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La “vetrina” di Avvenire.it: le notizie principali, gli approfondimenti, le nostre inchieste, multimedia«La malattia dell'anziano? L'abbandono»​"Gli anziani, i quali, a motivo dell'età, ricevono sempre meno attenzione dalla medicina curativa e rimangono spesso abbandonati". Così Papa Francesco nel discorso rivolto ai partecipanti alla XXI assemblea generale della Pontificia Accademia per la Vita, quest'anno sul tema:
"L'assistenza agli anziani e le cure palliative" (Aula Nuova del
Sinodo, 5-7 marzo 2015).

"L'abbandono è la 'malattià più grave dell'anziano, e anche l'ingiustizia più grande che può subire: coloro che ci hanno aiutato a crescere non devono essere abbandonati quando hanno bisogno del nostro aiuto, del nostro amore e della nostra tenerezza".
/Chiesa/Pagine/papa-alla-accademia-vita-abbandono-malattia-grave-anziani.aspx05/03/2015 12.24.35Paritarie, "pressing" per le detrazioniSalgono a tre le lettere aperte al premier Matteo Renzi affinché nel provvedimento sulla buona scuola siano previsti interventi a sostegno della libertà di scelta delle famiglie. L’ultimo documento in ordine di tempo arriva da Palazzo Madama, dove i senatori del Partito democratico hanno voluto aggiungere la loro voce. Prima firmataria del documento è la senatrice Rosa Maria Di Giorgi, già assessore all’educazione nella giunta fiorentina dell’allora sindaco Matteo Renzi.
 
«Facciamo seguito al dibattito sollevato in questi giorni sul tema del finanziamento pubblico alle scuole paritarie, sotto forma di sgravi fiscali – si legge nel documento, al momento sottoscritto da 25 senatori –, per confermare l’esigenza di affrontare e risolvere definitivamente la contrapposizione ancora esistente in Italia tra questi istituti e le scuole statali». Un testo consapevole che nonostante la legge Berlinguer «ci sono ancora forti resistenze a riconoscere la funzione pubblica del servizio svolto dalle scuole paritarie, mentre in molte nazioni d’Europa tale ruolo è pienamente riconosciuto». Ma nonostante la legge 62/2000 (quella della parità) stanzi dei fondi, questi sono scesi,e anche il taglio da parte degli Enti locali, scrivono i firmatari, «sta mettendo drammaticamente a rischio la sopravvivenza di un servizio sicuramente pubblico, che consente un pluralismo educativo e anche forme virtuose di concorrenza»

Dunque prosegue il pressing sul governo e sul premier, che martedì prossimo dovrebbero dare il via libera alla buona scuola, dopo la lettera aperta sottoscritta da 44 deputati della maggioranza  (primo firmatario Pier Luigi Gigli di Per l’Italia- Cd) e diffusa domenica scorsa dalle pagine di Avvenire, così come quella sottoscritta da 39 parlamentari di Forza Italia, pubblicata ieri sempre dal nostro quotidiano. Lettere aperte che segnalano anche un crescente interesse del Parlamento sul tema della buona scuola. «Tocca al Parlamento fare bene – commenta il ministro dell’istruzione Stefania Giannini intervenendo alla trasmissione Uno mattina su Raiuno –, contribuendo anche con idee, con emendamenti e farlo molto rapidamente». Una difesa della scelta di non ricorrere al decreto legge, ma che nel contempo è una sfida alle Camere perchè facciano presto. Anche perché in gioco vi sono le assunzioni di migliaia di precari. Ma, rassicura ancora Giannini «rispetteremo tutti gli impegni più volte elencati».

E a darle man forte arriva il suo collega del Lavoro Giuliano Poletti: il tema va risolto entro i termini che sono previsti per poter far lavorare le persone nel prossimo anno scolastico. 

Nodi affrontati al convegno organizzato alla Camera dall’Inter-gruppo parlamentare per la Sussidiarietà.  Antonio Palmieri (Fi), Guglielmo Vaccaro (Pd) e Raffaello Vignali (Ap-Ncd), concordano col ministro Giannini sull’idea che «portare avanti la parità scolastica è una svolta culturale per l’Italia. Parità, autonomia e piena libertà di scelta sono i fondamenti per una riforma che garantisca equità sociale e pluralità di esigenze formative». 

C’è anche Luigi Berlinguer, il ministro dell’Istruzione che nel 2000 firmò la legge 62 sulla parità. «Nei cortei e nelle occupazioni gli studenti denunciano che 'i privati stano per acquisire la scuola dello Stato'. Tesi di una ideologicità impressionante. Moltissimi pensano che il problema della scuola sia il rapporto tra pubblico e privato. L’Italia in questo è totalmente fuori dall’Europa. Ho tante obiezioni a questo governo, ma la sua forza è che vuole cambiare la scuola, cosa che per molti è una bestemmia. Va elevato il tasso di qualità soprattutto dove la scuola è più debole. E salvata  l’equità, che è funzionale alla costruzione del capitale umano». 

Per Raffaello Vignali (Ap-Ncd) la questione, per dirla chiaramente, «è di dare ai poveri le opportunità che oggi hanno in ricchi, nell’interesse dei ragazzi». «Se verrà fatto un decreto per i precari staccato dal ddl sulla buona scuola – chiarisce Mario Mauro (Pi) – avremo rinunciato a cambiare la scuola». «Le paritarie rientrano nella legge 62 del 2000 – dice Simona Malpezzi (Pd) – che ha un nome tutto di sinistra, Luigi Berlinguer. Se chi vuole accedere a queste scuole non viene aiutato, saranno sempre per chi se le può permettere ». Ed Elena Centemero (Fi) invita a «superare vecchi pregiudizi ideologici che vorrebbero l’istruzione come monopolio statale».
/Cronaca/Pagine/Detrazioni-ora-cresce-il-pressing-su-Renzi-.aspx05/03/2015 12.25.40Pedofilia, «coinvolti neonati». Allarme socialQuasi 600mila foto individuate e 100mila video rilevati. Bambini da 0 a 3 anni sempre più coinvolti. Un orrore senza fine che non risparmia nemmeno i neonati. E all'Europa il record negativo. Sono i dati sconvolgenti dell'ultimo rapporto dell'Associazione Meter sui 'Crimini contro l'infanzià. Il Report 2014 sulle attività contro la pedofilia e la pedopornografia in Italia e all'estero rappresenta una mappatura mondiale del fenomeno online e fa luce sulla drammatica realtà di abusi sessuali e maltrattamento sui bambini.

Meter ha individuato 574.116 foto di bambini da 3 a 13 anni divulgate in rete da pedofili, 95.882 video per la stessa fascia d'età e 621 tra foto e video di bambini da 0 a 3 anni. Dietro i numeri, spiega l'associazione fondata da don Fortunato Di Noto, ci sono "bambini stuprati, in molti casi anche sodomizzati e torturati" e le foto "rappresentano un campione delle crudeltà che subiscono". "L'abuso virtuale è un abuso reale" scandisce a chiare lettere l'associazione, mettendo in guardia dal rischio di una distorta percezione del fenomeno. I dati hanno permesso di avviare indagini in Italia e nel mondo portando a numerosi indagati e arresti per detenzione, divulgazione e sfruttamento sessuale dei minori.

L'associazione, che nel 2008 ha siglato una convenzione con la Polizia Postale tutt'ora in vigore, dispone di un osservatorio, l'Os.mo.co.p, altamente specializzato per la ricerca e l'elaborazione dati all'interno della rete internet, che ha dimostrato la sua capacità intervenendo nella rilevazione e nell'individuazione di siti a contenuto pedopornografico in costante sinergia con le autorità competenti. L'analisi dettagliata di ogni segnalazione, sottolinea Meter, ha permesso di verificarne l'attendibilità e inoltrare la denuncia alle figure dell'ordine preposte italiane e straniere.

L'analisi dei dati raccolti da Meter indicano, "sulla base delle nostre segnalazioni - spiega l'associazione - come l'Europa sia il continente col record negativo. Il 37,34% delle segnalazioni pone il Vecchio Continente in testa alla classifica, seguito da Africa (24,67%), America (23,25%), Asia (12,93%), Oceania (1,8%). È da notare che il primo posto, nel 2013, era occupato dall'Africa".

Scorrendo i dati del Report 2014, si scopre che il numero di siti segnalati alle autorità competenti dalla sezione monitoraggio Meter è cresciuto. Dal 2003 al 2014 i siti segnalati sono 115.493, ma dopo il boom 2011 con 20.390 siti segnalati, il 2012 ha visto quota 15.946 e il 2013 erano 6.389. Quest'anno si è toccata quota 7.712. "Questo è il punto di partenza e non la fine - evidenzia l'associazione - perché l"offertà pedofila ha scoperto un nuovo modo di comunicarsi rappresentato da altri canali che non sono necessariamente i siti. Oggi ci sono, infatti, i social network e gli archivi telematici". La diffusione di siti pedofili su domini di primo livello offre questa hit parade della vergogna: Slovacchia (764), Libia (701), Colombia (492), Giappone (287), Georgia del Sud (198), Russia (117), India (113), Montenegro (96), Mauritius (77), Lettonia (69). In Germania 44, in Italia 14.

La nuova forma di rischio su Internet è il deep web, una serie di domini entro altri domini che porta a nascondere tutto e renderlo quasi irrintracciabile, sottolinea l'associazione. Ad oggi le indagini sono molto complicate, al punto che le polizie non riescono ad agire con la prontezza richiesta e molto spesso si disperde il lavoro effettuato da Meter. Combattere il deep web significa contrastare immediatamente i pedocriminali e liberare immediatamente i bambini coinvolti in questo mercato di violenza inaudita, secondo l'associazione.

In un anno le segnalazioni su comunità e social network sono diminuite, passando da 1.048 a 180. Se nel 2013 Facebook era in testa alla classifica con 570 segnalazioni e Vkontakte 463, l'anno 2014 ha visto 63 segnalazioni per Linkbugs (non in classifica nel 2013), 34 per Vkontakte (che resta al secondo posto) e 32 per Facebook che scende al terzo posto. Salgono Blogspot e Google (20 segnalazioni), Al Femminile passa da 1 a 5, Ask entra in classifica con 4, Youtube scende da 7 a 1 e Twitter da 6 a 1.

Ma i rischi di molestia e adescamento per minori su Facebook e Vkontakte sono in crescita, avverte Meter. Questo perché il social network permette al pedofilo di fornire false identità eliminando differenze d'età o culturali che normalmente pongono limiti nelle relazioni de visu tra minori e adulti. Internet serve poi al pedofilo perché gli permette l'uso di forme soft di molestia verbale o primi approcci per spingere ad un incontro dal vivo./Cronaca/Pagine/meter-allarme-pedofilia-sempre-piu-bambini-0-3-anni.aspx05/03/2015 12.29.39Il maltempo sferza il Centro, due morti ​Messo da parte l'anticipo di primavera dei giorni scorsi, gran parte dell'Italia è dalla scorsa notte al centro di una perturbazione che sta determinando piogge e rovesci su gran parte delle regioni. L'area più colpita è quella del Centro dove si registrano già due morti. In Toscana, nel comune di Borgo a Mozzano (Lucca) è deceduto un uomo di 41 anni che era alla guida della sua Ford Focus, travolta da un masso staccatosi da una parete rocciosa. Illesa la donna che era al suo fianco. Ad Urbino una donna è morta, schiacciata da un albero schiantato da fortissime raffiche di vento. Il fatto è avvenuto nella zona del collegi universitari. La donna era appena scesa dall'autobus e stava andando a lavorare a piedi. È stata soccorso, ma è deceduta poco dopo l'arrivo in ospedale.

Su tutta la Toscana soffia un forte vento, con raffiche oltre i 100 km/h. Cinque persone sono rimaste ferite - tra loro due vigili del fuoco - colpite da un palo di cemento crollato a Figline Valdarno (Firenze). Nessuno sarebbe in gravi condizioni. A Prato si è verificato il crollo di un tratto delle antiche mura e di parte di una ex fabbrica adiacente al centro sanitario Giovannini, nel centro storico, di fronte al vecchio ospedale. Sono state evacuate, su richiesta dei vigili del fuoco, circa 150 persone, quasi tutti operatori di ambulatorio. Intanto il Comune ha invitato i cittadini a non uscire di casa.

Problemi alla circolazione in molte strade e autostrade, in particolare sull'A12. Stop o rallentamenti sulle linee ferroviarie, mentre sono stati sospesi i traghetti per l'Elba. Voli dirottati o cancellati all'aeroporto di Firenze. Chiuse le scuole a Pistoia, Prato e in molti comuni delle province di Arezzo, Firenze e Lucca. Tanti i danni in Versilia: centinaia gli alberi caduti, in particolare a Forte dei Marmi dove è stato danneggiata anche Villa Bertelli, sede del Comune. A Pistoia e a Firenze cittadini sono invitati a restare a casa. Forte vento anche in Liguria, con pesanti riflessi sui collegamenti ferroviari per la caduta di alcuni alberi sulle rotaie. 

A Genova, per precauzione, il Comune ha chiuso la Sopraelevata agli scooter, parchi e cimiteri. Ferma la movimentazione di container in un'area del porto di Prà-Voltri. Situazione difficile anche nella zona di Senigallia, nelle Marche - già devastata da una alluvione il 3 maggio scorso - dove le forti piogge delle ultime ore hanno fatto salire i livelli del fiume Misa e di vari torrenti. Le scuole della città sono chiuse, annullato il mercato settimanale e chiusi anche diversi negozi.

Forte vento su gran parte dell'Umbria dove ha cominciato a nevicare sulla fascia appenninica della provincia di Perugia, dal confine nord fino a Forche Canapine di Norcia. Alberi caduti, allagamenti, semafori non funzionanti e traffico in tilt a Roma. A Pescara e in provincia, dove piove intensamente e incessantemente da ieri sera, forti raffiche di vento sulla costa. Chiuse oggi le scuole a Montesilvano (Pescara) e per due giorni a Città Sant'Angelo (Pescara). Nel capoluogo adriatico chiuse le golene Nord e Sud del fiume Pescara. In città e nei comuni limitrofi si registrano sottopassi allagati e strade invase dall'acqua. Alcuni fiumi hanno raggiunta una soglia di allarme.

A Napoli è crollato un muro nel quartiere Chiaia, travolgendo otto auto che erano parcheggiate in strada. Numerosi interventi dei vigili del fuoco per infiltrazioni, allagamenti e caduta d'intonaci in diversi comuni della provincia. Pioggia e vento forte stanno caratterizzando il maltempo in Calabria. Le zone maggiormente colpite sono quelle della fascia tirrenica, con il mare in tempesta./Cronaca/Pagine/maltempo-due-morti.aspx05/03/2015 12.24.35Ecoreati, pene più severe per chi inquinaCi sono voluti 18 anni, anzi 21, per avere finalmente una legge sugli 'ecoreati'. Una norma che inserisca nel Codice penale, come reati, quei comportamenti illegali contro l’ambiente e la salute, attualmente sanzionati solo con contravvenzioni o pene irrisorie. Una norma che, come ha ricordato ieri il presidente del Senato, Pietro Grasso, forte anche della sua lunga esperienza di magistrato, «è una risposta al dolore della 'Terra dei fuochi' e dell’Eternit». Dolore per disastri ambientali e troppe morti che non hanno responsabili per assoluzioni provocate da mancanza di norme precise o per prescrizioni in tempi brevi provocate da pene molto lievi. Un terribile combinato disposto che ha garantito impunità e generato sfiducia, e che porta i nomi di processi come quello per il polo industriale di Porto Marghera, per la discarica di Bussi, per i rifiuti in Campania, per i morti dell’Eternit. Ieri, col via libera a grandissima maggioranza da parte del Senato, si è fatto un passo decisivo verso il traguardo.


C’è voluto più di un anno per riuscire a votare a Palazzo Madama il ddl approvato dalla Camera nel febbraio 2014. Dopo alcune importanti modifiche, ora il provvedimento torna a Montecitorio dove si dovranno votare solo le novità e quindi i tempi dovrebbero essere rapidi per sanare finalmente la «latitanza del Legislatore in materia di ridefinizione della normativa penale ambientale invocata da antica data», come ha scritto la Procura nazionale antimafia (Dna) nella Relazione
annuale appena depositata.

«Siamo soddisfatti perché sicuramente è un’importantissima arma in più per combattere i crimini ambientali ed è stato migliorata rispetto al testo della Camera. Ma siamo anche cauti perché non vorremmo che poi dal cilindro uscisse un coniglio nero e non bianco – commenta il consigliere Roberto Pennisi che in Dna si occupa proprio di questo settore –. C’è sempre la possibilità di qualche trucco.


Qui gli interessi economici in gioco sono rilevantissimi. Per questo noi preferiamo parlare di delitti di impresa piuttosto che di delitti di mafia. Questi criminali danneggiano il Paese perché danneggiano ambiente e economia». Ma ora, è l’appello di Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente, «va approvato dalla Camera senza cambiare una virgola. Va bene così come è. Se c’è la volontà politica si può approvare anche la prossima settimana, compatibilmente col calendario di Montecitorio. Ma dobbiamo tenere alta l’attenzione perché le lobby industriali non si daranno certo per vinte». Lobby che l’hanno spuntata per tanto tempo. A lanciare per la prima volta la proposta di inserire i reati ambientali nel Codice penale fu proprio Legambiente nel lontanissimo 1994, appunto i 21 anni, in occasione della presentazione del primo Rapporto Ecomafie. Ma per avere la prima proposta di legge si è dovuto attendere il 1998, ecco i 17 anni, quando a elaborarla fu la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti (la cosiddetta 'commissione ecomafie') che l’approvò all’unanimità.

Era la stessa commissione che aveva ascoltato il collaboratore di giustizia Carmine Schiavone, morto pochi giorni fa, che aveva rivelato gli affari dei 'casalesi' sullo smaltimento illecito dei rifiuti. Proprio questi voleva combattere la proposta di legge che rimase nel cassetto per cinque legislature. «Ora quasi alla maggiore età finalmente la riusciamo a vedere. Certo quasi 18 anni di ritardo...», commenta tra il soddisfatto e lo sconsolato Massimo Scalia, ex parlamentare dei Verdi che di quella commissione era il presidente. «È una buona notizia, è una buona legge e speriamo che non abbia altri intoppi – aggiunge –. Certo se penso che Paesi con meno problemi di noi come Grecia, Spagna e Portogallo l’hanno approvata negli anni ’80...».


Problemi che si chiamano ecomafie e criminalità ambientale. Un affare da 15 miliardi di euro all’anno finiti nelle tasche di 321 clan mafiosi ma anche di tanti imprenditori, politici e amministratori 'ecofurbi'.
 
Una quantità spaventosa di reati accertati, oltre 29mila nel 2013, più di 80 al giorno, ma che restano in gran parte impuniti o puniti in modo lieve. Ora si volta pagina, in particolare con l’introduzione dei nuovi reati di inquinamento ambientale e disastro ambientale, i due caposaldi della riforma. Il primo punisce con la reclusione da 2 a 6 anni chiunque abusivamente provoca una compromissione o un deterioramento significativo e misurabile delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo, e prevede aggravanti se vengono procurate lesioni o morti. Il secondo, definito «alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema», è punito con la reclusione da 5 a 15 anni. Reati per i quali i termini di prescrizione vengono raddoppiati. C’è poi il delitto di traffico ed abbandono di materiale ad alta radioattività, punito con la reclusione da 2 a 6 anni, quelli di impedimento del controllo e di omessa bonifica (da uno a quattro anni). E proprio a proposito di risanamento è prevista una diminuzione di pena (dalla metà a due terzi) per chi collabora con la giustizia, chi provvede prima del dibattimento alla messa in sicurezza e alla bonifica e al ripristino dello stato dei luoghi. Per quest’ultimo caso l’Aula del Senato ha eliminata la 'non punibilità' per delitto colposo che era stata inserita in commissione e fortemente sostenuta dalle lobby imprenditoriali. Resta dunque la pena anche se scontata. «Siamo all’ultimo miglio. Ora la Camera faccia presto. Sono norme fondamentali per stroncare i business criminali sul territorio», afferma il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti parlando di «passaggio storico» e chiedendo che «la Camera lo approvi presto senza ulteriori modifiche». «Un ottimo provvedimento» che mette insieme «una maggioranza molto più ampia di quella del governo. È la risposta alle molte ferite che hanno colpito il nostro Paese in ambito ambientale» sottolinea il ministro della Giustizia, Andrea Orlando.
 
Una normativa, aggiunge il Guardasigilli, sulla quale aveva «assunto un impegno come ministro dell’Ambiente, per questo ho provato enorme soddisfazione ad assistere a questo passaggio». E di «passo avanti importante e a lungo atteso» parla anche il presidente della commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci, primo firmatario della proposta di legge originaria. «Si avvicina il traguardo – aggiunge – di rendere le nostre normative adeguate ai sempre più diffusi reati contro l’ambiente e la salute dei cittadini» ricordando l’impegno di alcune delle maggiori associazioni italiane, come Legambiente e Libera «che da ultimo hanno anche lanciato un appello sottoscritto da migliaia di persone». Un primo passo.

Ora ne serve un altro non meno importante. «Dopo aver lavorato sulla repressione contro chi provoca disastri, ora serve rafforzare il sistema dei controlli ambientale per evitare i disastri», ricorda ancora Ciafani. C’è un altro progetto di legge anche questo approvato dalla Camera più di un anno fa e da allora fermo al Senato. Quanto bisognerà aspettare ancora?
/Commenti/Pagine/Cos-il-codice-penale-si-apre-ai-delitti-contro-lambiente-.aspx05/03/2015 12.24.35Immigrazione, 10 morti. E la Ue acceleraAncora una tragedia nel Mediterraneo. Un gommone carico di immigrati si è rovesciato nel Canale di Sicilia. Dieci cadaveri sono stati ripescati dall'equipaggio della nave "Dattilo" della Guardia costiera, che li ha trasportati al porto di Augusta (Siracusa). Con i corpi senza vita sono stati trasportati sulla terraferma 121 compagni di viaggio meno sfortunati, insieme ad altri 318 migranti che già si trovavano a bordo della Dattilo, salvati in una precedente operazione. Altri 183 stranieri sono stati soccorsi da una petroliera che si è diretta a Pozzallo. Sono complessivamente 941 i migranti salvati nel Canale di Sicilia ieri dalla Guardia Costiera, ai quali si aggiungono altri 94 salvati oggi dalla nave Peluso, da due mercantili dirottati e dalla nave Cigala Fulgosi della Marina militare, inseriti nel dispositivo Triton. I migranti erano stipati in un gommone in difficoltà a 40 miglia a nord delle coste libiche: questa notte arriveranno a Lampedusa.
In poco più di 24 ore, sono state 8 le operazioni di soccorso coordinate dalla Guardia Costiera in una zona di mare a circa 50 miglia a nord della Libia. Sono stati inoltre dirottati 3 mercantili, uno dei quali ha garantito il salvataggio delle 183 persone. La nave Fiorillo della Guardia Costiera (VEDI VIDEO) ha tratto in salvo 319 migranti. Complessivamente sono stati soccorsi 6 gommoni e 2 barconi carichi di migranti, di sedicente provenienza siriana, palestinese, tunisina, libica e subsahariana.

Tra le persone tratte in salvo oltre 30 bambini e più di 50 donne, di cui un incinta per la quale si è resa necessaria l'urgente evacuazione medica con una motovedetta della Guardia Costiera di Lampedusa.

Torna la polemica
Immediata la polemica politica, con i soliti noti pronti a soffiare sul fuoco delle tragedia. Ma c'è anche chi si interroga su cosa fare. "La gestione dei flussi migratori e la prevenzione delle tragedie in mare, come quella appena accaduta, è un problema che riguarda l'intera Ue", hanno ribadito oggi, al termine del primo dibattito orientativo in seno al collegio dei commissari Ue, sia il capo della diplomazia Federica Mogherini che il vicepresidente Frans Timmermans.

"L'Unione europea deve affrontare il problema"
Il Commissario per gli Affari interni Dimitris Avramopoulos ha richiamato gli Stati alla solidarietà, "una necessità perchè nessuno Stato può affrontare questo problema da solo". Frontex, ha aggiunto, "non è un guardiano delle frontiere, se vogliamo che funzioni meglio servono più soldi, non solo per il Mediterraneo, anche per le frontiere interne". Avramopoulos ha detto che dei 278 mila immigrati giunti nel 2014, il doppio rispetto al 2011, gran parte sono "clienti" e "vittime" dei trafficanti. Ha anche aggiunto che la Commissione vuole potenziare gli strumenti per agire in specifici Paesi: è necessario anche "cooperare con regimi dittatoriali senza per questo legittimarli".  

Mogherini è determinata a fare presto: ha annunciato di avere inserito la questione immigrazione fra i punti all'ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri degli Esteri del 16 marzo a Bruxelles e già questo pomeriggio si è riunita con tutti i commissari competenti per accelerare i tempi della realizzazione della nuova agenda Ue sulle politiche dell'immigrazione da luglio a maggio. Già oggi sono stati definiti i 4 principali settori di intervento: l'applicazione di un sistema comune di asilo, l'incoraggiamento all'imigrazione legale, la lotta ai flussi irregolari e infine la protezione delle frontiere esterne.

Alfano: intervenuti per salvare vite umane
"La comunità internazionale abbia chiaro che l'immigrazione non è una problema che riguarda un solo Paese ma tutti". Lo ha detto a Cagliari il ministro dell'Interno Angelino Alfano, rispondendo alle polemiche sui dieci morti nel canale di Sicilia. "Quello di oggi - ha sottolineato il responsabile del Viminale - è un evento successo a 30 miglia dalle coste della Libia e che ha determinato un soccorso italiano nei confronti di immigrati che rischiavano di morire".

Boldrini: serve azione comune dei Parlamenti Ue
La Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, ha inviato una lettera al Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, e a tutti i Presidenti dei Parlamenti dell'Unione Europea. "Di fronte al ripetersi di queste tragedie - scrive la presidente Boldrini - l'Unione europea non può non sentirsi chiamata in causa". Inoltre nella lettera si fa presente che "l'aggravarsi delle situazioni in alcuni Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo e, in particolare, in Libia, potrebbe far precipitare la situazione". Boldrini sottolinea quindi l'importanza di
un'azione comune da parte dei 28 Parlamenti dell'Ue. A quest'ultimo riguardo nella lettera si fa presente come "i
Parlamenti potrebbero adoperarsi affinché i rispettivi governi, sin dal prossimo Consiglio europeo, adottino misure urgenti per aumentare le risorse finanziarie da destinare al rafforzamento dei mezzi da impiegare nel Mediterraneo per prestare soccorso a migranti e richiedenti asilo".

Migrantes: tragedia annunciata
"Una nuova tragedia, anche questa annunciata, da quando abbiamo abbandonato l'operazione Mare Nostrum che non si fermava semplicemente al semplice controllo delle frontiere ma che cercava di accompagnare ogni migrante verso un luogo di sicurezza". Monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della fondazione Migrantes, commenta così l'ennesima tragedia di migranti nel canale di Sicilia, dove al momento si contano 10 morti.

"Dobbiamo capire - prosegue - come l'operazione Mare Nostrum possa essere ripristinata con un coinvolgimento dell'Europa e divenire uno strumento di sicurezza in un momento in cui al di là del Mediterraneo asistiamo a fatti di terrorismo".
"La sicurezza nasce solo da strumenti che possono fare del Mediterraneo il nostro mare e non quello dei terroristi e di chi sfrutta i migranti. Occorre un'importante processo politico internazionale per riportare una situazione di stabilità e democrazia nei paesi critici. Nell'attesa -conclude- credo che l'unico aspetto certo sia la necessità di salvare persone e di tutelare i diritti dei migranti"./Cronaca/Pagine/gommone-si-rovescia-10-morti-immigrati.aspx05/03/2015 12.24.35Camera, maggioranza divisa sulla prescrizione «Discuteremo... L’esame del provvedimento è solo all’inizio, ma va salvaguardata una specificità dei termini di prescrizione per i reati di corruzione...». È ormai sera quando il Guardasigilli Andrea Orlando, negli studi Rai per la registrazione del programma «Porta a porta», prova a ricucire i margini dello strappo aperto nella maggioranza dalla decisione di Area popolare (Ncd più Udc) di non sostenere, ieri alla Camera in commissione Giustizia, la riformulazione dell’articolo 1 del testo di riforma della prescrizione che prevede un corposo allungamento dei termini per i reati di corruzione. 

La proposta firmata dai due relatori di maggioranza del provvedimento (Sofia Amoddio del Pd e Stefano Dambruoso di Sc) e sostenuta dal parere favorevole del governo, alla fine è passata in commissione, ma con l’astensione di M5S e i voti contrari dei componenti di Forza Italia e di Area popolare, che la giudica «inaccettabile». Prevede un intervento sulla versione attuale dell’articolo 161 del codice penale («In nessun caso l’interruzione della prescrizione può comportare l’aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere») per innalzare «alla metà» il tempo da calcolare, in aggiunta al massimo della pena, per arrivare alla prescrizione del reato. Se diventasse legge, ad esempio, i termini di prescrizione per il reato di corruzione semplice potrebbero estendersi fino a 18 anni. Ciò in quanto il disegno di legge anti corruzione, attualmente in discussione al Senato, innalza a 10 anni la pena massima, a cui sommare un’altra metà (5 anni) e i 3 anni di sospensione previsti per tutti i reati nella medesima riforma: 2 dopo la condanna in primo grado e uno dopo la condanna in appello.

Ma la nuova versione trova la ferma contrarietà di Ap, che col capogruppo in commissione Alessandro Pagano annuncia il rischio di frizioni sul piano politico: «Su questo punto è rottura con la maggioranza. Con la proposta dei relatori si allungano i tempi di prescrizione a 25-30 anni, una posizione ideologica che per quanto ci riguarda mette in difficoltà lo stesso governo». Dal Pd arriva la replica di Walter Verini: «Si tratta di un buon testo, è un segnale importante nella lotta alla corruzione». Toni accesi a parte, è partita subito l’opera degli sherpa per cercare una ricomposizione dentro la maggioranza. Lo lasciano intendere, sui due fronti, sia il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi («Stiamo lavorando col Guardasigilli Orlando, la presidente Ferranti e i membri della commissione. Ed è stata individuata un’ipotesi di accordo»), sia il vice ministro della Giustizia Enrico Costa (Ncd), che pronostica «correttivi in Aula». Ieri, comunque, l’esame del testo in Commissione si è concluso e il testo dovrebbe approdare nell’Aula di Montecitorio entro il 16 marzo.

Negli stessi giorni, fra il 17 e il 19, è atteso nell’emiciclo di Palazzo Madama l’esame del ddl anti corruzione (le cui norme si incastrano con quelle sulla prescrizione): ieri l’Aula ha respinto sia la richiesta di anticiparlo alla prossima settimana e che quella (avanzata dal presidente della commissione Giustizia Nitto Palma e dal capogruppo di Forza Italia, Paolo Romani) d’inserire nel calendario la formula «ove concluso in commissione». Il testo, dunque, potrà arrivare in Aula anche senza che i commissari abbiano concluso il proprio lavoro.

Secondo quanto ha riferito il presidente del Senato Pietro Grasso, la decisione di non anticipare l’arrivo in Aula del testo è dovuta anche «in relazione allo stato dei lavori in Commissione giustizia », dove non risulta peraltro ancora formalmente presentato l’emendamento annunciato dal governo per reintrodurre le sanzioni penali nel reato di falso in bilancio. Il ritardo viene stigmatizzato dai senatori di Forza Italia, irritati dalle anticipazioni giornalistiche sui contenuti del testo: «Non possiamo tollerare che un emendamento del governo, da tutti atteso in commissione e che sta oggettivamene ritardando i lavori, venga veicolato ai giornali prima che al Parlamento», protesta Nitto Palma. Non è del medesimo parere il senatore del Pd Giorgio Tonini: «Ci auguriamo che questo tempo sia usato in modo proficuo anche da quelle forze di opposizione come Forza Italia che, in questi giorni, anche attraverso atteggiamenti ostruzionistici, hanno, di fatto, rallentato i lavori». /Politica/Pagine/Camera-maggioranza-divisa-sulla-prescrizione-.aspx05/03/2015 12.24.35Renzi a Mosca, l'omaggio a Nemtsov  Prosegue la visita nell'ex unione sovietica di Matteo Renzi. dopo l'incontro di ieri con il premier ucraino Poroshenko, oggi Renzi avrà una serie di appuntamenti a Mosca. Il primo gesto, simbolico, stamattina alle 7,30 (9,30 a Mosca): Renzi ha portato un mazzo di sei garofani rosa (numero pari come vuole la tradizione per i defunti) sul luogo dell'omicidio dell'oppositore russo Boris Nemtsov sul ponte Bolshoi Moskvorecki a Mosca. Il premier, accompagnato dall'ambasciatore italiano Cesare Maria Ragaglini, ha sostato in silenzio per alcuni secondi davanti al mucchio di fiori che giace dov'è caduto Nemtsov e dove si assiste a un pellegrinaggio dei moscoviti da sabato, giorno dell'assassinio dell'oppositore in circostanze ancora da chiarire.

Subito dopo l'omaggio a Nemtsov Renzi si è recato in ambasciata per incontrare la comunità italiana in Russia, in particolare i dirigenti delle imprese che lavorano nel Paese e che stanno affrontando le conseguenze della crisi economica e delle sanzioni. In tutto 130 i partecipanti, tra i quali i rappresentanti di cinque aziende: Aimone di Savoia (Pirelli); Ferdinando Pelazzo (Ubi Banca); Sergio Comizzoli (Cremonini); Brenno Todaro (Pizzarotti); Antonio Piccoli (Pavan).

Sempre in mattinata il premier si è recato alla Casa Bianca di Mosca, la sede governativa, per un colloquio con il capo del governo russo, Dmitri Medvedev, per poi concludere la giornata al Cremlino, dove ha incontrato il presidente Vladimir Putin poco dopo le 12, con un'ora di ritardo sulla tabella di marcia.
"Il nostro dialogo politico è sempre molto attivo e sono felice di incontrarla a Mosca per parlare nel complesso dei nostri rapporti". Così il presidente russo Putin si è rivolto al premier Matteo Renzi
accogliendolo al Cremlino.
 

Al centro del faccia a faccia col leader russo, i dossier internazionali: dalla crisi ucraina (ieri Renzi ha visto il presidente Petro Poroshenko a Kiev), a quella libica, fino al conflitto in Siria e la situazione in Medio Oriente. Sanzioni e controsanzioni pare non siano in agenda da nessuna delle due parti, ma il capo del governo italiano potrebbe far intendere a Mosca che la durata della tregua nelle regioni dell'Est Ucraina potrebbe portare a un allentamento delle misure punitive. Anche grazie al pressing italiano, pare sia stata rinviata a maggio la discussione sul rinnovo delle sanzioni economiche (in scadenza a luglio) che invece alcuni al Consiglio Ue volevano già tenere questo mese. Renzi, inoltre, potrebbe chiedere a Putin lo stato delle indagini sulla morte di Nemtsov, prese sotto diretto controllo del presidente russo che ieri ha condannato di nuovo fortemente il crimine definendolo di natura "politica". /Mondo/Pagine/Renzi-a-Mosca-.aspx05/03/2015 12.24.36Sardegna, allarme dei vescovi Un forte allarme. È quello lanciato dai vescovi sardi sui problemi socio - economici che da tempo affliggono l’Isola. Prioritario per i pastori appare il problema del lavoro e della disoccupazione, poi quello dell’inquinamento da scorie nucleari. «Temi, insieme a quello della crescente povertà – dice il vescovo di Tempio - Ampurias e segretario della Conferenza episcopale sarda Sebastiano Sanguinetti – già richiamati nella lettera pastorale pubblicata lo scorso anno, raccogliendo le sollecitazioni di Papa Francesco espresse nel corso della visita pastorale a Cagliari. I dati sono impietosi e come vescovi, attraverso le nostre parrocchie, raccogliamo le istanze di tanta gente in estrema difficoltà, persone e famiglie provate, e per questo vogliano tenere alto il livello dell’attenzione».

Ai due fenomeni si affianca quello legato allo spopolamento delle zone interne e dei piccoli centri, con il contemporaneo arretramento dei tradizionali presidi dello Stato. «In una regione come la nostra – sottolinea ancora il vescovo di Tempio – Ampurias - dove orografia e via di comunicazione sono fortemente penalizzanti e l’economia è in sofferenza, la chiusura di scuole e di caserme appare incomprensibile alla pubblica opinione, considerando che non si intravvedono alternative da mettere in atto per bloccare la diminuzione degli abitanti. La razionalizzazione dei servizi sarebbe comprensibile qualora ci fossero le condizioni di mobilità non penalizzanti per le popolazioni: situazioni che incidono negativamente sulla libertà di movimento e dal punto di vista psicologico perché nella gente è alta la preoccupazione per il futuro».

I dati forniti nei giorni scorsi dall’Istat indicano come la disoccupazione in Sardegna sia stabile, con il tasso rimasto sostanzialmente
invariato: 18,1% nel quarto trimestre 2014 contro il 18,2% dello stesso periodo dell’anno scorso. Quasi un sardo su cinque. In questo quadro altre criticità segnalate da vescovi sardi riguardano il sistema sanitario. «Accanto alla qualità del servizio nei confronti di tutti e ad un’equa distribuzione delle prestazioni essenziali nei territori, data l’endemica inadeguatezza delle vie di comunicazione interna, – scrivono i presuli – occorre grande decisione nell’eliminare gli sprechi e le spese inutili, soprattutto al fine di evitare il più possibile le scomode e dispendiose trasferte nei centri specializzati della Penisola». Una preoccupazione viene poi espressa anche riguardo il piano nazionale sul deposito di scorie radioattive. «Oltre che una servitù insopportabile sotto il profilo ambientale per la fragilità del sistema geologico e morfologico dell’Isola – scrivono ancora i vescovi – sarebbe un colpo mortale alla sua naturale e indispensabile economia agro-pastorale e turistica. La Regione ha già dato tanto in termini di servitù militari, senza averne avuto in cambio concreti ed efficaci riscontri».

Il documento della Conferenza episcopale sarda giunge dopo un confronto tra i vescovi isolani e le istituzioni. «Il comunicato - dice l’arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio, presidente della Conferenza Episcopale sarda – mette in luce diverse preoccupazioni che interessano l’Isola. La prima è quella relativa al calo demografico e allo spopolamento delle zone interne e dei piccoli centri, dovuti anche alla mancanza di lavoro, la seconda è quella relativa alla condizione dei giovani senza lavoro né futuro. Da qui la necessità di interventi a favore delle famiglie con figli, per i quali si deve investire in formazione».
Dare priorità a queste istanze è la strada per far uscire la Sardegna dalle difficoltà nelle quali si dibatte. /Cronaca/Pagine/Sardegna-allarme-dei-vescovi-.aspx05/03/2015 12.24.36Poste, 450 sportelli chiusi e orari ridottiÈ un futuro, quello di Poste, condizionato dal passato. Il vecchio, tradizionale 'ente pubblico' (ormai una Spa dal 1998) oggi proiettato allo sbarco in Borsa - per il 40% del capitale –, si trova a fare i conti con un’eredità che pesa. E comincia già a rimuoverla. L’immagine dei sacchi pieni di corrispondenza diventa sempre più rarefatta. L’avvenire è fatto di Web, mercato digitale, ecommerce, conti bancari, telecomunicazioni e mercato finanziario. La conseguenza più evidente, per i cittadini, sta nel Piano strategico 2015/2019 che, accanto a 3 miliardi di investimento, prevede la chiusura di oltre 450 sportelli postali, i più piccoli, la riduzione degli orari di apertura in 600 uffici e la consegna della posta sempre più diluita (già oggi, peraltro, non avviene sempre tutti i giorni in diverse realtà italiane, come sanno molti abbonati ai giornali). Una penalizzazione pesante per molti piccoli paesi, dove l’ufficio postale è essenziale per gli anziani che devono ritirare la pensione o fare un pagamento.

Eppure sul punto Francesco Caio, l’ad che guida Poste dal 2 maggio scorso, è stato esplicito: secondo un sondaggio commissionato nei mesi scorsi dall’azienda, i 2/3 degli italiani sarebbero 'molto o abbastanza soddisfatti' anche di una posta recapitata un giorno sì e uno no. 

La posta da consegnare è un caso di decrescita infelice per l’azienda. I conti del 'servizio universale' (dizione ufficiale dell’obbligo di recapitare la corrispondenza ogni giorno in ogni parte d’Italia) presentano costi per 1,3 miliardi l’anno, compensati solo per 250 milioni dai trasferimenti ricevuti dallo Stato. Un 'buco' che induce a riposizionare il core business societario, che si sta orientando sempre più sulla logistica, la consegna dei pacchi, destinata a svilupparsi soprattutto se prenderà piede l’acquisto su Internet delle merci (Poste ha già degli accordi con Amazon): oggi questo comparto è molto frammentato e la quota di Poste, presente anche con la controllata Sda, non supera il 10%, ma l’obiettivo – ambizioso – è arrivare al 30%. 

È solo la 'punta' del piano industriale che, anche ricorrendo a 8mila nuove assunzioni e col traguardo fissato a 30 miliardi di ricavi annui (fattibile, se si pensa che sono stati 26,3 nel 2013 e 15 solo nel primo semestre 2014), punta a consolidare quel nuovo volto all’ex'carrozzone' già plasmato durante le lunghe gestioni dei precedenti ad Corrado Passera e Massimo Sarmi. Un gruppo forte di 13.300 sportelli e di 143mila dipendenti incentrato, accanto alla corrispondenza e alla logistica, sul pilastro 'numero uno': il tradizionale risparmio postale, la cui raccolta ha toccato nel 2014 la super-quota di 420 miliardi di euro, dei quali 320 sono gestiti dalla Cassa depositi e prestiti. Il resto è dovuto soprattutto alle assicurazioni sulla vita, comparto diventato in pochi anni il fiore all’occhiello di tutto il gruppo: Poste Vita, nata nel ’99 e guidata da Maria Bianca Farina, è balzata in vetta alla graduatoria delle assicurazioni, con una raccolta premi di 13,17 miliardi nel 2013 che gli ha fatto conquistare il 15% del mercato, superando in soli 13 anni il primato ultracentenario di Generali. E con un apporto crescente al risultato aziendale di gruppo prima delle imposte (l’Ebit) più che raddoppiato negli ultimi 2 anni: dai 199 milioni del 2011 ai 411 del 2013, confermati dai 220 milioni registrati nel primo semestre 2014. Si tratta di un fenomeno senza pari a livello mondiale,
con l’unico neo di un’indagine della Consob (relativa però al biennio 2011/13) che rilevò alcuni difetti nella valutazione dell’attitudine al rischio dei clienti.

Per fare un raffronto, il comparto postale è passato invece da un Ebit negativo di 202 milioni nel 2011 a uno addirittura di 631 due anni fa, 'mangiando' in pratica i margini ottenuti negli altri settori.

Una buona fetta di ricavi la assicurano anche i servizi finanziari e di pagamento raggruppati in 'BancoPosta', arrivati a 5 miliardi e segnati – dopo il successo dei 13 milioni di carte prepagate Postepay – dal lancio di 'Evolution', la nuova carta con codice Iban che assorbe le funzioni di un normale conto corrente. In assestamento è invece PosteMobile, l’operatore telefonico virtuale con oltre 3 milioni di Sim attive (anche per servizi di pagamento): l’anno scorso ha visto ridursi al 47,4% la quota di mercato. Restano da valutare due partecipazioni: quella della Banca del Mezzogiorno e il controverso ingresso, un anno fa, nel capitale di Alitalia-Etihad, da studiare anche in relazione al fatto che Poste ha già il 100% di un’altra compagnia aerea, Mistral Air (sul punto sono in corso colloqui col nuovo management di Alitalia).

Nell’era digitale, insomma, la società si sta reinventando con l’apertura di nuovi fronti. Un’esigenza resa ancor più necessaria dalla prospettiva del collocamento a Piazza Affari. Agli investitori vanno offerte prospettive di rendimento sicure e un’azienda 'zavorrata' dalle perdite crescenti nella corrispondenza rischia di non essere di grande attrattiva. Decisivo sarà anche il capitolo del ricambio e dei costi del personale, da ridurre senza ricorrere a drastici tagli occupazionali. Per questo Caio ha in corso col ministro dell’Economia, Padoan, una delicata trattativa per rivedere il contratto di programma: Poste vuole una 'rivalutazione' del contributo versato dallo Stato che tenga conto della diminuzione della posta recapitata, il ministero vorrebbe non aumentare troppo i rimborsi.

Il Tesoro punta a un incasso di 3-4 miliardi circa dalla privatizzazione, ma intanto i tempi si sono allungati, dal 2014 a quest’anno. Forse nella partita ha pesato anche il repentino cambio del direttore finanziario: lo scorso giugno Caio aveva scelto Luigi Calabria (ex Finmeccanica), a gennaio promosso poi ad altro incarico per far arrivare (dall’Enel) Luigi Ferraris. Il rischio da evitare resta uno, comunque: che, per non tagliare gli altri costi operativi, si finisca con l’infierire ancora di più sui servizi offerti.
/Economia/Pagine/Le-Poste-scelgono-Web-e-finanza-.aspx05/03/2015 12.24.36Popolari, tutti aspettano il governo Sono iniziate martedì sera le votazioni sugli emendamenti al decreto sulle banche popolari nelle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera. Ma si è partiti dalla fine, con le proposte di modifica agli articoli 6, 7 e 8. Un pugno di emendamenti ha ottenuto il via libera e tra questi quello firmato dai relatori che cambia in parte la norma che punta alla costituzione di una Spa per la patrimonializzazione e la ristrutturazione di imprese italiane. L’articolo decisivo, il numero 1, quello che riforma le Popolari e su cui tutti i gruppi hanno presentato richieste di modifica, verrà invece affrontato in coda a tutto il resto. Almeno queste sono le intenzioni del governo, che al momento prende tempo e non dà comunque l’impressione di voler aprire a una correzione significativa del testo varato dal Consiglio dei ministri.

Durante la seduta le opposizioni hanno fatto notare che metà degli emendamenti, circa 300, sono proprio sulla riforma delle popolari e che però il governo non si è ancora espresso compiutamente sui nodi aperti. A margine del question time alla Camera il ministro del’Economia Pier Carlo Padoan ieri ha glissato con un «no comment» a questo proposito. «Stiamo discutendo pacificamente e scambiandoci opinioni» si è limitato a dire. E poco di più ha lasciato trapelare il sottosegretario Pier Paolo Baretta secondo il quale è in corso «una riflessione, si lavora per arrivare il più preparati possibile al round finale», il rinvio delle questioni più delicate «non è una tattica dilatoria».
Come è noto il decreto dispone la trasformazione in Spa delle maggiori dieci banche popolari italiani, con lo stravolgimento del vecchio impianto cooperativo a partire dal voto capitario. In questo modo le nuove società bancarie diventerebbero del tutto contendibili dai grandi gruppi con un’omologazione dell’intero sistema bancario e si spezzerebbero i legami tra gli istituti e il territorio storico di insediamento.

Assopopolari sta cercando di spingere il Parlamento e il governo a introdurre correttivi nel testo, riservandosi comunque la strada del ricorso contro il provvedimento. Il principale obiettivo dell’associazione è l’introduzione di un tetto ai diritti di voto nelle nuove Spa, intorno al 3-5%, in modo da mantenere una governance plurale delle stesse e sbarrare la strada a eventuali raider.

Un’altra strada per favorire il mantenimento della 'regia' delle banche attorno a un nucleo che rappresenti i molteplici interessi di azionisti e istituzioni, potrebbe essere raggiunta scorporando le attuali popolari tra l’azienda bancaria, che verrebbe quotata, e una fondazione-cooperativa che rappresenterebbe la holding di controllo. Tutte ipotesi sul tavolo del confronto e sulla quale si attende ora una parola da parte del governo. Nella maggioranza l’ala centrista-popolare e la minoranza Pd sono pronte ad appoggiare correttivi al decreto. /Economia/Pagine/Popolari-tutti-aspettano-il-governo-.aspx05/03/2015 12.24.36Appello ecumenico contro la violenza alle donne In occasione della Giornata internazionale della donna 2015 la Federazione delle chiese evangeliche in Italia e l'Ufficio nazionale per l'ecumenismo della Conferenza Episcopale Italiana lanceranno un Appello ecumenico alle chiese cristiane in Italia contro la violenza sulle donne. La firma congiunta dell'appello avrà luogo lunedì 9 marzo presso il Senato della Repubblica alla presenza della presidente della Camera Laura Boldrini che porterà il suo saluto.

All'iniziativa aderiscono numerose chiese cristiane di diverse confessioni presenti sul territorio nazionale: oltre agli esponenti della Cei e della Fcei, firmeranno il documento anche la Sacra Arcidiocesi ortodossa d'Italia e Malta, la Diocesi ortodossa romena, l'Amministrazione delle parrocchie del Patriarcato di Mosca, la Chiesa copta ortodossa, la Chiesa armena apostolica, la chiesa cattolica ucraina di rito bizantino, la Chiesa anglicana, nonchè la chiesa cattolica nazionale polacca degli Stati Uniti d'America e Canada.

"L'appello non è semplicemente una dichiarazione di principio dei cristiani a una sola voce contro una violenza che è stata definita un'emergenza nazionale - ha dichiarato la pastora valdese Maria Bonafede, membro del Consiglio Fcei - ma intende impegnare le chiese cristiane italiane, a livello nazionale e locale, a promuovere iniziative in campo educativo, pastorale e di testimonianza evangelica per promuovere la dignità della donna e per coinvolgere gli uomini nella riflessione su questo tipo di violenza".

Don Cristiano Bettega, direttore dell'ufficio per l'ecumenismo della Cei, dal canto suo ha dichiarato: "La firma congiunta di questo appello porta con sè un ulteriore appello alle chiese cristiane firmatarie, e anche a chi per varie ragioni non si è unito a questa firma a più mani: l'appello a cercare e trovare ulteriori occasioni per una fraternità concreta tra le credenti e i credenti in Cristo, per una comunione che sia sempre meno formale e sempre più sostanziale". /Chiesa/Pagine/appello-ecumenico-chiese-cristiane-contro-violenza-donne-.aspx05/03/2015 12.24.36Grecia, sei riforme per la Ue

La Grecia cerca di accelerare nel tentativo di arrivare al più presto all’esborso di almeno una parte dell’ultima tranche che ancora le spetta (7,2 miliardi in totale), dopo l’accordo faticosamente raggiunto il 20 febbraio a Bruxelles. A quanto riferiscono varie fonti, in effetti, all’eurogruppo di lunedì prossimo il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis si presenterà ai colleghi con sei proposte di riforme, che fanno seguito alla lettera base dell’accordo di febbraio. Il mese di marzo è molto delicato per Atene, che deve far fronte a pagamenti complessivi per circa 4 miliardi di euro (di cui circa 1,5 al Fondo monetario internazionale). Lo stesso presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, in un’intervista al Financial Times, ha fatto balenare la possibilità di un anticipo di parte della tranche (altrimenti attesa non prima di aprile), qualora Atene avesse accelerato
sul fronte delle riforme.


I media greci ieri riportavano che le prime due riforme che il ministro presenterà riguardano la «crisi umanitaria», e cioè elettricità gratuita per circa 150.000 famiglie in «estrema povertà», un sussidio tra i 70 e i 220 euro al mese per gli affitti di 30.000 famiglie, buoni per alimentari per 170.000 famiglie. Costo totale: circa 200 milioni di euro. Tra gli altri punti una riforma della pubblica amministrazione, agevolazioni per i crediti fiscali nei confronti dello Stato, nonché la creazione di un’autorità indipendente responsabile per le ispezioni fiscali. Varoufakis sarebbe disponibile inoltre a parlare di privatizzazioni che il governo avrebbe intenzione di mandare avanti. 

Non sarà facile, anche perché il ministro greco continua a dare svariate interviste ritirando in gioco l’ipotesi di una cancellazione di parte del debito greco, inveendo contro il programma in corso e l’austerity, e parlando di una «volontaria vaghezza» della lettera che ha spianato l’accordo all’eurogruppo. «Prima che i soldi affluiscano, Atene deve dimostrare che sta incontrando le condizioni concordate», ha replicato il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, non senza una frecciata. «Se il ministro greco – ha aggiunto – dichiara che l’intesa dell’Eurogruppo con la Grecia non è chiara, allora si sta sbagliando». Più sfumato il cancelliere tedesco Angela Merkel, ieri a Bruxelles per un incontro con il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker. «Stiamo facendo tutto il possibile per assicurare che il secondo programma di aiuti sia completato – ha detto – il Parlamento tedesco ha votato a favore dell’accordo dell’Eurogruppo, e la Troika (Fmi, Bce e Commissione) valuterà tutto ciò che i greci stanno ora mettendo nelle misure. Tutti vogliamo che questo accordo funzioni». 

Certo è che sullo sfondo l’ipotesi di un terzo programma di aiuti a partire da luglio, viste anche le scadenze già in estate, con 6,5 miliardi di euro da restituire alla Bce tra luglio e agosto. Ieri vi ha di nuovo fatto riferimento il ministro delle Finanze di Madrid Luis de Guindos, e sembrava avervi alluso, in un’intervista a El Pais, anche il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker. «Molti Paesi – ha detto – hanno l’impressione di una storia infinita, con due programmi (di aiuti, ndr) che dovranno diventare tre». Più tardi, incontrando la stampa con la Merkel, ha corretto il tiro. «Nei prossimi quattro mesi – ha sottolineato – la Commissione si concentrerà sull’attuazione dell’accordo trovato con l’Eurogruppo », sottolineando che «è prematuro parlare di un terzo programma di aiuti». «Un terzo programma non è nell’agenda dell’eurogruppo di lunedì», ha detto anche un portavoce del ministero delle Finanze di Berlino.

/Economia/Pagine/Grecia-sei-riforme-per-la-Ue-.aspx05/03/2015 12.24.36Libia, contro l'Is «verso l'intesa nazionale»Un'intesa fra Tripoli e Tobruk su come fronteggiare insieme la minaccia dell'Is in Libia "non è mai stata così vicina in questi ultimi 7-8 mesi". Lo ha detto all'agenzia Ansa l'inviato speciale dell'Onu Bernardino León.

León ha ricordato che il caos attuale in Libia fa il gioco dell'Is, e che è determinante trovare "soluzioni effettive" da parte della comunità internazionale, anche perché "la situazione non può reggere in mancanza di un accordo politico" tra Tripoli e Tobruk. "La Banca Centrale ci ha informato che le risorse finanziarie hanno quasi raggiunto i loro limiti e rimane davvero molto poco tempo", ha aggiunto.

Domani, giovedì, in Marocco parte il nuovo round di colloqui tra le parti libiche: il governo di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale e nato dalla rivoluzione che ha rovesciato Gheddafi, e il "governo ombra" islamista insediatosi nella sede del parlamento a Tripoli.

"L'appuntamento in Marocco sarà un incontro chiave per formare il governo di unità nazionale in Libia", ha detto oggi Leon intervenendo, in videoconferenza da Roma, al Consiglio di Sicurezza dell'Onu.

In vista dei colloqui l'inviato dell'Onu ha incontrato separatamente i rappresentanti delle due parti. "I leader del Paese devono agire velocemente", ha aggiunto León, precisando che "saranno necessari compromessi e decisioni difficili". "La situazione in Libia si sta deteriorando rapidamente, il Paese non può più affrontare una crisi politica" ha spiegato.

L'inviato Onu ha poi sottolineato che se le parti arriveranno alla conclusione di un accordo politico, "il sostegno della comunità internazionale sarà fondamentale per la sua attuazione".

A Roma León ha incontrato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il quale gli ha confermato il pieno sostegno dell'Italia e ha espresso l'auspico che i colloqui in Marocco pongano le condizioni per la formazione di un governo di unità nazionale in grado di stabilizzare il Paese, far partire la ricostruzione e contrastare la crescente infiltrazione di gruppi terroristici.

Dopo la falsa partenza del settembre scorso e due round senza la partecipazione di Tripoli in gennaio, a metà febbraio rappresentanti dei due "governi" libici si erano incontrati a Ghadames, in Libia, ma senza grandi risultati. Un nuovo colloquio annunciato in Marocco per fine febbraio era poi saltato per il rifiuto del governo di Tobruk di prendervi parte./Mondo/Pagine/libia-colloqui-tobruk-tripoli-contro-is.aspx05/03/2015 12.24.36Mattarella firma i decreti Ilva e Jobs act

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto sull'Ilva e i due decreti attuativi del Jobs act.  I provvedimenti sono stati inseriti nel sito delQuirinale tra gli "atti firmati" dal presidente.

Dei due decreti attuativi del cosiddetto jobs act, il primo che introduce il contratto a tutele crescenti e il secondo contiene la riforma degli amortizzatori sociali.

Il decreto Ilva è il provvedimento 5 gennaio 2015, n. 1, "recante disposizioni urgentil decreto Ilva è provvedimento 5 gennaio 2015, n. 1, "recante disposizioni urgenti per l'esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della città e dell'area di Taranto".

I provvedimenti avranno tutti e tre, dunque, la data di oggi e si attende la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

/Politica/Pagine/mattarella-firma-decreti-ilva-e-jobs-act.aspx05/03/2015 12.24.36New York, festività islamiche nelle scuoleLe scuole pubbliche di New York rispetteranno due delle più importanti festività musulmane. E chiuderanno per Eid al-Fitr e Eid al-Adha. Lo ha annunciato il sindaco di New York, Bill De Blasio, in una conferenza stampa, durante la quale ha sottolineato che la decisione "rispetta la diversità della città", dove le scuole pubbliche già riconoscono alcune festività ebraiche e cristiane. /Mondo/Pagine/festivita-islamiche-nelle-scuole-di-new-york.aspx05/03/2015 12.24.36Sicilia, la Regione approva ddl su unioni civili L'Assemblea regionale siciliana ha approvato il disegno di legge che istituisce il registro delle Unioni civili e condanna le discriminazioni sessuali e razziali. Cinquanta i voti favorevoli, 5 i contrari, e 15 astenuti. Hanno detto sì in blocco alla legge il Pd e il M5S. Ha votato contro Forza Italia, mentre i deputati di Ncd, Lista Musumeci e Udc si sono astenuti.

Presente in Aula anche il presidente della Regione Rosario Crocetta. Il presidente dell'Ars Giovanni Ardizzone si è astenuto: "È stata data un impronta ideologica forzata, si tratta di battaglie che appartengono alla coscienza di ciascuno di noi. Troppi ddl in favore delle famiglie per i quali non è stato chiesto il percorso accelerato in conferenza dei capigruppo". Per il capogruppo del Pd Baldo Guicciardi è "un reale avanzamento in senso politico e democratico". No da Mimmo Turano, capogruppo Udc, che ha parlato di "legge manifesto che non raggiunge alcun obiettivo". /Politica/Pagine/ars-sicilia-approva-ddl-su-unioni-civili.aspx05/03/2015 12.24.36Veneto, impiantato l'«occhio bionico» /ScienzaeTecnologia/Pagine/primo-trapianto-di-occhio-bionico-in-ospedale-non-universitario.aspx05/03/2015 12.24.36L'India vieta docufilm su stupro in busDopo le polemiche, l'India ha vietato il documentario sullo stupro di gruppo che nel dicembre 2012 a Nuova Delhi costò la vita a una studentessa. La proiezione del film era stata prevista, in India e altri Paesi, per l'8 marzo in occasione del Giorno della donna. La regista britannica ha rivolto un appello al premier Narendra Modi.

Il governo lo ha deciso a causa delle scioccanti dichiarazioni di uno degli stupratori e della presunta violazione delle regole legate a simili opere. Il documentario India's Daughter ("La figlia dell'India"), della regista britannica Leslee Udwin, contiene infatti un'intervista a Mukesh Singh, condannato a morte per la violenza, e ad altri responsabili.

La polizia di Delhi ha spiegato che il divieto alla trasmissione è stato richiesto perché le affermazioni dello stupratore potrebbero creare un'atmosfera di "paura e tensione", che rischia di creare rabbia pubblica.

La regista si è detta "profondamente rattristata" dal divieto imposto in India, che "mina l'appassionata spinta verso l'uguaglianza", ma ha sottolineato che nel resto del mondo il film sarà trasmesso come programmato. Ha spiegato di avere intervistato il condannato in carcere dopo aver ottenuto tutti i permessi e di aver dato alle autorità la possibilità di vedere tutte le riprese, che non sono però state visionate. Ha quindi rivolto un appello allo stesso primo ministro indiano, Narendra Modi, perché intervenga nella vicenda.

Il ministro dell'Interno, Rajnath Singh, nell'annunciare che il film non sarà trasmesso in India, ha accusato l'autrice di aver violato "le condizioni" al permesso di registrare all'interno del carcere, non mostrando le intere riprese alle autorità penitenziarie. "Il film contiene i commenti di un condannato, altamente denigratori e affronto alla dignità delle donne", ha detto Singh in Parlamento. Nel documentario, lo stupratore incolpa la vittima per il crimine, per aver resistito allo stupro. Afferma anche che le donne siano più responsabili degli uomini, nelle violenze sessuali.

Gli ufficiali hanno poi approvato una versione ridotta, ha aggiunto.

Per lo stupro di gruppo su un bus notturno e la morte della studentessa sono stati condannati a morte quattro uomini, ma la loro esecuzione è poi stata sospesa alla Corte suprema. Uno dei quattro si è impiccato in cella, mentre un altro che al momento della violenza era minorenne è stato condannato a tre anni in un carcere minorile. /Mondo/Pagine/india-vietato-docufilm-su-stupro.aspx05/03/2015 12.24.37Il grande regalo ai big dell’azzardoDovevano allo Stato 98 miliardi. Poi, pur di chiudere la partita e metterci una pietra sopra, un tribunale decise che un paio di miliardi potevano bastare. Ma per loro, che pure vantano un giro d’affari medio di 80 miliardi all’anno, erano comunque troppi. Abituati a vincere sempre, hanno puntato tutto sulla ruota del fisco all’italiana. Se la caveranno con poche decine di milioni.

Lo conferma la Corte dei conti che nelle relazioni per l’inaugurazione dell’anno giudiziario spiega che dai concessionari del gioco d’azzardo non ci si deve aspettare molto di più. Commi e cavilli sono dalla loro parte.

Il procuratore generale Salvatore Nottola lo ha messo nero su bianco. «Le società concessionarie del servizio pubblico di attivazione e conduzione operativa della rete per la gestione telematica del gioco lecito con vincite in denaro mediante apparecchi, sono state condannate – ricorda il magistrato nella sua relazione – per un ammontare di oltre 2,7 miliardi di euro per il danno erariale cagionato in ragione della violazione degli obblighi della concessione». Per mesi le macchinette non dialogavano con il centralone unico, ma questo non fermò le scommesse e meno che mai fermò gli introiti.

Di quei quasi 3 miliardi, una parte è oggetto di esame in sede di appello, «l’altra parteè stata oggetto di definizione agevolata a seguito di applicazione della normativa sul condono contabile» sul «nuovo condono» disposto nel 2013 all’interno del decreto Imu.

L’andirivieni di norme di cui hanno beneficiato i concessionari pone molte domande. A cominciare da quella che più interessa alla ragioneria dello Stato: quanti soldi incasserà l’erario dopo le condanne dei concessionari? «Una valutazione realistica del rapporto esecuzioni/condanne, quindi, può essere effettuata – sostiene il procuratore generale - depurando il riferimento numerico delle sentenze di condanna in primo grado dagli effetti di tale decisione e, quindi, giungendo a tale relazione più concreta di 208 milioni di euro di esecuzioni su circa 983 milioni per condanne coperte da giudicato o esecutive». In altre parole: «Un valore pari a circa il 21% di introiti sull’ammontare delle condanne».

Alzi la mano chi sia riuscito a ottenere da Equitalia o da altri enti di riscossione una simile benevolenza. Difficile attendersi molto di più. Ed anche se quanti non hanno aderito alla "conciliazione" venissero definitivamente condannati, alla fine si sarebbe ben lontani dai 2,3 miliardi inizialmente pretesi dalla Corte dei Conti. Ad oggi «i soggetti che non hanno optato per la definizione agevolata, pongono ancora sub iudice il consistente importo di circa 1,5 miliardi di euro». Come andrà a finire è presto per saperlo, «ma su parte degli importi per i quali vi è condanna in primo grado e che non sono stati oggetto del “nuovo condono contabile”, la procura generale ha richiesto sequestro conservativo per 79 milioni circa».

La contabilità, a questo punto, è concentrata sul futuro. Secondo le "Sezioni riunite in sede di controllo", le prospettive della finanza pubblica dopo la legge di stabilità dovrebbero portare un aumento delle entrate dai «giochi, per un importo complessivo di circa 900 milioni per quest’anno, 800 per il 2016 e 650 per il 2017. In particolare, oltre ai maggiori effetti associati all’emersione di gioco irregolare, contano la riduzione, a decorrere dal 2015, dei compensi riconosciuti ai concessionari ed ai soggetti che operano nella gestione e nella raccolta dei giochi mediante apparecchi da intrattenimento con vincite in denaro e l’assegnazione di una nuova concessione per la raccolta e la gestione del gioco del Lotto»./Cronaca/Pagine/multa-slot-no-multina.aspx05/03/2015 12.24.37Pompei, sequestro beni a ex commissario scavi

Un sequestro conservativo di beni per circa 5 milioni e 770 mila euro è stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Napoli nei confronti dell' ex Commissario straordinario per gli Scavi di Pompei Marcello Fiori. È stato eseguito a conclusione dell' inchiesta che coinvolge, oltre a Fiori, 9 dirigenti del Mibact e della Regione Campania.

Al centro delle indagini, condotte dalla Guardia di Finanza di Torre Annunziata, guidata dal tenente colonnello Carmine Virno, i lavori complementari realizzati nel 2010 per la fornitura di attrezzature per lo spettacolo e l' allestimento scenico del Teatro Grande di Pompei. L'affidamento dei lavori - secondo l'accusa contestata - effettuato senza gara sarebbe avvenuto violando le disposizioni emergenziali che imponevano al Commissario straordinario per gli Scavi di Pompei l'attuazione di misure per la messa in sicurezza e la salvaguardia dell'area archeologica, senza però riferimento ad interventi relativi all' allestimento di strutture o di acquisto di attrezzature mobili per spettacoli teatrali.

La vignetta di Graz

"C'è la giustizia che deve fare il proprio mestiere. È molto semplice". Così il ministro dei Beni Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, commenta la notizia.

/Cronaca/Pagine/pompei-sequestro-beni-a-ex-commissario-scavi.aspx05/03/2015 12.24.37
Aggiornato: 2 ore 30 min fa

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