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La “vetrina” di Avvenire.it: le notizie principali, gli approfondimenti, le nostre inchieste, multimedia«La fede apre la porta della carità» ​“I vostri racconti parlano di schiavitù e di liberazione, parlano dell’egoismo di quanti pensano di costruirsi l’esistenza sfruttando gli altri e della generosità di coloro che aiutano il prossimo a risollevarsi dal degrado materiale e morale. Sono esperienze che mettono in luce le tante forme di povertà da cui purtroppo è ferito il nostro mondo; e rivelano la miseria più pericolosa, causa di tutte le altre: la lontananza da Dio, la presunzione di poter fare a meno di Lui”. Lo ha sottolineato, oggi, Papa Francesco, ricevendo in udienza la Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23). Questa, ha aggiunto, “è la miseria cieca di considerare scopo della propria esistenza la ricchezza materiale, la ricerca del potere e del piacere e di asservire la vita del prossimo al conseguimento di questi obiettivi”.
 
È “la presenza del Signore che segna la differenza tra la libertà del bene e la schiavitù del male, che può metterci in grado di compiere opere buone e di trarne una gioia intima, capace di irradiarsi anche su quelli che ci stanno vicino. La presenza del Signore allarga gli orizzonti, risana i pensieri e le emozioni, ci dà la forza necessaria per superare difficoltà e prove. Là dove c’è il Signore Gesù, c’è risurrezione, c’è vita, perché Lui è la risurrezione e la vita”. “La fede sposta davvero le montagne dell’indifferenza e dell’apatia, del disinteresse e dello sterile ripiegamento su sé stessi. La fede apre la porta della carità facendoci desiderare di imitare Gesù, ci incita al bene, fornendoci il coraggio per agire sull’esempio del Buon Samaritano”, ha detto il Pontefice.
 
Lo sapeva molto bene don Oreste Benzi: “Il suo amore per i piccoli e i poveri, per gli esclusi e gli abbandonati, era radicato nell’amore a Gesù crocifisso, che si è fatto povero e ultimo per noi. La sua coraggiosa determinazione nel dare vita a tante iniziative di condivisione in diversi Paesi sgorgava dal fiducioso abbandono alla Provvidenza di Dio; scaturiva dalla fede in Cristo risorto, vivo e operante, capace di moltiplicare le poche forze e le risorse disponibili”, ha affermato Francesco. “Dalla missione di coinvolgere gli adolescenti e interessarli alla persona di Gesù - ha continuato -, nacque nel servo di Dio don Oreste Benzi l’idea di organizzare per loro un ‘incontro simpatico con Cristo’, vale a dire un incontro vitale e radicale con Lui come eroe e amico, mediante testimonianze di vita vissuta, che mostrassero in pienezza il messaggio cristiano, ma in modo gioioso e persino scherzoso”. Nacque così la vostra comunità, “con le sue Case-famiglia, le cooperative sociali ed educative, le Case di preghiera, i servizi per accompagnare le maternità problematiche”. /Chiesa/Pagine/fede-apre-porta-carita.aspx20/12/2014 13.52.41Stabilità, il governo cede sull'azzardo «Ma che roba è?». Matteo Renzi mette piedi a Palazzo Chigi dopo la trasferta a Bruxelles e trova davanti agli occhi un fiume di emendamentimancia alla legge di stabilità. Soldi a pioggia della più varia natura e maternità politica. Il premier li scorre quasi incredulo: le assunzioni al Parco del Gran Paradiso, i danari per la statale Telesina nel beneventano, una bonifica affidata per via diretta ad una società privata... Il problema è che tutto questo è stato concordato in commissione Bilancio al Senato, dunque è figlio di un accordo politico. «Niente da fare, questa roba deve uscire dalla legge di stabilità», ordina il presidente del Consiglio. Una decisione che è l’inizio della bagarre. Vengono espulse dall’ultima versione del maxiemendamento almento venti norme, con una battaglia furiosa nel retrobottega per salvare il salvabile e per scontentare in egual misura tutti i partiti di maggioranza e tutte le correnti. Renzi la spiega così, la sforbiciata: «Ma come, torno da Bruxelles, torno da un Consiglio Ue dove facciamo un altro passo verso la flessibilità, e mostriamo all’Europa che buttiamo 2 milioni qua, 300mila euro là...». In un anno in cui l’Italia già si pone oltre i limiti consentiti del deficit, si tratta di un errore da non commettere. «Le regole le voglio cambiare, non infrangere», spiega il premier in un’intervista a Radio 105. 

Sulla convulsa giornata del Senato hanno giocato tanti elementi. I tempi strettissimi, la necessità di mandare il testo alla Camera in fretta non ha consentito alla commissione Bilancio di arrivare a discutere tutto, lasciando alcuni temi aperti. Poi c’è il fatto che il premier ha potuto metterci la testa solo ieri mattina. Sulle scelte finali di Renzi e Padoan l’ira per gli 'accordicchi' parlamentari è andata di pari passo con la consapevolezza che la legge di stabilità doveva mantenere una sua coerenza organica, altrimenti il Colle - sì in procinto di dimissioni ma vigile sino in fondo - potrebbe storcere il naso. Che sia stata una giornata di tensioni tra Palazzo Chigi e Senato lo si capisce dai toni con cui Renzi si esprime nell’intervista radiofonica: «Troppe fiducie? Garantisco che aumenteranno in futuro». Parole che già esprimevano  l’ira verso i parlamentari. 

La stessa determinazione nell’eliminare venti emendamenti disorganici zeppi di soldi poco giustificabili non è stata messa in campo dal governo sul gioco d’azzardo. Alla fine infatti passa il condono dei centri-scommesse illegali, quelli connessi ad operatori esteri e dunque non collegati alla rete dei Monopoli. Con 10mila euro ci si mette in regola fino al 2016. Una decisione che premia 6.500 esercizi commerciali che lavorano in nero o che non hanno il gioco come attività principale, ma che semplicemente piazzano un pc e consentono agli utenti di scommettere on line. In compenso, il governo chiede ai concessionari di mettere 500 milioni 'una tantum' come contributo alle casse dello Stato. Decisioni che provocano la reazione dei Cinque Stelle, che denunciano la presenza di lobbisti dinanzi alle porte della commissione
Bilancio. 

giorno. Questa mossa ha un solo fine: consentirà di discutere e votare l’Italicum sin dalla ripresa di gennaio, mantenendo ancora aperta la possibilità di chiudere l’esame entro la fine del primo mese del 2015, prima di entrare nel vortice dell’elezione del nuovo capo dello Stato. I giorni da qui alla discussione in Aula saranno utile per trovare la quadra sulla clausola di salvaguardia dell’Italicum - ovvero la sua data di entrata in vigore - e altri temi scottanti come il rapporto tra
seggi bloccati e preferenze. /Politica/Pagine/Il-governo-cede-sullazzardo-Ma-cancella-le-mance-elettorali-.aspx20/12/2014 13.52.06Discarica di Bussi, assolti e prescrittiTutti assolti i 19 imputati nel processo in Corte d'assise di Chieti, per la vicenda delle cosiddette discariche dei veleni della Montedison, scoperte a Bussi sul Tirino, in Abruzzo nel 2007. Per essere esatti sono stati assolti dal reato di avvelenamento delle acque, mentre per quanto riguarda l'altro capo di imputazione, il disastro ambientale, la Corte ha derubricato il reato in disastro colposo e gli imputati hanno potuto trarre beneficio dalla sopraggiunta prescrizione. La Camera di Consiglio che ha emesso la sentenza sulla "megadiscarica di Bussi" è durata 5 ore e le motivazioni verranno depositate entro 45 giorni. I pm avevano chiesto condanne che andavano dai 12 anni e 8 mesi ai 4 anni. Sul banco degli accusati erano finiti ex dirigenti e tecnici dell'allora Montedison.

Immediate le reazioni, soprattutto negative, alla sentenza. La Regione Abruzzo annuncia una richiesta danni in sede civile. "Il fatto che sia stato riconosciuto il disastro colposo - dice il governatore della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso -, legittima per la Regione il proposito di attivare una causa civile per il risarcimento dei danni da parte di chi ha ridotto le acque e le terre dell'Abruzzo in queste condizioni".

In aula, a seguire il processo, c'era anche Salvatore La Gatta, il sindaco di Bussi sul Tirino. "Mi auguro ora - ha detto La Gatta - che come per la vicenda dell'amianto cresca lo sdegno della pubblica opinione". E si è detto preoccupato anche per il ricorso che pende davanti al Consiglio di Stato a opera della Montedison contro il ministero dell'Ambiente che grazie alla sentenza del Tar aveva obbligato l'azienda a bonificare il sito entro 30 giorni dalla sentenza. "Non vorrei che questa sentenza in Assise possa pesare sul Consiglio di Stato, l'udienza è prevista il prossimo 4 gennaio".

"Il disastro ce l'abbiamo, esiste, e ce lo teniamo". È questa l'amara conclusione di Augusto De Sanctis, referente del Forum Acque Abruzzo, e storico protagonista delle associazioni ambientaliste per il processo sulla megadiscarica di Bussi. De Sanctis, nel commentare la sentenza spiega che "non ci sono colpevoli pur di fronte all'acqua avvelenata e a un disastro accertato". Inoltre De Sanctis mostra quello che ritiene il paradosso della vicenda, chiedendo "a questo punto riapertura dei pozzi Sant'Angelo, a valle della megadiscarica, che furono chiusi nel 2007 e che ancora oggi inquinano, considerato che non c'è stato reato". /Cronaca/Pagine/discarica-bussi-tutti-assolti-anche-prescrizione.aspx20/12/2014 13.48.44Iraq, rotto assedio dell'Is agli yazidi Sulle pagine social nate per sostenere il popolo yazida e documentare i lunghi mesi di violenze sulla montagna di Sinjar, ora ci sono le foto delle uccisioni dei miliziani dell’Is, colpiti dal massiccio bombardamento della coalizione guidata dagli Usa. C’è un corridoio sicuro, l’assedio alla montagna sacra sembra finito, tutto nelle ore in cui gli yadizi avrebbero voluto celebrare una delle loro festività. Cinquanta raid in pochi giorni e i combattimenti a terra di circa 8mila soldati peshmerga curdi per prendere il controllo di due vaste aree del nord e riconquistare la città di Sinjar, capitale yazida: la zona tra Rabia e Sinjar, lungo il confine siriano, e Zumar, ad ovest del lago di Mosul, sul fronte iracheno, sempre verso la montagna in cui da agosto sono accampate senza ormai più cibo e vestiti 15mila persone, sfuggite alle violenze dei miliziani di al-Baghdadi.

I peshmerga hanno conquistato almeno tre villaggi e aperto una via attraverso la quale adesso potrebbe essere possibile mettere in salvo chi, in estate, non era riuscito a lasciare la montagna, né attraverso i primi ponti aerei né via terra, verso la Siria. «Aspettiamo questo passaggio da cinque mesi, 35 città in attesa, curdi e iracheni ci hanno sempre detto che sarebbero arrivati, un giorno dopo l’altro abbiamo aspettato combattendo con i nostri mezzi», commentava martedì, primo giorno di raid, il capo tribù yazida Ghazi Murad, che in questi mesi con il suo gruppo di circa 500 uomini ha difeso e continua a difendere dagli attacchi dei miliziani le zone in cui sono accampate le famiglie. Le uccisioni, i rapimenti delle donne, le conversioni forzate hanno fatto la tragedia di un popolo la cui storia millenaria affonda le radici proprio nell’area in cui i terroristi dell’Is hanno iniziato la propria espansione. Prima una persecuzione feroce e poi un’emergenza umanitaria altrettanto dura: mancano medicine, cibo, latte, scarpe. Una ventina di bambini nell’ultimo mese sono morti di stenti, molti altri soffrono il freddo e sono malati. Gli aiuti fino adesso sono stati insufficienti e piccoli gruppi armati negli ultimi mesi hanno cominciato ad effettuare bliz nei villaggi assediati per reperire cibo da portare sulle alture. Le linee telefoniche tagliate e l’assenza dei collegamenti Internet hanno isolato ancora di più la comunità yazida.

«Entriamo nelle città con la forza, prendiamo quello che serve e scappiamo. Ma nelle strade e nelle case, quando non vengono bruciate dai soldati, ci sono le bombe, è tutto minato», spiega ancora Ghazi. L’Is, col grosso delle truppe a Mosul, ha piazzato nei villaggi ai piedi della montagna circa venti, trenta combattenti con i compito di vigilare, mantenere l’assedio e continuare le persecuzioni con armi e i mezzi dell’esercito iracheno, abbandonate in estate durante la prima grande offensiva militare del Califfato. I combattenti yazidi, armati con qualche kalashnikov avuto dai peshmerga curdi e soprattutto le poche armi acquistate di tasca propria al mercato nero (gestito in Siria dagli stessi Daahs, l’Is ), hanno tenuto la posizione, impedendo che i miliziani raggiungessero anche la popolazione sopravvissuta alle persecuzioni. «Sentiamo dei bombardamenti, in questi giorni abbiamo trovato tanti morti. Quando uccidiamo uno di loro, o troviamo un loro cadavere, scopriamo che in tasca hanno medicinali con cui si danno forza e alcool. Non c’entrano nulla con la religione, però tentano di convertirci e tagliano la testa ai nostri bambini, le mani, i piedi...». 

Secondo fonti del Kurdistan iracheno, i bombardamenti contro le postazioni dei terroristi hanno consentito la riconquista di un’area di circa centro chilometri. Tra i jihadisti uccisi molti comandanti, tra cui un emiro del Califfato Abu Aisha al Hijazi. Anche in queste ore si combatte. E in una nota il Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, annuncia l’uccisione di 126 miliziani nella battaglia per il controllo dell’area di Zammar, a ovest di Mosul.
/Mondo/Pagine/rotto-assedio-agli-yazidi.aspx20/12/2014 13.48.44Presepio e albero messaggeri di luce​Nel giorno in cui in Piazza San Pietro vengono inaugurati il presepio e l’albero di Natale, il Papa ha ricevuto in udienza le istituzioni responsabili di questi “ bellissimi doni natalizi”, come Lui stesso li ha definiti, “che saranno ammirati dai pellegrini di ogni parte del mondo”. Si tratta della Fondazione Arena di Verona e dell’Amministrazione Provinciale di Catanzaro.
 
Francesco ha ribadito quanto presepio e albero siano segni cristiani che richiamano il Mistero dell’Incarnazione, ma tocchino anche il cuore di tutti, perché messaggeri di un invito all' unità, alla concordia e alla pace.

Il grande abete bianco di 25 metri arriva dal cuore di Vibo Valentia e la scenografia del ”presepe in Opera”, dal mondo della lirica scaligera con una ventina di statue di terracotta a grandezza naturale per un totale di 24 metri di lunghezza e 12 di larghezza. Essi "esprimono le tradizioni e la spiritualità delle vostre Regioni” ha detto il Papa parlando ai vescovi e alle delegazioni istituzionali di Veneto e Calabria: “I valori del cristianesimo, infatti, hanno fecondato la cultura, la letteratura, la musica e l’arte delle vostre terre; e ancora oggi tali valori costituiscono un prezioso patrimonio da conservare e trasmettere alla future generazioni.

Nel presepio e nell’albero, ha spiegato il Pontefice, ritroviamo segni cari e suggestivi per i cristiani , ma anche un messaggio valido per tutti:
“Essi richiamano il Mistero dell’incarnazione, il Figlio unigenito di Dio fattosi uomo per salvarci, e la luce che Gesù ha portato al mondo con la sua nascita. Ma il presepe e l’albero toccano il cuore di tutti, anche di coloro che non credono, perché parlano di fraternità, di intimità e di amicizia, chiamando gli uomini del nostro tempo a riscoprire la bellezza della semplicità, della condivisione e della solidarietà”. Dunque un invito all’unità, alla concordia e alla pace e a fare posto a Dio nella nostra vita

“Il quale non viene con arroganza ad imporre la sua potenza, ma ci offre il suo amore onnipotente attraverso la fragile figura di un Bimbo. Il presepe e l’albero portano quindi un messaggio di luce, di speranza e di amore”

“Seguiamo Lui, Luce vera” è l’augurio che il Papa lascia alle delegazioni del Veneto e della Calabria,”per non smarrirci e per riflettere a nostra volta luce e calore su quanti attraversano momenti di difficoltà e di buio interiore”./Chiesa/Pagine/papa-albero-e-presepe.aspx20/12/2014 13.48.44Sant'Egidio alle Fs: fateci distribuire gli aiuti I poveri sono aumentati dell’1,9% tra 2012 e 2013, arrivando a quota 6 milioni. Tra loro, i senza dimora sono oltre 47 mila, solo a Roma quasi 8 mila che vivono della solidarietà del volontariato. Azioni che a volte trovano ostacoli. «C’è una nuova disposizione delle Ferrovie dello Stato, che tende a impedire la distribuzione di cibo o vestiario – dice il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo – anche su piazzali esterni alle stazioni: creerebbe confusione e degrado. Abbiamo chiesto alle Fs, con altre associazioni, di ripristinare il clima di serenità in cui lavoravamo, senza avere risposte. C’è ancora un impedimento attraverso forze di polizia, sollecitate da Ferrovie. Siamo invitati a non farlo, i modi per farlo si trovano, ma con molte difficoltà in più rispetto al passato». 

Impagliazzo ne parla alla presentazione della XXV edizione della guida tascabile Roma: dove mangiare, dormire, lavarsi 2015, distribuita gratuitamente: in 232 pagine indirizzi, orari e informazioni su 31 mense, cene offerte da 33 gruppi, 41 dormitori, 15 docce, 32 luoghi di cura. Ma anche centri di ascolto, telefoni di aiuto, strutture per alcolisti, tossicodipendenti, giocatori patologici, detenuti, vittime della tratta, scuola di lingue per stranieri. Più le informazioni per affrontare la burocrazia: assistenza sanitaria, pensioni, formazione professionale. È pubblicata anche a Genova, Milano, Napoli, Firenze, Padova. E poi Barcellona, Madrid, Buenos Aires. «Dobbiamo evitare – sottolinea il presidente di Sant’Egidio – che si diffonda la cultura che identifica la povertà col degrado. Non bisogna criminalizzare i poveri, non bisogna difendersi da loro, ma difenderli». 

L’indirizzo delle Fs è criticato da Raffaello Vignali, deputato di Area popolare (Ncd-Udc): «È la mancanza di carità che crea confusione e degrado, non il contrario. Invito il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi a intervenire». In Prefettura spiegano però che alla riunione del 25 novembre non è stata messa in discussione la distribuzione dei pasti, quanto la necessità di trovare modalità nuove, perché alcune nuove associazioni distribuiscono pasti dentro le stazioni creando sporco e disagi ai viaggiatori. Assieme a un problema di sicurezza, visto che tra i poveri si nascondono anche pregiudicati. Da parte delle Fs c’è disponibilità a reperire nuovi spazi se necessario. 

Per Sant’Egidio a far crescere la povertà sono soprattutto la perdita del lavoro e della casa. In controtendenza cala l’arrivo degli stranieri, profughi a parte. Sono 2.760 i senza dimora che trovano riparo presso parrocchie, associazioni e Comune. «Le istituzioni di Roma devono chiedere scusa ai poveri – dice Impagliazzo – specie ai Rom, per tutto ciò che è stato sperperato dei fondi destinati alla soluzione dei loro problemi». E rilancia l’idea del fondatore, Andrea Riccardi, di «una Costituente per Roma che riunisca tutte le forze politiche, sociali, economiche per riflettere su come far rinascere la città, a partire dalle periferie». /Cronaca/Pagine/SantEgidio-alle-Fs-fateci-distribuire-gli-aiuti-.aspx20/12/2014 14.21.36Tabaccaio ucciso, ad Asti caccia ai killerHa difeso la moglie da due banditi, nella sua tabaccheria di Asti, ed è stato ucciso. È finita nel sangue la rapina alla rivendita "Bacco Tabacco" di corso Alba. Manuel Bacco, 37 anni, è morto sotto i colpi di pistola dei malviventi, due uomini incappucciati che sono poi fuggiti facendo perdere le loro tracce. Il delitto venerdì sera all'ora di chiusura. Il tabaccaio, che lascia un figlio, stava effettuando le ultime operazioni prima della chiusura serale.

Pistola in pugno, i due malviventi hanno fatto irruzione nel negozio. Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri, avrebbero tentato di aggredire la moglie del titolare, che ha reagito per difenderla. I colpi di pistola, nel parapiglia, non hanno lasciato scampo al tabaccaio, che si è accasciato a terra in una pozza di sangue, mentre i malviventi si davano alla fuga. La vittima è morta sul colpo, prima che l'ambulanza del 118 potesse prestargli i soccorsi del caso. In tutta la provincia sono stati allestiti posti di blocco, mentre gli esperti della scientifica effettuavano i rilievi del caso sul luogo dell'omicidio.

I due malviventi secondo gli investigatori sarebbero dei professionisti, senza scrupoli. La polizia scientifica della questura di Asti sta esaminando le riprese delle telecamere di sicurezza della zona, in particolare quelle dislocate in prossimità della tabaccheria. Si cerca un'auto bianca con la quale i banditi sono stati visti fuggire. Non sarebbero riusciti a rubare l'incasso della giornata.

Nel frattempo il corpo senza vita della vittima è stato portato nella camera mortuaria dell'ospedale di Asti, dove nelle prossime ore sarà compiuta l'autopsia ordinata dal procuratore delle Repubblica Giorgio Vitari. Questa mattina i carabinieri hanno compiuto un nuovo sopralluogo nella tabaccheria. Dalle prime informazioni gli inquirenti escluso che i due malviventi siano gli stessi che nelle ultime 48 ore hanno compiuto nell'astigiano altre due rapine, una ad Isola d'Asti ed una a Moncalvo. In entrambi i casi i malviventi non erano armati.

Il precedente a Torino. È il secondo tabaccaio ad essere ucciso negli ultimi giorni in Piemonte. Una settimana fa, a Torino, Enrico Rigollet, titolare di un bar tabaccheria, è stato picchiato a morte da uno squilibrato a cui qualche ora prima si era rifiutato di regalare un pacchetto di sigarette. "Sembrava una furia, non sono riuscito a fermarlo in nessun modo", è il racconto del fratello della vittima, che ha assistito impotente all'azione dell'aggressore, arrestato poco dopo dai carabinieri. "Non possiamo negare l'esistenza del male", ha affermato don Elio Vittaz nell'omelia dei funerali del tabaccaio torinese, che si sono svolti ieri ad Aosta, dove aveva la residenza. "La Terra è schiava del male - ha aggiunto - è qui che troviamo le cause di ogni sofferenza. Dal materialismo spunta l'individualismo, è così che l'uomo diventa non una persona ma una cosa". /Cronaca/Pagine/asti-ucciso-un-tabaccaio.aspx20/12/2014 13.48.44Mini-job, un milione di lavoratori coinvolti​ È boom per i "mini job" nel 2014, con un milione di persone interessate e oltre 71 mila ore di lavoro vendute, oltre il triplo dell'anno precedente. Sono i dati inclusi in uno studio della Cgia di Mestre. Casalinghe, pensionati, badanti, studenti, disoccupati e "dopolavoristi" sono le categorie che usufruiscono dei cosiddetti voucher, ovvero la possibilità di essere "assunti" per qualche ora da un committente venendo retribuiti attraverso l'utilizzo di un "buono- lavoro" di 10 euro lordi all'ora (pari a 7,5 euro netti). Dal 2012, anno in cui questo strumento è stato esteso a tutti i settori economici, il ricorso è più che triplicato: da poco più di 23.800.000 ore utilizzate due anni fa si è passati a 71.600.000 ore previste per l'anno in corso. Se, invece, si analizza il trend dei lavoratori interessati - prosegue la nota della Cgia - scopriamo che nel 2012 sono state coinvolte poco più di 366.000 persone, quest'anno, invece, ne sono previste più di un milione. Anche in questo caso il fenomeno è triplicato.

È proprio il caso di dire che i cosiddetti mini-jobs stanno conoscendo anche in Italia un vero e proprio boom. "Grazie all'introduzione di questa formula", segnala il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, "è stato possibile far emergere una quota di sommerso che altrimenti sarebbe stata difficile da contrastare. Ora, anche i lavoretti saltuari sono tutelati. In più, chi viene assunto per poche ore con questi buoni può menzionare nel suo curriculum questa esperienza. Questi voucher, prosegue la Cgia, rappresentano un sistema di pagamento che i datori di lavoro/committenti possono utilizzare per remunerare quelle prestazioni svolte al di fuori di un normale contratto di lavoro, garantendo al prestatore d'opera la copertura previdenziale presso l'Inps e quella assicurativa presso l'Inail.

Sia per l'imprenditore sia per il lavoratore la legge stabilisce degli importi annui limite oltre ai quali l'utilizzo dei voucher non è più consentito. Nel 2013, ultimo anno in cui sono disponibili i dati ufficiali, i settori maggiormente interessati dall'utilizzo di questi "buoni-lavoro" sono stati il commercio (25,2% del totale dei lavoratori coinvolti), il turismo/ristorazione (17,6%), e i servizi (13,6%). Resta comunque molto elevato l'uso dei voucher anche nelle restanti attività (19,5%): ovvero il settore manifatturiero. È la seconda parte dell'anno il periodo dove il "consumo" dei voucher è maggiore: le attività stagionali collegate alle vacanze estive, l'agricoltura e i settori economici legati al periodo natalizio fanno aumentare notevolmente negli ultimi 6 mesi dell'anno il ricorso ai mini-jobs. A livello territoriale, invece, è il Nordest il principale utilizzatore: l'anno scorso sono stati venduti oltre il 40 per cento del totale nazionale dei "buoni": il 28,5 per cento nel Nordovest, il 16,6 per cento nel Centro e il 14,8 per cento nel Sud e nelle Isole. /Economia/Pagine/boom-di-minijob.aspx20/12/2014 13.48.45Colle, piano di Renzi per elezione lampo Dopo l’annuncio di Giorgio Napolitano delle sue dimissioni «imminenti» la trattativa entra nel vivo. Ed infatti nomi non se ne fanno più, prevale evidentemente il timore di bruciare il candidato vero, che - sono convinti in molti - Matteo Renzi ha già in mente e naturalmente si guarda bene dal far trapelare. Il premier ha detto alcune cose ieri. Ha detto di auspicare un presidente «eletto con il maggior numero di voti». Li nomina tutti, «da Forza Italia fino a 5 Stelle, Sel, Fdi, Lega, centristi e naturalmente il Pd che ha tanti delegati, dovranno fare una riflessione vera su cosa serve all’Italia per i prossimi sette anni», auspica Renzi. Poi però dice anche l’esatto contrario: «Considererei un fallimento se non si eleggesse il Presidente della Repubblica. Che arrivi al primo giro, al quarto giro, al settimo giro non è questo il punto, non è se arriva con la maggioranza qualificata o meno». Mettendo insieme le due cose il premier - all’indomani delle ricostruzioni che hanno parlato di un ritornato asse con Berlusconi che si riserverebbe un diritto di veto - il messaggio di Renzi appare un modo per divincolarsi, negando patti a due e ricordando a tutti che il Pd ha i numeri per fare -quasi - da solo puntando a quota 504. Quasi, ricordando i precedenti, che inducono quella che è considerata la persona più vicina al presidente uscente, Emanuele Macaluso, a vedere nero: «Temo elezione più caotica di sempre», pronostica l’ex dirigente del Pci. 

L’obiettivo di Renzi, ora, è soprattutto tranquillizzare il suo partito, che non si farà dettare i nomi dall’esterno da nessuno, e per il Colle non ci sarà nessun patto del Nazareno. Dunque il nome se dovrà venire dal Pd, non dovrà essere un renziano di stretta osservanza. Tuttavia, anche se Renzi ha provato a coinvolgere tutti, con l’aria che tira fra il Quirinale e M5S l’evocazione dei Grillini può suonare solo come un appello ai dissidenti a farsi avanti, mentre un’intesa concreta al momento è ipotizzabile, realisticamente, solo con Ncd e Forza Italia. Dunque a restringere ancora l’identikit potrebbe trattarsi di un non renziano, sì, ma anche non un ex-ds. Un esponente, in ogni caso, che possa essere 'digerito' anche in area moderata. Chiude i giochi sul suo nome Romano Prodi, che sconta - al di là dell’autorevolezza del nome - due difficoltà, quella già riscontrata a ricompattare il Pd e quella non minore a cercare voti fuori dal partito, essendo stato più volte il diretto antagonista diretto del centrodestra e di Berlusconi. «Io candidato? L’’ho già detto mille volte...», sbotta l’ex premier e fondatore dell’Ulivo.

«No a scelte esclusive del Pd», chiede Angelino Alfano. »Una persona che conosca le istituzioni e sia consapevole dei compiti», auspica il leader del Ncd, bocciando così l’ipotesi dell’uomo di cultura che pure era stata fatta. E Maurizio Lupi bocca anche il metodo della terna indicata tutta da un partito, che infatti Renzi evita in tutti i modi di fare o far trapelare. Il profilo che indica 5 Stelle, con Luigi Di Maio è una persona «diametralmente opposta a Napolitano », col che però non fa altro che confermare l’idea che difficilmente i Grillini saranno della partita. Si tiene coperta, invece, Forza Italia, il cui ruolo è fra i più delicati nell’operazione. Ma per Berlusconi dovrà essere «conseguenza logica» del Patto del Nazareno », per cui, avverte, «non potrà essere eletto un Capo dello Stato che a noi non sembri adeguato all’alta carica istituzionale che deve ricoprire perchè non è una garanzia per tutti». Si tira fuori invece Matteo Salvini: «Non sono interessato, ma basta che non arrivino rottami». /Politica/Pagine/Colle-piano-di-Renzi-per-elezione-lampo-.aspx20/12/2014 13.48.45Sbarchi Sicilia, in tre anni 109 condanne​Ci sono il capo e due gregari, tutti egiziani, nel mandato di cattura internazionale emesso dalla procura di Catania per il reato di strage. Per il procuratore capo Giovanni Salvi si tratta dei responsabili dell’affondamento di un peschereccio con 500 persone a bordo: solo una dozzina si salvarono.

E dietro il terzetto d’egiziani ci sarebbe un’organizzazione ben più vasta, che si occupa non solo dell’organizzazione dei viaggi, ma corrompe agenti di polizia, guardie di frontiera, compra e vende esseri umani.

Dei tre uno è già in carcere in Egitto, gli altri sono ricercati. E per la prima volta anche il Cairo sta collaborando, ha precisato il magistrato durante una conferenza stampa a cui hanno partecipato i rappresentanti della Marina militare, il capo dello Sco della Polizia, Raffaele Grassi, e i capi delle delle squadre mobili di Catania, Ragusa e Siracusa, che hanno svolto le indagini con il supporto della Marina.
Secondo fonti investigative non si esclude affatto che i proventi dalle traversate nel Mediterraneo contribuiscano al finanziamento del terrorismo e all’approviggionamento di armi delle fazioni che controllano tanto alcune aree della Libia quanto la penisola del Sinai.

Le inchieste hanno permesso di ottenere conferme sulle modalità operative e le rotte stabilite dai trafficanti. Dapprima i migranti vengono stipati su "navi madre" salpate dalle coste egiziane e libiche, una volta giunti al largo il "carico" e l’equipaggio viene trasbordato su vascelli più piccoli e decisamente meno rassicuranti. Questa operazione si ripete due o tre volte. Navigando per il canale di Creta, i barconi più sgangherati arrivano in Sicilia.

A confermare l’esistenza di una rete internazionale che coinvolge una filiera gestita su base geografica ed etnica, c’è stata proprio a Catania l’operazione con cui lo scorso 3 dicembre venne individuato un racket che avrebbe organizzato almeno 23 viaggi, tra maggio e settembre 2014. Una di queste traversate si concluse tragicamente con il naufragio di un barcone, avvenuto al largo delle coste libiche tra il 27 e il 28 giugno scorso, che causò la morte di 244 migranti. Nel capoluogo etneo è stato individuato un appartamento utilizzato per tenere in ostaggio alcuni ragazzini, in attesa che i familiari pagassero i trafficanti prima di proseguire verso i luoghi di destinazione, presso parenti in altre zone d’Italia o d’Europa. Una modalità considerata "standard" e che perciò viene indagata allo scopo di individuare altri lager nascosti nelle città d’arrivo dei migranti.

Ma per il futuro sarà molti difficile ottenere risultati investigativi importanti, se non si provvederà a sostenere il lavoro dei magistrati catanesi. «Chiediamo un impegno sia a livello nazionale che europeo perché si comprenda che qui sono necessarie risorse umane, finanziare e normative per affrontare questo problema - ha detto Salvi - se si riproporrà, come è previsto, l’anno prossimo».

I numero degli ultimi 18 mesi sono una referenza. Nel distretto giudiziario di competenza della procura di Catania, che sovrintende le indagini anche su Siracusa e Ragusa, i fermi per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina sono stati 46, di cui 61 quelli di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e 191 le persone rinviate a giudizio tra il 2011 e il 2014; 109 quelle condannate in primo grado.

«Questa è già una terra – ha aggiunto Salvi – in cui si lavora moltissimo su reati di criminalità organizzata. Quest’anno abbiamo ottenuto ottimi risultati: 109 condanne di soli reati associativi; ma l’anno prossimo non saremo in grado di sopportare ancora uno sforzo di questo genere nel campo della all’immigrazione clandestina».
In altre parole, le indagini sui trafficanti di esseri umani rischiano di penalizzare quelle sulla mafia. E i magistrati non vorrebbero trovarsi costretti a fare una scelta./Cronaca/Pagine/il-business-dei-migranti.aspx20/12/2014 13.48.45Trani, il sindaco agli arresti domiciliari ​Sei arresti al Comune di Trani per l'appalto della vigilanza degli immobili pubblici. Si tratta del sindaco Luigi Riserbato e altre cinque persone, quasi tutte amministratori comunali in carica o in passato ed un funzionario. Riserbato ha beneficiato dei domiciliari. In carcere sono finiti l'ex vicesindaco Giuseppe Di Marzio, il consigliere comunale Nicola Damascelli e l'ex consigliere Maurizio Musci nonchè l'ex amministratore unico dell'Amiu, Antonello Ruggiero.
 
L'ordinanza del gip di Trani, Francesco Messina, contesta loro le accuse - a vario titolo - di associazione a delinquere finalizzata a commettere reati contro la pubblica amministrazione, concussione, corruzione, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Altre sette persone sono indagate a piede libero.

C'è un appalto di oltre due milioni di euro sulla vigilanza degli immobili comunali aggiudicato - secondo l'accusa - in modo illecito alla società palermitana Sicurcenter tra le accuse che stamani hanno portato all'arresto del sindaco di Trani e di altre cinque persone.

Tra i reati contestati anche la concussione per le richieste di assunzioni fatte all'Amiu per consentire ai politici di aver consenso elettorale. Dagli accertamenti della Digos e del pm Michele Ruggiero sarebbero emersa l'esistenza di un sistema corruttivo che vedrebbe coinvolti politici, dirigenti e amministratori del Comune di Trani. Questi - secondo l'accusa - avrebbero creato un sistema illecito finalizzato alla turbativa d'asta sull'appalto milionario e un giro di mazzette./Cronaca/Pagine/trani-arrestato-sindaco.aspx20/12/2014 13.48.45Non profit e scandali, una riforma anti-giungla

Le recenti indagini su Mafia Capitale ripropongono una tematica già vista. Gli scandali toccano soggetti non profit (cooperative sociali, fondazioni e associazioni) che abusano della veste giuridica, che fa presumere finalità non lucrative, per compiere atti ed operazioni illecite portando vantaggi diretti agli amministratori e ai soci occulti. Se guardiamo nell’"archivio reati" del Paese possiamo ricordare centinaia di scaldali fiscali, di abuso nella raccolta fondi (ricordiamo la missione Arcobaleno, o gli interventi umanitari per vari eventi sismici, ad esempio) e di distrazioni di risorse. A questo punto c’è da chiedersi se tutto ciò rientra nella statistica che riguarda una minoranza di soggetti delinquenti, come avviene anche nel settore delle imprese e della Pubblica Amministrazione, o se invece il fenomeno è indotto anche da una carenza di attenzione da parte del legislatore e dei regolatori all’attività del mondo cooperativo e del Terzo Settore.

Controlli meno efficaci

Non possiamo non partire dalla considerazione che gli enti non profit sono aziende, cioè organizzazioni di beni e persone che svolgono un’attività istituzionale con contenuti anche economici, svolta senza finalità lucrative. Come le altre aziende (imprese ed enti pubblici) per garantire il perseguimento delle proprie finalità devono gestire le risorse, sempre scarse, in modo efficace ed efficiente e dotarsi di adeguati sistemi di governance che garantiscano il perseguimento e il rispetto del fine dell’ente. A differenza delle imprese – dove prevalgono gli interessi "proprietari" che si fanno carico della gestione e ne indirizzano gli atti e le finalità – negli enti non profit manca questa figura definita di "titolarità della gestione": la gestione è demandata a una governance affidata agli amministratori che non hanno il controllo diretto dei portatori del capitale di rischio, come invece avviene nelle imprese. Negli enti non profit si ha quindi per natura un sistema di controllo meno efficace rispetto alle imprese. Ciò avviene anche rispetto alla Pubblica Amministrazione, ove non esistono interessi proprietari ma c’è comunque una normativa di settore molto pregnante e definita che garantisce il perseguimento del fine dell’ente, senza dimenticare la presenza di controlli da parte della Corte dei Conti che ha poteri di intervento con sanzioni sia civili che penali. Questa situazione di fatto e di diritto consente più facilmente a soggetti spregiudicati di "impossessarsi" della gestione dell’ente anche a vantaggio di interessi propri o di terzi e comunque non leciti.

Il rischio di una «giungla»

La natura peculiare del soggetto non profit evidenzia una debolezza strutturale che non è stata nel tempo colmata con adeguate misure normative, volte a garantire la correttezza dei comportamenti degli enti pur in presenza di una crescita continua e tumultuosa delle dimensioni del Terzo Settore. Ci si è limitati cioè a ritenere che la natura ideale, umanitaria, sociale del settore inducesse di per sé comportamenti etici, senza necessità di introdurre misure cautelari specifiche. Al riguardo basti pensare che le norme civilistiche fondamentali fissate dal libro primo del codice civile agli art.14/47 sono estremamente scarse e ad esempio non prevedono nemmeno l’obbligo della redazione del bilancio né l’adeguatezza minima di patrimonio degli enti; anche le regole di governance sono estremamente limitate e non è previsto l’obbligo di controlli esterni sulla gestione.

Lo sviluppo del settore a dire il vero è stato accompagnato anche da normative speciali che hanno supplito alla carenza civilistica introducendo norme settoriali per le organizzazioni di volontariato, le cooperative sociali, le Ong, le onlus, le imprese sociali ecc. che hanno via via introdotto anche norme attinenti il controllo e la rendicontazione degli enti. La norma fiscale poi, in ragione dell’abuso che nel tempo si è fatto dello strumento giuridico non profit, ha anch’essa supplito stabilendo regole di governance e di rendicontazione a garanzia dell’effettiva attività non lucrativa svolta dagli enti. Ad oggi possiamo però comunque affermare che il settore è una "giungla" o una "galassia" che dir si voglia di norme non coordinate e organiche che lasciano spazio comunque a comportamenti anche non corretti senza specifiche previsioni di cautele regolamentari.

I «tasselli» necessari per una riforma

Da anni si parla della necessità di trasparenza degli enti e si richiede la redazione di bilanci e relazioni degli amministratori chiari e leggibili, ma è ancora radicata nel settore la tendenza alla riservatezza, spesso giustificata da esigenze di tutelare il perseguimento delle finalità dell’ente, ma che anche lascia spazio ad abusi non controllabili. Non esistono poi registri ufficiali, come per le imprese con il Registro delle Imprese tenuto dalle Camere di Commercio, ove attingere informazioni essenziali sull’ente, sugli organi sociali e sui rendiconti; coesistono invece vari registri regionali, provinciali e nazionali scoordinati e con informazioni parziali. È ormai una "litania" recitata da tempo e da tutti quella di richiedere la revisione del libro primo del codice civile e di uniformare e semplificare le norme fiscali del Terzo Settore. Ora la riforma del Terzo Settore proposta da Renzi sembra aprire la strada ad una riforma organica, che si augura possa arrivare in porto entro il 2016. Gli obiettivi che si propone il disegno di legge delega sono validi e coerenti con le esigenze del Terzo Settore e dovranno tenere conto della natura peculiare degli enti sopra brevemente indicata e quindi sopperire ai limiti genetici dei soggetti del Terzo Settore. C’è da augurarsi che sia portata avanti una riforma a tutto campo e che includa tutti i soggetti non profit, partiti politici e sindacati inclusi. Facendo riferimento alla vicenda romana cerchiamo di evidenziare alcuni "tasselli" che dovrebbero essere ordinati per rendere incisiva la normativa per il Terzo Settore.

Bilanci chiari, trasparenti e pubblici

L’obbligo della rendicontazione economica finanziaria e patrimoniale andrebbe esteso a tutti i soggetti non profit. Le regole essenziali di rendicontazione sono già state emanate dall’Agenzia per il Terzo Settore e si possono trovare sul sito della stessa agenzia presso il ministero del Welfare. Si tratta non di una norma obbligatoria, bensì di un atto di indirizzo che sta gradualmente avendo applicazione nella maggior parte degli enti. Occorrerà renderlo obbligatorio e richiederne la pubblicazione su un unico registro nazionale come avviene per le imprese. L’informativa di bilancio è differenziata in relazione alla dimensione degli enti anche per non gravare di costi gli enti minori. Nella redazione dei bilanci gli enti non profit non possono fare riferimento, come taluni fanno, alle norme delle imprese (art.2423 e seguenti cod. civ.), in quanto nelle imprese il perseguimento della finalità di reddito orienta tutta la struttura del bilancio; la finalità non lucrativa dell’ente richiede invece l’adozione di schemi appositamente costruiti, che diano anche informazioni sulla missione svolta e sui risultati sociali che non possono essere espressi solo dai numeri di bilancio. Gli enti dovranno, ciascuno in relazione alla propria attività, dare informative di missione specifiche con adeguati indicatori di risultato che diano conto dell’attività sociale effettivamente svolta. Dovrà anche essere prevista una norma a tutela e garanzia del patrimonio dell’ente che stabilisca l’entità minima del patrimonio aziendale nei vari casi operativi e siano previste norme di intervento degli amministratori e dei revisori in caso che venga meno l’entità minima del patrimonio aziendale cosi come avviene per le imprese allorquando conseguano perdite che intacchino il patrimonio netto (art.2446 e seguenti cod.civ.). Tale norma eviterebbe situazioni di dissesto aziendale consentendo interventi tempestivi in caso di crisi.

L’informativa sulla governance

La presenza di interessi proprietari portatori di capitale di rischio è fondamentale per chi entra in rapporto con le imprese ai fini della valutazione del rischio di intrattenere relazioni con tali soggetti imprenditoriali. Non è così negli enti non profit caratterizzati, come si è detto sopra, da varie tipologie poco regolamentate che hanno come riferimento normativo principalmente le norme statutarie interne e generalmente poco note ai terzi. Da qui la necessità che in modo sintetico possa apparire in un registro nazionale accessibile a tutti una breve descrizione della governance e dei soggetti responsabili della gestione; sarà così possibile risalire alle persone rappresentative dell’ente, rendendo possibile la valutazione del loro profilo e della loro affidabilità.

Gli strumenti di controllo esterni

Nel tentativo di individuare i tasselli per rendere più efficaci le norme sul Terzo settore, sarà anche necessario che si prevedano forme di controllo esterno (revisore unico o collegio di revisori) con la presenza di professionisti indipendenti che garantiscano la regolarità della gestione sia sul piano della governance che della rendicontazione. Si può in sostanza mutuare il sistema di controllo adottato nelle società di capitali con il collegio sindacale. A questo proposito, proprio con riferimento alla vicenda romana, che ha coinvolto soprattutto società cooperative, occorrerebbe anche mettere mano al sistema di controllo in essere nel mondo cooperativo, ove le verifiche di regolarità sono affidate o al ministero del Welfare o alle Centrali Cooperative che garantiscono la regolarità dei soggetti iscritti nelle loro liste. È questo un controllo molto a distanza, spesso delegato e comunque quasi sempre tardivo rispetto ad eventi gravi quali irregolarità o crisi aziendale. Non è forse giunto il momento di soprassedere a questo sistema di controllo centralizzato e dare credito alla capacità professionale di revisori esterni che, responsabilizzati e formati con specifico riferimento al settore cooperativo, rispondano della legalità e del corretto comportamento degli enti cooperativi stessi? Non c’è dubbio che questo sia un passaggio difficile che troverebbe ostacoli vari di natura politica e organizzativa, ma che forse graduato e programmato con altri interventi potrebbe meglio garantire la regolarità dei soggetti stessi. Naturalmente nel collegio dei revisori o nei collegi sindacali degli enti dovranno essere nominati soggetti indipendenti senza conflitto di interessi con l’ente da loro controllato, ed anche adeguatamente remunerati. Negli enti di maggiori dimensioni sarebbe anche utile affidare il controllo contabile a società di revisione lasciando al collegio dei revisori i compiti di controllo sulla gestione e sulla governance. Proprio ai fini di prevenire i reati penali che sono stati oggetto di Mafia Capitale può essere utile estendere anche agli enti riconosciuti e non, le previsione del Dlgs 231/2001 che si pone l’obiettivo di prevenire il compimento di reati di vario tipo (relativi alla legislazione sul lavoro, alla tutela dell’ambiente, alla corruzione rispetto alla Pubblica Amministrazione e alla corruzione fra privati) con la costituzione di apposito Organismo di Vigilanza che, effettuata una mappatura specifica dei rischi aziendali di compimento di reati, vigili e intervenga sull’organizzazione dell’ente al fine di prevenire i rischi relativi. Per semplificare comunque gli adempimenti e comunque ridurre i costi aziendali, tali compiti potrebbero essere assegnati al collegio dei revisori. Tutto ciò implica comunque un grande sforzo di formazione da parte degli ordini professionali (Dottori Commercialisti e Avvocati) e occorrerà altresì che sia diffuso e condiviso da tutti la necessità di aprire le porte degli enti a soggetti esterni, indipendenti che pongano l’etica professionale alla base della loro attività.

Un regolatore del settore

Con riferimento alla vicenda romana, molti commentatori hanno ricordato che, forse, la presenza di un ente regolatore del sistema del mondo non profit potrebbe servire a prevenire queste forme di reati. Il legislatore già si è espresso nella logica della spending review abolendo l’Agenzia per il Terzo Settore, soggetto indipendente, e attribuendo le funzioni al ministero del Welfare, soggetto pubblico. Si ritiene che tale abolizione sia stata affrettata in quanto l’Agenzia costituita nel 2001 cominciava ad emanare atti di indirizzo importanti per regolamentare il settore: si pensi alle norme sui bilanci di esercizio e di missione, alle regole sulla raccolta fondi e sulle adozioni a distanza; aveva cominciato a studiare l’unificazione dei registri ed ha svolto nel tempo una funzione di controllo avvalendosi anche della collaborazione della Guardia di Finanza. Non c’è dubbio che data la peculiarità del settore e la scarsità di norme regolamentari l’organo di indirizzo e di controllo potrebbe svolgere una funzione utile anche a prevenire il compimento di reati. Naturalmente tale Autority dovrebbe avere la possibilità di avvalersi in modo autonomo dell’azione della Guardia di Finanza e dovrebbero esserle attribuite potestà sanzionatorie. La riforma Renzi in discussione alla Camera prevede una sorta di organismo che agisca sotto la diretta competenza della Presidenza del Consiglio. Occorrerà trovare una formula organizzativa idonea, non costosa ma efficace, per interventi mirati a potenziare il settore e anche a prevenire gli abusi e i reati.

Pubblica amministrazione forte e professionale

Nelle vicende romane è emersa la fragilità della capacità di indirizzo e di controllo da parte della Pubblica Amministrazione che stipula convenzioni e paga i servizi degli enti del Terzo Settore. Non è possibile che l’organizzazione e il sistema del controllo interno della Pubblica Amministrazione consenta a pochi soggetti dipendenti pubblici potestà di decisioni e di pagamento non coerenti con le convenzioni necessarie per attivare soggetti di Terzo settore. Anche qui occorre fare uno sforzo organizzativo per sviluppare forme forti di controllo interno, ed anche uno sforzo formativo per far sì che i pubblici dipendenti siano in grado di valutare l’attività degli enti con cui stipulano convenzioni giudicando specifici indicatori di risultato che non si leggono nei numeri di bilancio, ma che vanno descritti caso per caso evidenziando e misurando in modo oggettivo i vantaggi sociali ottenuti con la convenzione.

L’etica a ogni livello

I reati dei "colletti bianchi" non riguardano solo le imprese, ma ormai si sono trasferiti in modo diffuso sia alla Pubblica Amministrazione che al Terzo Settore. Non c’è dubbio che innanzitutto la prevenzione dei reati debba partire da una diffusione a tutti i livelli dell’etica dei comportamenti ma, vista la situazione contingente, occorrerà anche introdurre forme di regolamentazione per il Terzo Settore che accompagnino le norme etiche. I tasselli sopra individuati possono risultare in parte teorici e possono palesare il rischio di rendere "barocche" le organizzazioni di settore. In realtà ormai proprio la dimensione raggiunta dal Terzo Settore e le prospettive del suo sviluppo esigono di uscire da un sistema artigianale e riservato quale è quello attuale: occorre che il sistema si apra a nuove formule, mutuando anche ciò che di buono si ritrova nelle imprese. In sostanza si tratta di sviluppare anche per gli enti le regole del "buon padre di famiglia" che richiedono un’attenzione alla buona amministrazione aziendale, alla regolarità della gestione e all’efficacia ed efficienza della stessa, per garantire la continuità aziendale ed allontanare il rischio di compimento di reati.

/Commenti/Pagine/Non-profit-e-scandali-una-riforma-antigiungla.aspx20/12/2014 13.48.45Bagnasco a Tv2000, la sfida del cristianoIncalzato dalle domande si apre, racconta di sé, della sua formazione “in una Chiesa estremamente radicata nelle famiglie nel tessuto sociale”, ma anche della fatica e della bellezza di essere pastore. E si confronta con il mondo moderno, la difficoltà e la sfida dell’annuncio in una società frammentata. L’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, ha accettato di affrontare microfono e telecamere di TV2000 per una conversazione a 360 gradi che andrà in onda a “Soul” sabato 20 dicembre alle 20.30 (canale 28 digitale terrestre). L’intervistatrice, Monica Mondo, lo ha incalzato sugli aspetti più variegati della sua vita e del suo lavoro nella vigna del Signore. Ne riprendiamo qualche stralcio.

  “Essere vescovo – dice tra l’altro Bagnasco durante l’intervista - significa anzitutto essere padre dei propri sacerdoti: questo è assolutamente prioritario. Perché tra sacerdoti e vescovo non c’è un legame tanto di simpatia, empatia, o affettivo, ma soprattutto sacramentale, il vincolo che Cristo stesso ha istituito. D’altra parte ogni sacerdote se non sente la paternità del vescovo è come un orfano”. Ma anche ricordato il richiamo di Papa Francesco “di fare di tutto affinché la vicinanza con i propri sacerdoti innanzitutto e con la gente, quindi il popolo di Dio sia sempre più avvertita”.
Certo non è facile e richiede tempo, come mostra lo stesso Bagnasco che dice: “ho finito adesso la mia visita pastorale, quindi ho visitato le parrocchie della mia diocesi, e ho impiegato sei anni…e devo dire che è stata una grazia eccezionale, perché questo senso di vicinanza la gente lo sente!”

Bagnasco ha anche un’esperienza di insegnante, italiano in seminario. E di fronte a una classe scalmanata di ragazzi delle superiori non avrebbe dubbi: “Aprirei con un testo di Albert Camus, Il mito di Sisifo, dove all’inizio pone la questione in questi termini: ‘L’unico problema reale a cui la filosofia deve rispondere, tutto il resto non conta, è se valga o meno la pena di vivere’. Capisco che sarebbe, è un pugno nello stomaco, ma credo supererebbe l’attenzione ai telefonini!”

Poi il mondo del lavoro. Come vescovo di Genova ci si è confrontato molto. “Il mondo operaio, il mondo del lavoro, ha capito ormai da moltissimo tempo che la Chiesa non è per una parte, non sceglie una parte, un partito, ma cerca, sceglie il bene di tutti parlando con tutti, senza altri interessi; e questo fonda la credibilità e la stima del mondo operaio verso la chiesa: giustizia, i diritti, i doveri, certo non la violenza”.

Violenza che va ripudiata anche nel rapporto tra Stati e non solo. “In questo senso - afferma Bagnasco – il magistero della Chiesa, cito Giovanni Paolo II e attualmente Papa Francesco, ha sempre avuto un criterio molto chiaro, che la via della diplomazia e del dialogo è la via privilegiata per risolvere i conflitti, di qualunque natura essi siano. Questa è la via che la Chiesa ha maturato sempre più come via regale, perché la violenza provoca violenza, la storia ormai ce lo insegna”.

E in questo contesto il cardinale ricorda il suo recente viaggio in Palestina: “Sono stato recentemente a Gaza, ho visto la devastazione e mi sono detto: queste macerie si farà presto a tirarle via per ricostruire, ma le macerie dell’anima, rancori, risentimenti, sofferenze, ricordi tragici sarà molto più difficile. Ecco, in questo senso violenza genera violenza, esterna e interiore. Quindi la via del dialogo, delle diplomazie è sempre quella da percorrere”./Chiesa/Pagine/cardinale-Bagnasco-intervista-tv2000-monica-mondo-cei.aspx20/12/2014 14.27.44New York, poliziotto picchia 12enne nero​Nuova bufera sulla polizia di New York. Un video-choc mostra un agente in borghese che picchia un 12enne di colore. L'episodio, avvenuto in pieno giorno, è stato filmato da un passante. Nelle immagini tre agenti cercano di ammanettare il ragazzino. "Fermi, lasciatelo stare", grida una donna. La polizia ha avviato un'indagine interna.

Il filmato mostra alcuni poliziotti che tentano di ammanettare il ragazzo. All'improvviso spunta un agente in borghese che, ignorando i suoi colleghi, si scaglia contro il dodicenne e inizia a percuoterlo ripetutamente.

"Non riesco a credere a ciò che ha appena fatto - commenta nel video una donna che si identifica come un avvocato - dopo tutto ciò che sta succedendo. Perché trattate le persone in questo modo? Andate a fare la guerra, questa non è la guerra, è solo un ragazzino di 12 anni".

La polizia di New York ha fatto sapere che il ragazzo percosso è stato arrestato insieme ad altri due ragazzi. L'accusa è di aver aggredito un'altra persona con un bastone. Non si quando sia avvenuto esattamente l'incidente.

L'episodio arriva a poche settimane dalle imponenti manifestazioni di protesta antirazziale che a fine novembre hanno scosso gli Stati Uniti, dopo che un Gran Giurì locale aveva deciso di non incriminare il poliziotto che a Ferguson, in Missouri, aveva ucciso un giovane afroamericano. Un caso simile si era poi verificato a New York./Mondo/Pagine/new-york-polizia-picchia-12enne-nero.aspx20/12/2014 13.48.45Attacco alla Sony, l'Fbi: è stata la Nord CoreaLe indagini dell'Fbi hanno accertato che il governo della Corea del Nord è responsabile dell'attacco informatico alla Sony Pictures che ha portato ad annullare la distribuzione di The Interview, la controversa commedia interpretata da James Franco e Seth Rogen nella quale si immagina l’uccisione del dittatore nordocoreano Kim Jong-un.
 
Il cyberattacco alla Sony Pictures "è un comportamento inaccettabile per uno Stato", afferma l'Fbi puntando il dito su Pyongyang. Gli strumenti utilizzati per gli attacchi informatici alla Sony sono simili a quelli usati lo scorso anno per attaccare banche e media in Corea del Sud l'anno scorso, secondo quanto si legge in un comunicato diffuso dall'Fbi.

L'Fbi, aggiunge che "individuerà, perseguirà e imporrà costi e conseguenze su individui, gruppi e Stati nazionali che usano  per minacciare gli Usa e gli interessi americani". /Mondo/Pagine/attacco-a-sony-fbi-nord-corea.aspx20/12/2014 13.48.45Turchia, procura chiede arresto per anti-ErdoganLa procura ha chiesto ai giudici del tribunale di Istanbul di emettere un mandato di cattura internazionale contro l'imam Fethullah Gulen, leader di un'influente confraternita islamica divenuto nemico numero uno del presidente Recep Tayyip Erdogan dopo esserne stato alleato e da tempo rifugiatosi negli Usa.

Gulen, che ha 73 anni e la residenza americana dal 1999, è sospettato di essere il "dirigente d'una organizzazione terroristica", riferisce la tv pubblica TRT. Negli ultimi anni viene accusato da Erdogan di tramare nell'ombra per rovesciate l'attuale potere.

Intanto una corte di Istanbul ha deciso oggi stesso il rilascio del direttore di Zaman, giornale turco d'opposizione vicino a Gulen, mentre ha incriminato il patron di una tv di analogo orientamento.

Da quando Gulen, lo scorso anno, ha smesso di appoggiarlo, Erdogan lo accusa di avere creato uno "Stato parallelo" che pianifica un golpe.

Nel corso del 2014, centinaia di sostenitori di Hizmet sono stati arrestati o allontanati da polizia, magistratura e altre istituzioni. Domenica scorsa un'ondata di arresti ha colpito giornalisti vicini a Gulen./Mondo/Pagine/turchia-mandato-arresto-gulen.aspx20/12/2014 13.48.45Mafia capitale, sequestrati 100 milioniLa​ Guardia di finanza di Roma ha sequestrato un patrimonio del valore di 100 milioni di euro riconducibile a Cristiano Guarnera, imprenditore arrestato nell'ambito dell'indagine su Mafia Capitale.

Il provvedimento di sequestro riguarda, tra l'altro, quote societarie, 178 immobili e 3 terreni. Il nuovo provvedimento di sequestro, emesso dal Tribunale di Roma riguarda le quote societarie, il capitale sociale e l'intero patrimonio aziendale della: Edilizia Piera Srl, dell'Immobiliare Torre Argentata costruzioni Srl, della Verdepamphili Srl, dell'IGMA. Costruzioni Srl del Gruppo immobiliare Universo Srl e il 52% del capitale sociale della Devil Custom Cycles Srl. che opera nel settore della manutenzione e riparazione di veicoli. A questo si aggiungono 178 immobili e 3 terreni situati a Roma, a Sacrofano e Mentana, alle porte della Capitale, a Villaricca, vicino Napoli, e a Pordenone. Sequestrato anche uno yacht e 10 veicoli, tra auto e moto.

L'imprenditore Cristiano Guarnera, sarebbe stato "parte integrante dell'associazione" secondo quanto rende noto la Guardia di Finanza di Roma che ha operato il sequestro. Per gli investigatori "in seno all'associazione Mafia Capitale, facente capo a Massimo Carminati, la figura di Cristiano Guarnera si è nel tempo evoluta, trasformandosi da imprenditore colluso a imprenditore mafioso, affiliandosi al gruppo criminale e divenendo parte integrante dell'associazione stessa, mettendo a disposizione dell'organizzazione le proprie imprese nel settore dell'edilizia". Alcune delle imprese sequestrate oggi a Cristiano Guarnera, "grazie all'intervento di Carminati, venivano coinvolte per il soddisfacimento delle esigenze connesse al piano di emergenza abitativa, promosso dall'amministrazione capitolina, nel quale, grazie alla capacità di penetrazione del sodalizio mafioso, erano da tempo inserite le cooperative di Salvatore Buzzi". /Cronaca/Pagine/sequestro-100-milioni-Mafia-capitale.aspx20/12/2014 13.48.45Jobs act, Poletti: nessuna trattativa Sì al dialogo con le parti sociali sulla riforma del lavoro, ma nessuna trattativa. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti sgombra subito il campo nell'incontro a Palazzo Chigi tra il governo, i sindacati e le principali associazioni delle imprese avrebbe detto che l'esecutivo prenderà le sue decisioni nel rispetto della delega". Il governo, ha inoltre sottolineato il ministro del Lavoro, sempre secondo quanto viene riferito da alcuni partecipanti, "ha mantenuto l'impegno di confrontarsi e discutere" con le parti sociali sui decreti attuativi del Jobs act, "pur nella consapevolezza di una diversità di valutazioni soprattutto con i sindacati che hanno scioperato". Poletti ha anche ribadito che i tempi previsti dalla delega sono "brevi: sei mesi al massimo entro i quali i decreti devono essere completati".

Poletti, conferma alle parti sociali che il governo pensa di inserire nel primo decreto delegato al Jobs act del 24 dicembre la possibilità di reintegro per i licenziamenti ingiusti di natura disciplinare solo nel caso in cui il lavoratore dimostri la insussistenza materiale del fatto. Per esempio, qualora il lavoratore perda il posto perché accusato di furto, sarà reintegrato solo se dimostrerà che il reato non è mai avvenuto. La norma sarà applicata a partire dal 2015 e riguarderà i nuovi assunti a tempo indeterminato con il contratto a tutele crescenti. Resta invariato il diritto al reintegro in caso di discriminazione, mentre scompare totalmente per i licenziamenti economici. L'indennizzo minimo per il licenziamento ingiustificato nelle imprese oltre i 15 dipendenti dovrebbe essere tra i 3 e i 6 mesi.


Il ministro non ha menzionato l'ipotesi di licenziamenti per scarso rendimento, circolata ieri e bocciata dalla sinistra Pd, né il cosiddetto opting out, cioè la possibilità che l'azienda, anche qualora condannata al reintegro, possa scegliere di risarcire il lavoratore con un maxi indennizzo ma senza ridargli il posto. Al Consiglio dei ministri della vigilia di Natale non dovrebbe essere presentato invece il secondo decreto, quello sugli ammortizzatori sociali, finalizzato ad ampliare la platea dei beneficiari dell'Aspi a un ulteriore milione di lavoratori tra contratti a progetto e a termine.

Il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, intervenendo alla riunione, ha lamentato che il governo parla solo di licenziamenti nonostante dichiari di avere a cuore l'occupazione dei giovani: "Se le cose fossero così come le avete dette vi promettiamo lotte crescenti", sulla scia dello sciopero generale con la Cgil del 12 dicembre. La Uil ha rilanciato ieri uno studio secondo cui, grazie al taglio strutturale dell'Irap e alla decontribuzione triennale previsti in legge di Stabilità per i nuovi assunti, le imprese potrebbero avere dei benefici ad assumere per poi licenziare. "Questi benefici potrebbero variare dai 763 euro ai 5.000 euro se si licenzia entro il primo anno (a seconda dei mesi di indennizzo); mentre se si licenzia alla fine dei 3 anni i benefici variano dai 12 ai 15.000 euro", si legge nello studio. Si è considerato il costo dell'indennizzo pari a 1,5 o 2 mensilità per anno lavorato, calcolando anche l'ipotesi di fissare un'indennità minima di 3 o 4 mensilità se il licenziamento avviene entro il primo anno. La convenienza, per la Uil, scomparirebbe solo in presenza di redditi superiori ai 30mila euro./Politica/Pagine/jobs-act-poletti-e-sindacati.aspx20/12/2014 13.48.45Terremoto nel Chianti, scuole evacuateAttimi di paura, scuole e uffici evacuati ma al momento nessun ferito e nessun danno agli edifici. Da ieri pomeriggio la terra trema nelle colline del Chianti e le scosse di terremoto, 25 nell'arco di una giornata, sono state avvertite da Firenze a Prato, da Pisa a Siena, fino a parte della provincia di Arezzo. Accanto a scosse di lieve entità, tra 2,1 e 2,9, questa mattina (ore 10.39) è stata registrata la più forte, di magnitudo 3,8. Decine le telefonate ai vigili del fuoco e ai centrali delle forze dell'ordine. Tanta paura, con evacuazione delle scuole e di molti uffici, ma per fortuna per ora non si segnalano danni a persone o cose. Una ora una scossa di terremoto nel Chianti fiorentino rilevata dall'Ingv. Alle 11,36 è stata avvertita una scossa di magnitudo 4,1 sempre nella zona del Chianti. Nei comuni interessati (Greve, Impruneta, San Casciano e Tavernelle) per precauzione i ragazzi delle scuole sono stati rinviati a casa. Scuole evacuate anche a Firenze e Siena. L'ulteriore scossa di terremoto di magnitudo 4.1 è stata avvertita da Firenze a Siena. Diverse persone nel capoluogo toscano hanno lasciato gli edifici per scendere in strada. Tante le telefonate ai vigili del fuoco, ma per ora non si registrano danni a cose o persone. Il sindaco Nardella ha convocato l'unità di crisi, chiusi i musei civici e il palazzo della Signoria. Anche a Siena, l'amministrazione ha deciso di chiudere la torre del Mangia che domnina piazza del Campo e il museo civico. 

Il dipartimento della Protezione Civile si è messa in contatto con le strutture locali del Sistema nazionale di protezione civile. Dalle verifiche effettuate, l'evento - con epicentro individuato tra i comuni di Greve in Chianti, San Casciano in Val di Pesa e Tavarnelle in provincia di Firenze - è risultato avvertito dalla popolazione, ma non sono stati
segnalati al momento danni a persone o cose.

Nella notte appena passata era stata registrata una scossa di magnitudo 3.5. Secondo l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia le scosse stanno interessando la zona di Barberino Val d'Elsa, Greve in Chianti, Impruneta, San Casciano e Tavarnelle in Val di Pesa./Cronaca/Pagine/terremoto-chianti.aspx20/12/2014 13.48.45Famiglie numerose, 4 idee per una leggeA Roma per ricevere l’abbraccio di Papa Francesco, nel giorno della ricorrenza della Sacra famiglia. Dal 26 al 28 dicembre un migliaio di nuclei dell’associazione famiglie numerose terranno il loro raduno nazionale per festeggiare il loro decennale. Un incontro per non rassegnarsi all’idea di essere «una realtà in via di estinzione» e provare a invertire la rotta.

Ieri, nella conferenza stampa di presentazione tenutasi alla Camera dei deputati, è stato anche presentato un disegno di legge che prevede quattro misure a favore delle famiglie numerose: una in campo lavorativo, per riservare un’assunzione ogni 10 ai nuclei numerosi; una a favore del coniuge che rinuncia al lavoro per stare accanto ai figli, con l’attribuzione di 3 anni di contributi figurativi per ogni figlio; un’altra volta ad aumentare gli assegni familiari che in Italia sono fermi allo 0,3 per cento della spesa sociale, livello più basso in Europa; una quarta misura, infine, una card speciale per le famiglie numerose a garantire sconti e agevolazioni perché anche cultura e istruzione possono diventare un lusso.

Una due-giorni con un programma molto ricco. La sera di venerdì 26 dicembre si parte con uno spettacolo teatrale: "La famiglia: il più grande spettacolo della vita", a cura della neonata compagnia articolo 29 (chiaro il riferimento al dettato costituzionale) che mette insieme papà, mamme e figlie di famiglie "extralarge" di tutta Italia (il regista Enrico Giuliano). La mattina di sabato l’incontro "Dove volano le cicogne" sarà l’occasione per ripercorrere la storia decennale dell’associazione con le famiglie fondatrici Sberna e Cinelli. Mario Sberna è oggi parlamentare di Demos, ma basta dare un’occhiata al suo sito per verificare come non abbia mutato indirizzo di vita: emblematica la sua scelta - documentata - di devolvere in beneficenza la parte dell’indennità eccedente i 2.500 euro del suo impiego precedente.

Un’esperienza, quella delle famiglie numerose, raccontata anche in un docu-film realizzato da Mauro Bazzani, e in un libro, che è anche un auspicio "Il ritorno delle cicogne", edito dalla cooperativa Firenze 2000 e curato proprio da Mario Sberna e Regina Florio. Tra i relatori l’economista Luigino Bruni e il presidente del Forum della associazioni familiari Francesco Belletti. A tema anche la differenza di genere, con due interviste-testimonianza alla giornalista Costanza Miriano e a Marco Scarmagnani, mediatore familiare della comunità papa Giovanni XXIII. In programma anche una mostra fotografica allestita da Luca Gualdani, sui dieci anni di vita dell’associazione.

«Non sono i figli il problema, ma l’assenza di solidarietà, di gratuità, di senso del limite di cui è malata nostra società e la nostra politica», dice Giuseppe Butturini, che con la moglie Raffaella costituisce la coppia di presidenza dell’associazione. Nel pomeriggio di sabato è in programma anche l’assemblea elettiva, che si concluderà con l’elezione del nuovo consiglio, formato da 15 coppie.

Domenica mattina, infine, in Aula Paolo VI, le famiglie numerose animeranno la liturgia di una concelebrazione eucaristica presieduta da monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia. Poi saluteranno papa Francesco, che riserverà una udienza privata alle famiglie numerose, subito prima dell’Angelus./famiglia/Pagine/famigli-numerose-4-idee-per-una-legge.aspx20/12/2014 13.48.45Gli Usa: possibile visita di CastroE adesso, a poche ore dall'annuncio del disgelo tra Usa e Cuba, gli Stati Uniti non escludono una visita del leader cubano Raul Castro alla Casa Bianca. Lo afferma il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest. Certo la via verso la normalizzazione dei rapporti e dell'abolizione dell'embargo non sarà senza ostacoli, visto che i repubblicani hanno già annunciato battaglia contraria, ma il muro si sta sgretolando. E in molti, a cominciare da Papa Francesco, lo considerano un fatto molto positivo.

"Una buona notizia, che invita a vivere con una prospettiva di speranza": con queste parole il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, commenta la riapertura delle relazioni diplomatiche tra gli Usa e Cuba, per la quale è stato riconosciuto a Papa Francesco di aver avuto un ruolo decisivo. "Non abbiamo sempre buone notizie, oggi sì e ce la godiamo...", afferma ancora Lombardi, nel corso dello scambio degli auguri di Natale in sala stampa vaticana, sottolineando "l'impegno straordinario di Papa Francesco per il bene dell'umanità".

E lo stesso Papa Francesco, ricevendo un gruppo di 13 nuovi ambasciatori presso la Santa Sede, ha così commentato: "Oggi siamo tutti contenti, perché abbiamo visto come due popoli, che si erano allontanati da tanti anni, ieri hanno fatto un passo di avvicinamento".

In un'intervista a Radio Vaticana, il segretario di Stato vaticano, monsignor Pietro Parolin, ricorda che il "disgelo" tra Cuba e Usa ha "un retroterra fatto di lavoro, di sforzi, di pazienza e di piccoli passi". Certamente il ruolo di papa Francesco è stato determinante, grazie soprattutto alle lettere scritte ai due presidenti. Poi il segretario di Stato ha ricordato l'impegno della diplomazia della Santa Sede: la pace, la lotta contro la povertà e “costruire ponti”. Alla domanda se vi saranno frutti positivi per la Chiesa a Cuba, il cardinale ha risposto: "Credo che questo sarà un ulteriore passo che aiuterà la Chiesa a svolgere sempre meglio la sua funzione all’interno della società cubana per la costruzione di una realtà sempre più solidale".

"È stato un intervento incredibile, molto semplice e discreto, come nello stile del Santo Padre, ma decisivo". Con queste parole il cardinale Lucas Ortega, arcivescovo di San Cristobal de La Habana, commenta al Tg2000 la mediazione di papa Francesco nella clamorosa svolta che ha portato al disgelo dei rapporti tra Stati Uniti e Cuba. "Ieri è stata una giornata molto importante nella storia del Paese - aggiunge il porporato - tutto il popolo è in festa. Adesso si apre un nuovo cammino verso il futuro. Mi sembra che sia stato un regalo di Natale ricevuto un pò prima dell'arrivo della festa".

In un comunicato della segreteria generale della Conferenza episcopale cubana, i vescovi dell'isola ringraziano "il Signore, alla vigilia di Natale, in quanto nuovi orizzonti di speranza illuminano la vita del popolo cubano, perché le buone relazioni senza tensioni tra i popoli così vicini sono il fondamento di un futuro promettente. Esprimiamo una gratitudine speciale a papa Francesco - sottolineano i vescovi - e ci auguriamo che la volontà espressa dai presidenti contribuisca al benessere materiale e spirituale del nostro popolo".

Per l'Osservatore Romano la svolta nelle relazioni tra Cuba e Stati Uniti è "un passo importante per la pace, la democrazia e il rispetto dei diritti umani". Ed è stata "salutata con ampia soddisfazione anche dai due episcopati nazionali".

Di "gioia per la liberazione dei prigionieri" parla anche monsignor Oscar Cantú, presidente della commissione giustizia e pace della Conferenza Episcopale Usa. "Il presule - riporta ancora l'Osservatore - sottolinea soprattutto come l'episcopato americano sia incoraggiato da azioni che 'favoriscono il dialogo, la riconciliazione, il commercio, la cooperazione e il contatto tra le nostre rispettive nazionì. Un percorso che dà ragione anche agli sforzi compiuti dallo stesso episcopato che da tempo chiede il ripristino delle relazioni diplomatiche"./Mondo/Pagine/cuba-papa-parolin-america-latina-vescovi.aspx20/12/2014 13.48.45La Ue non cede sulla flessibilità, rinvio al 2015 L’ultimo round di Matteo Renzi da presidente di turno della Ue è un combattimento in salita. Il miraggio della flessibilità nella versione 'estesa' che vorrebbe Palazzo Chigi resta sullo sfondo di questa notte brussellese che in una manciata di ore vede consumarsi il più breve Consiglio Europeo degli ultimi anni (chiuso nella notte, senza la tradizionale appendice della mattina seguente). Renzi non ama particolarmente questa liturgia dei vertici comunitari, forse ancor meno del 'teatrino' della politica di casa nostra, e non si fa remore a nasconderlo: «Che botta di vita..., è l’hashtag della giornata», commenta ancor prima dell’inizio del Consiglio, fra una sosta fuori programma (con tanto di stop impresso al corteo di auto) in una cioccolateria per un caffè e uno scatto di corsa per raggiungere il palazzo del Pse, sede del tradizionale pre-summit. 

In ogni caso i tempi lunghi, lunghissimi delle decisioni a 28 Stati impediscono al presidente del Consiglio, giunto determinato come sempre nella capitale belga, di chiudere l’atteso semestre europeo con un risultato eclatante da 'sbandierare' agli elettori italiani. È lui stesso a issare metaforicamente bandiera bianca, quando riconosce che sulla richiesta di nuova flessibilità rispetto a quella concessa dalle attuali regole bisognerà aspettare gennaio, quando ci sarà la già annunciata «comunicazione della Commissione europea». Al tirar delle somme, il maggior risultato che Renzi porta a casa dal Consiglio di fine 2014 è l’ennesimo attestato di fiducia di Jean-Claude Juncker: «Sì, ho fiducia nel governo Renzi e molta simpatia per lui. Quando mi scrive che farà le riforme strutturali io gli credo, per questo abbiamo dato più tempo all’Italia come alla Francia», professa il presidente della Commissione in un’intervista a Sky Tg24.

È un altro viatico favorevole, dopo quelli giunti anche da Berlino negli ultimi giorni, in attesa del verdetto di marzo, quando Bruxelles darà il giudizio finale sulla nostra Legge di stabilità. Quando, forse, si avrà un quadro più chiaro anche sulla maggiore 'elasticità' chiesta sui conti nazionali. Dettagli su quest’ultimo punto per ora non ci sono, troppe sono le incognite che circondano ancora il via operativo al fondo Efsi che è il cuore del piano Juncker. Sembra certo che non verranno conteggiati nel deficit e nel debito i contributi nazionali al fondo (quanti Roma ancora non ha deciso), incerto resta invece il destino delle quote di cofinanziamento nazionale ai progetti portati avanti con soldi Ue. Quanto allo scorporo globale degli investimenti produttivi (la cosiddetta 'golden rule') rimane una chimera. Anche Juncker riconosce che «la situazione è più complicata perché il Patto di stabilità non permette a priori» questo trattamento reclamato da Roma. E Donald Tusk, il polacco che per la prima volta ha presieduto il Consiglio, ha ribadito che gli investimenti, ma anche «l’impegno a riforme e finanze pubbliche sane » rimangono i tre cardini del programma per riportare l’Europa su un sentiero di crescita. 

Sul piano ufficiale la linea del governo allontana il pessimismo. In una pausa dei lavori Sandro Gozi, sottosegretario agli Affari europei, scende in sala stampa per riferire che Renzi è «molto soddisfatto » e rivendica come «un passo avanti» la possibilità di usufruire ancora dei fondi strutturali legati al programma terminato nel 2013 ma non impiegati (facoltà che, tuttavia, è già oggi concessa dalla Ue, anche se Gozi assicura che sarà prolungata fino al 2020). Di certo la 'concessione' sullo scomputo delle sole quote versate al fondo Efsi non può bastare a Renzi. E su questo cerca sponde: ne parla in un colloquio di 10 minuti col presidente francese Hollande. Con Angela Merkel, Renzi ha scambiato più di qualche battuta.

Le tv del circuito interno hanno immortalato i due parlottare a lungo, forse di altro, durante l’ingresso nella sala che ospita le riunioni. Perché lo scoglio, ancora una volta, rimane la cancelliera, che continua a ribadire il suo ritornello di sempre e ha insistito perché nelle conclusioni di questo vertice – chiamato a dare l’imprimatur al piano Juncker – accanto alla 'neutralità' delle risorse che gli Stati metteranno al fondo comune, ci fosse una 'aggiuntina', prevedendo la dizione «alle attuali regole» del Patto di stabilità. Tre sole parole in più, dietro le quali c’è però il cuore della battaglia. Una battaglia che Renzi intende comunque portare avanti guardando a quella parola «futuro» che «nel nostro Paese è sempre difficile pronunciare», come ha detto all’incontro dell’'Italian innovation day' a cui ha presenziato prima del Consiglio. Perché «abbiamo una grande storia alle spalle, ma dobbiamo smettere di pensare che tutto quello che si poteva fare sia già stato fatto»./Politica/Pagine/Flessibilit-la-partita-rinviata-al-2015-.aspx20/12/2014 13.48.46La Ue cede sui brevetti di ovociti "modificati" Un organismo non catalogabile come embrione e dunque non in grado di svilupparsi in un essere umano può essere oggetto di brevetto a fini industriali o commerciali. L’ha stabilito la Corte di giustizia dell’Unione europea, secondo cui per poter essere qualificato come «embrione umano» un ovulo umano non fecondato «deve necessariamente avere la capacità intrinseca di svilupparsi in essere umano». Quindi «il solo fatto che un ovulo umano attivato per partenogenesi inizi un processo di sviluppo non è sufficiente per considerarlo un embrione umano».

Il caso esaminato dai giudici di Lussemburgo corregge la famosa sentenza Bruestle del 2011 in cui la Corte di giustizia europea dichiarò che l’uso delle cellule staminali embrionali per la ricerca scientifica non può essere brevettato in quanto si tratta di un organismo vivente. Ma la britannica Stem Cell Corporation ha sostenuto che la sentenza non si debba applicare agli embrioni ottenuti per «partenogenesi» (e dunque sviluppati non attraverso fecondazione naturale o artificiale con utilizzo di spermatozoi): questi organismi, essendo privi di una metà del patrimonio genetico, non possono infatti svilupparsi in esseri umani.

La direttiva comunitaria del 1998 sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche prevede che non siano brevettabili le utilizzazioni di embrioni umani a fini industriali o commerciali (mentre lo sono a scopo di ricerca). Ma la nuova sentenza della Corte di giustizia Ue stabilisce che un organismo non in grado di svilupparsi in essere umano non costituisce un embrione umano e dunque è brevettabile. Obiettivo dell’azienda che ha vinto la causa è poter ricavare dagli organismi ottenuti per partenogenesi cellule staminali del tutto simili a quelle embrionali umane senza ricorrere a embrioni.

Se dunque la procedura non sembra ricorrere all’uccisione di embrioni umani, come accaduto sinora, tuttavia restano rilievi etici di grande delicatezza relativi alla manipolazione senza più limiti della vita umana (l’ovocita è il primo mattone per generare nuova vita), la commercializzazione di organismi ottenuti da cellule umane e l’ottenimento degli ovociti, per i quali occorre certamente ricorrere a "donatrici" debitamente retribuite. Ma questo la sentenza Ue non lo considera, circoscritta com’è alla domanda di brevetto su una procedura e il suo esito./Vita/Pagine/la-Ue-cede-sugli-ovociti-modificati.aspx20/12/2014 13.48.46
Aggiornato: 2 ore 53 min fa

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