nati con entrambi i genitori stranieri, scesi a 77.705 unità nel 2013, 2.189 in meno rispetto al 2012. In leggera flessione anche la loro quota sul totale delle nascite, pari al 15% nel 2013.

A Nord un nato su quattro ha un genitore straniero
In media nel 2013 quasi il 29% dei nati in Italia ha almeno un genitore straniero al Nord e il 23,2% al Centro, mentre al Sud e nelle Isole le percentuali sono rispettivamente l'8,2 e il 7,1%. Le regioni del Centro-nord in cui la percentuale di nati da almeno un genitore straniero è più elevata sono l'Emilia-Romagna (32%), la Lombardia (29%), la Toscana e l'Umbria (26%)./famiglia/Pagine/italia-culle-vuote-calo-demografico-meno-bimbi.aspx27/11/2014 21.07.42Caos M5S, scontro su espulsione via web È scontro aperto nel Movimento 5 Stelle sul sondaggio lanciato dal sito di Beppe Grillo per espellere i deputati Paola Pinna e Massimo Artini, rei di non aver restituito né rendicontato il proprio stipendio da parlamentari come prevede il codice di comportamento pentastellato: da un lato un nutrito gruppo di parlamentari che difende a spada tratta i colleghi 'imputatì, dall'altro i falchi che ritengono i due già fuori dal movimento. E così, a pochi giorni dalle polemiche sul risultato elettorale alle regionali, una nuova battaglia a 5 stelle si consuma pubblicamente sui social dove i difensori di Artini e Pinna hanno lanciato l'hashtag #Beppequestavoltanoncisto. Uno dei commenti più duri all'iniziativa di Grillo è di Federico Pizzarotti: "Spero che qualcuno riprenda lucidità e si fermi in tempo. Non ho sacrificato parte della mia vita per vedere accadere tutto questo", scrive il sindaco di Parma, su twitter. Per la deputata Eleonora Bechis "il blog viola il regolamento" perché, come ricorda un altro deputato - Samuele Segoni - in un lungo e agguerrito post su facebook in cui parla di "esecuzione sommaria", "il regolamento parla chiaro: per l'espulsone sono previsti tre passaggi: 1) richiesta da parte di un gruppo di parlamentari; 2) votazione dell'assemblea del gruppo parlamentare; 3) ratifica della rete". Walter Rizzetto, Gessica Rostellato, Tiziana Ciprini, Marco Baldessarre, Patrizia Terzoni sono gli altri deputati che si fanno sentire a difesa di Artini e Pinna.

I due si difendono anche in prima persona spiegando che i loro rendiconti e i loro bonifici sono disponibili sui siti personali: "Quanto apparso sul blog è falso. Per non parlare di quella che è una vera e propria sospensione dello stato di diritto. Il sondaggio sull'espulsione è una violazione delle regole perchè non passa dall'assemblea, perchè si danno informazioni false e perché c'è solo una versione", scrive Pinna su facebook facendo sapere che oltre ad aver "versato la parte prevista dal codice di comportamento al Fondo di garanzia per le PMI" ha dato "i risparmi sui rimborsi forfetari di soggiorno a Roma alla Caritas". Per Artini "è evidente che chi dovrebbe assumere, esclusivamente, il ruolo di 'fornitore di servizi informaticì, oggi si diletta a pronunciare editti privi di ogni fondamento e irrispettosi della dignità di ogni singola persona, sia essa attribuita a un cittadino o a un cittadino portavoce".

"Mi sono rotta la palle del buonismo", scrive su facebook Paola Carinelli secondo la quale "da tempo queste due persone non sono più del M5S. Altrove sarebbero state sbattute fuori con una firma, da noi decidono gli iscritti". Vito Petrocelli, senatore M5S, li definisce "turisti per caso": "Ce ne sono ancora tanti tra gli eletti e tra i cosiddetti attivisti del M5S. La porta è lì, pronta". E Laura Castelli ricorda che "sono mesi che ai 2 colleghi viene chiesto di restituire. Riunioni su riunioni con il capogruppo. Niente...Beh...". /Politica/Pagine/m5s-voto-online-per-espellere-deputati.aspx27/11/2014 21.07.42Renzi: tutti insieme contro furbi ed evasoriL'evasione fiscale è "impressionante: 91 miliardi stimati, qualcosa come 6 punti di Pil". Ed "È frustrante sentirsi dire che l'Italia è il Paese dove le cose on si possono fare, da anni i primi ministri assicurano la lotta all'evasione che va fatta e non detta. Ma saremo credibili se si parte dall'idea che l'Italia non è spacciata, non è in mano ai furbi o di chi dice tanto non ce la facciamo". Concetti chiari, soprattutto a quei cittadini per bene che le tasse le pagano. Concetti ripresi con altrettanta chiarezza dal premier Matteo Renzi all'inaugurazione dell'anno accademico della Scuola di polizia tributaria della Guardi di finanza, sottolineando che la lotta all'evasione è "sacrosanta".

"Noi ce la stiamo mettendo tutta - ha continuato - ma è convinzione che solo con l'adempimento con onore e disciplina di tutti e ciascuno, partendo da chi ha incarichi di governo fino al cittadino comune vero eroe della quotidianità, riusciremo a cambiare il paese. Non ci sfuggono i problemi e anche le difficoltà che derivano da malintesi ma noi siamo orgogliosi del vostro impegno quotidiano faticoso". "Bisogna cambiare approccio verso il cittadino - ha osservato il premier - che si deve sentire moralmente accompagnato e il pubblico non è solo controllore ma diventa il consulente. Per chi sbaglia non ci sono scappatoie, va stangato ma le norme vanno rese più semplici, la semplicità è presupposto per il contrasto alla criminalità". /Politica/Pagine/matteo-renzi-scuola-polizia-tributaria-evasione-fiscale-giustizia.aspx27/11/2014 21.07.42Social card immigrati, nodo rinviato al Senato Saltano gli emendamenti alla manovra sulle social card agli immigrati e sulle cartelle esattoriali. Il primo firmatario della proposta sulla rateizzazione ha deciso di ritirarla. Stessa sorte per l'emendamento che sanava i compensi dovuti a Poste per la distribuzione della carta acquisti. I nodi saranno probabilmente riaffrontati al Senato.

Il via libera della Commissione Bilancio alla legge di stabilità, arrivato ieri sera, porterà il testo in aula tra domani e venerdì con le ultime novità approvate: il tetto alle pensioni d'oro, applicato però solo a partire dal 2015, e la detrazione per i politici che versano parte dei compensi al partito. Salta, invece, la norma sulla social card agli immigrati che permetteva di sanare i compensi dovuti a Poste per la distribuzione della carta tra gennaio e marzo 2014. Se ne riparlerà probabilmente al Senato così come della rateizzazione delle cartelle./Politica/Pagine/stabilita-salta-social-card-immigrati.aspx27/11/2014 21.07.43L’ultimo baluardo yazida in Iraq«Ho visitato una famiglia oggi... hanno perso un bambino di sei anni. Sono entrato e sembrava dormisse, ma l’aveva ucciso il freddo. E questa la guerra, la tragedia del nostro popolo è reale». Parla per la prima volta lo sceicco Ghazi Murad, capo tribù yazida, la minoranza religiosa di etnia curda perseguitata, cacciata, dispersa tra Siria e il Kurdistan iracheno dai miliziani sunniti del Califfato di al-Baghdadi. Da cinque mesi guida e difende i circa 15mila yadizi che ad agosto si sono rifugiati sulle montagne sopra la loro storica capitale Sinjar, a seguito dell’occupazione della quindicina di villaggi che sorgono nell’area. L’Isis ha rapito e fatto schiave centinaia di donne, trasferite in Siria. Uomini e anche molti bambini sono stati sgozzati, le case bruciate. Chi ha potuto è fuggito verso il confine siriano o verso Duok, in direzione di Erbil, dove si trovano al momento più di 750 famiglie.

In mille invece hanno imbracciato le armi e sono rimasti a combattere per respingere gli attacchi dei jihadisti, ma le famiglie portate in salvo sulle alture e accampate in alloggi di fortuna, tende ed anfratti, sono allo stremo e ormai muoiono di fame e di freddo. La montagna e gli ultimi luoghi sacri vanno difesi e onorati.

«Abbiamo bruciato anche gli alberi per scaldarci, e non ce ne sono più. Alla fine del mese, non avremo più nulla, è finito tutto. In questi giorni ci sono arrivati degli aiuti, ma è poco. Ci mandano soprattutto acqua. Non ci serve acqua, per quello ci sono le sorgenti, ma latte per i bambini, cibo, vestiti, coperte e scarpe. I nostri figli sono scalzi e chi si ammala non può essere curato. Lo stesso per gli anziani». Manca la corrente, la benzina, Internet non sempre c’è. Si sono procurati un piccolo generatore e per chiamare con un cellulare occorre salire in alto, a due ore dal campo.

«Siamo sorvolati da aerei americani, ma dopo una ricognizione ripartono e non succede nulla, non ci aiutano». Mentre quello che invece le forze curde paracadutano non finisce quasi mai nel versante giusto, cioè verso Sinjar: o se ne impossessa l’Is o i curdi stessi o cade in luoghi troppo impervi. «Le scarpe e il cibo sono la vera emergenza. Qui le temperature sono dure, i bambini escono dalle tende e dai rifugi e si ammalano. E se noi che combattiamo possiamo anche mangiare solo una volta al giorno, per loro non è possibile. Molti non dormono più, hanno paura – racconta Ghazi –. Si combatte ogni giorno. Gli attacchi e la guerriglia si concentrano la mattina, all’alba e proseguono per diverse ore».

Due giorni fa sono morti otto yadizi. Ieri invece hanno respinto l’attacco dell’Is, e per tutta la giornata i due schieramenti si sono fronteggiati. I miliziani si sono piazzati a due chilometri di distanza, in attesa. «Oggi abbiamo vinto noi», dice. Mentre racconta la visita di un generale curdo e la loro collaborazione, spiegando che «combattono e muoiono anche per noi, muoiono come noi e i nostri amici», ma anche che armi e sostegno avrebbe dovuto essere inviato anche al popolo yazida. «Tutti ci hanno detto “vi aiutiamo, mandiamo aiuti, adesso arrivano” ma siamo qui da mesi».

Le armi che si sono procurati, kalashnikov soprattutto, sono arrivate dal mercato nero o inviate da amici e tribù amiche. Per la causa yazida, Ghazi ha cercato contatti iracheni e contatti italiani e «i curdi di Turchia quando sono riusciti ad arrivare, hanno aperto strade e portato da mangiare, ma adesso chi è rimasto qui non riceve più nulla. Ci sono un centinaio di soldati peshmerga, gli diciamo “dateci le armi, combattiamo anche noi”, loro ci dicono di no, che tanto arrivano rinforzi, e che fanno loro. Noi non possiamo rimanere a guardare».

La tragedia yazida è nei numeri e nell’efferatezza con cui sono stati attaccati e trucidati: 40mila in fuga su circa 700mila membri, centinaia di rapimenti e violenze, 5mila morti. Ghazi lancia un appello: «Aiutateci. Le famiglie e i più piccoli vanno portati via, ma intanto mandateci cibo e vestiti. Vorremmo una via di fuga verso il Kurdistan ed armi per noi che siamo qui a combattere, perché vogliamo difenderci, non vogliamo il disonore sulla nostra terra. Vogliamo riprendere le nostre case. I soldati bombardano e bruciano ogni giorno sotto i nostri occhi e noi siamo costretti a guardare». /Mondo/Pagine/ultimo-baluardo-yazida-in-iraq.aspx27/11/2014 21.07.43«Neonata morta: solo Dio può giudicare»Le ha scelto come nome Giorgia. Il papà della neonata morta dopo essere stata abbandonata dalla madre lunedì mattina in un cassonetto a Palermo, per legge ha dovuto registrarne nascita e morte all'anagrafe.

La chiesa di Santa Maria del cimitero dei Rotoli che stamattina, alle 10.30, ha accolto la bara bianca della piccola Giorgia, è stracolma. C'è il padre della piccola, Daniele M., c’è il sindaco Leoluca Orlando e ci sono tanti familiari e conoscenti straziati dal dolore. Alcuni allontanano i fotografi. Non vogliono che questo momento sia spettacolarizzato.

«Non siamo noi a poter giudicare quello che è accaduto, possiamo solo chiederci perché?» dice padre Pietro Furnari durante l’omelia. «Giorgia adesso fa parte degli eletti. Lei ora è con il Signore e lui le darà tutto quello che forse noi non avremmo saputo darle e che neanche la vita le avrebbe dato. Questo deve essere di conforto: sapere che oggi lei è ben custodita dal Signore e in questa custodia non la confonderà con nessuno. La piccola Giorgia guardandoci dal cielo sorriderà con quel sorriso di Dio che il mondo non le ha dato».
«Il cuore dell'uomo non conosce solo crudeltà. Questo è l'abbraccio di Palermo per la piccola Giorgia" ha concluso il sacerdote che ha rivolto una preghiera anche per i genitori della piccola "affinché le lacrime per la morte della loro figlia siano consolate dal Signore".

Stravolti i genitori della madre, che durante la funzione hanno accusato un malore. La mamma di Giorgia, accusata di infanticidio, dovrebbe essere dimessa oggi dall'ospedale Civico dove è ricoverata da lunedì, piantonata dai Carabinieri. Ai funerali non erano presenti gli altri tre figli della coppia./Cronaca/Pagine/i-funerali-di-Giorgia-la-neonata-gettata-nel-cassonetto-a-palermo.aspx27/11/2014 21.07.43Noi, separati e felici? «Falsità da rifiutare»«Ma come? Dopo vent’anni sempre la stessa moglie? Allora è ancora possibile». Capita spesso ai coraggiosi che rifiutano di applicare la logica del consumismo ai rapporti familiari di suscitare stupore e incredulità. Nelle grandi aree metropolitane del Nord, soprattutto in certi ambienti verniciati di presunto progressismo etico, è normale incontrare persone che hanno alle spalle un frequente vagabondaggio coniugale.

E questa mentalità profondamente dannosa, alimentata dai pessimi esempi dei soliti noti, da certi media e da una politica impegnata a studiare di giorno in giorno le modalità più efficaci per disgregare la vita familiare – dal divorzio express alla riduzione dei bonus bebè – ha purtroppo fatto breccia. La scelta della separazione e del divorzio è entrata nel novero delle prassi non solo normali, ma ordinarie, scontate quasi, dopo un po’ di anni di vita in comune.

Peccato che l’altro lato della medaglia, quello che i legislatori e i protagonisti della cultura dominante non vogliono vedere, sia popolato di povertà, sofferenza, delusioni, dipendenze in crescita e, sempre più spesso, autentiche tragedie. Benvenuta quindi la scelta coraggiosa delle Acli di Bologna e dell’associazione per la Conciliazione familiare di aprire uno sportello di ascolto e accompagnamento delle famiglie in crisi. Inaugurazione stasera alle 18 alla sede provinciale Acli, in via delle Lame 116. Presente anche l’arcivescovo di Bologna, cardinale Carlo Caffarra.

L’obiettivo dell’iniziativa, che ha raccolto l’adesione di avvocati, psicologi, mediatori familiari e terapeuti della famiglia – tutti daranno gratuitamente il loro contributo – è quello di inserire nel collaudato percorso delle separazioni indiscutibili e superveloci, una piccola pietra d’inciampo. Resistere insieme si può. E, se si resiste, non solo la famiglia ma l’intera società, ne trarrà benefici sostanziali sul piano della qualità della vita e del risparmio economico.

«Oggi – spiega l’avvocato Massimiliano Fiorin, anima dell’iniziativa, grande esperto del problema – nessuno pensa di mettere in dubbio la necessità di assicurare separazioni rapide e soft. Dirsi addio in modo agevole è considerato scelta di civiltà. E si preferisce ignorare le devastazioni correlate».

Purtroppo, anche le coppie che vorrebbero rifiutare la logica dell’addio rapido e senza intoppi, si trovano di fronte a strutture che remano tutte nella stessa direzione. Anche la mediazione familiare e le terapie per le crisi coniugali – ma vengono scelte solo dal 15% delle coppie in crisi – sono quasi sempre pensate nella stessa logica di fluidità affettiva: «Quando finisce l’intesa, inutile insistere». Semplificazione che è allo stesso tempo un danno e un falsità.

«Secondo gli studi più qualificati – assicura ancora Fiorin – le ragioni della separazione sono sempre più spesso dettate da incomunicabilità e incomprensioni. Difficoltà che si possono affrontare, capire e risolvere, Ma occorrono esperti disposti non solo ad ascoltare, ma anche ad accompagnare e seguire l’evoluzione del caso. Per questo ci vuole una persona come il "conciliatore familiare" disponibile a sporcarsi le mani per il bene della coppia».

Una figura professionale nuova capace di assommare competenze psicologiche e giuridiche ma, soprattutto, convinta che la separazione non sia lo sbocco inevitabile. «Puntiamo a risolvere le cause dell’incomprensione – aggiunge Filippo Diaco, presidente provinciale Acli di Bologna – o quantomeno a mitigarne gli effetti peggiori e più distorti. Nell’interesse della coppia ma soprattutto dei figli, vittime incolpevoli delle scelte degli adulti»/famiglia/Pagine/separati-e-felici-falsita-da-rifiutare.aspx27/11/2014 21.07.43L’Italia chiede verità sugli studenti spariti«Sono indignato per ciò che succede. Membri dei corpi di polizia, che dovrebbero proteggere il popolo, sono fra coloro che ci stanno uccidendo». Il giovane Fernando protesta davanti all’ambasciata del Messico in via Spallanzani, a Roma. Sul marciapiede una settantina di ragazzi messicani e italiani chiede verità sulla scomparsa di 43 studenti due mesi fa, a Ayotzinapa (Iguala), nello stato di Guerrero.

L’ennesimo barbaro episodio della “narcoguerra” che con 136mila morti e 27mila desaparecidos, dal 2006 insanguina il Paese. «Vivos se los llevaron, vivos los queremos», scandiscono gli studenti, mentre 43 candeline accese simboleggiano i loro sfortunati coetanei. La protesta, col sostegno di Libera, si è tenuta anche a Milano, Torino e in altre città. L’ambasciatore Miguel Ruiz-Cabañas Izquierdo, che ha ricevuto una delegazione di manifestanti, afferma: «È un fatto che sconvolge tutti. Vorrei però precisare che non tutti i desaparecidos sono stati uccisi: in questi anni, 10mila sono stati ritrovati vivi».

Tonio Dell’Olio, di Libera, incalza: «Chiediamo la creazione di una Commissione indipendente per la verità e la giustizia, assistita dall’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu». Ieri il Senato  ha approvato in prima lettura due trattati per la cooperazione giudiziaria fra Roma e Città del Messico.

Intanto il leader storico della sinistra, l’ottantenne Cuauhtémoc Cárdenas, si è dimesso dal Prd dopo uno scontro col presidente Carlos Navarrete, al quale aveva chiesto di lasciare in seguito all’arresto del sindaco di Iguala José Luis Abarca (ritenuto fra i mandanti della vicenda) e le dimissioni del governatore di Guerrero, entrambi del Prd./Cronaca/Pagine/Italia-chiede-verita-sugli-studenti-spariti.aspx27/11/2014 21.07.43Draghi: Bce da sola non bastaIl pacchetto di misure non convenzionali già approvato "avrà un impatto considerevole sui nostri bilanci, che sarà delle dimensioni di quello del 2012". Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi nel suo discorso per il Parlamento finlandese. "Assicureremo - aggiunge - il giusto grado di politica monetaria accomodante e contribuiremo a un graduale ritorno dell'inflazione vicino al 2%. Tuttavia, se dovesse essere necessario indirizzare ulteriori rischi di un periodo troppo prolungato di bassa inflazione, il direttivo della Bce è unanime nel suo impagno ad utilizzare misure straordinarie aggiuntive esntro il suo mandato".

Per consentire la ripresa dell'economia dell'area euro, oltre al Patto di Stabilità serve anche una strategia complessiva. "Riguardo alla politica di bilancio e alle riforme strutturali - spiega Draghi - anche se il Patto di Stabilità e di Crescita resta l'ancora della fiducia e della sostenibilità delle finanze pubbliche, serve una strategia complessiva per rimettere in carreggiata l'economia dell'area euro. Questo significa condividere sovranità e andare avanti sulla strada du regole comuni per istituzioni comuni. A questo proposito il prossimo rapporto commissionato dall'Euro Summit sul futuro della governance economica rappresenta un buon punti di inizio per future riflessioni". /Economia/Pagine/Draghi-Bce-da-sola-non-basta-serve-strategia-complessiva.aspx27/11/2014 21.07.43Ebola, dalla Spagna plasma per il medico malato"Il paziente ha iniziato ieri pomeriggio trattamento con plasma di convalescente. Il plasma 'prezioso' è arrivato dalla Spagna grazie ad una catena di supporto e di solidarietà istituzionale (ministero della Salute italiano e spagnolo, Hospital Universitario La Paz, AIFA), scientifica (coordinamento internazionale per la gestione dell'Ebola dell'Organizzazione Mondiale della Sanità), delle società farmaceutiche, delle società di trasporto. Il tutto è stato effettuato con una grande partecipazione umana", si legge su bollettino dello Spallanzani.

"In serata il paziente ha presentato un rialzo febbrile ed un peggioramento delle condizioni cliniche e dei parametri ematologici (riduzione dei globuli bianchi e delle piastrine). I parametri della funzionalità epatica e renale sono normali. Nel corso della notte c'è stato tuttavia un progressivo miglioramento con riduzione marcata della temperatura. Al momento la pressione è normale, il paziente è vigile e collaborante, è in grado di deambulare autonomamente nella stanza ed interagisce positivamente con il personale sanitario. Non presenta nuovi sintomi caratteristici della malattia, in particolare non ha manifestazioni emorragiche", conclude la nota.

Primi risultati postitivi per il vaccino made in Italy. È sicuro e in grado di attivare una risposta immunitaria contro il virus il vaccino anti-Ebola 'made in Italy', sviluppato alle porte di Roma negli stabilimenti di Okairos, azienda biotech acquistata da GlaxoSmithKline lo scorso anno. Sono positivi i risultati preliminari pubblicati nell'anteprima del 'New England Journal of Medicinè. Il candidato vaccino, a cui si guarda con speranza per il controllo dell'epidemia in Africa occidentale, è stato testato al centro clinico degli Nhi statunitensi a Bethesda (Maryland) dai ricercatori americani su 20 adulti sani.

"Sulla base di questi risultati positivi del primo trial sull'uomo - afferma Anthony Fauci, il direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid), che sta sviluppando il vaccino insieme a Gsk - proseguiamo con i nostri piani accelerati per studi clinici più ampi, per determinare se il vaccino è efficace e in grado di prevenire l'infezione da virus Ebola"./Cronaca/Pagine/ebola-paziente-zero-vaccino-positivi-i-primi-dati.aspx27/11/2014 21.07.43Attentato in Afghanistan: sei morti​Almeno un diplomatico britannico è tra le 6 vittime dell'attentato contro un'auto dell'ambasciata britannica oggi a Kabul: lo scrive la Cnn online. Il bilancio è ancora provvisorio in quanto i feriti sarebbero oltre 30.L'attentato è stato rivendicato dai talebani.

Il veicolo diplomatico, ha riferito da parte sua il vice ministro dell'Interno Ayub Salangi, è stato attaccato da un terrorista-kamikaze a bordo di una moto e non di un'auto come è stato riferito in precedenza da fonti locali.
Secondo il portavoce della polizia di Kabul, Hashmat Stanekzai, lo scoppio è avvenuto verso le 10,30 locali vicino alla Pul-e-Charkhi Road.
Testimoni oculari hanno riferito a Tolo Tv che l'esplosione è stata fortissima ed ha causato morti e feriti, oltre a gravissimi danni. Una fonte, che non ha voluto essere identificata, ha confermato che il veicolo preso di mira dal kamikaze apparteneva all'ambasciata britannica e che, oltre alle vittime, ci sono numerosi feriti./Mondo/Pagine/kamikaze-contro-veicolo-ambasciata-britannica.aspx27/11/2014 21.07.43Camion in fiamme per rapinare portavalori su A1 ​Scena infernale in autostrada stamattina all'alba tra Lodi e Piacenza: un commando composto forse da una quindicina di uomini ha tentato di assaltare un furgone portavalori della "Battistolli" dopo aver bloccato l'Autostrada A1 con camion dati alle fiamme e chiodi sparsi sulla carreggiata. Il tentativo è fallito per la prontezza dell'autista che è riuscito ad evitare il blocco e, secondo alcune testimonianze, anche gli spari dei banditi con armi pesanti, per proseguire la sua corsa verso Milano. Gli uomini della Battistolli non hanno comunque sparato e non si sono registrati feriti. L'autostrada è rimasta bloccata per ore con forti disagi.

La dinamica dell'assalto è ancora molto confusa. Il blitz è scattato alle 6,45 al chilometro 34 della carreggiata sud, all'altezza di Pieve Fassiraga in provincia di Lodi. La gang ha prima sparso mazzi di chiodi e subito dopo dato fuoco a due mezzi pesanti, mettendoli di traverso sulla strada per bloccare il passaggio del portavalori. Un altro camion è stato bruciato anche sulla carreggiata opposta, a circa 5 chilometri di distanza. Chiodi e mezzi incendiati, però, hanno fermato solo le due auto di scorta. Non è ancora chiaro se i banditi abbiano tentato un altro assalto prima che il portavalori imboccasse l'autostrada.

Subito è scattata la caccia ai rapinatori: tre sono stati visti fuggire a bordo di un'auto nera sfruttando un varco della recinzione ma i componenti del commando sembrano essere molti di più. La Squadra Mobile di Lodi sta effettuando tutte le indagini necessarie, compresi i rilievi tecnici sulle telecamere mentre la scientifica è al lavoro sull'autostrada. L'auto nera e altre probabilmente usate dal commando, sembra siano state abbandonate a Graffignana, sempre nel lodigiano e alcune persone, probabilmente sempre della banda di rapinatori, hanno fermato e rapinato una donna per poi sparire. /Cronaca/Pagine/Camion-in-fiamme-su-A1.aspx27/11/2014 21.07.43Prodi: dal Papa una scossa morale per l’Europa«Mi ha colpito che il Papa abbia voluto usare il termine "nonna" per definire l’Europa in questo momento. Un sostantivo affettuoso. Pur essendo severo il giudizio complessivo, non ha voluto infierire definendola "Europa tiranna" o "egoista". Una nonna, invece, come a dire che ha un grande passato ma non lotta per conquistare il futuro, fa poco perché i nipoti possano cambiare vita. E oggi l’Unione europea sembra proprio così: rinunciataria». Il giorno dopo lo storico discorso di Francesco al Parlamento europeo a Strasburgo, Romano Prodi rilegge le parole del Pontefice anche alla luce della sua personale esperienza di presidente della Commissione europea nel quinquennio decisivo 1999-2004.

Certo è difficile che un intervento, per quanto autorevole, riesca a cambiare il corso della politica europea, «molti oggi lo liquidano solo come un ammonimento morale – nota il professore –. Senza accorgersi che si tratta invece di un discorso di grande spessore e forza. Perché non si limita a mostrare la modernità della Chiesa e del suo pensiero, ma va più a fondo avvertendo in sostanza che anche una corretta economia non si ripristina senza una rifondazione etica, potremmo dire senza una "redistribuzione" dei valori etici. Di fronte a un Parlamento europeo certamente poco sensibile su questi temi, il Papa ha richiamato in maniera netta la centralità della persona umana, la sua dignità trascendente, l’esigenza della solidarietà, il valore della vita; ha messo in guardia sui drammi dell’eutanasia e dell’aborto. Insomma, un richiamo ai valori fondanti».

Un deficit etico, quello di cui sembra soffrire l’Europa, che finisce per minare i pilastri stessi sui quali si è costruito il grande progetto europeo. A partire dalla democrazia che, avverte il Pontefice, rischia di essere ridotta a un semplice nominalismo. «È il dramma della democrazia moderna dominata da una politica di corto respiro. Oggi a pesare sono purtroppo soprattutto i sondaggi, le elezioni locali ripetute. Il mondo politico vive sempre più nel breve periodo, accorcia i propri orizzonti decisionali senza accorgersi che i problemi da affrontare – sanità, scuola, previdenza, ricerca e sviluppo – sono in realtà di lungo periodo. Quando questa discrasia cresce, allora sì la democrazia diventa a rischio di essere ridotta a un nominalismo vuoto».

Un pericolo che, nell’analisi di Papa Francesco, trova un corollario nella deriva dell’esaltazione dei diritti individualistici in contrapposizione al bene comune. «Io lo riscontro molto chiaramente nel continuo attacco allo Stato sociale, a quel modello che è stata la più grande conquista del Continente nel secolo scorso – spiega Romano Prodi –. Intendiamoci: che si debba stare attenti a quanto si spende è sacrosanto e da presidente del Consiglio l’ho fatto, tanto che durante il mio governo il debito pubblico è sceso al di sotto del 100% del Pil (oggi è al 130%, ndr).

Non sono lassista, dunque. Ma non si può ragionare come fa ora la cancelliera Angela Merkel che dice: "L’Europa ha il 6% della popolazione mondiale, produce il 20% del Pil e gode del 40% della spesa del welfare mondiale, non possiamo continuare così". Si tratta semplicemente di una redistribuzione delle risorse a favore di chi ha di meno. Lo Stato sociale è la nostra forza, dobbiamo adattarlo ai tempi. Altrimenti rimane solo il trionfo dell’individualismo sulla solidarietà». Il riferimento del pontefice ai «diritti individualistici» ha anche una valenza propriamente etica e sociale, come testimonia il concomitante richiamo al valore fondativo della famiglia. «Ma non si può dividere la chiave etica da quella economica e viceversa – riflette ancora l’ex premier che sui temi della crisi e delle disparità ha tenuto ieri una <+CORSIVOA>lectio magistralis <+TONDOA>all’Università Bicocca di Milano –. Perché la mancanza di senso della giustizia distributiva porta conseguenze immediate sul piano sociale come la mancanza di sviluppo, l’esclusione dei disoccupati e il dramma dei giovani che neanche più cercano lavoro, senza più futuro. Con un declino etico complessivo». Basti pensare a quando Francesco parla del «lavoro che unge di dignità» la persona e la cui mancanza è «peggio di non avere il cibo o il minimo per vivere».

Per il Papa c’è quindi un’Europa che ha necessità di «ritrovare un’anima». L’ha persa dai tempi della sua presidenza?, chiediamo. «In quei cinque anni – risponde Prodi – abbiamo deciso l’allargamento dell’Unione a 10 Paesi, unico caso al mondo di vera "esportazione della democrazia". Abbiamo costruito l’euro prevedendo strumenti di solidarietà e un programma di riforme fiscali ed economiche da portare avanti. Abbiamo scritto la Costituzione della Ue. Cosa è accaduto dopo? La Costituzione è stata bocciata, i provvedimenti di riforma non stati portati a termine, la politica regionale non ha fatto grandi progressi. Non si sono mantenute le promesse nei confronti dell’area del Mediterraneo del Sud, con conseguenze forse sull’involuzione di alcuni Paesi. L’"Europa della speranza" è diventata l’"Europa della paura". Sono spuntati i movimenti populisti, i partiti tradizionali si sono rinchiusi in se stessi. L’intero edificio dell’Europa scricchiola...».

Siamo dunque al baratro, prossimi al fallimento del progetto europeo oppure a una nuova sfida da affrontare, come dice il Papa ritrovando forza dalla proprie radici? «Se guardo alla storia dell’Europa devo essere non dico ottimista ma quasi. Ci sono stati momenti anche peggiori. Ma di fronte alle sfide mondiali, l’Europa è sempre riuscita poi ad andare avanti. Ne abbiamo la forza. Spero solo che la Germania capisca che è troppo piccola per continuare da sola nel mondo globalizzato. Il piano Juncker da 300 miliardi è un tassello, certo non è molto per un’Unione di 500 milioni di cittadini e non è neppure garantito che siano tutti fondi aggiuntivi. Guardiamo invece agli Stati Uniti e alla Cina: hanno iniettato l’una 800 e l’altra 600 miliardi di dollari e ora sono fuori dalla crisi. Da noi purtroppo è prevalsa una politica suicida di paralisi. All’Europa serve maggiore unità e responsabilità»./Chiesa/Pagine/romano-prodi-papa-europa.aspx27/11/2014 21.07.43Petrolio, trema il patto tra produttoriArrivato nella favolosa isola di Margarita per partecipare, a inizio novembre, alla conferenza mondiale sul clima che il governo venezuelano ha organizzato in un ex hotel Hilton fatto espropiare qualche anno fa da Hugo Chavez, il ministro saudita del petrolio Ali al-Naimi, probabilmente l’uomo più potente del mondo dell’oro nero, si è visto chiedere dall’addetto agli accrediti di mettersi ordinatamente in fila per ritirare il suo badge. E mentre la delegazione saudita vagava per l’albergo in attesa di capire dove al-Naimi, al suo primo viaggio sudamericano da otto anni, avrebbe potuto incontrare il suo omologo venezuelano Rafael Ramirez, oscuri funzionari del governo della Repubblica Bolivariana la intrattenevano con appassionate presentazioni sul tema "mali del capitalismo e pregi del socialismo". Non proprio il trattamento migliore per convincere il ministro arabo che si occupa del petrolio di re Abdallah a fare qualche sacrificio per fermare la discesa del prezzo del greggio che sta portando il Venezuela alla bancarotta.
È tra simili e ormai insostenibili incompatibilità culturali che, nell’assenza di un vago spirito di solidarietà, si dirige verso il capolinea la storia dell’Organizzazione mondiale dei paesi esportatori di petrolio (Opec). Il cartello creato nel 1960 dai governi di Iraq, Iran, Kuwait, Arabia Saudita e Venezuela per coordinare i livelli di produzione del greggio e stabilire assieme il prezzo a cui vendere il petrolio alle grandi compagnie occidentali rischia di non avere spazio in un mondo petrolifero che è molto cambiato. Il 166esimo incontro tra i ministri dell’Opec che si terrà questo giovedì, come sempre a Vienna, non sarà un appuntamento di routine, ma piuttosto un incontro "sul senso della vita", come ha efficacemente spiegato sul Financial Times l’analista Jamie Webster, di Ihs Energy.
Da giugno, cioè dall’ultimo incontro dei ministri dell’Opec, la quotazione del Brent – prezzo di riferimento per il mercato internazionale del greggio – è crollata di un terzo, da 115 a 78 dollari al barile. Se il cartello vuole "mantenere la stabilità dei prezzi", che sarebbe il suo primo obiettivo, non ci sta riuscendo per niente. Per diversi paesi dell’Opec è un dramma. I governi del cartello amministrano nazioni che basano le loro economie sulle vendite di petrolio, ognuno ha un livello di prezzo del greggio sotto il quale non può andare. Le stime variano a seconda dei centri di ricerca, ma si può dire con sicurezza che il Venezuela o l’Iran non riescono a tenere i loro conti a posto se il petrolio non è almeno a 120 dollari al barile, che altri paesi dell’Opec possono accontentarsi di quotazioni attorno ai 100 dollari e che a quello più "tranquillo", il Kuwait, un prezzo di 50 dollari può anche andare bene.
Con una produzione fissata a 30 milioni di barili al giorno, il cartello controlla ancora un terzo del mercato mondiale del greggio ed è ancora in grado di fare salire le quotazioni tagliando la produzione. Certo, da un lato la crisi economica ha provocato un calo della domanda mondiale (che l’Agenzia l’internazionale dell’energia prevede a 92,6 milioni di barili per il primo trimestre del prossimo anno) e dall’altro l’evoluzione dello shale gas degli Stati Uniti sta aumentando la produzione nordamericana al ritmo di un milione di barili all’anno. L’Opec non ha più il potere di una volta, quando rappresentava quasi la metà del mercato del petrolio mondiale, però ha ancora un buon grado di controllo delle quotazioni. Ma deve volerlo. E deve volerlo, più in particolare, l’Arabia Saudita, che con 9,5 milioni di barili di greggio prodotti ogni giorno spadroneggia all’interno di un cartello molto sbilanciato, in cui solo altri cinque paesi sono sopra i 2 milioni di barili quotidiani. In queste giornate viennesi in cui i reporter inseguono i ministri tra gli hotel più lussuosi della capitale austriaca tutti vanno a caccia di al-Naimi. Lui, dopo avere pensato bene di farsi quasi un mese di vacanza mentre le quotazioni crollavano, se n’è uscito a metà ottobre per dire che la caduta dei prezzi non è tanto problematica. Parole che hanno fatto infuriare i compagni dell’Opec e anche un membro della famiglia reale saudita, il principe al-Waleed bin Talal, che è arrivato a scrivergli una lettera pubblica per ricordargli che "il budget del regno dipende al 90% dagli incassi del petrolio".
In effetti per l’Arabia saudita serve un petrolio ad almeno 90 dollari al barile, anche se il debito pubblico è così basso (al 2,7% del Pil) che il paese ha spazio per chiudere bilanci pubblici in perdita per qualche anno. Più anni di quelli che possono essere tollerati dalle compagnie petrolifere attive nello shale gas americano. È questa, probabilmente, la scommessa del saudita: spingere le quotazioni a livelli così bassi che estrarre petrolio dalle pietre bituminose non sia più economicamente sostenibile. Al-Naimi sta tentando di fiaccare l’industria americana dello shale oil e shale gas per evitare che i suoi ulteriori sviluppi rendano marginale il tesoro dell’oro nero saudita. Qualche analista, difatti, prevede che il prezzo possa scendere anche a 60 dollari al barile. Ma c’è anche un’altra versione, opposta alla prima e più "complottista", secondo la quale i sauditi starebbero facendo precipitare le quotazioni per aiutare gli Stati Uniti a indebolire gli storici nemici Russia e Iran. In entrambi i casi, pazienza se le prime vittime di questa strategia saranno probabilmente alcuni dei sodali dell’Opec. In un mondo che la crisi ha reso più rissoso che mai, la monarchia dei Saud non sembra molto preoccupata per le sorti del Venezuela "bolivariano" o della crescita economica nigeriana. E forse nemmeno per quelle di quel vecchio cartello chiamato Opec./Economia/Pagine/produttori-in-lite-sul-prezzo-del-petrolio.aspx27/11/2014 21.07.45«Tutti noi ci ritroveremo in Paradiso»"La meta a cui tende la Chiesa, la Gerusalemme nuova ... il paradiso, più che di luogo si tratta di uno stato dell'anima in cui le nostre attese più profonde saranno compiute". Lo ha detto il Papa nella udienza generale. Allora, ha aggiunto, "il nostro essere figli di Dio giungerà alla piena maturazione, saremo vestiti della gioia e dell'amore di Dio, senza limite, saremo faccia a faccia con lui - ha aggiunto - è bello pensarci così, lassù, nel cielo, tutti noi faccia a faccia con Dio, è bello e dà forza all'anima".

Papa Francesco ha dedicato la catechesi di oggi alle "domande antiche", le "domande spontanee" che l'uomo di ogni tempo si pone, e lo ha fatto prendendo le mosse dalla realtà della Chiesa, e da come "nel presentare la Chiesa agli uomini del nostro tempo - ha ricordato - il Concilio ecumenico Vaticano II aveva presente una verità fondamentale che non bisogna dimenticare: la Chiesa non è realtà statica, ferma, fine a se stessa, ma è continuamente in cammino verso la meta ultima che è il regno dei cieli".



 "Quando ci rivolgiamo verso a questo orizzonte - ha osservato papa Francesco - ci accorgiamo che la nostra immaginazione ci impedisce" di comprendere "lo splendore del mistero, e sorgono spontanee domande come 'quando avverrà questo passaggio finale? Cosa sarà allora della umanità e del creato che ci circonda? Ma queste domande - ha rimarcato a braccio - non sono nuove, le avevano già fatte i discepoli a Gesù", "sono domande umane, domande antiche, che ci poniamo anche noi". 

Grazie alla fede, ha spiegato il Pontefice "noi sappiamo il modo in cui sarà trasformata l'umanità, sappiamo dalla rivelazione che Dio prepara una terra nuova in cui abita la giustizia" e che "sazierà tutti i desideri di pace del cuore dell'uomo: ecco la meta a cui tende la Chiesa, la Gerusalemme nuova ... il paradiso, più che di un luogo - ha commentato papa Bergoglio - si tratta di uno stato dell'anima in cui le nostre attese più profonde saranno compiute e il nostro essere figli di dio giungerà alla piena maturazione, saremo vestiti della gioia e dell'amore di Dio, senza limite, saremo faccia a faccia con lui, è bello pensare così, nel cielo, tutti noi ci troveremo lassù faccia a faccia con Dio,  è bello, dà forza all'anima".

"In questa prospettiva - ha ancora osservato il Papa - è bello percepire come ci sia una comunità tra la chiesa che in terra e quella in cielo", "i santi dal cielo, ci sostengono, intercedono per noi, e anche noi siamo sempre invitati a offrire opere buone e la stessa eucaristia per sostenere le anime nella attesa della piena beatitudine". "La distinzione - ha osservato - non è tra chi è morto e chi non lo è ancora, ma tra chi è in Cristo e chi non lo è, questo è l'elemento decisivo".

E la Sacra scrittura, ha proseguito papa Francesco, spiega anche come sarà la vita eterna. L'apostolo Paolo, ha ricordato il Pontefice, "afferma che tutta la creazione sarà liberata  dalla schiavitù della morte", che ci sarà un "cielo nuovo e terra nuova, nel senso che tutto l'universo sarà liberato dal male e dalla stessa morte". Questo, ha affermato, "è il compimento di una trasformazione che in realtà è già in atto a partire dalla morte e resurrezione di Cristo,  è dunque una nuova creazione, non un annientamento, ma il portare ogni essere alla sua pienezza, questo - ha sottolineato il Papa - è il disegno che Dio da sempre vuole realizzare e sta realizzando. Quando pensiamo  a queste realtà capiamo quanto la chiesa sia davvero un dono che porta iscritto la vocazione a Cristo". Ha quindi concluso invitando a pregare la Madonna per, ha detto, "aiutarci ad essere  segno gioioso di fiducia e di speranza in mezzo ai nostri fratelli".

Dopo la catechesi, papa Francesco ha parlato del suo viaggio in Turchia, che lo impegnerà da veenrdì a domenica prossima. "Invito tutti a pregare - ha detto rivolto alla folla dei fedeli - perché questa visita di Pietro al fratello Andrea porti frutti di pace, sincero dialogo tra le religioni e concordia nella nazione turca".

Infine, ha incoraggiatoi cristiani del Medio Oriente presenti all'udienza con l'esortazione "Siate forti!". "La violenza, la sofferenza e la gravità del peccato - raccomanda Jorge Mario Bergoglio - ci devono indurre a riporre il tutto nella giustizia di Dio, che giudicherà ciascuno secondo le proprie opere". "Siate forti e aggrappatevi alla Chiesa e alla vostra fede, così da purificare il mondo con la vostra fiducia. Trasformate con la vostra speranza e curate con il vostro perdono, con l'amore e la pazienza della vostra testimonianza. Il Signore vi protegga e vi sostenga!".

Prima di cominciare la catechesi papa Francesco, guardando il cielo grigio e gli ombrelli aperti in piazza, aveva commentato: "Un po' bruttina la giornata, ma voi siete coraggiosi, eh? Complimenti, speriamo di pregare insieme oggi". /Chiesa/Pagine/udienza-papa-paradiso-stato-anima.aspx27/11/2014 21.07.44Precari nella scuola, la Ue: vanno assunti​La Corte di giustizia europea ha bocciato oggi il sistema delle supplenze utilizzato nella scuola statale italiana. "La normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nel settore della scuola è contraria al diritto dell Unione" si legge in una nota della Corte di giustizia Ue di Lussemburgo pubblicata oggi. "Il rinnovo illimitato di tali contratti per soddisfare esigenze permanenti e durevoli delle scuole statali non è giustificato," si legge nella nota. "La normativa italiana non prevede alcuna misura che limiti la durata massima totale dei contratti o il numero dei loro rinnovi," spiega la nota, aggiungendo inoltre che "la normativa italiana non prevede alcuna misura diretta a prevenire il ricorso abusivo a una successione di contratti di lavoro a tempo determinato".

La sentenza odierna della Corte segue un ricorso presentato da Raffaella Mascolo e Carla Napolitano e altri colleghi assunti in istituti pubblici come docenti e collaboratori amministrativi in base a contratti di lavoro a tempo determinato stipulati in successione. Si tratta di casi di supplenti che hanno lavorato per almeno 45 mesi, seppure non necessariamente in modo continuato, per un periodo di 5 anni. I supplenti hanno contestato nelle corti italiane la legalità di tali contratti, chiedendo "la riqualificazione dei loro contratti in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, la loro immissione in ruolo, il pagamento degli stipendi corrispondenti ai periodi di interruzione tra i contratti nonché il risarcimento del danno subito".

Secondo le stime riportate dalla Corte in una nota stampa, il personale della scuola pubblica assunto con contratti di supplenza sarebbe tra un terzo e due terzi del totale per quanto riguarda le posizioni amministrative, tecniche e ausiliarie, e sarebbe tra il 13% e il 18% della forza lavoro per quanto riguarda i docenti per il periodo tra il 2006 e il 2011. Nella sentenza odierna la Corte sottolinea che la normativa europea prevede che ci siano sanzioni per prevenire e punire abusi nei contratti di lavoro e sottolinea che non è possibile escludere il risarcimento per le vittime di tali abusi, come invece di fatto prevede la normativa italiana. La Corte chiede quindi che l'Italia introduca un tale sistema, ma in nessuna parte della sentenza, tuttavia, si dice che l'applicazione di tale sistema di risarcimenti debba essere applicato in modo retroattivo.

La sentenza fa esultare i sindacati. "Ora 250mila precari della scuola "possono chiedere la stabilizzazione e risarcimenti per due miliardi di euro, oltre agli scatti di anzianità maturati" scrive l'Anief, l'Associazione professionale sindacale commentando la decisione della Corte di giustizia europea. Il sindacato annuncia ricorsi per l'applicazione del principio della parità di trattamento impugnando i decreti di ricostruzione di carriera che riconoscono solo parzialmente il servizio pre-ruolo. "Adesso sfidiamo il Governo a dare immediata attuazione alla sentenza stabilizzando tutti i precari e non solo quelli iscritti nelle graduatorie a esaurimento. Ma non ci fermiamo qui" ha detto il segretario generale della Flc-Cgil Mimmo Pantaleo. "La Corte Giustizia Europea - ha sottolineato - ha deciso che i precari della scuola con più di 36 mesi di servizio hanno diritto all'assunzione a tempo indeterminato. La sentenza è destinata a fare da apripista e dare una speranza alle centinaia di migliaia di precari di tutte le pubbliche amministrazioni./Cronaca/Pagine/scuola-corte-boccia-italia-su-precari.aspx27/11/2014 21.07.44In preghiera contro la tratta La prima Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone sarà celebrata in tutte le diocesi e le parrocchie del mondo, nei gruppi e nelle scuole, il prossimo 8 febbraio 2015, festa di Santa Giuseppina Bakhita, schiava sudanese, liberata e divenuta religiosa canossiana, canonizzata nel Duemila.

L’iniziativa - riporta l'agenzia Fides - è promossa dal Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti, dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, e dalle Unioni internazionali, femminili e maschili, dei Superiori/e Generali. Nel comunicato si evidenzia che l’obiettivo “è innanzitutto quello di creare, attraverso questa Giornata, maggiore consapevolezza del fenomeno e riflettere sulla situazione globale di violenza e ingiustizia che colpisce tante persone, che non hanno voce, non contano, non sono nessuno: sono semplicemente schiavi.

Al contempo provare a dare risposte a questa moderna forma di tratta di esseri umani, attraverso azioni concrete”. Il fenomeno riguarda il mondo intero. Secondo i dati ufficiali circa 21 milioni di persone, spesso povere e vulnerabili, sono vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale o lavoro forzato, espianto di organi, accattonaggio forzato, servitù domestica, matrimonio forzato, adozione illegale e altre forme di sfruttamento. Ogni anno, circa 2,5 milioni di persone sono vittime di traffico di esseri umani e riduzione in schiavitù. Questa attività criminale rende complessivamente 32 miliardi di dollari l’anno a trafficanti e sfruttatori, ed è il terzo “business” più redditizio, dopo il traffico di droga e di armi./Chiesa/Pagine/giornata-di-preghiera-contro-la-tratta.aspx27/11/2014 21.07.44Cristiana incinta costretta a sfilare nudaUna donna cristiana di 28 anni, incinta, è stata costretta dal proprio datore di lavoro a camminare nuda in pubblico, perché non avrebbe adempiuto al proprio dovere in modo corretto e secondo le aspettative. Lo riferisce l'agenzia Fides.
 
La vittima - che ha perduto il bambino nella violenza - è una residente della colonia cristiana di Rana Town, nel distretto di Sheikhupura, nella provincia del Punjab (la più popolosa del Pakistan). Essa lavorava come domestica e, secondo quanto riferisce, è stata costretta a camminare priva di vestiti per almeno 30 minuti perché non avrebbe soddisfatto le richieste del proprio datore di lavoro.

La vicenda è emersa martedì, in concomitanza con la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Uno dei figli dell'uomo, in compagnia di quattro amici, ha trascinato la 28enne, incinta, all'esterno dell'abitazione e le ha strappato via gli abiti; il gruppo l'ha quindi abbandonata, nuda, all'angolo di una strada, dove una donna anziana le ha dato alcuni vestiti per coprirsi. I parenti l'hanno quindi accompagnata in ospedale, per accertamenti sul suo stato di salute e del nascituro; i medici hanno riscontrato il principio di aborto e non è stato possibile salvare il bambino.

"Ero incinta di due mesi - afferma la donna, già madre di quattro figli - e ho perso il bambino nell'incidente. La polizia si guarda bene dall'arrestare i colpevoli. Se non ottengo giustizia, mi ammazzo". Il marito spiega che gli inquirenti avrebbero aperto un fascicolo di inchiesta contro Mobin Gondal e i suoi quattro complici, ma non ha applicato la legge contro gli atti di terrorismo come richiesto dalla vittima.

Martedì a Faisalabad si è tenuta una manifestazione per celebrare la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, organizzata da Association of Women for Awareness and Motivation (Awam) e dal Pakistan Gender Coalition (Pgc). I partecipanti hanno lanciato un appello al governo, perché approvi una legge contro le violenze domestiche, le conversioni forzate e i crimini perpetrati da - e con l'avallo - della macchina dello Stato. L'avvocato cristiano Hashmat Barkat sottolinea che "le donne delle minoranze religiose sono obiettivi semplici da colpire"./Mondo/Pagine/pakistan-cristiana-incinta-costretta-a-sfilare-nuda.aspx27/11/2014 21.07.44Napolitano conferma l’addio​Il tentativo di tenere Giorgio Napolitano al Colle ancora per un po’ l’ha fatto, Matteo Renzi, ma senza troppa convinzione. «Qualche settimana in più», azzarda il premier, uno slittamento da fine dicembre a fine gennaio al massimo. Ma il presidente della Repubblica sembra aver deciso che il messaggio al Paese di fine anno sarà il suo commiato.

E allora il vertice di ieri è servito ad altro, non certo a definire la tempistica delle scelte del capo dello Stato. Invitati al Colle Renzi e il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi. Tema unico: definire un nuovo percorso per condurre in porto le due riforme principali, la legge elettorale e il superamento del bicameralismo perfetto. «Durante il colloquio – dice una nota del Quirinale – è stato ampiamente esposto il percorso che il governo considera possibile e condivisibile con un ampio arco di forze politiche per quello che riguarda l’iter parlamentare dei due provvedimenti fondamentali già a uno stato avanzato di esame, i quali sono incardinati per la seconda lettura. Un percorso che tiene conto di preoccupazioni delle diverse forze politiche, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra legislazione elettorale e riforme costituzionali».

Poche parole che dicono la preoccupazione di Napolitano per strappi che conducano dritto alle urne. E che dicono anche il nuovo proposito di Renzi di aprire una trattativa più serena sia dentro la maggioranza sia con le opposizioni. Il punto di caduta ideale sembra un percorso di questo tipo: entro Natale il voto sull’Italicum in commissione Affari costituzionali del Senato con incorporato quel "lodo-Calderoli" che vincola l’entrata in vigore della legge elettorale al completamento della riforma del bicameralismo, e successivo approdo in Aula a inizio gennaio; in contemporanea, esame a Montecitorio tra il 16 e il 20 dicembre della "grande riforma costituzionale" (così ha concordato ieri la capigruppo della Camera). Un doppio risultato che darebbe modo a Napolitano di lasciare formalmente il Colle entro la prima quindicina di gennaio considerando - a beneficio dei mercati e dei partner Ue - il Paese «ben avviato» sulla strada del cambiamento.

Va da sé che i passi di dicembre e gennaio sulle riforme, però, saranno parziali e rilevanti solo dal punto di vista politico. Il varo definitivo dell’Italicum avverrà, nella migliore delle ipotesi, dopo l’elezione del nuovo capo dello Stato, e rifletterà, anche nei dettagli, gli equilibri parlamentari. L’iter complessivo delle riforme sarà obiettivamente rallentato dalle settimane che occorreranno per scegliere, tra mille turbolenze dei gruppi alle Camere, il nuovo inquilino del Colle. A fronte di questi dati incontrovertibili, Renzi è ancora più convinto che tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 vada dato un segnale di velocità e dinamismo: «Faremo rapidamente, andremo velocissimi», dice al Tg1 della sera quasi ad allontanare le ombre di un rinvio sine die delle riforme. «Siamo ad un passo dalla chiusura e tra dicembre e gennaio ce la facciamo. E dopo diremo un doppio grazie al presidente».

La difficoltà di Berlusconi a controllare Forza Italia, la dissidenza democrat che cresce, il timore trasversale delle urne anticipate sono ostacoli reali. Che Napolitano ieri ha provato a fare suoi e a trasformare in una fitta moral suasion sul premier. Perciò in serata Renzi avverte la necessità di lanciare un messaggio rassicurante al Parlamento: «Se faremo le riforme lavorando sabato e domenica come accade adesso la legislatura arriverà al 2018, Napolitano lo sa e su questo non ha bisogno di essere rassicurato».

Nel lessico del premier, è un invito a tutti a non aver paura, a non temere una corsa verso le urne. Da qui la sua disponibilità, ormai nemmeno tanto nascosta, ad accettare quella clausola - ieri messa nero su bianco dal solito Calderoli - per cui la legge elettorale resterà congelata sino a quando non sparirà il Senato elettivo. E ormai non si esclude che Renzi possa offrire anche altre aperture ai vari fronti di opposizione.

Certo il terreno è friabile e la prospettiva del voto con il Consultellum resta in piedi. «Non ho paura né di Salvini né di Berlusconi», assicura Renzi. Prima di tornare a Palazzo Chigi per una cena a base di pizza con Tony Blair. Già, il suo mito. L’uomo giusto al quale chiedere come fare le riforme senza restarne intrappolato./Politica/Pagine/napoitano-conferma-addio.aspx27/11/2014 21.07.44Cresce la povertà, anche quella sanitariaIn Italia i poveri sono in aumento. E con loro cresca anche quella che viene definita la "povertà sanitaria". Sono sempre di più, infatti, coloro che non riescono a procurarsi le medicine e rinunciano anche ad andare dal medico. Con esiti davvero pesanti sia a livello personale, come è facile intuire, ma anche sociale, in quanto talune patologie non curate possono diffondersi.

C'è un dato che parla chiaro. Nel 2014 è aumentata del 3,86% la richiesta di farmaci da parte di quella fascia di popolazione che non è più in grado di acquistare medicinali, nemmeno quelli con ricetta medica, passando da 2.943.659 confezioni di farmaci richieste nel 2013 a 3.057.405.

Un dato che emerso dallo studio dell'Osservatorio sulla donazione dei farmaci del Banco frmaceutico, una onlus che tra l'altro organizza ogni anno la colletta farmaceutica sul modello della Colletta alimentare (quest'ultima in programma sabato 29 novembre). L'indagine è stata svolta in collaborazione con un comitato scientifico composto da: Acli, Caritas Nazionale, Ufficio per la Pastorale della Salute della Cei e dall'Unitalsi(Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali).

I dati evidenziano che in tutte le aree geografiche nazionali gli assistiti sono prevalentemente adulti (59,3%), mentre sono meno numerosi i bambini (22%) e gli anziani (18,7%). Globalmente la popolazione assistita è composta soprattutto da soggetti immigrati (60,2%) e in misura inferiore da italiani, che però raggiungono un ragguardevole, purtroppo, 39,8%. Tale differenza è più sfumata al Nord e si accentua nelle regioni italiane centrali. La ripartizione in base al sesso evidenzia una prevalenza di maschi (54,3%), con l'eccezione dell'Italia centrale dove è maggiormente rappresentata la popolazione femminile.

Ad essere dispensati sono soprattutto i farmaci per l'apparato respiratorio (20,5 dosi giornaliere), seguono i medicinali per il sistema gastrointestinale e il metabolismo, per l'apparato cardiovascolare, gli antimicrobici e gli antinfiammatori/antipiretici.

"Abbiamo visto che chi vive in situazioni di povertà non accede al Sistema sanitatio nazionale, quindi dobbiamo andare noi da loro", ha detto stamane il direttore generale dell'Agenzia del Farmaco (Aifa), Luca Pani, sottolineando che le istituzioni devono entrare in campo, "anche per agevolare chi vuole donare i farmaci. Bisogna fare in modo che non si trovi di fronte lacci e lacciuoli. Come ad esempio - ha specificato - il pagamento dell'Iva sui farmaci che vengono donati. Il Parlamento è consapevole di questo problema, c'è un provvedimento al Senato".

"Sono ormai 15 anni che operiamo - ha detto il presidente di Fondazione Banco Farmaceutico, Paolo Gradnik, presentando il rapporto - e abbiamo scoperto che il bisogno spesso non viene intercettato. Oggi l'industria farmaceutica copre circa il 70% dei farmaci che raccogliamo e distribuiamo ma ci aspettiamo che questa collaborazione venga incrementata. Attualmente abbiamo una richiesta di 3 milioni di farmaci ogni anno, il bisogno però è molto superiore. Far rete su un problema così è una necessità".

"Anche la disabilità e la malattia sono sempre più sinonimi di povertà - ha rilanciato Salvatore Pagliuca, presidente nazionale dell'Unitalsi -. Attraverso il nostro lavoro sappiamo che sono oltre 50 mila le persone disabili e malate che in Italia dal 2013 ad oggi hanno perso la forza economica per potere acquistare i farmaci anche quelli da prescrizione medica. È per questo che è nata la nostra collaborazione con il Banco Farmaceutico".

"È importante andare a verificare perché queste persone non riescono a curarsi", ha osservato il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, precisando: "Siamo disponibili a collaborare, ma mettere a disposizione un farmaco non basta: bisogna capire chi sono queste persone e perché sono in questa condizione. C'è da domandarsi perché non vanno in ospedale o dal medico. Sono spaventati da ticket? Bisogna capire anche questo. Ed è sempre bene ricordare che i farmaci vanno prescritti dal medico. E che in un sistema sanitario come il nostro bisogna rivolgersi alle strutture preposte". /Cronaca/Pagine/aumenta-poverta-sanitaria-banco-farmaceutico-2014.aspx27/11/2014 21.07.44Un italiano in Ferrari, test di Marciello sulla F14TUn italiano in Ferrari. Secondo tempo assoluto nei test, dietro ad una Mercedes. È il biglietto da visita di Raffaele Marciello, diciannovenne pilota italiano che oggi sul circuito di Abu Dhabi ha debuttato al volante della F14T nella seconda e conclusiva giornata di test della Formula 1. Mentre è diventato intanto un caso la visita di ieri di Sebastian Vettel ai box del suo nuovo team. Alla Red Bull, che aveva vietato al tedesco di partecipare già a questi test, non hanno nascosto l'irritazione, temendo che potesse già rivelare alla Ferrari qualche segreto.

Comunque, indifferente alla querelle, il giovane Marciello ha chiuso la mattinata con il terzo miglior risultato. Poi nel pomeriggio ha affilato le armi e al termine dei 90 giri complessivi ha chiuso a soli sei decimi dalla Mercedes condotta da un altro giovane promettente, il tedesco Pascal Wehrlein. L'italiano è stato impegnato in misurazioni aerodinamiche e prove d'assetto, effettuate sulla base dei dati raccolti ieri da Kimi Raikkonen, poi ha concluso il test comparativo tra le mescole Pirelli utilizzate nel 2014 e la versione dedicata al 2015.

"Oggi è stato come un sogno che si avvera - ha detto Marciello a www.ferrari.com -. Per un italiano salire a bordo di una Ferrari, per di più in un test ufficiale, è un emozione davvero forte. Era la prima volta al volante di una F14 T e ho dovuto adattare lo stile di guida ma in generale mi sono trovato bene. Spero di aver aiutato il team a raccogliere dati importanti". Un pensiero per Jules Bianchi: "È stato impossibile non pensare a Jules. Siamo entrati insieme nella Ferrari Driver Academy e se sono qui oggi è anche perché lui non c'è. Da Jules ho imparato a spingere sempre al massimo e qui ho provato a farlo anche per lui".

Chiusi i test a Yas Marina - deludenti per la McLaren, che a causa dei problemi elettrici alla power unit Honda ha completato solo cinque giri, contro i circa 200 delle altre scuderie -, l'appuntamento è a inizio febbraio, con i test pre-campionato di Jerez de la Frontera e il debutto delle nuove monoposto. Lì Vettel potrà salire sulla Ferrari, anche se forse aveva sperato di farlo già ora: "Mi aspettavo un comportamento diverso - ha rivelato il tedesco a 'Auto, Motor und Sport' - ma qualcuno si è fatto prendere dal panico e temeva che potessi rivelare alcuni segreti. Sembrava tutto a posto, poi Adrian Newey si è messo di traverso". "Non possiamo regalare a un diretto concorrente un vantaggio. Guidando la Ferrari al più presto in febbraio, potrà fornire loro meno informazioni", ha spiegato ad Auto Bild il boss Helmut Marko parlando dei test, mentre sulla visita di ieri è stato più leggero: "Legalmente non va bene, ma non me può fregare di meno". /Sport/Pagine/marciello-un-italiano-sulla-ferrari-test-abu-dhabi.aspx27/11/2014 21.07.44Papa Francesco: l'agenda della nuova Europa "​Quale dignità può mai avere un uomo o una donna fatto oggetto di ogni genere di discriminazione? Quale dignità potrà mai trovare una persona che non ha il cibo o il minimo essenziale per vivere e, peggio ancora, il lavoro che lo unge di dignità?". E ancora: "È giunta l'ora di costruire l'Europa che ruota non intorno all'economia ma intorno alla sacralità della persona umana". .Lo ha detto papa Francesco nel suo discorso al Parlamento Europeo.

Una lunga "standing ovation" ha salutato il primo discorso del papa a Strasburgo. Gli eurodeputati che affollavano l'emiciclo, e hanno punteggiato di applausi l'intero discorso, soprattutto nei passaggi sull'immigrazione, il lavoro e la povertà, si sono alzati in piedi alla fine del suo intervento e gli hanno dedicato molti minuti di battimani. "Lei è una personalità che orienta in momenti di perdita di orientamento, le sue parole ci aiuteranno", ha commentato il presidente Schulz.

"Quale dignità esiste - ha aggiunto - quando manca la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero o di professare senza costrizione la propria fede religiosa? Quale dignità è possibile senza una cornice giuridica chiara, che limiti il dominio della forza e faccia prevalere la legge sulla tirannia del potere?". "Una delle malattie che vedo più diffuse oggi in Europa è la solitudine, propria di chi è privo di legami", ha detto papa Francesco nel suo discorso al Parlamento Europeo. "La si vede particolarmente negli anziani - ha proseguito Papa Francesco -, spesso abbandonati al loro destino, come pure nei giovani privi di punti di riferimento e di opportunità per il futuro; la si vede nei numerosi poveri che popolano le nostre città; la si vede negli occhi smarriti dei migranti che sono venuti qui in cerca di un futuro migliore".

"È necessario affrontare insieme la questione migratoria. Non si può tollerare che il Mar Mediterraneo diventi un grande cimitero!"  ha detto papa Francesco all'Europarlamento di Strasburgo.

Quello del Papa al Parlamento europeo è stato "un discorso straordinario, un cadeau per il semestre italiano": secondo il presidente del Consiglio Matteo Renzi, le parole pronunciate dal pontefice a Strasburgo rappresentano "un incoraggiamento di altissimo livello sia per chi crede, naturalmente, che per i cittadini che desiderano un'Europa delle persone, dei popoli, e non soltanto della tecnocrazia".

Accolto dal segretario di Stato francese per gli Affari Europei, Harlem Desir, e dal presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz e da autorità come il vice presidente del parlamento europeo, Davide Sassoli e l'ex commissario Ue Antonio Tajani, Papa Francesco ha subito raggiunto l'Europarlamento, dove era ad aspettarlo con le altre
autorità anche la sua vecchia amica Elma Schmidt, una signora
90enne di Francoforte che lo aveva ospitato nel 1986, ai tempi
del suo periodo di studio in Germania. Accompagnato dai
cardinali Pietro Parolin, segretario di Stato, Reinhard Marx,
presidente della Comece, l'organismo che rappresenta i vescovi
europei presso la Ue, e Peter Herdo, presidente del Consiglio
delle Conferenze Episcopali Europee, Francesco ha poi firmato
il Libro d'Oro dell'Europarlamento.

 

Il volo Alitalia di Papa Francesco è atterrato all'aeroporto di Strasburgo poco prima delle 10, con qualche minuto di anticipo rispetto all'agenda prevista. Jorge mario Bergoglio era partito da Roma poco dopo le otto. Poiché non si tratta di una visita di Stato in Francia, ad attenderlo non c'era il presidente della Repubblica francese Francois Hollande, ma il ministro francese per gli Affari europei.

Nel pomeriggio il Papa è rientrato a Roma. Durante il volo di ritorno ha dialogato come al solito con i giornalisti, rispondendo sempre con la franchezza con lo contraddistingue. Un concetto che ha voluto ribadire è quello che la Chiesa è in dialogo con tutti. Che non ha paura di incontrare anche chi le è distante. E così anche il Papa. Infatti, quando gli hanno chiesto se sarebbe disponibile a incontrare e parlare con esponenti dello Stato islamico (Isis) ha replicato: "Io non do mai per persa una cosa. Non so se si può dialogare con lo Stato Islamico, ma io non chiudo mai una porta. La mia porta è sempre aperta". /Chiesa/Pagine/oggi-papa-francesco-all'europarlamento.aspx27/11/2014 21.07.44
Aggiornato: 2 ore 33 min fa

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